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di Alberto Arecchi
TRULLI PER UNA NUOVA ARCHITETTURA


Un modo di costruzione che risale con certezza a diversi secoli fa, ma che nasce dall'antichità dell'Età della pietra, può aiutare oggi ad affrontare alcuni problemi connessi all'economia delle costruzioni nei Paesi in via di sviluppo.
Nella regione delle Murge, in Puglia, l'arte della costruzione in pietra a secco si è evoluta sin dall'epoca preistorica, sino a dare origine alla tipologia dei trulli (dal termine greco "trullos" = cupola). La pianta dei vani coperti con tale tecnica può essere rotonda o quadrata. La copertura consiste in una falsa cupola di forma conica, la cui circonferenza di base raggiunge spesso i 18 metri (circa tre metri di raggio). La costruzione si appoggia su muri massicci di pietra a secco (di spessore 80 cm circa, ma talvolta possono raggiungere i due metri). I muri di sostegno possono essere leggermente inclinati "a scarpa" sul lato esterno.
La pietra garantisce non soltanto una notevole resistenza statica, ma anche una confortevole inerzia termica, in ogni stagione, e l'altezza della cupola assicura una notevole riserva d'aria. Un camino perforato alla sommità, con il suo effetto di aspirazione, è in grado di potenziare la ventilazione e di migliorare ulteriormente il conforto termico.
Le lastre di pietra calcarea utilizzate per la copertura del trullo sono, di regola, spesse 3/5 cm e sono chiamate chianche o chiancarelle.

porcile gallese


Un porcile tradizionale "a trullo" nel Galles.

Leggiamo la descrizione dell'Enciclopedia Treccani:
"Al trullo centrale si addossano altri ambienti minori, più spesso a pianta quadrata, anch'essi coperti con lo stesso sistema di volta conica. Nel grande spessore dei muri vengono ricavate alcove per i letti, nicchie per i mobili, focolari per le cucine, servizi, aperture di comunicazione per gli ambienti tra loro e con l'esterno. Il metodo di costruzione praticato ancor oggi dal contadino pugliese è uno dei più antichi conosciuti dall'umanità, quello che, nei paesi pietrosi, ha tenuto il posto della preistorica capanna conica... La ricchezza di materiale pietroso, la comodità di costruire senza bisogno di malte né di centine in un paese dove il legname da costruzione è sempre stato assai raro, hanno determinato il persistere di una millenaria tradizione".
Il materiale necessario, pietra calcarea, è reperito sul luogo: essa viene grossolanamente squadrata per i blocchi dei muri e più accuratamente lavorata a spacco, per ottenere le sottili chianche della copertura. In cima al muro, alcuni corsi di pietre più regolari costituiscono il piano d'appoggio della copertura. Le aperture (porte e/o finestre) sono spesso coperte da architravi monolitici. Iniziano quindi gli anelli della falsa cupola, fatti di corsi di pietre sottili leggermente inclinate e sporgenti via via verso il centro della costruzione, in modo tale che, appoggiandosi le une alle altre, salgono in anelli sempre più stretti, in forma conica, sino ad una grossa pietra a forma conica, che serve a chiudere in alto la copertura del locale.
"Le pietre di un medesimo strato contrastano lateralmente tra loro costituendo un sistema anulare pressoché rigido e i successivi anelli si appoggiano allo strato sottostante, man mano ridotti di diametro, sino a raggiungere un'apertura minima che viene chiusa con una pesante pietra in funzione di chiave di volta. In tal modo l'ambente circolare rimane coperto da una falsa cupola a forma conica costruita senza armatura e senza malta che si regge solidamente per contrasti laterali e per gravità" (dall'Enciclopedia Treccani).
Il trullo viene ricoperto esternamente con pietre più regolari (chianche), disposte quasi come tegole, per facilitare lo scorrimento delle acque piovane. Talvolta, tra il cono di copertura interno (struttura) e il manto di rivestimento, è opportuno riempire con ciottoli i vani che tendono a formarsi, a causa di qualche irregolarità geometrica nella costruzione. Non sono necessarie altre finiture, perché tale tipo di copertura garantisce a sufficienza l'impermeabilità.
La costruzione a pietre aggettanti, che sta alla base della tipologia dei trulli (e dei nuraghi), corrisponde allo stadio strutturale più primitivo, simile alla capanna di rami e frasche: nasce da un ricovero ricavato all'interno d'un mucchio di sassi, nelle cavità che rimangono aperte in modo più o meno naturale. È un tipo di costruzione diffuso in tutta l'area mediterranea e si ritrova sino al nord della Siria e alle isole britanniche, ma anche sugli altipiani dei grandi laghi africani e nello Zimbabwe e, in territorio americano, presso i Pueblos e presso gli Incas.
A differenza di archi e volte, le strutture in aggetto, quali sono i trulli (in francese: en encorbeillement), non trasmettono spinte con componenti orizzontali, né al loro interno né al suolo; in compenso, i singoli elementi componenti (conci di pietra o blocchetti artificiali) devono resistere ad uno sforzo di taglio, mentre i conci d'un arco sono sottoposti solo ad uno sforzo di compressione (o pressoflessione). Perciò un trullo non può essere costruito con materiali non idonei a sostenere uno sforzo di taglio, come ad esempio l'argilla cruda.
Per costruire un trullo basta che il muratore, durante la posa, traguardi un paletto posto verticalmente al centro del vano da coprire. Non sono richieste centinature per sorreggere il cono di copertura in corso d'opera e non sono necessari strumenti sofisticati, neppure un compasso, che pure è necessario per le semplici volte semisferiche della tradizione bizantina. Bastano gli attrezzi della vita quotidiana della società contadina. Non è neppure necessario l'uso di malta, ma solo, se si desidera, il completamento con l'applicazione di un intonaco interno-esterno, ai muri e al manto di copertura. La semplicità tecnica permette agli abitanti di partecipare direttamente ai lavori, secondo modi tipici della società preindustriale. Occorre, certamente, una direzione tecnica specializzata che controlli la corretta disposizione degli elementi.

