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di Alberto Arecchi
I MISTERI DELLE PIRAMIDI CINESI
Grandi e piccole, centinaia di tombe di re e di regine


Gli Egizi, nel Papiro di Rhind, chiamavano la piramide per–em–us, “ciò che va su”. Il termine greco pyramìs indicava la torta di grano, con probabile riferimento alla forma dei monumenti faraonici. Pitagora e Platone la includevano tra i solidi mistici, insieme al cubo (cifra di solidità e idolo dell’elemento terra), alla sfera (segno d’aria) all’icosaedro (l’acqua) e al dodecaedro, sintetica cifra dell’universo. Con la sua rastremata dinamicità, simile alla fiamma, la piramide era l’anima del fuoco. Gli analisti dei simboli l’interpretano come collina sorgente dalle acque primordiali, involucro della vita e macchina perfetta per conservare l’esistenza, tumulo regale per i sovrani eletti all’immortalità. Nel modello terrazzato, come la ziggurat di Ur, in Iraq, qualcuno ha ipotizzato che la piramide fungesse da piattaforma d’atterraggio per gli dei, che nell’edicola della sommità si riposavano, prima di scendere nel tempio per la ierogamia, le sacre nozze di esseri divini con gli umani. Secondo i Greci, invece, era cattedra e laboratorio d’astronomia, una scienza in cui i Mesopotamici erano maestri.
La piramide, montagna sacra ma anche tumulo composto con materiali di varia natura, deposti ordinatamente l’uno sopra l’altro, sino a conseguire una certa stabilità, è nata come la forma più ovvia, concepibile da qualsiasi società umana, per costruire un monumento che aspiri al cielo ed all’eternità. Ogni piramide rappresenta la montagna sacra e collega, come un ponte tra due dimensioni, la terra con l’universo. Se ne trovano perciò sotto ogni cielo, in ogni tipo di cultura, antica o moderna. Le controversie interpretative e le interpretazioni esoteriche vertono sulla forma (piramidi geometricamente “pure” o piramidi a gradoni), sui materiali impiegati (distinzione tra tumuli, realizzati con terra o altri materiali “impastati” e piramidi di pietra tagliata), infine sui tipi d’intervento (piramidi interamente “costruite” o modellate a partire da rilievi naturali). La stessa tradizione dell’antico Egitto spazia su tutti e tre questi elementi, senza identificare i caratteri di una “piramide pura”. Non possiamo identificare una linea di distinzione, ad esempio, tra la piramide e il tumulo sepolcrale (a meno che il tumulo abbia forma conica, come in gran parte dell’area sahariana e nelle tradizioni etrusco–romane). Terremo presenti tali elementi nel presentare la storia, la tradizione e la caratteristica delle antiche piramidi cinesi.

Antico Egitto, America, Asia
La piramide di Khufu (Cheope), che è la maggiore tra quelle di Giza, misura 147 metri d’altezza e 230 di lato, contiene due milioni e mezzo di massi calcarei per un peso di sei milioni di tonnellate, ed è l’unica sopravvissuta delle sette Meraviglie del mondo antico. L’inclinazione delle sue facce ricorda l’obliquità dei raggi solari che scendono dalle nubi: il manufatto sarebbe una scala tra la Terra e il Cielo. Il perimetro di base è uguale alla circonferenza avente il raggio pari all’altezza. I mistici sentono fremere in quelle pietre la quadratura del cerchio, la convergenza alchemica dei quattro elementi. Laddove svetta una piramide, magia e mistero imperano.
I precolombiani scrutavano le stelle per motivi religiosi e pratici. Le loro piramidi culminavano con una piattaforma che ospitava un tempio, un altare sacrificale o un osservatorio. I Moche ammassarono cinquanta milioni di mattoni di fango per costruire i cinquanta metri d’altezza della Huaca del Sol, a cinque chilometri da Trujillo, in Perú, la più massiccia piramide a gradoni d’adobe dell’America meridionale, affiancata dalla Huaca de la Luna.
Ad Angkor Wat, nella Cambogia khmer, nel mausoleo di Suryavarman II – Paramavishnuloka (sec. XII d.C.), le cinque torri piramidali rappresentano Menu, la montagna sacra, solido di cristallo di rocca, rubini, lapislazzuli e puro oro, emerso dall’oceano del cosmo, come dimora del pantheon hindu.


Angkor Wat.


