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Liutprand - Associazione Culturale

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Articoli

di Alberto Arecchi

LUDOVICO M. SINISTRARI E LA DEMONIALITÀ


Una certa genìa di spiriti maligni depravati, benché molto pericolosi all'apparenza e ritenuti causa dei più turpi peccati, tuttavia erano una necessità sociale dell'epoca in cui apparvero, non soltanto per terrificare i bambini troppo capricciosi (a tal fine sarebbero stati sufficienti fantasmi generici, streghe e lupi mannari), ma anche per giustificare rapporti sessuali e figli extramatrimoniali, senza dover entrare in spiegazioni troppo imbarazzanti. Alcuni vampiri o esseri diabolici stavano a cavallo fra il mondo umano e quello degli spiriti, come le streghe portoghesi descritte da Richard Andrée:
"Di notte abbandonano la casa e volano via sotto forma di giganteschi uccelli notturni. Le streghe hanno rapporti con amanti diabolici e seducono, terrorizzano e tormentano i pellegrini solitari. Quando ritornano dalle loro notti di piacere succhiano il sangue dei propri figli".
Altri, pur cambiando nome di volta in volta e di paese in paese, sono abitanti del mondo degli spiriti, ma pur sempre dotati in qualche modo di un corpo che consenta loro di aver rapporti carnali con uomini e donne. Anche il Nosferatu rumeno, fra le sue attività preferite,
"non solo succhia il sangue a chi dorme, ma si comporta anche come un incubo o un succubo. Nosferatu è un figlio illegittimo di due illegittimi, morto all'atto della nascita. Appena sepolto, abbandona la propria tomba per non ritornarvi mai più. Va a visitare la gente sotto forma di gatto nero, cane nero, scarafaggio, farfalla o sotto forme ancora diverse. Se e maschio, va a trovare le donne, e va dagli uomini se e femmina. Cerca dei giovani, e inizia con loro un'orgia sessuale che non ha termine se non quando i partners muoiono estenuati. Suole apparire come un bel giovane o una ragazza di belle forme, mentre la vittima e mezza addormentata, e la sottomette irresistibilmente. Accade anche che le donne che hanno un rapporto con Nosferatu rimangano incinte e partoriscano bambini, riconoscibili per la loro bruttezza e perché sono pelosi su tutto il corpo".
Incubi e succubi sono spiriti caratteristici della tradizione europea, e più di un padre della Chiesa passò notti insonni a cercare d'indagare la loro natura: difficile qualificarli come immaginazioni pure e semplici, dati i molti prodotti palesi e concreti (bambini) partoriti dal rapporto con le loro presenze. La principale occupazione d'incubi e succubi, almeno per quanto riguarda i loro rapporti con la specie umana, sembra quella d'infilarsi di notte nei letti delle loro vittime e di sedurle.
Succubi o succube (letteralmente: giacenti di sotto) sono quelli con apparenza femminile, che si accoppiano prevalentemente con uomini, e incubi (giacenti di sopra) quelli maschili, che per lo più cercano le donne. Molte volte, essi assumono le sembianze d'una persona ben conosciuta dalla "vittima", causando quindi vergogna e imbarazzo nella persona imitata. A volte, infatti, si mostrano come sosia di vescovi, d'alti funzionari, di medici o di uomini politici. La discussione sulla natura di tali "fantasmi" risale all'autorità di Sant'Agostino, il quale dichiaro inequivocabilmente che i demoni hanno "immortalità corporea e passioni simili a quelle degli esseri umani". Egli sosteneva che, essendo i demoni incapaci di produrre sperma proprio, lo raccoglievano dagli uomini (seducendoli in qualità di succubi) per introdurlo nelle vagine femminili, apparendo come incubi riuscendo quindi a ingravidarle. Chaucer, senza partecipa re direttamente alla discussione "teologica", si permise di scherzare sull'assunto, con un pesante riferimento ai "monaci mendicanti", nel Racconto della donna di Bath:

"In quel luogo usava girare un folletto,
ora è il limitour che circola da quelle parti
e le donne possono passeggiare sicure.
In ogni arbusto, sotto ogni albero,
non v'è altro Incubo che lui,
ed egli certamente non le provocherà al disonore".

