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di Kevin Davidson
ANTICHI VIAGGI ATTRAVERSO IL PACIFICO
Gli antichi Polinesiani arrivarono sino alla California?


Gli studiosi guardano oggi con occhio nuovo la controversa idea che i Polinesiani possano aver raggiunto la California del Sud, attraversando l’Oceano Pacifico, mille anni prima che Cristoforo Colombo approdasse alla costa orientale. Uno studio interdisciplinare ha portato due nuovi elementi.
Due ricercatrici californiane pensano che una parola, usata per indicare le loro canoe d’alto mare, fatte di tavole cucite, dagli indios Chumash della California, che erano grandi marinai e pescatori, sia derivata da una parola polinesiana che indica il legno rosso, in uso laggiù per lo stesso tipo d’imbarcazione. All’arrivo degli Europei, i Chumash ed i loro vicini, i Gabrielino, erano i soli indios nordamericani a costruire barche di tavole cucite, una tecnica in uso nelle isole della Polinesia.



D’altra parte, la revisione delle datazioni fatte col carbonio 14 d’un antico copricapo cerimoniale, usato dagli stessi indios Chumash, può confermare le loro ipotesi.
La linguista Kathryn A. Klar dell’Università di Berkeley e l’archeologa Terry L. Jones del Politecnico di San Luis Obispo hanno incontrato alcune difficoltà a pubblicare sulla stampa scientifica le loto tesi di antichi contatti tra i Polinesiani ed i Chumash. Dopo essersi scontrati per due anni con le critiche degli editori scientifici, l’articolo di Klar e Jones è sato pubblicato nel luglio 2005 sulla rivista archeologica American Antiquity.
Se le due studiose hanno ragione, la loro scoperta costituisce una gran vittoria contro l’ostilità degli antropologi tradizionalisti nei riguardi della teoria che i non europei abbiano visitato il continente molto prima di Colombo.
Sino ad ora, pochi scienziati hanno osato affermare che gli antichi Polinesiani visitassero il sud della California fra il 600 e il 700 d.C., ossia nei secoli dell’Alto Medioevo europeo. Quest’ipotesi è conosciuta come “diffusione transpacifica”.
“Il paradigma che domina l’archeologia americana degli scorsi sessant’anni, o più, è stato anti-diffusionista e le nostre ricerche stanno cercando di far ripensare questo paradigma”, ha dichiarato Klar a The Chronicle.
L’idea che anticamente il Nord America possa aver ricevuto visitatori provenienti dalle isole del Pacifico e dall’Asia ha avuto ben pochi sostenitori in tempi moderni. L’idea era diffusa tra i ricercatori del sec. XIX, ma cadde in disgrazia presso gli studiosi del secolo successivo. Questi affermavano non solo che il Pacifico è la maggior distesa d’acqua del mondo, ma anche che i marinai provenienti da ovest sarebbero dovuti andare in senso contrario alle correnti ed ai venti dominanti.



Recentemente, però, l’opposizione alle idee diffusioniste ha cominciato un poco a vacillare. Un gran colpo agli scettici è venuto oltre dieci anni da dalla scoperta dell’evidenza archeologica che i Polinesiani antichi coltivassero le patate dolci, originarie del Sud America. Si può supporre che i marinai polinesiani si avventurassero sino al Sud America, prendessero le patate dolci e le riportassero sino alle loro isole.
Quella scoperta sembrò minare uno dei maggiori argomenti tradizionali dei critici, che i viaggi dalla Polinesia al Sud America fossero fisicamente impossibili. Tuttavia, l’evidenza diretta di contatti tra questi due mondi è scarsa.
Almeno sino ad oggi. Ora, la marea sta cambiando direzione in questa vecchia disputa. La chiave della nuova analisi si basa sulle canoe dei Chumash. Klar e Jones esaminano a fondo la parola usata dai Chumash per le loro “canoe di tavole cucite”, che è estremamente simile al termine polinesiano che designa il legno rosso, usato per costruire lo stesso modello d’imbarcazione (i Polinesiani fanno le loro barche con pezzi di legno rosso che arrivano alle coste delle loro isole, portati dalle correnti del Pacifico).



La parola Chumash per designare le canoe è tomolo’o, mentre la parola hawaiana per indicare un “legno utilizzabile” è kumulaa’au . I Polinesiani colonizzarono le Hawaii nel corso del primo millennio d.C. e dal loro linguaggio si sviluppò la lingua hawaiana. La parola polinesiana tumu significa albero o tronco, e ra’akau indica il legno o i rami. La complessa analisi linguistica di Klar mostra come la combinazione di quelle due parole si è evoluta nell’hawaiano kumulaa’au . Molte parole hawaiane che cominciano con la k originariamente cominciavano con la t. Sostituite la k di kumulaa’au con una t e la similitudine tra le due parole appare evidente. Tanto grande, dice Klar, che non può essere una coincidenza.



La canoa di tavole cucite era la versione dei Chumash di uno yacht oceanico, un mezzo di trasporto abbastanza robusto da permettere loro di pescare in alto mare. Tradizionalmente, le canoe dei nativi americani erano manufatti piuttosto semplici, spesso soltanto scavate in un tronco o assemblate con pezzi di legno uniti insieme alla meglio. Invece la canoa di tavole cucite era un mezzo di trasporto d’alta ingegneria, richiedendo il taglio accurato delle tavole, riscaldate con acqua calda e sagomate in forme idrodinamiche. Si praticavano fori nel legno per permettere di unire perfettamente le tavole e cucirle con le forti fibre vegetali delle foglie di yucca. Si metteva catrame negli interstizi tra le tavole, per renderli impermeabili. Le imbarcazioni così prodotte erano affusolate, leggere, veloci e di lunga durata, perfette per percorrere lunghe distanze attraverso acque mosse e per raggiungere le aree di pesca in mare aperto.
Klar e Jones deducono che gli antichi Polinesiani possano aver navigato sino al sud della California, per scambiare con i Chumash le loro conoscenze di costruzione delle barche. Un’antica forma di quello che oggi chiameremmo un “trasferimento di tecnologia”.
Sino ad ora gli studiosi pensavano che i Chumash avessero inventato quel tipo di canoa da soli.



Un’ulteriore prova d’appoggio per la loro dimostrazione è stata la datazione al carbonio 14 delle conchiglie di abalone (orecchie di mare, la cui madreperla si usa nella nostra liuteria per segnare le ottave sugli strumenti) di un copricapo cerimoniale dei Chumash, fatto col teschio d’un pesce spada, un pesce d’acque profonde. Basandosi sui metodi di datazione col carbonio, le conchiglie, oggi conservate al Museo di Storia Naturale di Santa Barbara, erano state attribuite a circa 2000 anni fa. Tale data avrebbe implicato che i Chumash pescassero in alto mare circa 400 anni prima dei contatti con i Polinesiani, ipotizzati da Klar e Jones.



Ebbene, è emerso che la prima datazione delle conchiglie col carbonio era sbagliata. Ispirato dall’ipotesi di Klar e Jones, John Johnson, curatore d’antropologia del Museo di Santa Barbara, decise di ricalibrare la datazione delle conchiglie di abalone e scoprì che erano databili approssimativamente al 600 d.C., diversi secoli dopo la prima datazione. Ha annunciato tale scoperta nello scorso aprile in una conferenza a Salt Lake City. Il 600 d.C. è proprio al centro del periodo durante il quale gli antichi Polinesiani navigavano sino in California del Sud, secondo gli studi di Klar e Jones.

da San Francisco Chronicle.



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