La tradizione delle piramidi dell’impero cinese
Molte piramidi furono avvistate da stranieri in territorio cinese, sin dai primi anni del 1900. Nel 1912, i due australiani Fred Meyer Schröder ed Oscar Maman compirono un viaggio nella provincia dello Shaanxi. Erano commercianti di tabacco e candele, ma fornivano anche armi ai Mongoli. In quei territori di frontiera li guidava un monaco, Bogdo (‘l’unico’), il quale annunciò che avrebbero incontrato delle antiche piramidi. Egli stesso non le aveva mai viste, ma sapeva che dovevano esisterne sette intorno all’antica città di Sian–Fu. (1)
“Montagne alte come il cielo. Non sono ordinarie sepolture, solo imperatori o imperatrici possono essere sepolti là”.
Schröder stimò che la maggiore fosse alta 300 metri, con i lati di 500 metri. Si trattava della piramide più grande del mondo, alta il doppio della Grande Piramide di Giza, con un volume venti volte superiore. Entrambe, inoltre, hanno le facce rivolte alle direzioni nord–sud ed est–ovest.
“Sembra che anticamente fossero rivestite di pietre, che poi sono scomparse. Solo poche pietre rimangono verso la cima. La piramide è fatta di terra ed è fiancheggiata da burroni giganti. Ecco perché i rivestimenti di pietra caddero e si persero. Ora i lati sono in parte coperti d’alberi e cespugli, tanto che sembra una collina naturale. Abbiamo fatto il giro intorno alla piramide, senza scoprire scale, né aperture”. Bogdo li convinse che la piramide avesse almeno 5000 anni, perché tutte le più antiche scritture dicevano che le piramidi erano opere ‘antiche’.
Esistevano testimonianze storiche dell’esistenza delle piramidi cinesi. Qin Shi Huang (noto anche come Ch’in Shih Huang, nato con il nome di Ying Zhèng, 260–210 a.C.), fu il primo imperatore della dinastia Qin (secondo la traslitterazione Pinyin oggi in vigore; secondo la traslitterazione Wade–Giles – in vigore sino al 1958 – anziché Qin si scriveva Ts’in). (2)


L’imperatore Qin Shi Huang (260–210 a.C.).

Lo storico Sima Qian (145–85 a.C.).


Due considerevoli opere letterarie furono composte sotto gli Han, per metà trattati storici, per metà compendi enciclopedici: Shi Ji (Che–ki, Memorie d’uno storico) di Sima Qian (Sseuma Ts’ien, 145–85 a.C.) e la Storia degli Han, di Side Kou (32–92 d.C.). Sima Qian scrisse che il primo imperatore unificò la Cina e distrusse tutti gli scritti delle epoche precedenti, come segno di nascita d’una nuova era. Si salvarono soltanto alcuni antichi libri, presso i templi taoisti. Egli cambiò drammaticamente la società cinese, nel 221 a.C. mise fine alle lotte feudali dei “regni combattenti” e unificò il Paese. Intraprese la costruzione della Grande Muraglia, perché un oracolo gli aveva predetto un attacco di barbari contro la Cina. Era ossessionato dalla ricerca dell’immortalità. Visitò tre volte l’isola di Zhifu, nello Shandong, dove si diceva esistesse una montagna dell’immortalità, e inviò uno degli isolani, Xu Fu, a cercare la leggendaria terra di Penglai, dove dovevano vivere gli immortali. Secondo la leggenda, Xu Fu e i suoi compagni non tornarono mai dall’imperatore; anzi, temendone la furia, si rifugiarono in Giappone.
Dal 1974 l’Imperatore Qin Shi Huang ha raggiunto a modo suo l’immortalità, con un’eco mondiale di fama e popolarità, dopo la scoperta del suo mausoleo sotterraneo, contenente oltre 6.000 statue di guerrieri di terracotta (si dice che siano oltre 8.000).
Qin Shihuang ordinò a 700.000 uomini di costruirgli una piramide a Lin–t’ong, tra Hnan e Si–ngan. Egli cercò l’immortalità sotto una piramide di terra compressa, alta più di cento metri (oggi dimezzata dall’erosione), con i lati lunghi mezzo chilometro.
Dopo avere accumulato nella piramide grandi tesori, fu deciso di seppellire in essa anche gli architetti e gli operai, perché non ne rivelassero la posizione, e si piantò vegetazione sui fianchi della piramide, per mimetizzarla e farla somigliare ad una collina naturale. La favolosa camera sepolcrale, che le cronache dicevano circondata da un canale in cui scorre bronzo fuso, è tuttora ignota. Può giacere centinaia di metri più sotto, forse in una piramide capovolta. Secondo Sima Qian essa sarebbe protetta da canali sotterranei, in cui scorre piombo o bronzo fuso, e nel suo soffitto, dipinto come il cielo, gemme incastonate brillerebbero come costellazioni alla luce di lampade eterne, mentre rigagnoli di mercurio scorrerebbero, simulando i fiumi e l’oceano, in un immenso modello dell’Impero. Contro coloro che avessero violato il sepolcro c’erano trappole automatiche con archi armati, a tiro automatico, e “spiriti maligni”. Questo autorizzerebbe la reticenza degli archeologi cinesi: non esiste ancora una tecnologia di scavo sicura per l’esplorazione.
Narra una leggenda che la tomba del primo imperatore fosse protetta da una porta che non poteva essere infranta da spade di ferro, perché le attraeva magneticamente. In un’enciclopedia compilata in Cina nel 1406 è scritto che anche le porte d’un vicino palazzo erano fatte di materiale magnetico. “I guerrieri con armature di ferro erano trattenuti o attratti e non riuscivano a passare attraverso di esse”. Gli scienziati hanno cercato di scoprire l’origine di quella pietra magnetica. Tai Li–Chi, dell’Istituto di Ricerca del Ferro e dell’Acciaio di Beijing, riferisce che un suo collega ha scoperto che le sabbie del fiume Wei, che passa da Sian, sono costituite da un materiale ferritico, con buone proprietà magnetiche. Tai ha analizzato le sabbie ed ha scoperto che contengono magnetite ed altri ossidi magnetici. “La qualità di questi materiali non è inferiore agli ossidi sintetici che si usano nella manifattura della ferrite, nell’industria moderna”, egli ha detto, ma ha aggiunto: “non abbiamo trovato nessuna prova diretta che questa sabbia magnetica fosse usata in tempi antichi”. Tuttavia, la conoscenza delle proprietà delle sabbia fluviali potrebbe aver dato origine alla leggenda delle porte calamitate.


