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di Alberto Arecchi
PIANTE AFRICANE

Il baobab
Il baobab (Adansonia digitata), albero-simbolo del Senegal, deriva il suo nome comune dall'arabo bu hibab (frutto con molti semi). Alto sovente 25-30 m, con 7 m di diametro alla base (il tronco è fibroso e cavo, come una fibra erbacea indurita, più che non vero e proprio legno). Si è stimato che un baobab può vivere anche mille anni. Sono le scimmie, molto ghiotte dei suoi frutti, a favorirne la riproduzione. Non a caso, il frutto del baobab è chiamato "pane delle scimmie". È ricco di vitamina C e di pectina, che favorisce il coagulo del latte e della gomma naturale. La farina dei semi si usa anche come prodotto antidiarroico. La corteccia dell'albero è spesso usata per far corde con le sue fibre robuste. L'infuso di corteccia fa bene contro gli attacchi di malaria.
Il baobab fiorisce in una notte sola, dal tramonto in poi, e quella notte l'albero si popola di una fauna variegata, attratta dal dolce nettare dei fiori: pipistrelli, soprattutto.
Secondo la leggenda, quella notte, l'albero è abitato dagli spiriti.
Il baobab osserva e protegge la vita dei villaggi, attraverso le generazioni. Per la sua longevità, per la sua resistenza al clima, per i simboli espressi dal suo tronco e dai rami contorti, è un albero sacro. A volte, sul suo tronco, una lunga fila di pioli indirizza l'uomo verso il cielo. Nastri annodati o inchiodati ricordano come ex-voto le malattie superate, dopo averle "affidate" all'albero perché le assorbisse. Nell'interno del tronco cavo si usava seppellire il griot del villaggio (menestrello-cantastorie, archivio orale vivente delle generazioni). Infatti i griot costituiscono una casta inferiore e si credeva che, se venissero sepolti nella terra, questa avrebbe finito per divenire sterile. Così, la sepoltura all'interno dell'albero sacro, che può apparire all'estraneo come un privilegio riservato solo a pochi, assumeva anche il valore di esorcizzare i poteri nefasti di un essere particolare, dai poteri temibili.

Il fromager

Altrettanto maestoso del baobab, ma di forma diversa, è il fromager (Ceiba pentadra), con i rami tesi al cielo come bracci di candelabri e con le possenti radici nervate, fra le quali si formano ampie nicchie, che richiamano le strutture di una chiesa gotica o di una costruzione in ferro.

Il kapok

Altro albero maestoso è quello del kapok (Bombax buonopozense), dal tronco alto e diritto, duro come il ferro, ricoperto di grosse spine, che sembrano infisse ad arte da un decoratore; il kapok produce in grandi quantità una bambagia che viene spesso usata in sostituzione di quella del cotone.

Le palme

Fra le palme, sono diffuse nel Sahel e nella fascia sudanese la palma da olio (Elaeis guineensis), la palma rafia (Raphia sudinaca) e la più maestosa di tutte, la palma dalle foglie a ventaglio (rônier, Borassus aethiopum), dal legno durissimo e fibroso, con il suo fusto (stipo) slanciato e sottile, che si gonfia leggermente verso l'alto. Talvolta, le palme a ventaglio formano vere e proprie foreste. Il vento ne fa schioccare le foglie, con un crepitìo che di notte può anche sembrare sinistro. Il frutto a forma di noce è ricco di zucchero e attira sia il grande tonchio delle palme (una specie di coleottero) sia i vecchi elefanti, ormai privi di molari. Questa palma infatti si diffondeva lungo le piste degli elefanti, che sono ghiottissimi dei suoi frutti e ne spargono i semi con le feci. L'estinzione degli elefanti - almeno sul territorio senegambiano - e la fabbricazione del vino di palma sta oggi decimando drasticamente il numero dei rôniers.
Infatti, per fare il vino occorre mozzare il germoglio germinativo, in cima alla pianta, e far morire una palma che ha impiegato, per crescere, 30-40 anni. Il fusto della palma a ventaglio è resistentissimo e si può usare come sostegno per costruzioni, i germogli sono ottimi in cucina. Queste ragioni hanno obbligato ad attuare una rigida politica di protezione, nella Casamance, per evitarne il diradamento e l'estinzione. La palma da olio (Elaeis) vive in ambiente abbastanza umido, poiché assorbe umidità non solo dal suolo, ma anche dall'aria. Dai suoi frutti si ricava un olio denso e rosso, che secondo alcuni profuma di violetta, dai semi si ottiene un burro detto "olio di palmisto". Da un piede di palma si possono ottenere sino a 5000 frutti, con una produttività in materie grasse ineguagliata, sia nel mondo vegetale che in quello animale.

La cola

La cola è una noce dal colore violetto o bianco, prodotta da un albero che può raggiungere i 25 m di altezza, è uno dei prodotti di ampio consumo nell'Africa occidentale, tanto da aver rappresentato la "moneta" per i popoli della regione e da essere tuttora usata per comporre la dote delle spose. La noce è ricca di caffeina e viene normalmente masticata per alleviare la fame e la fatica.
I viaggiatori europei riferirono dell'esistenza della noce di cola sin dal sec. XVI: Filippo Pigafetta, nel 1593, descriveva le "castagne rosse" che si masticano, dissetano e danno sapore all'acqua: "Sono buone contro il mal di fegato e si dice che, trattando con la cola il fegato d'un pollo già putrefatto, esso ritorni alla freschezza primitiva". Il seme dell'albero di cola copre un ruolo importante nelle leggende, nei miti, nelle cerimonie religiose e profane, in tutti gli atti importanti delle popolazioni sudano-saheliane.


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