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di Antoine Gigal
ANTICHE COSTRUZIONI A MAURITIUS
Un enorme complesso si rivela intorno alle sette piramidi



Muro gigante che domina la falesia, nel sito del Ponte Naturale, fatto come le piramidi.


Enormi muri di cinta fatti di pietre, un antico sistema viario, lastricato e in parte sopraelevato, piattaforme–promontori con impressionanti rampe che guardano l’Oceano, un imponente sistema idraulico a terrazze, il tutto di fattura simile a quella delle piramidi, sono stati identificati dal mio gruppo di lavoro tra le sette piramidi di Mauritius e l’oceano, insieme a caverne organizzate lungo l’asse nord–sud, e a rocce lavorate, a picco sul mare, come parti d’un medesimo insieme monumentale. Si potrebbe trattare d’un vasto complesso costruito in tempi antichi da una civiltà progredita.
Su una zona d’una decina di chilometri quadrati, da Mare d’Albert (presso le prime due piramidi) sino alla costa, alla plage du Bouchon, passando per Union Vale e le Mares, tra la Plaine Magnien e il Ponte naturale, si trovano chilometri di muri della stessa struttura delle piramidi. A volo d’uccello ci sono circa 5 km tra le Piramidi e il litorale.


Cartina della zona: in alto il sito delle piramidi, il basso il sito dal Soffione (Souffleur), al Ponte Naturale, alla spiaggia del Bouchon.


Le sette piramidi a gradoni sono molto raffinate. Fatte di pietre vulcaniche, su un terreno bene spianato, con rivestimenti di grosse pietre ben intagliate per incastrarsi l’una con l’altra, di circa 20 – 30 cm di lato, e con pietre più piccole di riempimento, senza alcuna malta, con spigoli perfetti, sono visibili con precisione anche nelle foto satellitari.



“Alcune di queste pietre provengono da rocce vulcaniche, ma non laviche, e devono essere state portate qui da qualche altro posto”. Sono piuttosto particolari. Ad esempio, la piramide n°5 è un rettangolo ed è la più alta di tutte, con 13 terrazze. La n°3 è la più larga, coi lati di 26x26m e 11 terrazze, la n°1 ha una scala sino alla piattaforma superiore e la n°2 presenta una pendenza arrotandata, a chiiocciola, la cui curva interna ha dovuto richiedere un lavoro considerevole. La piramide n°2 è costruita su un terreno in pendenza, e la base è stata sopraelevata da un lato per spianarla.


Piramide n°2, in secondo piano la piramide N°1. Si noti il dislivello del terreno.


Base sopraelevata dell’angolo della Piramide per compensare le irregolarità del suolo
(vista dall'alto).


Tutte queste piramidi hanno (o avevano) tracce di cartelli con la scritta “Proteged by National Monument Found”, il che significa che ci fu un’epoca in cui erano riconosciute come monumenti nazionali. Tre di quei cartelli sono scomparsi. L’ipotesi sbrigativa che si possa trattare di mucchi di pietre non regge, di fronte all’occhio di geologi e d’ingegneri. La precisione dei loro spigoli, anche vista dallo spazio, non è quella di cumuli di sassi fatti per sgomberare i campi. Le basi, la compensazione dei livelli del terreno, richiedono calcoli precisi ed una realizzazione molto attenta.
Perché mai costruire sette piramidi in un campo? Lo scopo non poteva certamente essere soltanto quello di conservare l’umidità, come sostiene qualcuno, né per sbarazzarsi delle pietre ingombranti.
Speriamo che queste piramidi possano essere studiate al più presto, in modo rigorosamente scientifico, da gruppi di specialisti, geologi, archeologi ed ingegneri. Diverse università di varie parti del mondo si dimostrano interessate.
C’è un’altra struttura arrotondata a gradoni, sulla quale è stata costruita la capanna d’un guardiano, che potrebbe essere parte dell’insieme.
Nelle foto che seguono, potete vedere quali sono i veri mucchi di pietre accumulati un po’ dappertutto, per confrontarli con le vere piramidi.


Angolo della piramide n°4.


Mucchi di pietre, sull’isola Mauritius.


Per più di due km intorno alle sette piramidi, nella zona dei villaggi della Plaine Magnien, del cimitero della Plaine Magnien e Mahebourg, si trovano massicci muri di cinta costruiti con materiali e tecniche simili a quelli delle piramidi. Muri larghi da 70 a 90 cm, alti da 1m50 a 2m, più larghi alla base che in alto, inclinati a circa 45%. In certi punti la loro larghezza supera i 5 m e su di loro si appoggiano massi enormi, di più di due metri cubi. Il muro lungo più di 600m, lungo la strada che prolunga l’allineamento delle piramidi 1 e 2, attraversa e taglia il villaggio di Mare d’Albert.