Victor Ségalen (1878–1919).


Il francese Victor Ségalen (1878–1919) misurò nel 1913 l’altezza della piramide principale, tra quelle da lui trovate: 48 metri, su cinque terrazzamenti. Il lato misurava 350 metri, 120 metri più della Grande Piramide di Giza, in Egitto. Con un volume di 1.960.000 metri cubi sarebbe la quarta piramide più grande del mondo, dopo quella di Cholula, Messico, e le due piramidi maggiori di Giza. La missione Ségalen trovò altre piramidi e tombe lungo il fiume Wei, databili al periodo Han, epoca successiva all’Imperatore Qin Shihuang.
(V. Ségalen , L’Art funéraire à l’époque des Han, in Mission Archéologique en Chine, 1914).
Nel 1920, lo storico Henri Cordier scrisse: “L’antico passato della Cina è grande, ignoto sia a noi, sia alla sua stessa popolazione, ma viene svelato a poco a poco, come è stato per l’Egitto. C’è voluto molto tempo per scoprire edifici, pietre erette ed altri monumenti che non erano menzionati dagli storici cinesi come elementi della loro storia”. Gli antichi tesori di un’importante civiltà sono poco conosciuti. Il paese più grande del mondo era, ed è ancora, in gran parte da scoprire. Sembra ad esempio che altre piramidi si trovino nel deserto di Gobi, ma è una zona assolutamente proibitiva per condurre ricerche.
Apriamo la nostra rassegna con la cosiddetta Piramide Bianca, avvistata da James Gaussman e resa celebre dall’omonimo libro di Hausdorf. Nella primavera del 1945, alla fine della seconda Guerra Mondiale, James Gaussman, pilota dell’US Air Force, era in volo di routine tra l’Annam (India) e il Chongqing, nel Sichuan cinese. Tutto cominciò con una perdita di potenza del motore. “Virai per evitare una montagna – dichiarò l’aviatore nel suo rapporto – e ci trovammo a sorvolare una bassa vallata. Proprio davanti a noi c’era una gigantesca piramide d’un bianco abbagliante, che sembrava uscita da un racconto di fate. La superficie sembrava di metallo, o d’una pietra molto chiara. Era di un candido immacolato su ogni lato. La cosa più incredibile era la punta, enorme, di un materiale simile ai gioielli, probabilmente cristallo. Rimanemmo sbalorditi dall’immensità dell’oggetto. Io e il navigatore volevamo atterrare, ma non c’era spazio per farlo”. Gaussman volò per tre volte intorno alla struttura e la fotografò. “Non c’era nulla intorno, solo quella piramide in mezzo al nulla. Penso che sia molto antica. Chi può averla costruita e perché? Che cosa contiene?”
Così la Cina entrava nel club dei Paesi possessori di piramidi e nell’almanacco dei misteri culturali e archeologici. La maggior parte delle piramidi cinesi si trova nel raggio di 100 km dalla città di Xi’an, nelle pianure di Qin Chuan, nella provincia dello Shaanxi (Cina Centrale). Il rapporto dell’aviatore americano rimase lettera morta e gli uffici lo archiviarono insieme ad una sbiadita foto allegata. Qualcuno pensa che il racconto del pilota James Gaussman si basasse in realtà sull’esperienza del colonnello Maurice Sheahan, direttore per l’Estremo Oriente delle Trans World Airlines.


La foto aerea del 1947 della Piramide Bianca.

Una delle prime foto zenitali.