Un teologo del sec. XV, De Spina, azzardò l'idea originale che incubi e succubi fossero formati dall'odore di sperma emanato da uomini e donne durante la copula. Un sacerdote francese suo contemporaneo, William de Paris, affermò:

"L'esistenza di esseri conosciuti con il nome di incubi e succubi dominati da un'ardente concupiscenza, i quali, come e risaputo, possono generare figli, e attestata da molti uomini e donne traviati da loro, che hanno subìto i loro attacchi lascivi".

In realtà le vittime erano sempre ragazze attraenti, mai uomini o donne vecchie e brutte. I mariti che sorprendevano i demoni a letto con le mogli non avevano mai l'occasione di affrontarli direttamente, perché essi invariabilmente sparivano nell'oscurità. Inoltre non si faceva molto caso all'enorme sovrabbondanza degli incubi sui succubi: erano molti più i casi di donne perseguitate dai folletti che non di uomini plagiati dalle follette.

Il saggio Demonialità fu scritto dal padre francescano Ludovico Maria Sinistrari. L'obiettivo di fondo del libro, del tutto originale dal punto di vista filosofico, è quello di dimostrare l'esistenza dii incubi e succubi (in una parola, di folletti) che non sono incarnazioni del Demonio, ma vere e proprie creature razionali, di natura superiore a quella dell'uomo, dotate di anima e di corpo: essi vivono tra noi, si manifestano a loro piacimento, possono convertirsi ed ottenere la salvazione eterna. Hanno in comune con l'uomo la debolezza della carne, sottolineata da una particolare inclinazione verso le femmine della specie umana. Questi esseri, distinti dagli angeli e dai demoni puramente spirituali, vengono identificati dal Sinistrari con i fauni, i satiri, i geni, gli elfi e i folletti delle varie mitologie. Dal loro accoppiamento con donne della specie umana sarebbero nati personaggi straordinari, superiori agli uomini comuni: i Giganti biblici, Alessandro Magno, Platone, Romolo e Remo, Cesare Augusto, il Mago Merlino, Martin Lutero.
Come i muli, ibridi fra le specie dei cavalli e dei muli, anche tali ibridi tra i folletti e gli uomini sarebbero sterili, incapaci di riprodursi.
L'autore prosegue elencando le differenti specie di folletti e le maniere più idonee per liberarsi di loro. Tre casi concreti, desunti dalla sua esperienza di confessore e d'inquisitore nella città di Pavia, offrono esempi illuminanti di folletti nostrani. Sinistrari, pur esponendo una propria opinione critica sulle tesi di Sant'Agostino, non si azzarda tuttavia a contestarlo direttamente, dice piuttosto che i suoi esegeti si sono errati nell'interpretarlo. Egli vuol dimostrare che i folletti non sono demoni, ma esseri dotati di corpo che generano con il proprio seme. Le prove da lui addotte consistono nell'osservare che, a differenza dei demoni dannati, i folletti non si lasciano intimorire da orazioni. da reliquie consacrate e da invocazioni, mentre sembrano sensibili a fumi e profumi.

