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di Dan Eden, Viewzone
L'APOCALISSE AUSTRALIANA
L'Arcipelago Dampier


La prima volta che ho visitato l’Australia sono rimasto impressionato. La gente di Sydney era estremamente cordiale e fiera del proprio paese. In un pub, dopo aver appreso che Fosters Lager era considerata una brodaglia (come in America la Budweiser) e aver bevuto molte tazze di "roba buona", mi è stato detto che mi sarebbe mancata l’Australia quando fossi partito.
"Resta qui più a lungo possibile, amico. Siamo un paese tranquillo. Noi non abbiamo una storia di guerre o d’imprese militari. Qui tutto è amore".
Ragazzi, che bella prospettiva!
Ma appena vi allontanate dal "tipo medio", comincerete a vedere che il governo d'Australia inizia a somigliare a quello dell’America. Vi è infatti una fazione militante che cerca di imporre la propria volontà sulle persone che amano la pace, anche quando si oppone a tutto bene che s’incarna nel "sottosuolo" e lo fa distinguere da altri paesi aggressivi.
Questo paradosso è esposto in una situazione conosciuta come la "Apocalisse Australiana". Essa riguarda una magnifica collezione di 42 isole e isolotti sulla costa occidentale d'Australia – un arcipelago chiamato Dampier - che contiene la più grande collezione di arte rupestre, comprendente almeno 600.000 petroglifi estremamente antichi e milioni di disegni su pietra risalenti all'ultima era glaciale.
Se questo antico museo della storia umana si trovasse in altri paesi potrebbe essere designato come un sito del patrimonio mondiale, ovvero protetto in un Parco Nazionale. Ma il governo australiano ha scelto di utilizzare questo sito per altri scopi.
A partire dal 1963 e continuamente, sino al 2004, il governo dell’Australia Occidentale ha permesso che queste isole fossero utilizzate per grandi impianti petrolchimici e impianti di stoccaggio, distruggendo in modo definitivo circa un quarto dei petroglifi ed erodendo quelli che restano con residui chimici.
Benché il sito Dampier misuri soltanto pochi chilometri quadrati, vi hanno stipato materiale esplosivo pari a 1.500.000 di tonnellate di TNT, ovvero lo stesso potenziale di 100 bombe pari a quella di Hiroshima!
Secondo i nuovi piani, ai quali la maggioranza degli australiani si oppone, si potrebbero aggiungere ancora 1.800.000 di tonnellate di TNT, o l'equivalente di 120 bombe di Hiroshima!

Materiale esplosivo già collocato nell’impianto di Dampier

* 4 serbatoi di GNL (gas liquefatto), per un totale di 260.000 metri cubi di gas liquefatto.
* 4 serbatoi condensati, per un totale di 324.000 metri cubi
* 1 serbatoio di propano di 52.000 metri cubi
* 1 serbatoio di butano di 65.000 metri cubi
Il GNL è conservato a -161 ° C

Ulteriori proposte per il materiale esplosivo nell’impianto di Dampier

* 2 serbatoi di GNL, per un totale di 320.000 metri cubi di gas liquido.
* 3 serbatoi condensati, per un totale di 120.000 metri cubi.
La potenza esplosiva totale sarebbe pari a quella di 220 bombe di Hiroshima!

"La progressiva distruzione dal 1964 del Dampier Cultural Precinct, il più grande monumento culturale dell’Australia, è senza dubbio il più grave caso di vandalismo attuato sul pianeta nella storia recente. Essa supera la distruzione del patrimonio culturale causata dall’ex regime dei Talebani in Afghanistan".
Robert G. Bednarik, amministratore delegato della Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Arte Rupestre (IFRAO)