Il 28 marzo 1947, il New York Times pubblicò la notizia che il colonnello Maurice Sheahan, esperto aviatore, aveva visto e fotografato, tra gli impervi picchi dei Quin Ling, un’ottantina di chilometri a sud–est di Xi’an, nello Shaanxi, cuore della Cina, una piramide perfetta, altra 300 metri e di 450 metri di lato: misure tali da ridicolizzare i sepolcri dei Faraoni. Due giorni dopo, fu pubblicata la bufala del Los Angeles Daily Express: una fantomatica istantanea, che mostrava una piramide tronca, emergente da una pianura apparentemente deserta. Era la Moby Dick di Gaussman? Pochi giorni dopo la pubblicazione, l’Associated Press ricevette una lettera dalle autorità della provincia di Nanking, che affermava: “L’esistenza di tal tipo di piramidi non si appoggia sull’evidenza”. Sheahan aveva scambiato lucciole per lanterne? Ora è noto che la piramide della foto era il Mausoleo Maoling dell’imperatore Wu, della Dinastia Han, che si trova nei pressi della città di Xi’an.
Nonostante le smentite, l’esistenza di quelle tombe a piramide era nota agli studiosi occidentali ben prima del 1947. Poco tempo dopo l’articolo del New York Times, la rivista Science News–Letter (poi diventata Science News) pubblicò un breve articolo che diceva: “Le piramidi cinesi di quella regione sono fatte d’argilla e di fango, sono più simili a tumuli che non alle piramidi d’Egitto, e sono rari i viaggiatori che passano in quella zona. Gli studiosi americani che vi sono stati pensano che si sia esagerato, stimandone l’altezza a 1000 piedi (300 m), più del doppio delle piramidi egizie, poiché la maggior parte dei tumuli cinesi di quella zona presenta un’altezza ridotta. Il luogo, 40 miglia (64 km) a sud–ovest di Sian, si trova in un’area di grande importanza archeologica ma, sino ad ora, poche di quelle piramidi sono state esplorate”.
(The Science News–Letter, Vol. 51, No. 15. (Apr. 12, 1947), pp. 232–233).
L’archeologia ufficiale di Pechino ha sempre smentito con orrore accademico l’esistenza di piramidi. “Abbiamo templi, pagode e pinnacoli. Quelle che sembrano piramidi sono tumuli imperiali!” è stata la ripetuta, monotona, coerente rettifica.
Il rapporto e la foto di James Gaussman riaffiorarono nel 1983 sulle pagine del libro “The Bridge to Infinity” di Bruce Cathie, un ufologo neozelandese che voleva dimostrare come la Terra fosse una colonia di pacifici conquistatori astrali.
Bruce Cathie riferì che un membro dell’Ambasciata cinese l’aveva informato in forma ufficiale che non esisteva nessuna piramide nella provincia dello Shaanxi: “Ci sono alcuni tumuli (colline di sepoltura), ma non piramidi”. Una lettera indirizzata a Cathie dalle autorità cinesi, datata 1 novembre 1978, confermava che “le cosiddette piramidi erano tombe degli imperatori della dinastia occidentale Han”.
Infine la piramide più interessante, sita a Pazyrik e detta “Kurgan V”. All’interno sono stati rinvenuti gioielli, strumenti musicali, cibo, una mummia di donna ed una di uomo di tipo europeo, in eccellente stato di conservazione. Esiste qualche connessione con le piramidi mesoamericane? Hartwig Hausdorf visitò personalmente i siti e si convinse che le piramidi cinesi fossero assolutamente identiche a quelle messicane.
Le foto satellitari mostrano chiaramente l’esistenza d’almeno sedici piramidi negli immediati dintorni della città di Xi’an, l’antica Sian–Fu, che oggi conta più di sei milioni d’abitanti ed è molto più antica di Pechino (Beijing). Un tempo era la capitale dell’Impero ed era considerata l’ombelico della civiltà cinese. Nella regione le piramidi sono un centinaio e oggi sono visitabili, aperte al pubblico, come conferma Chris Maier, uno dei massimi esperti del campo, sfatando la leggenda che le autorità cinesi cerchino d’occultare la storia e abbiano messo sotto chiave proprio i siti delle piramidi. Anzi, il turismo in questa regione è decollato grazie alla scoperta, nel 1974, dell’Armata di Terracotta, sepolta a guardia dell’Imperatore Qin Shi Huang.





Le piramidi della regione circostante la città di Xi’an.