disegni Pedroza .


I progetti di "trulli migliorati" realizzati a Dakar dall'arch. Pedroza.

Trulli per lo sviluppo

I trulli presentano un adattamento ottimale alle condizioni climatiche, poiché la grande massa della costruzione ed i materiali impiegati forniscono una forte inerzia termica. La consuetudine d'imbiancare gli esterni con la calce accresce la riflessione della radiazione solare. Il comfort è aumentato dalla buona ventilazione, garantita dall'effetto camino" dovuto alla forma conica della sezione ed a una certa permeabilità dei muri costruiti a secco, che permettono all'aria di filtrare tra le pietre.
I trulli hanno rischiato di soccombere ai cambiamenti socio-produttivi che hanno segnato la fine del mondo contadino; oggi essi costituiscono soprattutto un richiamo per i turisti, come "monumenti del folklore locale". Tuttavia, l'idea di assicurare un tetto stabile tramite l'impiego di materiali locali e di tecnologie povere è progredita, nel quadro dei progetti per lo sviluppo dei Paesi emergenti. Dove non esisteva la pietra tra i materiali locali, anche l'uso di mattoni di argilla cotta o di terra stabilizzata ha permesso un recupero in chiave moderna dell'antica tecnica di costruzione dei trulli, per migliorare le caratteristiche delle capanne tradizionali, senza per altro fare ricorso ai tetti di lamiera ondulata, che comportano molteplici svantaggi, soprattutto in termini di climatizzazione degli ambienti.
Alla fine degli anni '70, in Angola, l'architetto brasiliano Fabrício Pedroza pensò di recuperare la tecnica dei trulli per costruire aule scolastiche. Per la copertura, usava un solo strato di mattoni forati, materiale leggero e resistente, nonché abbondante nel Paese. Gli spazi interni erano abbastanza simili a quelli delle capanne tradizionali, ma con tutti i vantaggi propri della costruzione in materiali stabili e con un'eccellente climatizzazione (durante la stagione fresca, fu persino necessario chiudere una buona parte dei fori dei mattoni per attenuare l'effetto camino). Per raggiungere le dimensioni richieste, le aule erano composte di un ottagono centrale, piò grande, con quattro piccoli trulli appoggiati, in modo da ottenere una pianta più o meno quadrata.
Quella prima esperienza fu ripresa e migliorata negli anni seguenti, con un importante programma di costruzioni scolastiche varato nel Senegal dall'ufficio BREDA (Bureau Régional pour l'Education au Développement en Afrique) dell'UNESCO e diretto dallo stesso Pedroza e, contemporaneamente, con la realizzazione di costruzioni sperimentali nella Repubblica di Capo Verde. A Dakar, capitale del Senegal, fu realizzato un complesso sperimentale con i tetti fatti di blocchetti di sabbia-cemento, dalla forma appositamente studiata. La sala di dimensioni maggiori, su pianta circolare, retta da otto pilastri lungo il perimetro, raggiungeva un diametro di m 7,20. Furono realizzate tipologie abitative con stanze di piante esagonali e rettangolari. In particolare, il cantiere sperimentale, realizzato negli anni 1982-84, permise una serie di verifiche relative ai modi di illuminazione e di ventilazione, nonché al miglioramento dei materiali, soprattutto per quanto riguardava la verniciature delle superficie di cemento con sostanze oleose. In Senegal, negli anni 1984-86, l'UNESCO costruì, sulla base di tale esperienza, un complesso scolastico a Bakel, nella regione di Matam e l'organizzazione non governativa (ong) "ENDA-Tiers Monde" affidò a Pedroza l'incarico per la costruzione di un centro sanitario polivalente a Malicounda, nella regione di Kaolack. A Capo Verde Luís Araujo, già collaboratore di Pedroza, costruì dei trulli nella località di Tarrafal, come sede di una cooperativa di consumo. Qui il materiale litico era abbondante e si poterono anzi usare due tipi di pietra: un tufo più massiccio e compatto per i muri, un altro, più poroso e leggero, per le coperture. Nel 1986, sempre a Capo Verde, presso Tarrafal, nel quadro d'un progetto dell'ong italiana "Africa '70", furono costruite alcune parti d'un complesso turistico con stanze a pianta esagonale, coperte a trullo.
Il tetto fatto di blocchetti o mattoncini assicura, oltre ad una buona resistenza e stabilità, una durata con poche necessità di manutenzione. Protegge bene dall'acqua piovana, soprattutto se viene trattato con sostanze oleose o grasse, quali il latte di calce o una semplice vernice ad olio, in modo da ridurne l'assorbimento. Nell'esperienza di Dakar la forma dei mattoncini, gettati con uno stampo apposito, è stata studiata con gli spigoli arrotondati, per facilitare la produzione e la posa, rendere più leggera la massa imponente della copertura e al tempo stesso migliorare l'effetto estetico. Inoltre, l'inserimento di bottiglie vuote all'interno dei corsi del tetto ha permesso particolari effetti di luce, dal risultato molto decorativo.

