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di Harold S. Gladwin, ESOP, 1977.
L'EPOPEA DEGLI ANTICHI LIBICI


Quando cominciai a scrivere quest’articolo, speravo che fosse possibile spiegare come mai, improvvisamente, sono comparsi riferimenti libici durante lo studio degli indios Zuni, nel New Mexico (1), in Arkansas (2) ed in Arizona (3). Per certi aspetti, il compito si è rivelato più arduo di quanto non mi aspettassi. Ciò dipende principalmente dalla consuetudine di porre in relazione i Libici con i Fenici, loro stretti vicini e talvolta alleati, ma anche dal fatto che tutta quella che oggi noi conosciamo come Africa, dal Mediterraneo al Capo di Buona Speranza, e dall’Atlantico all’Egitto e al Mar Rosso, era indicata come Libia nel 500 a.C.
È stato anche deludente scoprire che Erodoto, ben attento a fornire i nomi e le località occupate dalle tribù libiche nel sec. V a.C., amava di più raccontare le storie che aveva sentito che non descrivere la storia dei tempi in cui egli stesso viveva.
Ci sono inoltre alcune incertezze e controversie sulla cronologia dell’antico Egitto durante il primo millennio a.C. Per evitare confusioni, ho collegato la sequenza degli eventi solo con poche date assolute, che non sembrano essere in discussione.
Il mio resoconto potrà così fornire un’idea della storia più antica del popolo libico.

Il racconto comincia con quei popoli dell’Europa occidentale che emigrarono in Africa quando i ghiacci e le nevi dell’ultima era glaciale avanzavano e li scacciavano dall’Europa centrale ed occidentale. L’Africa non era ghiacciata, solvo alcuni ghiacciai sulle più alte cime, e quegli Europei, conosciuti come Capsiani, s’installarono nel Kenya, presso il Lago Vittoria Nyanza, dove conobbero ed ebbero per vicini i Pigmei.
Tra 20.000 e 15.000 anni fa, quando il clima andava migliorando, la maggior parte degli Europei ed una parte dei Pigmei emigrarono verso nord, raggiunsero le attuali Spagna e Francia e vi lasciarono le loro tracce in petroglifi e dipinti rupestri. (4)
La maggior parte dei Capsiani ritornarono in Europa e gli archeologi francesi ne hanno descritto la cultura dal nome della località di Aurignac, ma alcuni rimasero in Africa, diedero origine alle stirpi dei Berberi e dei Tuareg e furono gli antenati degli antichi e moderni popoli libici.
Nel suo libro IV, nei cap. da 167 a 180, Erodoto elenca e localizza tredici gruppi di libici, nella parte settentrionale dell’Africa, tra il Mediterraneo e il deserto del Sahara, dall’Egitto sino alla moderna Algeria.
Uno di questi gruppi tribali, i Sacali, è descritto in una piccola enclave, completamente circondata da una tribù più grande e potente, i Nasamoni, ed un’altra, quella degli Psylli, era già scomparsa ai tempi di Erodoto.
Potremmo suddividere gli altri popoli in un gruppo orientale ed un gruppo occidentale: gli Adyrmachidi, i Giligami, gli Asbysti gli Auschisi ed i Nasamoni ad est, e le altre sei tribù nel gruppo occidentale.
Forse i Fenici furono il primo popolo a possedere navi abbastanza grandi da affrontare i mari aperti. Stretti nella piccola fascia costiera tra il monte Libano ed il mare, riuscirono a sfruttare la ricchezza costituita dai maestosi cedri delle loro montagne per costruire le loro navi.
Ad ogni modo, verso il 1500 a.C. c’erano diversi popoli che navigavano nel Mediterraneo orientale, con flotte di navi dedite al commercio, alla guerra, alla corsa.
In quel periodo la regina Hatshepsut inviò navi dall’Egitto attraverso il Mar Rosso, sino alla Terra di Punt, che potrebbe essere la Somalia, per riportare scimmie, avorio, ed una Principessa di Punt.
Verso il 1200 a.C., il Mediterraneo orientale ribolliva. Vari popoli, come gli Ittiti, andavano scomparendo, ed altri, come i Popoli del Mare, comparivano per la prima volta nella storia. Durante il regno del Faraone Meneptah, l’Egitto fu attaccato dai Popoli del Mare, che includevano i Libici, e flotte alleate provenienti dall’Asia Minore e dall’Egeo. L’attacco fu sventato ma, durante il regno di Ramses III, l’Egitto subì un nuovo attacco navale. Anche questo fu sconfitto, e in tale occasione gruppi di Libici furono come mercenari al servizio dell’Egitto. (5) Sembra quindi che al tempo del secondo attacco i Libici combattessero, insieme agli Egizi, contro i loro antichi alleati.
Gli ufficiali superiori dei mercenari libici raggiunsero gradualmente il potere e, a tempo debito, dopo la morte di Ramses XI, Smendes, una figura emergente di quel gruppo, fondò la dinastia Tanita, dal nome della città di Tanis, nel delta del Nilo, ove era stabilito il suo esercito. (6)
Smendes fu conosciuto anche col nome di Nesubanebdet, ma quest’articolo riguarda la storia dei popoli libici, piuttosto che le fortune individuali di taluni di loro, per cui lasciamo stare questo capitolo della storia d’Egitto.
Uno degli effetti sulla storia della Libia dell’arrivo dell’esercito libico nel delta del Nilo fu che si accrebbero i rapporti con i Fenici, poiché sia Sheshonk sia Osorkon, che furono Taniti, ebbero statue ed iscrizioni erette in loro onore a Byblos, una delle principali e più antiche città della Fenicia.
Nell’814 a.C., Didone, sorella di Pigmalione, re di Tiro, litigò con la sorella Jezebel, moglie di Ahab, re d’Israele, e se ne andò verso ovest a fondare Cartagine, sulle coste del Nord Africa. (7)
Ciò influì decisamente sul destino dei Libici, perché accrebbe la potenza fenicia sulle coste africane.
I Fenici continuavano a costruire navi per commerciare e conquistare nuove terre, e così fecero pure i Cartaginesi. Le navi commerciali avevano vele quadrate o rettangolari, chiglie arrotondate e maggiore stabilità nel mare mosso. Le navi da guerra cartaginesi erano mosse a remi, piuttosto che dalle vele, ed avevano a prua un lungo ariete sotto l’acqua, destinato principalmente a sfondare le carene delle navi nemiche durante gli attacchi.
I Cartaginesi iniziarono un’espansione verso occidente, nelle terre dei Numidi, un popolo di origini libiche, discendent dei Berberi e perciò dei Capsiani. I Castaginesi andarono anche verso est, tra il deserto e la costa, sino a controllare le sei tribù libiche d’occidente del nostro elenco precedente.
Furono questi popoli libici a fornire lavoratori e soldati a Cartagine, e più tardi a diventare il nerbo dell’esercito di terra, mentre la marina era sempre gestita da cittadini cartaginesi. (8)