Le piramidi cinesi sembrano promettere ancora molte sorprese. I ricercatori lavorano sulle riprese satellitari. Le piramidi sono ubicate a nord di Xi’an e il particolare appare intrigante, visto che il colonnello Sheahan collocava la sua a sud, dove pare che le strette vallate dei Quin Ling non possano ospitare i tumuli giganteschi… ma non è detta l’ultima parola! Il computer elabora le loro disposizioni planimetriche e si scopre che, sovrapponendo le sagome dei tre giganti di calcare di Giza, delle piramidi di Teotihuacan in Messico e di un gruppo di manufatti di Xi’an, il disegno coincide, con un ghiotto particolare: l’orientamento delle piramidi egizie rispetto al Nilo è lo stesso delle consorelle cinesi sulle acque del fiume Wei He.
Rimarrebbero molti interrogativi, a chiedere risposte: a che cosa servivano quei monumenti? Erano tombe, osservatori astronomici? La similitudine delle loro forme è un caso? È possibile che popoli tra loro lontani abbiano sviluppato autonomamente questo genere di costruzioni? Hanno avuto contatti con altre civiltà? I draghi volanti cosa sono? Invenzioni? È un caso che le immagini di rettili siano ossessivamente presenti in molte culture (Maya, Egizi, Mesopotamici, Indiani)? Un progetto unificato, planetario? Di chi? Di gente che veniva da lontano, secondo alcuni, perché quegli allineamenti sarebbero ben riconoscibili come la cintura di Orione nella notte. Stargate? Perché no? Forse le piramidi sono i ciottoli di qualche Pollicino del cosmo che non voleva smarrire la strada di casa. Quanto alla piramide bianca, rileggiamo le parole di uno che di Cina se ne intendeva.
“Qui à una terra molto salata, e fannone grandi monti, e ‘n su questi monti gittano molt’acqua, tanto che l’acqua vae di sotto. Poscia quest’acqua fanno bollire in grandi caldaie di ferro assai, e quest’acqua è fatta sale, bianca e minuta. E di questo sale si porta per molte contrade”.
(Il Milione, di Marco Polo, cap. 128: Della città di Ciaglu, in Catai).
Il ricercatore tedesco Hartwig Hausdorf scattò diverse fotografie delle piramidi cinesi nel 1994, durante un viaggio attraverso la Zona Proibita nella provincia cinese dello Shaanxi. Atterrò con un gruppo d’amici all’aeroporto di Xi’an e, mentre si dirigeva in auto alla città, vide lungo la strada una piramide, riscoperta da pochi anni, con lo spostamento dell’aeroporto e la costruzione della nuova strada di collegamento. Tra il marzo e l’ottobre 1994, Hausdorf scalò una piramide e ne poté contare altre venti, tutte nei dintorni. “Fu impressionante: in marzo il tempo non mi permise di vedere quelle piramidi, mentre in ottobre era molto limpido e ne vidi la maggior parte”.
Hausdorf ha scritto diversi libri, in particolare: “The White Pyramid”, “Satellites of the Gods” “Pyramids in China”, “The Chinese Roswell”; in italiano ha pubblicato “Incredibile ma vero – Fatti misteriosi e realtà inspiegabili del nostro mondo, ed. Armenia, 2007”. Egli sostiene che: “Vi sono oltre cento piramidi, costruite col fango, che nei secoli si è indurito sino a farle sembrare fatte di pietra. Alcune sono state danneggiate dall’erosione o dai lavori agricoli. Una è grande come la piramide del Sole di Teotihuacan in Messico (all’incirca come la Grande Piramide di Giza). La maggior parte hanno la cima appiattita e qualcuna ha un piccolo tempio sulla sommità. Esiste una piramide di pietra a Shandong, ma è alta poco più di quindici metri. Alcune presentano le proporzione ‘auree’”.
Hausdorf non si stupiva che l’esistenza di quelle piramidi fosse ignota al grande pubblico: “La Cina ha ancora molti misteri e persino la popolazione locale spesso non ne sa nulla. È stato un piccolo miracolo che io abbia ricevuto il permesso di entrare in alcune aree proibite. Godevo di qualche privilegio, perché visito regolarmente la Cina con gruppi di turisti. Nel 1993 m’incontrai con Chen Jianli, un avido ricercatore della storia del suo paese, il quale mi assicurò che mi avrebbe garantito alcune aperture presso il Ministero del Turismo. Così, nel marzo 1994 potei visitare alcune aree proibite nella provincia dello Shaanxi. Distribuii alle persone giuste alcune copie del mio libro in tedesco, “Die Weisse Pyramide” (La Piramide Bianca). Parlai ad archeologi che in principio negavano l’esistenza delle piramidi, ma alla fine riconobbero che esse esistono. Fui felice quando mi diedero il permesso di ritornare negli stessi luoghi, nell’ottobre 1994: non me l’aspettavo, ma per fortuna doveva accadere. Dopo decenni di chiacchiere, qualcuno doveva pur fare luce su questo quadro”.






Le piramidi della regione circostante la città di Xi’an.