trulli


Un gruppo di trulli tradizionali delle Murge pugliesi.

La facilità di realizzazione delle false cupole permette un'ampia partecipazione da parte della popolazione ai lavori di costruzione, sotto la direzione di poche squadre di veri muratori dotati di esperienza. In tutti i casi già esaminati si produsse una diffusione spontanea del tipo di costruzione, dovuta alle stesse maestranze che, formate suicantieri sperimentali, mettevano poi le proprie capacità al servizio di amici e conoscenti. Fu anche interesssante constatare la variazione delle forme: dai trulli di forma conica quasi perfetta, realizzati nel cantiere sperimetale di Dakar, si passava via via ad una costruzione geometricamente più approssimativa. Lo stesso fenomeno si era verificato per le cupole progettate e costruite dall'ADAUA in Mauritania, a Rosso, tra la fine degli anni '70 e la prima metà degli anni '80.
In Somalia, negli anni 1988-90, è stato realizzato un complesso di trulli alla periferia sud di Mogadiscio, come sede dell'ong Water for life (su progetto e con la direzione dei lavori dellautore di queste note). In questo caso, lo sfruttamento dei dislivelli e l'organizzazione delle diverse costruzioni hanno permesso anche di prevedere il recupero delle acque piovane in un serbattoio, da usatre per irrigazione della duna sabbiosa, da trasformarsi in giardino. Qui le costruzioni furono, quasi scherzosamente, ribattezzate muntrullo (dall'unione della parola "mundùl", che indica la tradizionale capanna rotonda col tetto conico, e "trullo"). Le condizioni del sistema d'impresa in Somalia erano del tutto particolari. La provenienza dal nomadismo di gran parte della popolazione rende più facile la proiezione verso l'innovazione e l'avventura. L'apprendimento da parte delle maestranze fu qui molto più rapido che in paesi a forte tradizione contadina, ma la posa più rapida comportò una minor precisione geometriche nelle coperture coniche. Emerse chiaramente la possibilità di modificare la forma dei trulli, tramite variazioni della loro pendenza. Ciò si può ottenere con le diverse sporgenze dei corsi di muratura, rispetto a quelli sottostanti e soprastanti, sino ad ottenere una gran varietà di forme, come ad esempio quella delle cupole "a cipolla" di certe architetture indiane.
In Mauritania, nelle oasi del Nord, sarebbe possibile iniziare la medesima esperienza, dato che le costruzioni locali, su pianta cirolare, presentano muri di buona consistenza, costruiti a secco con una pietra locale che si squadra agevolmente. La tecnica di costruzione dei muri appare molto buona ed evoluta, ma le coperture sono pessime, perché realizzate con materiale vegetale, che nelle oasi è scarso e di cattiva qualità (mancano i legni lunghi e diritti necessari per l'orditura di base dei tetti). In questo caso, l'introduzione della tecnica "a trullo" appare come un notevole miglioramento di una tipologia edilizia che ha profonde radici locali.
Altre costruzioni sperimentali sono sorte successivamente in altri Paesi, collegate a progetti internazionali per lo sviluppo. Nel 1990 a Milano, nel quadro delle attività collegate al Progetto ERASMUS (Laboratorio Tecnologie Facilitate), gli studenti del Politecnico di Milano e di un'Università belga realizzarono tre tipi di costruzione, in un breve stage presso un cantiere della Scuola di Formazione Edile: una cupola di tipo bizantino, un trullo ed una voltina catalana. Fra tali esperienze, menzioniamo l'iniziativa nel Niger del Progetto PROFORMAR - Projet de formation modulaire en faveur de l'artisanat rural, U.E.- B.I.T.). Dal 1995 è in corso la costruzione "Trulli", nel quadro delle attività di Constructions sans bois, particolarmente importanti in un Paese saheliano, nel quale l'uso del legname per le costruzioni può indurre pericolosi processi di desertificazione.