Muri a secco, della stessa opera delle piramidi, serpeggiano nella zona, in mezzo ai campi.


Parte superiore dei muri, molto larga e con resti d’altre strutture.


L’inclinazione dei muri ricorda quella dei gradoni delle piramidi. Essi hanno lo stesso tipo di spigoli, costruiti a "v", degli angoli delle piramidi, e talvolta sono sapientemente arrotondati. Non si tratta di semplici divisori tra le proprietà, perché alcuni attraversano dei villaggi ed altri serpeggiano nella campagna, indifferenti alle sistemazioni agricole. Anche la loro larghezza pone delle domande insolubili.



Angolo di muro, simile a quelli delle piramidi, e doppia muraglia inclinata al centro d’una zona abitata, che si ferma all’improvvisto, senza dubbio “cancellata” dal tempo e
dalla civiltà moderna.



Antichi muretti, talvolta doppi, che compensano certe curve e certe pendenze.


Vi sono anche strade lastricate tra le piramidi, con caratteristiche uniche e straordinarie. Sono percorsi piani e regolari, prive di solchi e molto resistenti, benché i camion vi passino continuamente e nonostante le intemperie dei cicloni. Larghe da 2m10 a 5 m, talvolta in rilevato, costruite con tecniche e materiali simili a quelli delle piramidi.



Strade lastricate, presso le piramidi e presso il Ponte Naturale.


Proprio al piede delle piramidi, un ampio lastricato largo 5m 10 (il doppio degli altri), regolarmente pavimentato, va a gettarsi in mare, a Camp Carol. L’abbiamo seguito per più di 2 km. Si tratta d’una strada perfettamente piana, sistemata ai due bordi con file di piccole pietre poste in modo regolare. Più a sud si scorge una vasta rete idraulica, che sfrutta una ricca vena. Il canale principale comincia con un bacino profondo circa 2m, dal fondo fatto di rocce perfettamente lisce. La corrente diventa molto forte dopo 5m e dal collettore escono bolle di gas, ma non si vedono né fango, né pesci o crostacei. A Caro, sulle Mares, c’è un impianto che è ancora usato per coltivare il crescione, a circa 2 km dalla spiaggia.



Muri del bacino principale, della medesima struttura delle piramidi, e scavato nella collina.


C’è un bacino principale lungo 100m e largo 26m, profondo più di 6m, con muri massicci e persino una muraglia inclinata, come quelle delle piramidi. Un insieme di muri imponenti e parzialmente scavato nella collina, che in origine non doveva servire alla coltura del crescione. Nel sito di Caro si trva un’ampia rete di canali e terrazzamenti. Vicino alla spiaggia del Bouchon, il sito di Camp Carol è pieno di muri larghi, sempre costruiti con la stessa tecnica. Un poco più a sud, su uno strapiombo di trenta metri che si affaccia all’Oceano, si trova un muro alto circa 4m e largo, alla base, 2m, che poi sale inclinato a scarpata.



Inizio del muro “serpente” che va in direzione dello strapiombo sul mare.


Il muro serpente diventa più alto, sino a raggiungere il colmo della falesia.


Non solo questo enorme muro rivela le stesse tecniche di cui abbiamo parlato, ma è costruito come un gran trampolino sopra la falesia, verso l’oceano, che termina in un promontorio largo e piatto. Un sito favoloso per un osservatorio. Oggi il sole si leva a sinistra dell’asse terrazza/Oceano, ma un tempo doveva levarsi proprio di fronte. Attualmente non si può più vedere, ma c’era un “doppio tramonto” tra i monti Créole e Lion.


La parte alta del colossale muro ha le pietre disposte come scaglie di serpente. .

Il muro serpente all’inizio, con la sua immagine che corrisponde al nome.



Il trampolino comincia con una pendenza dolce e serpeggia sino a qualche metro dal precipizio. Esso disegna un immenso serpente, del quale la piattaforma terminale costituisce la testa. Sembra che potesse essere il luogo d’un culto solare o della natura.


Il muro s’innalza prima di raggiungere la falesia.


A nord–est della rampa del serpente, vi sono altri due muri paralleli ma rettilinei, che raggiungono il mare. Uno è eroso e parzialmente crollato.


Altro muro gigante che ragigunge il mare.


A 70 m da lì, a nord–est della rampa del serpente, si trova il Ponte Naturale, una doppia arcata che appoggia su un gran pilastro centrale, fatto di pietra vulcanica, sull’Oceano, un tempo proprio di fronte al levar del sole. L’Oceano scaglia ondate contro la falesia e lancia in aria spruzzi ad oltre 30m. La risacca comprime l’aria nella cavità e la fa uscire attraverso due crepe nella volta, sulla piattaforma, con un suono potente. Almeno uno di questi buchi sembra lavorato, perfettamente rettangolare. Sembra un luogo di culto, nel quale le condizioni naturali siano state adattate per ottenere grandi effetti scenografici. I geologi potrebbero esaminare il luogo e dire se l’opera è naturale o modellata da mani umane. Quelli che conosco hanno già ipotizzato, dalle foto, un intervento di modellazione artificiale. Un gran buco nella volta permette la visione dell’arcata. Potrebbero anche esserci dei gradini ed altri particolari modellati dalla mano dell’uomo.


