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di Alberto Arecchi
SALVIAMO GLI ASINI!


Mi pare già di vedere i vostri sorrisi sardonici e di sentirmi dire: "Ma che cosa ci racconti?" Ebbene sì, anche gli asini - beninteso quelli a quattro zampe, che ragliano, con la coda a ciuffo e le orecchie un po' lunghe - sono in via d'estinzione, come la foca monaca, l'elefante africano o il koala. La meccanizzazione del lavoro nei campi ne ha fatto strage, a livello planetario.
Pensate che, dal 1918 ad oggi, il numero degli asini italiani è sceso da quasi un milione a meno di centomila e quello degli splendidi esemplari conosciuti come "asini di Martina Franca" è diminuito dopo il 1907 da 128.000 fino a poche centinaia di esemplari.
Sono quasi estinti gli asini di Pantelleria, dell'Amiata e della Sardegna (i famosi asinelli sardi, non più alti di un metro).
Gli asini allo stato selvatico sono quasi scomparsi.
Piccoli gruppi ne sopravvivono nel Tibet, in Mongolia e forse sulle montagne iraniane.
L'asino africano è una delle specie maggiormente minacciate di estinzione.
Negli anni '70 il WWF aveva censito gli asini somali sopravvissuti: non più di 3.000, tutti in Etiopia, lungo il corso del fiume Awash.
Nel 1983 le due sottospecie di asini africani sono state inserite tra le specie rare e protette, di cui è proibito il commercio, nella prima Appendice della Convenzione di Washington .
Negli Stati Uniti va di moda adottare un asino come animale da compagnia, come un gatto, un cane o un coniglio. Diverse leggi hanno promosso l'"affidamento" di asini a privati, che si assumono gli oneri del loro mantenimento, sotto il controllo di esperti appositamente incaricati.
Anche in Italia è nato un movimento in difesa degli asini.
Fra i suoi sostenitori appaiono i nomi della principessa Nicoletta D'Ardia Caracciolo, dell'architetto Paolo Portoghesi, del veterinario Raffaele Baroncini.
E voi? Avevate fatto caso alla scomparsa degli asini dal nostro mondo? alla scomparsa dei muli che un tempo frequentavano le "vie del sale" sui nostri valichi di montagna, per trasportare le merci tra la pianura e la costa ligure?
Voglio ricordarvi ciò che afferma Paolo Portoghesi:
"Salvare il somaro vuol dire anche salvare una parte della nostra cultura contadina, del nostro paesaggio agrario.
Lo scenario campestre non è più lo stesso senza di lui.
Scompaiono, ad esempio, le vie che un tempo si percorrevano a dorso l'asino o di mulo, le "asiniere"".
Vogliamo elencare i pregi dell'asino?
É più intelligente del cavallo, impara però solo quello che gli piace, ha un grande senso della propria dignità e una solida memoria (e per questo non accetta di lasciarsi comandare senza "discutere" e non perdona i torti subìti). Se è aggredito reagisce validamente a zoccolate. Si accontenta di poco cibo e lavora molto, è resistente alle malattie. Può superare i 40 anni d'età. Perciò la sua presenza e il suo lavoro sono stati molto apprezzati dalle società contadine e perciò, a differenza del cavallo che costituisce un "genere nobile, di lusso", con la fine del mondo contadino l'asino è andato via via scomparendo, in silenzio, come un vecchio attore che avesse già compiuto la sua parte, già finito di recitare il proprio ruolo, senza nemmeno chiedere di ritirarsi dalle scene per andare in pensione.
Quanti personaggi hanno viaggiato a dorso d'asino?
Divinità indù, Apollo di Delfi, Gesù Cristo (dalla culla di Betlemme alla fuga in Egitto e all'entrata trionfale a Gerusalemme, la domenica delle palme). San Francesco. Papi e cardinali, nobili ed eremiti.
L'asino però è stato "maltrattato" dalla storia e dagli uomini, soprattutto a causa del suo carattere ostinato, fino ad essere paragonato con persone che certo non reggono il confronto con le sue doti di laboriosità e - perché no? - di simpatia.
Nei bestiari medievali l'asino simboleggiava l'ottusità e l'accidia. Se leggiamo Pinocchio, ritroviamo l'immagine di "asino" che ci ha accompagnati nei nostri giorni di scuola.
Concludiamo con l'invito all'azione: diteci se trovate degli asini, fotografateli, e soprattutto pensate anche voi al contributo che si può dare per salvare questa specie preziosa e ormai rara, così vicina a noi che quasi non sospettavamo la possibilità di una sua estinzione. Formiamo tanti comitati in difesa degli asini, adottiamo asini, se posiamo, come fanno gli Americani. Noi, da parte nostra, ci possiamo impegnare a fare delle cartoline pubblicitarie, degli adesivi , a lanciare una campagna in grande stile, ma abbiamo bisogno del vostro appoggio, di una risposta iniziale entusiastica.
Il motto possibile: "Viva gli asini veri, basta con quelli a due zampe". Quanti di voi vorranno scriverci: "SALVIAMO GLI ASINI" ?

SCHEDA
L'asino selvatico (Equus asinus) era in passato molto diffuso nelle zone collinari semidesertiche del Nord Africa, con due sottospecie: Equus asinus africanus (asino della Nubia) ed Equus asinus somaliensis (asino della Somalia), entrambe con testa grossa e lunghe orecchie, le gambe zebrate e una croce di colore diverso sul pelo del dorso.
A differenza dei cavalli, gli asini non sono grandi corridori, ma bravi e resistenti arrampicatori.
Non sappiamo quando l'asino fu addomesticato, ma si suppone che sia stato verso il 4000 a.C., nella Nubia (Alto Egitto).
In Italia fu forse introdotto dagli Etruschi.
Presso i Romani svolse molti compiti di fatica (sollevava l'acqua dai pozzi, faceva ruotare le macine dei mulini, trascinava carri e carretti, portava pesi e persone), ma ebbe anche altri ruoli (vittima sacrificale agli dei... e poi, chi non ricorda Poppea che faceva il bagno nel latte d'asina?).
Ricordiamo che il figlio di un asino e di una cavalla si chiama mulo (e raglia), mentre il figlio di un cavallo e un'asina si chiama bardotto (e nitrisce).
Il mulo è un animale molto resistente, sobrio e robusto, più longevo del cavallo.


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