Water for Life


Un gruppo di costruzioni "a trullo" realizzate dall'arch. Arecchi presso Mogadiscio
per l'associazione Water for Life.


Conclusione

Ampie e promettenti prospettive sono aperte. Non è certo lecito pretendere che i "trulli" costituiscano il toccasana per la soluzione dei problemi abitativi dell'Africa o del Terzo Mondo. Essi costituiscono però una delle più valide soluzioni innovative, delle quali occorre tenere conto con cura ogni volta che si affrontino tematiche connesse alla formazione nel settore edilizio ed alla costruzione di case o edifici di servizi a basso costo.
Non è detto che la tipologia a pianta circolare, o poligonale che si approssimi al cerchio, sia sempre la più gradita per popolazioni che sino a ieri vivevano in capanne. Spesso, anzi, già in passato si è verificato un duro rifiuto di tali tipologie da parte degli abitanti urbanizzati, proprio per motivi psicologici e per il desiderio di "modernità", connesso con la fruizione urbana. Oggi nel Terzo Mondo (specialmente in Africa) la realizzazione di edilizia economica non può rivolgersi in modo diretto né alle comunità contadine né agli abitanti marginali dei quartieri urbani, poiché si tratta di strati di popolazione che vivono in regime di autosufficienza o a reddito economico nullo. Si può invece giungere alla realizzazione di un ampio settore di edilizia di buona qualità, a costi nettamente inferiori a quelli di mercato. In questo settore i "diseredati", marginali nella struttura economica della città attuale, potranno trovare una collocazione come reealizzatori delle nuove forme di edilizia. La speranza per loro non è tanto quella del possesso d'una casa migliore, quanto quella - ben più concreta - d'imparare a realizzare case ed altri edifici con tecnologie "d'avanguardia", in collegamento con i progetti internazionali di sviluppo, in modo da diventare produttori di reddito. La destinazione del loro reddito, le scelte relative alle loro proprie speranze di sviluppo, risultano quasi totalmente insondabili per l'operatore della cooperazione internazionale. L'unica cosa certa è che non passano - non in primo luogo - attraverso il miglioramento delle proprie condizioni di alloggio. Soprattutto se tale "miglioramento" è interpretato secondo i parametri dello stile di vita europeo, fatto proprio anche in Africa dalle borghesie urbane. Più che rispondere ad una inespressa "domanda di alloggi", l'intervento di cooperazione per lo sviluppo delle Agenzie internazionali e degli altri Organismi può quindi sviluppare nuovi materiali e nuove tecnologie per aprire nuove possibilità produttive agli abitanti delle periferie urbane, dopo avere analizzato tutte le condizioni economiche locali, ma anche dopo avere individuato le possibilità di azione nei settori delle cooperative e delle piccole imprese produttive.

NOTA BIBLIOGRAFICA

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B. RUDOFSKY, Architecture without Architects, Museum of Modern Art, New York, 1965 (tr. it.: Architettura senza architetti, Editoriale Scientifica, Napoli, 1977).
B. RUDOFSKY, The prodigious builders, Secker and Warburg, London, 1977 (tr. it.: Le meraviglie dell'architettura spontanea, Laterza, Bari, 1979).


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