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di Alberto Arecchi
CERCHI MEGALITICI IN AFRICA E IN BRASILE
I cerchi di pietre della Senegambia


I cerchi di pietre della regione più occidentale dell'Africa, tra i fiumi Senegal e Gambia, costituiscono resti impressionanti e intriganti d’un lontano passato dell’uomo, come le piramidi e i templi dell’antico Egitto, come le rovine di Zimbabwe.



Cerchi di pietre si trovano in Europa, nel Medio Oriente, ma anche in America e persino negli arcipelaghi dell’Oceania. Tuttavia nell’area senegambiana, in Africa occidentale, c’è la più alta concentrazione, lungo la sponda settentrionale del fiume Gambia. La prima considerazione che ne deriva è che una tale concentrazione di monumenti in un’area ristretta debba implicare la presenza in questa zona di una civiltà solida e dinamica.



La regione dei cerchi di pietre si estende su un’area di circa 39.000 chilometri quadrati, sul confine tra le repubbliche di Gambia e del Senegal, tra i fiumi Saloum e Gambia. Si tratta di centinaia di cerchi, con pietre di varie dimensioni e di forme talvolta strane. La forma più comune è quella cilindrica, con la cima piatta, mentre altre hanno una sagoma sferica ritagliata sulla sommità. Ricordiamo il caso particolare delle pietre a V (a forma di Lira). Una pietra è modellata addirittura in forma di cuscino.



I cerchi di pietre furono eretti in un'epoca compresa fra il sec. III a.C. e il sec. XVI d.C. sopra precedenti sepolture. Esami compiuti presso l’Università di Dakar su resti organici ritrovati presso i cerchi hanno fornito la data del 750 d.C., con una possibilità d’errore in più o in meno di 110 anni.
In località in cui i cerchi sono raggruppati, come a Wassu (una specie di Stonehenge d’Africa), le pietre del perimetro esterno risultano allineate con cura, come si vede dalla pianta di rilievo.



Ciascun cerchio contiene un numero di pietre compreso fra 10 e 24, variabili in forma e dimensioni, con altezze comprese fra 1 e 2,5 metri, ricavate da blocchi di laterite (una roccia, generalmente presente in Africa, risultante dall’aggregazione naturale di sabbie ferruginose). Si tratta d’una roccia facile da lavorare, che in seguito indurisce con l’esposizione all’aria.
Sono stati censiti circa mille cerchi di pietre, con la più alta concentrazione situata nei pressi di Djalloumbéré (un migliaio di pietre divise in 52 cerchi). Il villaggio di Wassu ha dedicato un museo ai Cerchi di pietre, inaugurato nel maggio del 2000. Le pietre di dimensioni maggiori si trovano a N'jai Kunda e pesano una decina di tonnellate ciascuna.



A Ker Batch, nel febbraio 2005, è stato inaugurato un secondo museo dei Cerchi di Pietre, sotto l’egida dell’UNESCO. Infatti questa Organizzazione ha ufficialmente dichiarato Patrimonio dell’Umanità i siti di Wassu e Ker Batch, in Gambia, insieme agli altri due di Sine Ngayène e Wanar in Senegal. Nella località di Ker Batch i cerchi contengono da dieci a ventiquattro pietre ciascuno. Le altezze variano da 60 a 245 cm e i diametri da 30 a 100 cm. In ciascun cerchio, le pietre hanno altezze e forme similari.