Si teme un futuro disastro

La concentrazione di un enorme potenziale esplosivo - equivalente a 220 bombe di Hiroshima - presenta un pericolo potenziale che sconvolge la mente. Gli esperti del settore sostengono che gli impianti di GNL sono sicuri e possono presentare un basso rischio, tuttavia l’esperienza racconta una storia diversa. Nell’area montuosa di Russin, nel sud degli Urali, un’esplosione nel 1989 uccise 575 persone e provocò oltre 700 feriti. Nella Provincia di Chongqing, in Cina, un’esplosione nel 2003 uccise 234 lavoratori e fece 500 feriti. A Skikda, Algeria, un incidente del 2004 provocò la morte di 27 lavoratori e 72 feriti. A Ghislenghien, in Belgio, un incidente del 2004 provocò 23 morti e oltre 120 feriti.
Dato che gli impianti di GNL sono comunemente collocali in zone remote, il danno umano è solitamente contenuto. Ciò che preoccupa i cittadini dell’Australia a Dampier è la possibilità di cancellare completamente l'antica arte rupestre.



Gli antichi tesori di Dampier

In America, il patrimonio culturale risale a circa 400 anni fa, quando sbarcarono i primi pellegrini provenienti dall’Europa. I popoli indigeni, i nativi Indiani d'America, hanno una cultura che risale a circa 10.000 anni per il popolo Clovis. Ma tutto ciò che rimane di queste culture lontane potrebbe essere contenuto all'interno di una scatola di scarpe e si compone di frammenti di carbone e di alcune punte di lancia. Noi non sappiamo praticamente nulla dei loro pensieri o tradizioni - vale a dire ciò che li rende "importanti, unici".
In Europa e in Asia abbiamo una simile scarsità di artefatti risalenti a circa 20.000 anni, che si limitano ad alcuni dipinti nelle grotte e a strumenti di selce. Ma nell’Arcipelago Dampier abbiamo molto di più. Abbiamo arte, disegni o graffiti nella pietra per scopi rituali, educativi e religiosi. La maggior parte non è ancora stata valutata dagli archeologi e rappresenta una dettagliata storia del genere umano, in attesa di raccontare la sua storia.



La zona in cui la maggior parte dei petroglifi si trova è abbastanza piccola e concentrata. Essa misura circa 27 km per 5. L'esame della topografia rivela che queste isole erano originariamente collegate le une alle altre e con l'Australia, in un momento in cui il livello del mare era molto più basso. Gli scienziati stimano che il mare abbia invaso la maggior parte delle pianure circa 6000 anni fa.
Molto probabilmente, il mare ora copre una grande porzione di petroglifi, rendendo i restanti glifi tutto ciò che di più speciale e prezioso rimane per gli storici e archeologi.
Nel 1960 una massicciata con una linea ferroviaria fu costruita per collegare le isole con la riva, ma l'area è rimasta in gran parte non studiata e sottovalutata. Ciò è in gran parte dovuto al fatto che la regione stessa dell’Australia Occidentale di per sé sottopopolata. Gli archeologi che fanno lo sforzo di visitare i siti dei petroglifi sono molto sorpresi dalla varietà, la quantità e l'età di queste antichi immagini.


Un modo di guardare il sito è quello di considerarlo come un antico museo. Prima che l'uomo sviluppasse un linguaggio o un sistema di scrittura, le immagini erano utilizzate per registrare gli eventi ed esprimere le proprie idee. La zona è letteralmente un libro di storia, scritto su roccia, che racconta la storia dell’umanità, che risale all’era del Pleistocene. Alcuni siti hanno da 40.000 a 60.000 anni!


I petroglifi sono realizzati utilizzando una qualsiasi delle tre tecniche seguenti. La più comune è nota come "beccare": una pietra dura è stata utilizzata per colpire la superficie della pietra sedimentaria, dura ma a grana fine. La superficie è di solito di un colore più scuro a causa dell’ossidazione atmosferica, chiamata patinatura, e la roccia sottostante è di un colore leggermente più chiaro, rendendo il petroglifo altamente visibile. Un'altra tecnica è quella di usare una pietra più dura per raschiare la superficie della pietra, rivelando la roccia sottostante più chiara. Il terzo metodo è chiamato "lividi", dove si pesta la superficie con una pietra, la si comprime e si provoca il distacco di particelle, rivelando un colore più chiaro.