Nel marzo 1994 Hausdorf incontrò il Professor Feng Haozhang, illustre membro del circolo accademico di Beijing, il suo assistente Xie Duan Yu ed altri tre colleghi. Essi negarono l’esistenza delle piramidi, che non erano altro che tumuli sepolcrali, sino a che Hausdorf non mostrò loro tre foto di tre diverse piramidi. Hausdorf descrisse l’incontro: “Fu come se fossi entrato in un alveare. Le mie foto del marzo e dell’ottobre 1994 sono la prova che la fa finita con cinquant’anni di chiacchiere. La maggior parte degli scienziati ha negato l’esistenza delle piramidi in Cina ma, se qualcuno lo fa ancora, mostrategli le mie fotografie”.
Hartwig Hausdorf parla d’un colloquio avuto col Professor Wang Shiping, il quale riteneva che le piramidi presentassero un allineamento astronomico e potessero essere datate al periodo 1500–500 a.C. Resoconti di quel tempo parlano d’imperatori che non erano di questa Terra e sarebbero scesi dal cielo su draghi metallici volanti. Perciò Hausdorf ritenne che in un lontano passato un UFO fosse caduto nella zona, che egli definisce “la Roswell cinese”. Secondo Hartwig Hausdorf il silenzio sulle “piramidi” sarebbe stato il frutto di un’operazione di “cover–up” imbastita dal governo cinese, per tenere lontani gli studiosi dalla zona, utilizzata dai Cinesi per lo sviluppo d’un programma spaziale segreto. Secondo lui, nella regione ci sarebbe anche un gran numero di tombe con strani scheletri di umanoidi, dalle grandi teste, con quattro piccole gambe alte solamente una decina di centimetri. Ai lati delle ossa, un gran numero di dischi di granito, con strani geroglifici che sarebbero stati tradotti e rivelerebbero che un UFO cadde circa 12000 anni fa. Leggende locali ricordano “esseri brutti, giallastri e dal colore scuro, con grandi teste, che caddero dal cielo molto, molto tempo fa”.

Principali gruppi di piramidi–tumuli del territorio cinese
* Le piramidi–tumuli dello Shaanxi costituiscono il gruppo più numeroso. La maggior parte di esse sta in un raggio d’un centinaio di chilometri intorno a Xi’an, antica capitale della Cina (con Luoyang, sita nello Henan). Circa settanta imperatori ebbero qui la loro residenza principale; le tombe regali e aristocratiche, con la tipica forma di tumuli, sono numerose, molte sono ancora da scoprire e la maggior parte da esplorare.


Tomba di Xia.


o Il mausoleo dell’imperatore Qin, primo imperatore della Cina.
o Maoling presso Xianyang, sito delle tombe dell’imperatore Han Wudi (156–87 a.C.), della Dinastia Han, e di alcuni membri della famiglia reale e della corte.
o I diciotto mausolei degli imperatori Tang, nella valle della Wei, a nord dei monti Qinling. Alcuni di questi sono tra i maggiori mausolei cinesi, come quello di Qianling, tomba comune dell’imperatore Gaozong e dell’imperatrice Wu Zetian; si tratta d’una collina naturale, modellata dall’uomo per darle una forma regolare.
o Tumulo di Huangdi, a Qiaoshan, nel distretto di Huangling (Yan’an). Si pensa che il tempio in cui, sin dal sec. VII, il “padre della civiltà cinese” è oggetto d’un culto ufficiale, restaurato sotto i Ming, sia stato costruito al di sopra del suo stesso tumulo funerario, ma non si è fatto alcun tentativo per verificare tale asserzione.
* Piramidi–tumuli dello Shandong
o Tumuli dei duchi Tian di Qi presso Zibo. Due tumuli presso il monte Dingzushan sarebbero, secondo la tradizione, le tombe dei duchi Huan e Jing dei sec. VII e V a.C., ma gli archeologi contemporanei pensano piuttosto che essi appartengano ai sovrani del sec. IV a.C., il conte Yan e il duca Huan del clan Tian. Altri quatto tumuli si trovano presso il monte Nanshan e sarebbero i mausolei dei duchi–re Wei, Xuan, Min e Xiang del sec. III a.C. I tumuli sono orientati, a nord vi sono altre tombe che si pensa siano di regine e di ministri.
o Tumulo di Shaohao ad est di Qufu. Benché l’identità precisa del suo proprietario sia incerta, è considerato da gran tempo come la tomba di quel re leggendario e comporta sin dal sec. XI un tempio in cui gli si rende un culto.
* Piramidi–tumuli del nord–est (Jilin, Liaoning, Mongolia Interna)
o La piramide in pietra di Zangkunchong (secondo la pronuncia coreana) o Jiangjunzhong (in mandarino) è la più conosciuta delle tombe del regno coreano del Koguryo, situate sul territorio cinese. Ricordiamo ancora, con essa, l’intero gruppo delle “Città Capitali e Tombe dell’antico regno Koguryo”, Patrimonio dell’Umanità.
o Piramidi e tumuli attribuiti alla cultura di Hongshan (4700–2900 a.C.)
* Tumuli funerari e piramide (di funzione ignota) del sito di Niuheliang, scoperti nel 1981 ai confini del distretto di Jianping (Chaoyang, ovest del Liaoning). Nei pressi si trovano vestigia d’aree e costruzioni di culto, contenenti effigi femminili. Niuheliang è sulla lista delle candidature al patrimonio mondiale.
* Piramide di Sijiazi, scoperta nel 2001 nella Mongolia Interna, un chilometro a nord della città di Sijazi, sul territorio della tribù Aohan, vestigio della cultura Hongshan. Alla sua sommità si trovano tombe e un altare.
* Piramidi–tumuli del nord–ovest
o Tumuli del regno tangut degli Xixia, situati presso Yinchuan nel Ningxia (Cina nord–occidentale); si contano 204 tombe a forma piramidale, 9 delle quali sono di re.