Non è noto lo scopo che spinse le popolazioni della regione senegambiana ad erigere i cerchi di pietre, ma recenti scavi archeologici, pubblicati dalla National Geographic Society nel 2006, suggeriscono scopi funerari, visti i numerosi resti umani ritrovati nei diversi siti in cui le pietre si trovano. Una delle teorie degli studiosi sostiene che alcune parti dei corpi dei defunti siano state sepolte in tombe diverse ed in tempi diversi.
Gli archeologi hanno pensato che questi misteriosi cerchi di pietre, simili a quelli preistorici di Stonehenge, fossero luoghi di sepoltura, costruiti circa 1200 anni fa. Costruzioni simili si trovano anche in Guinea e nel Sahara.
Altre spiegazioni sono state azzardate, come quella elaborata da Alhaji Kemoring Jaiteh, uno studioso dell’Università islamica Kuntaur Fulla Kunda, di Niani (Senegal). Nei suoi ultimi scritti egli afferma che una piccola pietra, eretta accanto ad una di dimensioni maggiori, indica la sepoltura d’un uomo o d’una donna, insieme a quella di suo figlio. Così pure sostiene che le pietre a forma di V indicano la sepoltura congiunta d’una coppia, morta nello stesso giorno.



Si dice che i cerchi siano stati eretti intorno ai tumuli di re e di capi, in modo simile alle sepolture dell’antico impero del Ghana. Quando l’Islam fu introdotto nella regione della Senegambia, nel nostro sec. XI, i più devoti musulmani, chiamati "Karamos", si fecero seppellire in modo analogo e i cerchi di pietre divennero luoghi santi, anche per la nuova religione.
La leggenda popolare vuole che alcune di queste pietre, di notte, diventino brillanti e luminose.



Concludiamo con la citazione d’un articolo di Paul Devereux, pubblicato alla fine degli anni Settanta.
“Intraprendemmo lo studio della pianta di Ker-Batch, alla luce degli studi condotti sul campo sui megaliti della Gran Bretagna. Scoprimmo corrispondenze e allineamenti simili a quelli trovati da Watkins in Inghilterra.
A Ker-Batch non si riscontrano allineamenti significativi dei centri dei cerchi, ma risultano allineati i margini degli stessi. La pianta fornisce l’idea che essi non siano disposti in maniera casuale”.
Devereux prosegue con una serie di considerazioni, sviluppate sulla piantina che alleghiamo, pur riconoscendo che la sua precisione è alquanto discutibile, e conclude:
“Capisco che tutte queste considerazioni non sono facili da seguire, ma lo spazio mi costringe ad essere sintetico. Linee parallele, angoli retti, allineamenti delle estremità si riscontrano in circa metà dei cerchi, insieme a triangoli rettangoli con le proporzioni 3-4-5 (“triangoli pitagorici”, nota nostra), che ricorrono in un gruppo di otto cerchi e che non possono certamente essere casuali. Non si può mettere in dubbio un’intenzione geometrica nella costruzione di tali cerchi di pietre. Quanto alla domanda: – perché li fecero? – posso solo rispondere che non so spiegare neppure le intenzioni dei costruttori delle linee di Nazca o di quelle della Bolivia, o delle pietre erette di Dartmoor”.
Anche gli antichi popoli della foresta pluviale brasiliana osservavano le stelle per misurare il tempo ed il passaggio delle stagioni?


La foto mostra una sorta di Stonehenge tropicale, formata da 127 grandi blocchi di granito, dell’altezza di circa tre metri, disposti in cerchio intorno alla cima d’una collina, identificata nel Brasile settentrionale. Nel solstizio d’inverno, il 21 dicembre, l’ombra di uno dei blocchi scompare completamente. Perciò gli esperti pensano che si tratti d’un antico calendario.
I blocchi si trovano presso il villaggio di Calcoene, nello stato d’Amapa, vicino al confine con la Guiana francese. La signora Cabral è convinta che il sito fosse abitato dagli indios Palikur e dice che vi è stata scoperta ceramica di duemila anni fa.
“Solo una società con una cultura complessa poteva costruire un tale monumento”, ha detto Mariana Cabral, dell’Istituto di ricerca scientifica e tecnologica d’Amapa.
Michael Heckenberger, antropologo dell’Università di Florida, aggiunge: “L’idea tradizionale è che migliaia d’anni fa arrivassero qui piccoli gruppi di abitanti della foresta, che vivevano di giardinaggio, e che il loro modo di vita sia rimasto sempre uguale, da 3000 anni fa”.


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