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di Tracy McVeigh, chief reporter
LIMITARE IL TURISMO DI MASSA CHE MINACCIA I MONUMENTI
Proteste degli abitanti locali all'Isola di Pasqua


Le orde di turisti dovrebbero stare alla larga dai siti del patrimonio mondiale

Dall'Isola di Pasqua a Venezia, le comunità sono allarmate per i danni ambientali causati dal turismo di massa

The Observer, 6 Settembre 2009

Nelle brochures o nelle guide, le mete turistiche appaiono come località idilliache e affascinanti. Spiagge incontaminate, antichi monumenti e città storiche ricche di fascino. Ma le scene da cartolina "Wish You Were Here" dei siti del turismo mondiale non mostrano uno spettacolo sempre più comune: le bande di abitanti locali che agitano cartelli, perché non desiderano l'invasione di casa loro da parte degli estranei.
La scorsa settimana il sottosegretario degli interni cileno, Patricio Rosende, ha viaggiato per oltre 2.000 miglia sino a un isolotto vulcanico in mezzo all'oceano, per trascorrere due giorni di accesi colloqui con la popolazione dell'Isola di Pasqua. Coloro che vivono sull'isola, che fa parte del Cile ed è famosa per le sue enormi statue antiche di pietra, pensano che le orde di turisti possano causare il rischio di un disastro ecologico. Ma le loro denunce sono cadute nel vuoto e non trovano sostegno da parte di coloro che sull'isola sopravvivono grazie ai dollari dei visitatori.
Il mese scorso, i manifestanti hanno bloccato l'aeroporto, con camion e tende posti sulla pista, e hanno chiesto di farla finita con i 65.000 visitatori che volano ogni anno, alcuni dei quali scelgono di soggiornare e lavorare. Poiché circa 600 turisti statunitensi hanno espresso la loro irritazione dopo le cancellazioni dei voli, presso l'aeroporto della capitale cilena, Santiago, il governo ha accettato di discutere i problemi degli isolani circa il sovraffollamento, l'ambiente e i controlli sul commercio.
"L'unica cosa che stiamo cercando è una risposta da parte del governo per quanto riguarda la necessità di un maggiore controllo su chi viene all'Isola di Pasqua," ha detto il sindaco dell'isola, Luz Zasso. "Noi chiediamo, per esempio, che chi arriva compili una scheda che descrive l'attività che verrà a fare qui, come nelle isole Galápagos".
Con una popolazione di 4.900 abitanti, che è cresciuta del 29% a partire dal 2002, l'isola è costretta a fare i conti con un carico demografico superiore a quello che può gestire. Un problema simile si è verificato alle isole Pitcairn, anch'esse nel Pacifico, che hanno istituito i controlli in materia di immigrazione, con le categorie per "breve periodo" (i turisti con una permanenza massima di 14 giorni) e "lungo periodo", i turisti con una permanenza massima di sei mesi.
Le isole Galapagos hanno già un limite di visitatori, ma soffrono ancora di ciò che alcuni chiamano "la fatica dello zaino in spalla". Solo poche settimane fa, gli scienziati britannici e ecuadoriani hanno scoperto che una zanzara che trasporta la malaria aviaria, che minaccia l'ecosistema unico delle isole, veniva portata dai turisti. La scoperta potrebbe aiutare gli attivisti ambientali locali, che sono estremamente preoccupati per il futuro delle isole, che due anni fa sono state aggiunte alla lista di 31 siti in via di estinzione del patrimonio mondiale dall'Unesco.
Le Galapagos - un arcipelago del Pacifico, famoso per il suo enorme numero di specie endemiche - hanno visto un aumento del numero di visitatori da 40.000 nel 1990 a più di 170.000 l'anno scorso, il che rende il turismo una delle principali fonti di reddito per le isole e per l'intero Ecuador. Nel 2007 vi erano 2.194 voli per le isole e una stima di 363000 passeggeri su imbarcazioni.
"Pochi turisti si rendono conto dell'ironia che il loro viaggio alle Galapagos causa pressioni proprio su quella bellezza incontaminata che loro vanno lì per vedere", ha detto Tom Hall, della guida di viaggio Lonely Planet. "Il turismo in tutto il mondo si trova ad affrontare alcune questioni veramente urgenti. Stiamo assistendo a queste dimostrazioni di alcuni abitanti del luogo, ma in realtà, in un paese in via di sviluppo, essi sono preoccupati per questi problemi ma non possono non essere preoccupati anche per il loro reddito e delle reazioni del loro governo", ha detto.