La piramide a gradoni di Jangjunzhong.



Piramide costruita 5000 anni fa nella Mongolia Interna
Nel luglio 2001 il giornale cinese People’s Daily annunciò il ritrovamento d’una piramide a tre gradoni, risalente a 5000 anni fa, nella Cina del Nord (regione autonoma della Mongolia Interna). La piramide, che da lontano appare come una collina di forma trapezoidale,si trova su un’altura, un chilometro a nord della città di Sijiazi, nel territorio di Aohan. La sua base è lunga circa 30 metri e larga 15. È considerata la piramide meglio conservata tra quelle trovate sino ad oggi nella regione, costruite nel periodo della Cultura Hongshan, come ha detto Guo Dasun, l’archeologo che ha diretto gli scavi, ed ha aggiunto che la maggior parte di questi ritrovamenti è unica nel suo genere e aiuterà a far luce sulle origini della civiltà cinese.
Vi sono sette tombe ed un altare sulla cima della piramide. Gli archeologi hanno trovato una quantità di pezzi di vasellame con il “carattere ad asterisco” stampigliato all’interno. Si pensa che si tratti di riferimenti alle conoscenze astrologiche dell’antica popolazione locale. In una delle sette tombe sono stati trovati un flauto d’osso, un anello d’osso. In un’altra tomba è apparsa la statua a grandezza naturale d’una divinità femminile. Gli archeologi sono rimasti stupiti dal simulacro di un organo genitale di pietra, della grandezza d’un palmo, ritrovato all’interno d’una tomba insieme ad una statuetta di pietra della stessa Dea.

Piramide di 3000 anni nella Cina del Nord–Est
Il giornale China View ha pubblicato nell’agosto del 2006 la notizia che archeologi cinesi avevano scoperto un gruppo d’antiche tombe a forma di piramidi, di 3000 anni fa, nella città di Jiaohe, nella Provincia di Jilin, in Cina. Le tombe coprono un’area di 500.000 metri quadrati (1.000 di lunghezza per 500 di larghezza), e sono state scoperte per via dell’erosione, che ha fatto scivolare una parte della montagna, rivelandone l’esistenza. Sei tombe più piccole sono state portate via dall’erosione e non è rimasta traccia né delle loro dimensioni né del loro aspetto, ma la tomba principale, sul lato sud della montagna, mostra chiaramente il proprio profilo piramidale a tre piani.
La cima della piramide è uno spiazzo rettangolare di circa 50 m per 30, grande come un campo da basket, sovrastato da un’ulteriore piattaforma di forma ovale, di circa 15 m per 10 m. La tomba era fatta di pietra e argilla, estratte dalla collina stessa, impastate in una sorta di calcestruzzo.
Sulla piattaforma superiore c’era un sarcofago di pietra, circondato da quattro lastre e con un coperchio di granito. Sembra che fosse il sepolcro del re di un’antica tribù, secondo gli esperti dell’Istituto di Ricerca Archeologica Jiaohe. Un complesso di antichi attrezzi domestici e per la caccia, tra i quali un coltello di pietra ed un’ascia, così come vasellame di bronzo e di terracotta, sono stati trovati nel sarcofago ed in altre sei tombe più piccole. La scoperta fornirà elementi atti a studiare le antiche usanze funerarie e la struttura delle tombe e la cultura etnica in questa zona. Le tombe fanno parte del sito archeologico culturale di Xituanshan, datato a 3000 anni fa, al periodo dell’Età del Bronzo cinese. Gli scavi delle rovine di Jilin iniziarono nel 1950.

Tombe Xia dell’Occidente
Questo gruppo di tombe include nove mausolei appartenenti alla famiglia imperiale e 207 tombe dei dignitari e ministri, che circondano gli stessi mausolei. In questo caso, più che a piramidi, le grandi tombe somigliano a tumuli con piante circolari. Il sito, studiato in anni recenti, si trova tra le selvagge montagne di Helan, nella Regione autonoma di Ningxia Hui, Cina occidentale, sede d’una civiltà misteriosamente scomparsa. Le tombe coprono un’area di 40 chilometri quadrati, una trentina di chilometri ad ovest di Yinchuan, la capitale della Regione, presso il Passo Gunzhong.


Tumulo tangut degli Xixia.

La foto della pretesa “piramide metallica” di Baigong.



