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di Barry Fell, Harvard University (ESOP, febbraio 1975)
Viaggiatori libici in Scandinavia
nella prima Età del Bronzo


Riassunto

Una roccia incisa dell’Età del Bronzo, in Svezia, pubblicata in origine nel 1949 da Halldin reca un’iscrizione nell’antico linguaggio dei Mauri di Libia, scritta in caratteri dell’alfabeto numidico. Le navi raffigurate nel petroglifo somigliano a quelle che compaiono in numerosi petroglifi svedesi, e se ne può dedurre che molte, o la maggior parte delle iscrizioni scandinave dell’Età del Bronzo devono ugualmente essere di autori libici. Le osservazioni sono collegate a materiali d’origine nord africana.


Albrectsen (1949), Hald (1946, 1930) e King (1975) hanno richiamato l’attenzione sull’enigma dei motivi decorativi e delle tecniche che compaiono in Scandinavia all’inizio dell’Età del Bronzo (1400 - 1200 a.C. in Scandinavia), i quali sembrano richiamare o ricevere influenze quasi dirette dall’Egitto o da Micene. Tali influenze compaiono improvvisamente, come un articolo d’importazione, senza segni di evoluzione graduale al livello locale. Tuttavia mancano segni diretti di contatti con un mondo estraneo. Ora desidero attirare l’attenzione (fig. 1) su un petroglifo svedese inciso con lettere e nella lingua dell’antica Libia, che è stata da me decifrata da iscrizioni libiche e polinesiane, negli articoli che ho pubblicato nel corso del 1974.
Le navi raffigurate sembrano navi da carico, con palizzate che circondano il ponte per trattenere le merci al loro posto, come sono descritte ed illustrate da Landstrom (1970, p. 139, fig. 407) le navi egiziane del periodo intorno alla XXI Dinastia, 1000 a.C. ca.
Al lato delle due navi qui raffigurate si vedono, a sinistra, due grandi lettere che somigliano alle greche theta ed omicron. Tuttavia, se ci riferiamo alla tabella di Diringer (1968, vol. 2, p. 174) relativa ai segni sillabici libici, ed alle varie tabelle da me pubblicate (Fell, 1973), vediamo che nell’alfabeto libico tali lettere hanno il valori b (o ba) ed r (o ra). Quindi i due caratteri indicano, in alfabeto libico, il suono br (o ba-ra).


Roccia dell’Età del Bronzo, in Svezia, con testo libico.
Disegno di David Moynshan, dall’illustrazione pubblicata da G. Halldin (1949).


Nelle decifrazioni da me compiute negli anni 1973 e 1974, ho supposto che l’antica lingua Libica (o Maura) fosse una specie di dialetto occidentale dell’antico Egizio. Inoltre ho mostrato, nel contesto delle iscrizioni libiche ritrovate nelle isole del Pacifico, che l’espressione br o ba-ra significa “navi che vanno per mare”.
A destra delle navi si vedono altre due lettere libiche, wa e ma, e sotto “ma” si vede un altro segno parzialmente danneggiato che doveva essere il simbolo a spirale di Ammone (un’ammonite). Se questa lettura è corretta, il gruppo si può leggere da destra a sinistra come “Ammon ma-wa”, ossia “possa Ammone guidarci”, e l’intra scritta diventa: “Possa Ammone guidare (nle nostre) navi”.
Ammone è il nome del dio solare Ra, venerato dai Libici nel tempio di Amon-Ra, nell’oasi di Shiwa. Il tempio si trova in una zona di fossili del Mesozoico, con molti esemplari di ammoniti fossili. Le conchiglie spiraliformi di tali cefalopodi estinti erano considerate simboli sacri del dio, nei tempi antichi. Esse somigliano agli ornamenti indossati al collo e alle orecchie dalle regine d’Egitto e di Libia sulle monete del periodo tolemaico, e Alessandro Magno fu indicato su alcune di quelle monete con indosso lo stesso simbolo, il corno dell’ariete di Amon, a forma di spirale. Al piede dell’iscrizione si vede isolata la lettera pa, ma qui la parola appare cancellata dalla rottura del pezzo.
La situazione somiglia a quella del maggio 1953, quando Blegen, scavando a Pylos, trovò la prima tavoletta illustrata del Lineare B che mostrava un treppiedi. La decifrazione di Ventris, annunciata undici mesi prima, poteva essere sperimentata, perché dietro il tripode apparivano quattro segni, che corrispondevano alle lettere t-r-p-d, vocalizzabili in ti-ri-po-de. In un altro esempio identificato dal Prof. George F. Carter, si vede un disegno di uno huanaco, su una scogliera cilena, con le lettere libiche wa-na-ka, insieme alla traduzione in lingua libica re-su ba (ariete del sud).

Riferimenti

Abrectsen, Erling (1949): Danmark i Oldtiden, Copenhagen.
Badawi, Ahmad & H. Kees (1958): Handwoerterbuch der Aegyptischen Sprache. Cairo.
Fell, Barry (1973): Occ. Pub. Epigraphic Soc., vol. 1, 1 19.
Hald, Margrethe (1946): Acta Archaeologica 17.
Hald, Margrethe (1950): OlddanskerTextiler, Copenhagen.
Haldin, G. (1949): Sveriges Sjöfartsmuseums Aarsbok, Stockholm.
King, Bucky (1975): Occ. Pub. Epigraphic Soc., vol. 2, 33.
Landström, Björn (1970), Ships of tbe Pharaohs. Doubleday, New York.


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