Ponte naturale visto dal satellite: si vede bene il foro ed il suo aspetto geometrico.

Il sito del "Ponte naturale": si direbbe che sia stato spianato.


Ci auguriamo che altri esperti geologi, ed esperti universitari di altre discipline, vengano ad esaminare il sito. Il luogo, che domina il mare, poteva costituire un eccellente osservatorio e luogo di culto.


Il buco presso il Ponte Naturale.


A circa un chilometro e mezzo di distanza, nel luogo chiamato “Le Souffleur” (il soffione), c’è una piattaforma che domina il mare da circa 20m, collegata alla terraferma da una passerella, con un piccolo foro, dal quale la pressione delle onde fa uscire uno spruzzo d’acqua polverizzata, ancor più potente dei precedenti, particules, che si può innalzare sino a 40m quando il mare è agitato, con un rumore di tuono. La roccia piattaforma, vista dall’alto, somiglia al muro del serpente e di conclude anch’essa con una specie di testa. Più a sud, lo stesso disegno si ripete altre due volte.


La testa di serpente del Soffione e – più a sud – altri due disegni simili.

La testa di serpente del Soffioneche sputa il proprio getto d’acqua (foto Ph. Richard).


Inoltre abbiamo trovato tre caverne straordinarie: Una (A) con l’ingresso nella Plaine Magnien, semi–allagata. Un’altra (A’) un po’ più a nord di A, totalemente inondata. Una terza (C) 4km a sud di A, chiamata “la caverna delle rondini”, che il gruppo ha seguito per 70 m sino a dei massi franati, che bloccano il passaggio. Le tre caverne hanno entrate monumentali, a forma d’arco regolare, e sono quasi identiche. Ma soprattutto, all’interno, esse sono immense, larghe più di 20m. La rifinitura di queste grotte non sembra un fenomeno naturale, ma opera della mano dell’uomo (e non di poveri schiavi fuggitivi). Si tratta di vani sistemati con il lavoro umano.
Un rapporto steso dallo speleologo francese François Billon insieme a Philippe Chojnacki, pubblicato nel 1993 dopo un reportage della rivista “Week-end magazine”, aveva proposto di studiare e salvaguardare queste caverne, ma la cosa rimase senza seguito e i luoghi sono soggetti a degrado.
Una quarta caverna (B) dovrebbe esistere presso il campo sportivo di Plaine Magnien, ma sarebbe stata chiusa per ragioni di sicurezza. Ce ne sarebbe anche una quinta (D) dalle parti di Caro Cresson, ma non ne conosciamo esattamente l’ubicazione. Secondo la gente del luogo, le caverne A, A’, B e C sarebbero collegate tra loro da un sotterraneo lungo più di quattro chilometri.



Ingresso della caverna, con un antico muro che termina proprio sul bordo, in forma arrotondata.


In ogni caso, muri di forma arrotondata terminano proprio sulla soglia di alcune caverne, e dimostrano che muri e caverne potevano far parte dello stesso complesso.
A 50 m dalla piramide n°2, alla quale si sale per una scala a chiocciola, c’è una cinta quadrata della stessa fattura, con al centro un piccolo sarcofago moderno, di calcestruzzo. La gente dice che è la tomba di Mr Kissoon. Peccato che quest’uomo non ci sia più, per spiegare perché abbia scelto quel luogo per mettere il sarcofago. Contro uno dei muri di cinta c’è una vecchia pietra con l’incisione d’un labirinto di cerchi concentrici, e lo stesso segno si ritrova a più riprese nei pressi del Ponte Naturale.


Tomba di Mr Kisoon e pietra del labirinto.


Tutto questo complesso monumentale costituisce un’opportunità formidabile per i Mauriziani, per collegarsi ad un passato straordinario dimenticato e al mondo intero, perché altre piramidi di questo tipo si trovano alle Canarie, nell’isola di Tenerife, e in Sicilia.
Quali legami ci possono essere tra tali civiltà, quali percorsi di navigazione antica rivelano?
Molte domande richiedono un esame scientifico accurato, ma soprttutto sono necessarie misure urgenti di salvaguardia. Continueremo a sollecitare e a diffondere le ricerche degli esperti.
In ogni caso, invitiamo tutti coloro che leggeranno quest’articolo a non esitare a venire, per constatare di persona il mistero e l’aspetto monumentale di queste strutture.

© testo: Antoine Gigal
© foto: Rémy De Saint Simon & Selva Gunness
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