La maggior parte delle immagini sono di animali, pesci, uccelli, mammiferi - tra cui alcuni che sono estinti da lungo tempo - e spiriti. Rappresentano leggende, realizzazioni, fantasie e, forse, anche la musica dei primi esseri umani. Alcune delle immagini dei petroglifi ripetono immagini, via via leggermente diverse. Questo rimase a lungo un enigma per gli archeologi, sino a quando non si è capito che si trattava di un antico metodo di animazione. In questo modo, balli e tecniche di caccia possono essere registrati in "passi", che possono essere compresi dallo spettatore.
I primitivi abitanti conosciuti dell’Arcipelago Dampier erano gli Yaburara. Purtroppo essi furono tutti uccisi in un vergognoso massacro durato otto giorni, nel 1868, un episodio buio della storia degli aborigeni, chiamato "Massacro della Schiuma Volante".


Gli uomini moderni sono molto più avanzati con la tecnologia e la scienza, ma a quale costo? I cosiddetti uomini "primitivi" erano persone più in contatto con la natura, la terra e le sensazioni primordiali, in modi che gli uomini moderni hanno dimenticato. Forse quest'arte può stimolare alcuni ricordi archetipi di ciò che significa che l’essere umano è parte della natura, invece di creature che si sono evolute per manipolare e controllare.


Nel 2001 il governo australiano (Australia Occidentale) ha provato a compiere una riparazione, restituendo la terra agli aborigeni, ma prevedeva che essi avrebbero dovuto affittare la terra, per restituirla al governo dopo 99 anni. L'accordo dichiarava anche che il governo australiano poteva fare quello che voleva con la terra e non era tenuto a consultare o chiedere l'approvazione da parte del popolo aborigeno. Tale accordo (Burrup and Maitlans Industrial Estates Agreement) impedisce agli aborigeni di proteggere la loro terra e gli artefatti culturali dalla distruzione.
Gruppi di cittadini australiani più attivi hanno cercato di impedire l'uso a scopo industriale dei terreni, ma sembra che i loro sforzi siano giunti troppo tardi. L'enorme complesso, che contiene la maggior parte dei gas esplosivi e di carburante, è lì per rimanere. Invece, i gruppi si sono impegnati nel tentativo di vietare la futura espansione della zona industriale. Dampier è in una posizione prioritaria nell’elenco dei 100 siti culturali maggiormente in pericolo di estinzione del mondo. Inoltre, la legge australiana sul Patrimonio Aborigeno (art. 18) vieta la distruzione o la rimozione di arte rupestre e tale violazione è stata contestata da entrambe le parti.
Recentemente, la distruzione dei siti di arte rupestre da parte di residui chimici, vapori e sottoprodotti è giunta a conoscenza dell 'UNESCO, che ha dichiarato che questi atti rappresentano una distruzione di un patrimonio culturale internazionale (ottobre 2003). Lo zolfo e l’azoto vanno rapidamente erodendo la patina sulle rocce, erodendo i petroglifi che hanno, sino ad ora, superato decine di migliaia di anni!


Che cosa si può fare? Soluzioni sono state suggerite... come quella di rivestire le rocce con uno strato protettivo di resina, o di spostare le rocce in un luogo più accessibile e meno pericoloso... ma il tempo stringe ed i fondi per tali soluzioni non si trovano. Forse un’ampia documentazione con la tecnologia digitale potrebbe essere un passo immediato per conservare l'arte per futuri studi. Si tratta di un approccio noi, a Viewzone, sosteniamo. Ma noi vogliamo che tu, lettore, ci dica che cosa ne pensi dovrebbe essere fatto. Ti preghiamo di scriverci.
Se si desidera levare la propria voce di protesta contro lo sviluppo futuro, in quanto membri della razza umana, interessati al patrimonio culturale che è conservato in questo sito, si prega di scrivere a:
On. Sen. Ian Campbell
Minister for the Environment and Heritage
Senator for Western Australia
Parliament House, Canberra ACT 2600
T: +61 2 6277 7640 T: +61 2 6277 7640
E: senator.ian.campbell@aph.gov.au

Fonte: http://www.viewzone.com/dampier.html


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