"Il caso dell'Isola di Pasqua è un po' diverso da quello delle Galápagos e un po' più complicato. Essa è una tappa fondamentale per i voli tra il Cile e Tahiti, e un sacco di visitatori vi compiono una pausa da qualche ora a un paio di giorni. Fa parte di molti itinerari e giri popolari per il mondo per viaggiatori indipendenti e i voli qui sono di solito pieni.
"A causa di ciò, non ha la possibilità di limitare i numeri puntando al controllo dei turisti, come hanno fatto in alcuni paesi - Botswana, per esempio. Il rovescio della medaglia è che ci sono solo alcuni di quei turisti ad andare in giro. La lontananza dell'isola di Pasqua significa che non sarà mai come un altro Machu Picchu [la città di montagna Inca in Perù] in termini di numeri di visitatori, ma è quasi interamente dipendente dal turismo e perciò gli abitanti sono comprensibilmente desiderosi di attirare l'attenzione e limitare i danni.
"Gli alti volumi di turismo causano cambiamenti dei luoghi, ma si guarda a ciò che fa per esempio la pianificazione di Venezia - ed è giusto? Può una delle città più costose del mondo avere il diritto di tenere la gente fuori?"
Ciò che Venezia pianifica è ancora molto a livello di discussione, ma la pressione è in aumento per le autorità italiane, affinché prendano misure drastiche contro l'afflusso giornaliero di visitatori che affollano le strade strette della città e la piazza in stile rinascimentale.
Enrico Mingardi, responsabile dei trasporti pubblici in città, ha appena proposto che i turisti siano tenuti a prenotare in anticipo la loro visita alla città e che così molti siano ammessi a venire in un singolo giorno preciso.
"C'è bisogno di studiare un progetto in cui vi è un limite al numero di visitatori", ha detto. "Se si dispone di una prenotazione si può venire, in caso contrario non è possibile. Vi è una soglia fisica di sopra della quale non possiamo andare".
Altri della città hanno definito i piani "antidemocratico". Alessandra Smith, portavoce per l'Ufficio turistico dello Stato italiano, ha detto che un'alternativa era quella di incoraggiare le persone lontano dalle attrazioni turistiche tradizionali. "Venezia non è solo Piazza San Marco, ci sono zone fuori dai sentieri battuti, dove potete trovare meno gente... Quartieri come il vecchio ghetto ebraico, o l'isola di fronte a Piazza San Marco, sono molto piacevoli. Puoi esplorare le antiche chiese e i vecchi moli; tutti quei campi nei pressi della piazza sono molto più tranquilli".
Ma la verità è che c'è un numero decrescente di punti tranquilli in tutto il mondo, a non essere raggiunti dai 903 milioni di paia di piedi che hanno attraversato il pianeta per le loro vacanze nel solo 2007.
Fin da quando il viaggio in terre straniere è diventato di moda in epoca vittoriana, il turismo è aumentato costantemente. Con l'arrivo anche della Cina e dell'India sulla scena mondiale, siccome molti loro cittadini cominciano a viaggiare, il numero di turisti è aumentato vertiginosamente di anno in anno per gli ultimi cinque anni.
Il Brasile, il Medio Oriente, la Francia, gli Stati Uniti, e anche l'Armenia hanno riportato dati boom per il turismo lo scorso anno. Molti danno la colpa alle guide e agli articoli scritti sui viaggi, come cause che incoraggiano il boom, ma la verità è che quando Ernest Hemingway scrisse Le nevi del Kilimanjaro non aveva idea che avrebbe incoraggiato più di 10.000 persone ad accelerare l'erosione dei fianchi di quel picco della Tanzania. Allo stesso modo la conquista dell'Everest ha visto un piccolo, ma devoto flusso di alpinisti lasciare tasnti rifiuti su quella montagna, che il campo base è stato descritto come "il deposito di spazzatura più in alto del mondo" dall'alpinista Sir Chris Bonington.
Sforzi di pulizia sono stati finalmente messi in atto, dopo le pressioni da parte degli sherpa locali, e la Nepal Mountaineering Association ha incoraggiato il governo nepalese ad imporre un deposito di cauzione per gli scalatori, rimborsabile solo se riportano con sé, al ritorno, anche il materiale monouso.
Anche il Regno Unito non è stato immune da problemi, con la necessità di recintare le pietre erette di Stonehenge per proteggerle dalle mani di un eccesso di pubblico, al fine di evitare danni. I monumenti antichi sono spesso particolarmente vulnerabili. Quando i costruttori delle tombe dei Faraoni chiusero i luoghi di sepoltura nella Valle dei Re, fecero tutto il possibile per sigillarli per tutta l'eternità.