A questo punto, per chiunque sia interessato all’origine ed alla storia del popolo libico, sarà utile mettere a fuoco una data indicativa, verso il 600 a.C., e riguardare indietro, a ciò che era accaduto prima.
Dai primi tempi post-glaciali, a lungo, attraverso l’epoca dell’allevamento e del nomadismo, i Capsiani, insieme ad alcuni gruppi di Pigmei, diedero origine ai Berberi. Alcuni di costoro furono gli antenati dei Libici, i quali, verso il 600 a.C., costituivano un’entità etnica ben precisa e abitavano le zone costiere del Nord Africa dall’Egitto all’Atlantico.
Qui si trovavano durante l’Età del Bronzo e probabilmente da prima. Come pastori, erano familiari con le stelle e le costellazioni, e come navigatori potrebbero essere stati in realtà il primo popolo ad avventurarsi in mare aperto. Si tratta di un merito che comunemente viene attribuito ai Fenici e a Levantini, ma può darsi che la loro fama derivi dal fatto che l’ampia disponibilità di legno dei cedri del Libano, fornendo la materia prima per costruire navi eccellenti, li abbia resi celebri più per le loro eccellenti flotte che non per essere stati i precursori della navigazione d’alto mare. D’altra parte il Cedrus Atlantica, che vive abbondante sulle montagne del Marocco, è uno stretto parente del suo omonimo del Libano e potrebbe essere stato usato dai Libici Numidi per costruire flotte d’alto mare. Il punto di capitale importanza, in ogni caso, è che i Libici orientali, che erano di volta in volta alleati o avversari degli Egizi, fossero comunque in familiarità con la costruzione delle navi egiziane. La stessa cosa si può dire per i Libici occidentali, che lavoravano in simbiosi, dall’800 a.C. in poi, con i mercanti e i marinai delle flotte cartaginesi.
Combinando le conoscenze della costruzione navale che i Libici possedevano dagli Egizi e dai Cartaginesi, con il fatto che essi combatterono tra i Popoli del Mare contro Meneptah e contro i Popoli del Mare al servizio di Ramses III, si può agevolmente convincersi che i Libici avessero ottime conoscenze della costruzione navale, intorno al 600 a.C.

A meno di pensare che gli indiani americani siano una razza di uomini completamente nuova e sconosciuta, occorre ammettere che essi siano arrivati nel continente o dall’Asia, attraverso l’Istmo di Bering, o attraverso il Pacifico, oppure da est, attraverso l’Atlantico.
L’evidenza che qualcuna di queste rotte fosse l’abituale o la principale o la sola via attraverso la quale le Americhe furono popolate non esiste, o non è accessibile. Dopo i viaggi di Alain Bombard in un gommone di cinque metri e di Thor Heyerdahl in un’imbarcazione fatta solo con canne, non possono rimanere dubbi che l’Atlantico possa essere attraversato sfruttando la corrente equatoriale sud, senza eccessivi pericoli.

Perciò queste note sulla vita dei Libici, prima della conquista dell’Africa da parte degli Arabi, sono da ritenersi come una pura speculazione sulla possibilità che quei popoli possedessero l’iniziativa, le risorse e le conoscenze per costruire ai loro tempi quel tipo di navi, che in seguito furono usate da Colombo, da Bombard, da Heyerdahl per compiere l’impresa transoceanica.

Riferimenti

1. Barry Fell, 1975.
2. Gloria Farley.
3. Harold S. Gladwin.
4. Harold S. Gladwin.
5. Encyclopaedia Britannica, vol. 20, pp. 129-130: Sea Peoples.
6. Ibidem, vol. 8, p. 38: Egypt.
7. D. Harden, 1962, p. 52.
8. D. Harden, 1962, pp. 126-130.


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