Padre Ludovico Maria Sinistrari, dell'Ordine dei Minori Riformati di stretta osservanza francescana, nacque ad Ameno, cittadina del distretto di San Giulio d'Orta, nella diocesi di Novara, il 26 febbraio 1622. Ricevette un'educazione liberale e studiò lettere a Pavia, dove entrò nel 1647 nell'Ordine dei Francescani. Si diede all'insegnamento, facendo in un primo tempo il professore di Filosofia, poi insegnò Teologia nella stessa città per quindici anni consecutivi, circondato da numerosi studenti che erano attratti per la sua fama da tutti i paesi d'Europa.
Uomo di cultura universale, apprese da autodidatta le lingue straniere e spesso, nei Concili (Comizi) generali del proprio Ordine, a Roma, sostenne pubbliche tesi su ogni materia dello scibile umano. Tuttavia s'interessò in modo particolare allo studio dei Diritti Civile e Canonico. Occupò a Roma il posto di Consultore al Tribunale Supremo della Santa Inquisizione, fu per due anni Vicario generale dell'Arcivescovo d'Avignone, e poi fu Teologo presso l'Arcivescovo di Milano. Nel 1688, incaricato dai Comizi generali dei Francescani di redigere nuovi statuti per l'Ordine, s'occupò di tale incarico con il trattato Practica criminalis Minorum illustrata. Morì il 6 marzo 1701, all'età di 69 anni.
Un sacerdote veneziano, di nome Brognoli, racconta una storia straordinaria, sull'apparizione di un succubo a Bergamo, nel 1650. La vittima fu un giovane di ventidue anni. Una notte, appena coricatosi, intese un rumor di passi che si avvicinavano. Accese una candela e, molto sorpreso, riconobbe la sua fidanzata, Teresa. Questa gli raccontò che i suoi genitori l'avevano scacciata di casa e che veniva a cercare ospitalità per la notte. Il giovane, in sede di testimonianza a posteriori, dichiarò di essersi insospettito. Tuttavia non ebbe nulla in contrario a condividere il letto con la fanciulla. Il desiderio reciproco li spinse all'amore, e all'alba il ragazzo si trovava completamente esausto. Allora, al sorgere del sole, la ragazza gli rivelò di non essere la sua fidanzata, ma un succubo. Continuò ad andare a trovarlo notte dopo notte, lasciandolo sempre sfinito. Padre Brognoli scrive:

"Tale disgustoso commercio durò diversi mesi, ma Dio lo fece finire liberando il giovane dal succubo tramite la mia intercessione e la penitenza meritata dai suoi peccati".

I folletti non appartennero solamente al mondo medievale dell'Europa cristiana. Gli Ebrei medievali riconoscevano ed affrontavano demoni in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Il peggiore era la Morte in persona, nella figura di un angelo sterminatore, poi esistevano i dybbuks, spiriti incarnati in corpi di vittime innocenti che potevano essere sottomessi solo con l'esorcismo, e demoni immondi che provocavano malattie, e altri che rendevano gli uomini impotenti e le donne sterili. I Berberi e gli Arabi conoscevano folletti, orchi e orchesse (giunn, ghulin e ghulat). Sapevano come riconoscerli e distinguerli in buoni e cattivi, secondo il colore della pelle, dei capelli e degli occhi. Nella Cina dei racconti popolari, fantasmi femminili e donne-volpe si contendono i favori dei giovinetti. La donna-lupo può somigliare ai lupi mannari occidentali, ma la sua principale attività è quella di sedurre i ragazzi belli e solitari. Non si tratta di una donna che può trasformarsi in lupo o in volpe, ma piuttosto di un genere di volpi dotato di passioni umane e di poteri soprannaturali. Benché dotata di sentimenti quasi umani, la donna volpe cinese e la sua omonima giapponese possono diventare estremamente pericolose, perché trascinano i loro amanti a forme di esaurimento organico che possono condurre alla morte.
Quanto ai nostri folletti, il Sinistrari azzarda che, se picchiano e arrivano anche a uccidere le proprie amanti, ciò capita per un vero e proprio rimorso e per la loro volontà di riscattarsi dal proprio peccato, perché per un folletto l'accoppiamento con un essere della specie umana è peccato paragonabile all'accoppiamento di un uomo con una bestia.
Attenzione, perciò: Donna avvisata…

Pubblicato 19/03/2008 09:59:59