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di Alberto Arecchi
L'EPOPEA DEGLI ZIMBA (JAGA)
dal libro Popoli d'Africa

Molte leggende e tradizioni parlano di successive ondate di migrazione di popoli pastori. Gli Hima, ad esempio, invasero verso il nostro 1300 l'attuale Uganda e sembra che siano stati i fondatori di grandi città fortificate, come Bigo e Kabengo. Queste città erano circondate da fossati difensivi, scavati a volte nella roccia viva. Al loro interno, l'abitazione del capo e il recinto del bestiame erano a loro volta protetti da fossati. Le città erano spesso estese più d'un chilometro e racchiudevano una collina centrale, come in un'altra parte del continente le cittadelle haussa e yoruba. Come quelle, ripetono le strutture di centri fortificati d'occupazione, costruiti da un popolo invasore. Secondo i luoghi e i momenti, le invasioni di popoli pastori fondavano o distruggevano città. Sembra infatti che Engaruka sia stata distrutta dall'arrivo di nomadi pastori.
I Jaga (la J si pronuncia quasi come "Giaga") furono un popolo che tra il sec. XVI e il XVII mise a ferro e fuoco gran parte del continente africano, dalla Sierra Leone allo Zambesi, dall'Etiopia al deserto del Kalahari. Si ritiene che provenissero dal nord dell'attuale Congo-Zaire. Il loro ricordo si tramanda nelle varie regioni ed essi sono considerati come gli antenati dei Ba-Yaka del Congo, dei Jinga d'Angola, degli Azimba dello Zambesi, dei Vazimba del Madagascar, dei Galla-Oromo dell'Etiopia, dei Fundhi del Sennar, dei Timene della Sierra Leone, dei Makalaka dello Zimbabwe, degli Zulu, ecc. Ibrahima Baba Kané li identifica come parenti prossimi degli attuali Masai. Sembra probabile che in origine essi provenissero dalla regione dei grandi laghi e del Kilimanjaro. Le loro invasioni sconvolsero i gruppi etnici esistenti e provocarono la formazione di nuovi stati. Secondo Bastian, la prima menzione della loro apparizione nel Congo fu nel 1491. I primi autori riferiscono che essi chiamavano sé stessi Agag o Gaga, nome mutato dagli abitanti del Congo in Giaka (Ba-giaka) e poi in Jagga dai Portoghesi.
Secondo padre Cavazzi, essi portavano già tale nome nelle terre d'origine, dove era pronunciato "Engangiaghi".
I Wachanga, presso il Kilimanjaro, sarebbero i loro ultimi discendenti rimasti nelle terre d'origine. Durante le loro invasioni furono conosciuti in molti Paesi anche col nome di Zimba o Ma-Zimba, dal nome del loro capo Zimbo.
Nel Congo essi sconfissero tutte le truppe che cercavano di fermarli, e infine lo stesso re Alvaro, che fu costretto ad abbandonare la sua capitale di São Salvador per rifugiarsi su un'isola in mezzo al fiume Congo, detta "Isola dei Cavalli" per il gran numero d'ippopotami che vi si trovavano. Molti abitanti fuggirono verso le montagne. Verso il 1570, i Jaga-Zimba evacuarono il regno del Congo e si divisero in diversi gruppi, alcuni dei quali giunsero sino in Abissinia e sulla costa degli Zengi, a Kilwa, dove passarono a fil di lancia tremila mussulmani. Poi presero Mombasa e attaccarono Malindi, ma il re di quella città si difese e riuscì a fare di loro una carneficina. Gli Zimba sopravvissuti ripartirono verso ovest. Zimbo in persona raggiunse il Capo di Buona Speranza e poi risalì la sponda atlantica, sino al Kunene, dove fondò un nuovo kilombo. Zimbo morì, insieme alla moglie Temba N'dumba, mentre preparava una nuova campagna militare. Anche i loro successori, Kulembe e la moglie Bombaikase-Kizura, lasciarono dietro di sé un alone di ferocia, tanto che Cavazzi ne parla come di "mostri assetati di sangue". La fama di crudeltà ereditata dagli Zimba li fece accreditare di cannibalismo, infanticidio, comportamento disumano in battaglia, e fu in gran parte alla base del terrore che le loro truppe ispiravano. Cavazzi descrive un "orribile unguento", maji-a-samba, che si confezionava pestando dei neonati in un mortaio. Esso era usato da Temba-Ndumba per rendersi "immortale e invincibile". A metà del sec. XIX, Bastian sentì riferire che uno stagno presso l'antica capitale del Congo, São Salvador, era stato creato dalle lacrime che l'invasione jaga aveva strappato al dio Unga, mentre il pianto degli dei Kasuto e Inkisi aveva formato i fiumi che portano ancora i loro nomi.

