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di Barry Fell, ESOP, 1977
FALLI CELTICI
In Europa ed in America


Dopo la scoperta di falli celtici con iscrizioni falliche nel Vermont (Fell, 1975, 1976), ho chiesto un aiuto a James Whittal, esperto dell’archeologia iberica, per cercare oggetti corrispondenti nei siti celtici del Portogallo, nel presupposto che là, come qua, la scrittura ogam può essere passata inosservata.
Il risultato è stato la scoperta di falli, sia giganti sia in miniatura, con iscrizioni ogam. Riferisco qui alcuni esempi, sia americani sia iberici.
1. Fallo talismano da una sepoltura a Folha de Barradas, Sintra, Portogallo.
L’elaborata iscrizione ogam incisa si legge: N S – ui – r
Probabilmente occorre fare riferimento a radici gadeliche corrispondenti al moderno gaelico “nna” (futuro di “dsak”, compiere). Il significato del talismano sarebbe: “compiere l’atto sessuale”.
La maggior parte dei falli celtici sembra che servisse da portafortuna per aiutare nell’atto sessuale.

Disegno da fotografia, da Dos Santos (1972).


Come in New England, l’ogam iberico sostituisce d’abitudine “n” con “ng”.
Il bello stile delle incisioni richiama quello di un fallo recentemente trovato in Messico (Buchanan, 1976).


Fallo celtico con iscrizione ogam, prima non riconosciuto, trovato a Comporta, Setubal, Portogallo e pubblicato da Dos Santos (1972). L’iscrizione, riportata sulla destra, rec: “S–T R–N”, probabilmente “Sat ron” (fiducia nel seme).


Le moderne radici gaeliche darebbero sath e ronn.
La differenza tra le lettere poligemine r ed n indica una datazione più tarda rispetto alla maggior parte delle iscrizioni del New England, in cui tali lettere sono rappresentate in modo diverso. Possiamo suggerire una datazione al periodo 500–400 a.C.
La faccia incisa del glande mostra incisioni simili a quelle dei menhir fallici, privi di iscrizioni, presso Olmeto (Corsica).

Fallo antropomorfo da Crato, Portogallo, disegno da foto di Dos Santos (1972).
Si vedono le lettere ogam M–G incorporate nelle linee stilizzate d’una bocca e d’un volto. Occorre probabilmente leggere: me–ig (“eretto”).
Falli del Vermont.

Pietra fallica dal sito della Dea Madre, South Woodstock, Vermont, scoperta da John Williams nel 1975, lunga 90 cm ca. L’iscrizione, in lettere grandi ma erose, si legge: IA–S–G L–IA, probabilmente “Uisge Luin” (inseminare la vagina). Prima della scoperta da parte di Williams del fallo corrispondente presso l’altare, si pensava che la pietra rappresentasse un pesce e l’iscrizione era letta come “Iang lia” (pietra–pesce). La mancanza di vocali nelle antiche iscrizioni in caratteri ogam comporta inevitabilmente tali incertezze interpretative, ma qui si è trovato il prossimità il fallo corrispondente, insieme ad una vicina pietra femminile (vagina o yoni).

Iscrizione celtica con caratteri latini B–G, e decorazioni tutt’intorno, da una foto a colori di Dos Santos (1972), di un fallo gigante eretto presso Abelhos, Reguengos de Monsaraz, Portogallo. Si confronti con l’iscrizione ogam B–G del fallo gigante di Pomfret, Vermont (v. figura). Le lettere possono essere interpretate come la parola Bog, “fallo sgorgare”, una sorta d’invocazione ai poteri della natura a promuovere la fertilità maschile.
Si ritiene che questo sia il primo esempio noto d’iscrizione celtica su un fallo gigante, scritta in caratteri latini, e può essere considerata come un esempio molto tardivo, presumibilmente eseguito nei primi tempi dell’Impero romano. La pietra fallica è senza dubbio, però, della stessa antichità di quelli fatti dai costruttori di megaliti.



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