La piramide a gradoni di Jangjunzhong (Zangkunchong)
La piramide in pietra di Zangkunchong (secondo la pronuncia coreana) o Jiangjunzhong (in mandarino) si trova nella periferia orientale di Ji’an – Ziban, nello Jilin, un’antica città coreana che oggi fa parte della Cina, e prospetta il Castello KukNae, a Sud–Ovest. Fa parte d’un complesso di quattordici piramidi (sepolture regali) e ventisei tumuli (sepolture aristocratiche), inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale come gruppo di “Città Capitali e Tombe dell’antico regno Koguryo” (risalente a prima del 500 d.C.).
Il termine Jangjunzhong (in coreano Zangkunchong) significa “tomba del generale”. Un tempo si riteneva che questa piramide fosse la tomba del re Kwanggaet’o Wang/Gwanggaeto il Grande (391–413), ma ora si pensa che la tomba di Gwanggaeto possa essere la vicina piramide di Taiwangling/Taewang–neung, oggi quasi distrutta, e così quest’altra potrebbe essere la tomba del re Zangsu o Jangsu. La piramide a gradoni ha una base quadrata, col lato di 31,58 metri e l’altezza di 12,40 metri. Dodici lastre di pietra, la più larga delle quali misura 2,70 m di lunghezza per 4,50 m d’altezza, sono appoggiate contro il primo gradino. C’erano pietre di guardia, ma ne è rimasta una sola, detta ‘Paechong’, che significa tomba di guardia, in coreano. La sua posizione corrisponde stranamente a quella delle sfingi, in Egitto. Recentemente si è scoperto che i coperchi dei sarcofaghi della camera interna sono rivolti verso Nord–Est, in direzione del Chonzi (lago del cratere) sul Paektusan (Monte PaekTu).

La situazione attuale
La Cina non rivela facilmente i propri misteri. Probabilmente ci sono altre piramidi da scoprire, sinora ignote persino ai ricercatori cinesi. Una parte del “mistero”, però, appare chiarita. Oggi le piramidi di Xi’an sono diventate attrazioni per i turisti e ci sono anche alcuni musei, nei loro pressi. La politica culturale della Cina privilegia la conservazione ed il restauro dei siti visibili e limita al massimo gli scavi, spinta alla prudenza dalle esperienze negative del passato. Ad esempio, oggetti ritrovati negli anni ‘50 e ‘60, tra i quali preziosi manufatti di seta, rimasero danneggiati dalle tecniche inadeguate di conservazione. Altre scoperte furono distrutte all’epoca della Rivoluzione Culturale, come le spoglie dell’imperatore Wanli (1563–1620).
Per completare la nostra panoramica, occorre comunque citare la “leggenda metropolitana” della cosiddetta “piramide metallica” di Baigong.
Nel giugno del 2006 l’agenzia di stampa cinese Xinhua avrebbe riportato la notizia che un gruppo di scienziati stava studiando le rovine d’una piramide metallica, alta una sessantina di metri, identificata nel Tibet, sulla sponda meridionale d’un lago salato, ai piedi del monte Baigong Shan (2200 m s.l.m.), circa 40 km a sud-est della città di Deligha.
Sulla sponda sud del lago salato, il Toson, si troverebbero relitti che la gente indica come lasciati da extraterrestri: una piramide alta 50/60 metri ed una grande struttura di tubi di metallo con diametri che variano da dieci a quaranta centimetri.
Il sito sarebbe stato rilevato per la prima volta nel 1998 da un gruppo di scienziati statunitensi, sulle tracce di fossili di dinosauri, che informarono le autorità locali di Delingha. Sembra che poi il governo locale abbia promosso il sito ad attrazione turistica.
Nel 2002 fu pianificata una spedizione per indagare più a fondo. Una fonte anonima ha annunciato che un gruppo di nove scienziati cinesi ha visitato e studiato il luogo. Questo gruppo era comporto da 10 esperti, 10 giornalisti e un troupe televisiva della CCTV (China Central Television).
Purtroppo, queste sono tutte le notizie, immancabilmente ripetute, in tutte le lingue, in modo monotono, e copiate da una nota apparsa sulla rivista Nexus n. 42. La notizia è talvolta corredata da diverse foto e dalla localizzazione del sito, nel cuore della regione tibetana. Nell’unica foto d’insieme che mostra la “piramide” appare però una montagna d’origine naturale, con strati geologici piuttosto piegati e contorti, e non di un manufatto. Non è pertanto possibile reperire altre fonti di riscontro “indipendenti”.
Un’ampia rassegna, con ricca documentazione fotografica, delle piramidi e d’altri tumuli sepolcrali della Cina si può invece trovare su internet, alla pagina:
http://www.thelivingmoon.com/42stargate/03files/China_Pyramid.html
Per chi desiderasse effettuare una ricerca tramite Google Earth, forniamo le coordinate geografiche della Grande Piramide Bianca: +34° 23’ 52.31" N, +108° 42’ 43.28" E.

Nota 1 – Sian–fu era una delle vecchie denominazioni dell’antica capitale del regno di Qin, cioè Xianyang. Il Mausoleo di Qin Shi Huangdi si trova nell’odierna Xi’an (Shaanxi).

Nota 2 – I termini ed i nomi della lingua cinese standard (Hànyú) si trovano scritti in caratteri latini secondo diversi modi di traslitterazione. I più conosciuti sono il sistema Pinyin oggi in vigore, riconosciuto ufficialmente dalle autorità cinesi, e quello Wade–Giles, ideato nella metà del sec. XIX, modificato nel 1912, in vigore nella Cina continentale sino al 1958 e ancora in uso a Taiwan.



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