La ventilazione non era per loro una priorità importante, il che è il motivo per cui Zahi Hawass, segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità d'Egitto, ha annunciato in agosto che l'impatto della respirazionedi migliaia di turisti ogni giorno, all'interno delle tombe, ha causato danni alle sculture e alle parete dipinte. I siti della tomba del re fanciullo Tutankhamon e della regina Nefertiti e di Seti I hanno tanta umidità, che i funghi crescono sulle pareti. Le autorità egiziane stanno per annunciare l'intenzione di chiudere almeno quelle tre tombe a tutto il pubblico, e la loro sostituzione con modelli di simulazione.
In caso contrario, Hawass ha avvertito, sarebbero scomparsi: "Le tombe che sono aperte ai visitatori affrontano gravi danni sia per i colori sia per le incisioni. I livelli di umidità e funghi sono in aumento a causa del respiro dei visitatori, e questo significa che le tombe potrebbero scomparire in un periodo tra i 150 e i 500 anni".
La mummia di Tutankhamon, che divenne faraone all'età di nove anni, fu trovata in un sarcofago ornato, con il viso coperto da una maschera di sepoltura in oro massiccio tempestato di pietre semi-preziose. E' stata la sua immagine, e la storia della sua misteriosa morte nel 1324 a.C. all'età di 19 anni, che ha aiutato a vendere l'Egitto come meta turistica in tutto il mondo.
Il Supremo Consiglio delle Antichità d'Egitto ha adottato una serie di misure volte a proteggere le tombe, comprese le restrizioni sui visitatori. Il paese ha fatto molta strada nella lotta contro i danni ambientali a partire dal 1995, quando ha dovuto essere dissuaso dalla costruzione di un'autostrada lungo la piramide di Cheope a Giza, l'ultima delle antiche sette meraviglie del mondo ancora in piedi - nonostante i terremoti, piuttosto che il turismo, abbiano distrutto la maggior parte del resto.
Il turismo può essere visto come una fonte di fondi per salvare le attrazioni turistiche o la maledizione che li cancella, ma al momento, ha detto Xavier Font del Centro per il Turismo Responsabile, presso la Metropolitan University di Leeds, il giusto equilibrio è ben lungi dall'essere raggiunto. "In tutto il mondo, la maggior parte dei governi può puntare a un progetto in cui l'ambiente è considerato e gli abitanti sono felici, ma per ogni azione simile ce ne sarà un'altra, a 10 o 20 miglia di distanza, dove l'habitat delle tartarughe è distrutto o le foreste vengono strappate.
"Il problema è che lo stesso sviluppo rovina i luoghi: ciò che ha l'impatto maggiore è l'attività di imprese di costruzione per costruire complessi alberghieri e seconde case da vendere. Vi è solo un piccolo impulso a costruire con una coscienza ambientale, mentre in realtà sarebbe abbastanza semplice attuare misure che riducano il consumo d'acqua di un edificio e l'uso di energia. Vi è una serie di danni che il turismo porta, il che è vero che si tratti del Brasile o di Benidorm. In luoghi come il Mar Rosso si utilizza tanta acqua che c'è bisogno di un impianto di dissalazione . Così ne hanno messo in uno, ma nel processo che aumenta la salinità naturale di quella zona si uccide il corallo.
"Gran parte del cosiddetto reddito generato dal turismo va fuori del paese, alle grandi aziende e agli operatori. Le persone schiacciate dal turismo sono proprio i locali, quelli che gli stessi turisti pensano si stiano arricchendo. La realtà è che l'agricoltore locale può vendere la sua terra ad un agente di sviluppo, ma poi con l'arrivo dei turisti il prezzo della vita diventa così alto che l'agricoltore non può più permettersi di stare lì".
Non solo stiamo facendo danni col viaggio spensierato, ha detto, ma abbiamo anche un uso maggiore di energie e risorse per le vacanze di quanto non facciamo a casa.
Un aumento di eco-vacanze e di operatori di viaggi sostenibili può aiutare un po' per affrontare l'equilibrio, con l'incremento di attività di turismo che sempre più, in giro per il mondo, affrontano la fatica zaino in spalla, ma alcune delle meraviglie più famose del mondo potrebbero per sempre essere chiuse al pubblico, e diventare accessibili solo attraverso un'immagine su una cartolina. .

Fonte: www.guardian.co.uk


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