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di Maurice Delafosse
LA REGINA AURA ABLA POKU
La nascita leggendaria del popolo Baulé

La regina Poku e gli Ascianti si batterono in guerra per un lungo periodo; Poku e i suoi uomini, sconfitti, si misero in fuga e raggiunsero la sponda del fiume Comoé.
Qui Poku disse: 'Voi tutti, prendete i vostri neonati e gettateli nel fiume'.
Tutti si rifiutarono.
La regina Poku aveva un solo figlio; prese un numero considerevole di gioielli d'oro, ne ricoprì il corpo di suo figlio e lo lanciò nel fiume.
Un grande albero (fromager), che si ergeva sull'altra sponda, si piegò e venne a toccare con la sua cima la sponda su cui si trovavano Poku e i suoi uomini. Tutti salirono sul tronco e lo usarono come un ponte. La traversata fu lunga, e furono necessari diciotto giorni perché passassero tutti. Gli Ascianti, che li inseguivano, arrivarono anch'essi al fiume, ma allora l'albero che si stendeva come un ponte sulle acque si raddrizzò di colpo e gli Ascianti, privi di piroghe, non poterono attraversare la Comoé.
Allora la regina Poku disse a tutti coloro che l'avevano seguita: 'Io sarò la vostra regina'. 'Perché mai?' dissero. 'Ecco perché sarò la vostra regina - disse Poku: quando siamo arrivati alla Comoé, vi ho detto di prendere i vostri neonati e gettarli nel fiume, ma avete rifiutato, ed io ho preso il mio unico figlio e l'ho gettato in acqua. Così voi avete ottenuto di passare il fiume. Ecco perché vi dico che sarò la vostra regina'.
Ed essi risposero: 'È giusto! Sei proprio la nostra regina'.
Allora ella disse loro: 'Darò dei nomi a tutte le tribù che sono qui. Quelli si chiameranno Atutu (gli spennatori), perché saranno loro a spennare le mie galline. Voi che siete i miei fratelli e miei soldati, vi chiamerò Nzipuri (i forti). Voialtri che camminate zoppicando come se aveste dei vermi nelle gambe, sarete chiamati Ngban (i vermi di Guinea).
Voi che siete il mio braccio destro, vi chiamerò Faabué (quelli di destra).
Voi che siete dei selvaggi, che ve ne andate in giro nudi e portate sempre in giro il fuoco, vi chiamerò Nanâfué'.
Il vero nome che la regina Poku aveva dato dapprima a questi Nanâfué era Bonâfué (i selvaggi), ma poi fu cambiato per non offenderli.
Quanto agli Agba, che vestivano indumenti di corteccia, il loro nome significa proprio questo. Akwa-Boni disse a Poku: 'Madre, bisogna chiamarli Agbaon (i vestiti di corteccia)'. E così furono detti Agba. Rimanevano i Sa, che parlano sempre tutti insieme.
Akwa-Boni disse: 'Saranno chiamati Sa (semi di zenzero) perché hanno un carattere caldo come il sapore dello zenzero...'
Poi la regina Poku, in ricordo della morte del figlio che aveva gettato nella Comoé e che era annegato, disse: 'Questo paese si chiamerà Baulé (morte di bambino)', perché era ancora addolorata per la morte del figlio.
Questi sono gli elementi che si ritrovano in tutte le varianti della leggenda della regina Poku, fondatrice del regno baulé.
La regina vi appare come l'eroina della lunga marcia, come Mosé che conduce il proprio popolo; e si tratta d'una donna, d'una madre. Ella è l'esempio del trionfo della ragione di stato, del bene pubblico sui sentimenti privati, l'incarnazione dello spirito comunitario.
Leggenda e storia si mescolano.
Vediamo la vera storia della formazione del regno baulé.
Verso il 1730, alla morte di Ossei Tutu, fondatore di Kumasi, due suoi nipoti, Dakô e Apoku detto Apoku-Ware, si disputarono la successione.
Dakô rimase ucciso nella lotta, ma sua sorella Poku, conosciuta come Aura Poku (la regina Poku), raccolse i partigiani di Dakô e fuggì con loro da Kumasi.
Le truppe di Apoku-Ware inseguirono i fuggiaschi sino alle rive della Comoé, e li raggiunsero nei dintorni di Attaku. Aura Poku riuscì ad attraversare il fiume con i suoi prima dell'arrivo dei nemici, che interruppero l'inseguimento. Proseguendo la marcia verso ovest, Poku giunse al bacino del Bandama, allora territorio dei Senufo. Trovò delle miniere d'oro e decise di fermarsi. Respinse i Senufo verso nord e una parte dei Guro sulla riva destra del Bandama, sottomise gli altri popoli della zona e si spinse a sud sino a Brubru, sul basso Bandama.
Aura Poku morì verso il 1760 e fu sepolta a sud-ovest di Buaké, a Waxebo, dove aveva posto la propria capitale. La sua nipote Akwa-Boni le succedette e completò la conquista dell'ovest, annettendo il paese aurifero dello Yo-Uré, sulla riva destra del Bandama Bianco. Akwa-Boni morì nel 1790 e il suo corpo fu trasportato a Waxebo, che fu allora ribattezzata Akwa-Boni Sakassu, o semplicemente Sakassu, e divenne la città sacra dei Baulé.
I suoi successori furono: il nipote Kuaku Gye (1790-1820), poi il nipote di questi, Kwoe-Toto (1820-1840), il nipote del precedente, Toto-Debi (1840-1870) e un fratello di Toto-Debi, Toto-Yema (1870-1880).
Aura Poku e i suoi primi tre successori esercitavano presso i Baulé una vera e propria autorità feudale. Come si è visto, le prime due regine della dinastia furono donne, a riprova sia del peso della discendenza matrilineare, sia dell'importanza che questa società attribuisce al ruolo della donna.
Poi si svilupparono lotte intestine nelle diverse famiglie, per il possesso delle miniere d'oro e dei territori più fertili. Dopo il 1850, i discendenti della grande regina mantennero il rispetto della popolazione, ma la loro autorità si esercitava ormai poco al di là del villaggio di Sakassu e non si estendeva sul vasto territorio dei Baulé, popolato ormai da circa due milioni d'abitanti. Fra gli aspetti tipici della cultura baulé vi è proprio questa dissoluzione del potere centralizzato: nel sec. XIX non si riconoscevano più né re né capi tribù.


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