Liutprand - Associazione Culturale

PETIZIONE MONUMENTO LA PALISSE, LEGGI E FIRMA ANCHE TU
sezione articoli
HomeArticoli dal Mondo › Articolo
di Leila Guiga
UNA SOLA DEA MEDITERRANEA, TRE NOMI
Tanit, Neith, Athena


La celebre dea Tanit non era di origini puniche. Si trattava di un’antica dea berbera, adottata dai fenici quando fondarono Cartagine. Alcuni ricercatori dicono che essi agirono così per ingraziarsi le popolazioni locali del Nord Africa e per farsi aiutare nella loro guerra contro i greci.
Tanit, divinità libica, appare nel pantheon punico solo a partire dal sec. IV a.C. Prima d’allora, la dea protettrice della città di Cartagine era l’orientale Ashtart (Astante).
Mentre la maggior parte delle divinità di Cartagine corrispondono con quelle originarie della Fenicia, di Tanit non si trova quasi nessuna traccia in Oriente, mentre è diffusissima a Cartagine e nei territori circostanti, ancor prima che a Cartagine. Ella era conosciuta con diversi nomi similari: Tanit/Taniyt/Tanjit/Tangit.


La città marocchina di Tangeri deriva il proprio nome originario, Tingis/Tanga, da quello di questa dea berbera. Tanga era la sposa di Anzar, dio della pioggia e dell'acqua (v. anche il racconto “La fidanzata di Anzar”, alla sezione "Racconti"), ed era la madre dell'Eracle berbero (Anteo), che sostenne un celebre combattimento con l’Eracle greco, conclusosi con la vittoria di quest’ultimo.
Eracle era meno forte, ma conosceva il segreto della forza del suo avversario berbero, che non poteva essere sconfitto sino a che i suoi piedi toccavano la terra di Tangeri, la sua terra-madre. Eracle ricorse all’astuzia e spinse il suo avversario in mare, in modo da renderlo del tutto impotente.
Tinja à anche il nome di un’altra regione del Nord Africa, al Nord della Tunisia.
Tinja e Tangeri sono due città poste in riva al mare, il che rafforza l’idea d’un legame della dea con l’acqua (ricordiamo le funzioni di suo marito Anzar).
Non dimentichiamo un’altra tradizione nord-africana legata all’acqua, quella di Madre Tango. Si tratta di un’entità alla quale gli abitanti chiedono che faccia cadere la pioggia, in occasione d’una lunga siccità. L’usanza è ancora viva, in alcune località. Si organizza una festa e i bambini fabbricano un gran pupazzo di paglia, lo vestono ed escono con esso per le strade, in una processione rituale diretta al mare, gridando:
“Madre Tango ha implorato Dio per far cadere la pioggia.
Donne, appoggiate la sua richiesta, e che Dio l’ascolti!”
Quel “Dio” non potrebbe essere Anzar, suo marito, divinità della pioggia e dell’acqua? Certo, perché – dopo la processione – i bambini portano il pupazzo di Tango in mare e chiedono al Dio di curarsi di lei e di ascoltare le sue preghiere.

La dea egiziana Neith sembra proprio la stessa divinità, ed era oggetto nella regione del Delta nilotico d’un culto di origini molto antiche.
Innanzitutto il nome: Neith o Nit è molto simile a Tanit, se si toglie una T, che è un modo della lingua berbera per designare il genere femminile. berbère. Inoltre Ta-Nit, in egiziano, significa proprio "la terra dt Neith".
E la città dedicata a Neith in Egitto si chiamava semplicemente Tanit (Tanis, nella versione grecizzata). Si noti che tale città fu fondata dai berberi nella parte occidentale del Delta e che gli Egizi la chiamavano "amenti": "della terra dell’Ovest” (terra dei berberi).
Neith è spesso indicata come Tjehenut (berbera), e lo stesso Osiride abita nell’"amenti" (l'Occidente berbero), che rappresentava per gli Egizi la terra degli antenati e dell’Aldilà. Il nome "amenti" derivava da quello di Amon (ancora un dio libico-berbero, adorato in Egitto).
Inoltre, il nome della città, Tanis, ricorda quello del lago Tri-tonis in Libia, che si può anche interpretare come delle "tre Tonis" ossia il lago delle tre dee della Trinità femminile primordiale. Erodono parla di quel mitico lago come d’un lago sacro, luogo di nascita di tre dee mitologiche.
Tonis, o Tanis, può anche essere all’origine del nome di Tunisi, capitale della Tunisia. La città sorge presso un gran lago, che ha sempre avuto anch’esso un carattere sacrale.



Infine Athena, uno strano personaggio, per i suo attributi mutevoli e per la sua origine che si perde, tra il mito e la storia.
Già Erodoto sostiene che gli Egizi adoravano Athena sotto il nome di Neith, e nel parlare delle tre dee, il cui culto era collegato al lago Tritonis, cita proprio i tre nomi: Medusa, Pallas e Athena, che sarebbero state figlie del fiume Tritone (emissario del lago Tritonis).
La sua "Egida", corazza o scudo di pelle di capra che à il suo attributo principale e che le conferiva poteri superiori, era una protezione per la battaglia usata dalle guerriere berbere, le Amazzoni, perché la pelle assorbiva meglio i colpi. Il nome egida deriva da quello dell’animale, e ancor oggi i berberi (kabyli, cleuh, chaoui) usano il termine "ighid" per designare il capretto.
Il nome stesso delle Amazzoni, entrato nella mitologia greca, significa semplicemente “berbere” o “libiche”, come plurale di Amazigh (il nome con cui i Berberi chiamano se stessi): Imazighen/Imaziyen, diventato "Amazzoni" nella sua traduzione in greco.
Si raccontava che, intorno al lago Tritone, un rituale di combattimento divino opponesse le due dee sorelle Pallas e Athena. Quest’ultima vinse, e ciò comportava il disonore Pallas e la perdita del suo rango di Vergine Divina. Athena, per amore della sorella, ne volle eternare il nome, unendolo al proprio. Athena aveva anche l’attributo di “tritogenia”, come un patronimico, che indicava senza dubbio il nome del padre Tritone (un dio marino, poi ribattezzato Poseidone: il nome del suo Tridente ricorda ancora il nome del dio originario: Tritone!) Un altro attributo di Athena era: Athena Diwya. Forse in riferimento alla sua saggezza. "Dihya" in lingua berbera è il nome che si dà alle donne di Grande Saggezza, specialmente alle sacerdotesse dei culti pagani, che ricoprivano un rango considerevole nel paese, prima dell’arrivo dell’Islam.
Citiamo ad esempio la famosa Kahena – Dihya, feroce combattente contro l’occupazione degli arabi e capo disperato della resistenza. Ella finì per bruciare i campi, piuttosto di consegnarne il raccolto agli invasori, e si suicidò gettandosi nel fuoco, poiché il suo piano stava fallendo. Suo figlio l’avrebbe ferocemente vendicata!



Associazione culturale Liutprand 27100 PAVIA      copyright ©1994-2018 e-mail: liutprand@iol.it