Cavazzi

Gli fu mostrato al mercato il posto in cui i Jaga banchettavano con carne umana.
Come fecero gli Zulu alcuni secoli dopo, i guerrieri Zimba percorsero e razziarono in lungo e in largo la parte centro-meridionale del continente africano. Sottomisero molti popoli, ai quali lasciarono in eredità alcuni prestiti linguistici, simili alle radici dell'odierna lingua dei Masai, ed almeno parzialmente la loro organizzazione militare e la loro forma di Stato.
La religione, col culto dei morti, era molto importante nella società jaga. Il loro prete, nganga-ia-ita, fabbricava cinture di pelle di coccodrillo che dovevano proteggere dai malefici.
In onore ai re ed ai principi, il gran sacerdote (nganga-ia-kimbanda) praticava il sacrificio kiluvia.
Sul piano militare, la strategia jaga si basava su due punti:
- attacchi a sorpresa, accompagnati da una serie d'astuzie, manovre offensive alternate a ripieghi.
Una stretta disciplina permetteva loro di raggrupparsi o disperdersi rapidamente in manovre ordinate.
-accampamenti fortificati, dai quali provocavano l'avversario, per attaccare la battaglia da posizioni di forza. I Jaga combattevano a piedi, e non avevano cavalli.
Usavano archi e frecce avvelenate.
Facevano pochi prigionieri, ma catturavano tutti quelli che potessero diventare buoni guerrieri o schiavi. Ogni guerriero aveva un proprio segno distintivo: un copricapo piumato, corna, ossi, becchi o zampe d'animali, ornamenti dipinti. Le piume rosse - il cui numero corrispondeva a quello dei nemici uccisi - erano un privilegio esclusivo del re.
Anche le donne jaga andavano al combattimento, insieme agli uomini.
Gli accampamenti (kilombo) sostituivano i villaggi, come vedremo per i kraal degli Zulu.
Il kilombo tipo, descritto da Cavazzi, comprendeva sette quartieri:
1 - Al centro dell'accampamento si trovavano le dimore del re e dei suoi consiglieri, circondate da palizzate.
2 - Il quartiere dello ngolambole, generale delle guardie, detto anche mutue-a-ubumgo (capitano).
Era il primo ufficiale del re, colui che attaccava per primo e che dirigeva la marcia.
Accompagnato da uno Shinghila (indovino), sceglieva il sito ove fondare il kilombo, tracciava le sue vie e definiva tutti i particolari per la costruzione.
3 - Il quartiere del tandala, comandante della retroguardia, venerato come un principe, perché era anche il primo elettore del re e dirigeva il kilombo durante i periodi d'interregno.
4 - Verso est, il mutunda, ove si trovava il ma-niluniu, specialista della costruzione di cinte di fortificazione e di trincee. Era il solo alto personaggio autorizzato ad entrare dal re per parlargli, senza dover attendere.
5 - Dall'altro lato, ad ovest, il quartiere del ministro degli affari segreti, discreto e fedele.
6 - Il quartiere del kicumba o ilunda dipendeva dallo ngolambole. Egli si occupava delle armi, degli schiavi, e doveva essere particolarmente coraggioso e feroce in combattimento.
7 - Il quartiere d'un altro ilunda doveva proteggere la casa del re e le sue ricchezze.
Solo personaggi di fiducia potevano ricoprire tale carica.
I Jaga si stabilirono e continuarono ad esercitare pressioni sui confini orientali del Congo.
Sotto il regno di Alvaro II (1587-1614), essi tentarono una nuova invasione, e il regno del Congo si salvò solo grazie alle fortezze costruite dai Portoghesi. Verso il 1660, i Jaga (Ba-Yaka) furono duramente sconfitti da Anna Zingha, regina del Matamba, che confinava con loro a sud-est. Dal principio del sec. XVIII sino alla fine del XIX, essi continuarono ad occupare la riva destra del fiume Kwango e una zona estesa sino al Kwilu-Djuma.


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