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di Patrick Bernauw
IL CRITTOGRAMMA DI VAN EYCK
La Pala di Gand




Secondo lo studioso olandese e artista Peter Voorn, la celebre Pala di Gand - nota anche come l'Agnello Mistico - dipinta dai primitivi fiamminghi Jan e Hubert Van Eyck, è ricca di cripto-iconografia. Invece di fare riferimento al misticismo cattolico, i pannelli del Polittico di Gand sono stati codificati sulla base delle indicazioni del Consiglio di Costanza (1414-1418), che avrebbe dovuto porre fine al nuovo scisma che aveva diviso la cristianità occidentale.
La Pala di Gand è uno dei capolavori artistici più famosi del mondo. Nonostante la sua fama, se ne sa molto poco. Si presume sia opera di Hubert e Jan Van Eyck, sulla base di un'iscrizione trovata sulla stessa tavola. Si legge che Hubertus è chiamato "il più grande" e Johannes "il secondo" nelle arti. Con l'eccezione della Pala di Gand, non si sa praticamente nulla di Hubert, che si pensa potesse essere il fratello maggiore di Jan. Solo quattro documenti d'archivio portano il nome di un pittore chiamato Hubrecht o Lubrecht, che presumibilmente morì nel 1426. Una tavoletta in ottone rubata dai calvinisti recava una poesia incisa, alla cui linea 7 si leggeva: "Hubrecht Van Eyck was ghenant ick", ossia "sono stato chiamato Hubrecht Van Eyck". Voorn si chiede se Hubert potesse essere chiamato come tale da alcuni, ma con un altro nome da altri.
L'opera d'arte fu commissionata da Joos Vyd e sua moglie, che sono chiaramente raffigurati sul pezzo stesso. "La cosa strana è che gli esperti si sono sempre chiesti perch0 due nobili cittadini di Gand ordinassero un grande pala d'altare con una superficie di oltre 25 metri quadrati", dice Peter Voorn. "Di conseguenza, io non sono il primo a porre la questione se non ci fosse una persona più importante, che originariamente avesse ordinato questo lavoro".
Non si sa quando il dipinto fosse commissionato, ma una data è stata trovata sul cappello di un uomo ebreo, nella parte centrale dell’Agnello Mistico: 6 giugno 1417. Peter Voorn cominciò a guardare i papi raffigurati sul dipinto e tracciò una linea temporale dei pontefici, regnanti tra il 1414 e il 1432. Essi furono cinque: il Papa d’Avignone Benedetto XIII, il papa romano Gregorio XII, il nuovo Papa eletto in seno al Concilio di Pisa per porre fine allo scisma, Alessandro V; l’Antipapa Giovanni XXIII, che succedette ad Alessandro dopo la sua morte improvvisa... e Ottone Colonna, che fu eletto pontefice unico d'Occidente, e prese il nome di Martino V al Concilio di Costanza. Con la sua elezione il Grande Scisma, che divideva la cristianità occidentale dal 1378, giunse finalmente al termine.
"Tenendo conto di tali fatti storici", dice Voorn, "mi chiedevo se non stessimo osservando una pala d'altare che trattava del Concilio di Costanza. Uno dei pannelli esterni mostra esplicitamente un pilastro con vista su una strada, come a designare il nome 'Colonna'. La torre di San Martino di Utrecht, nel pannello centrale, allude a san Martino di Tours, come patrono, omonimo di papa Martino V. Sotto la torre si vede che la Sacra Lancia punta verso di esso. Questa reliquia veniva una volta tenuta in quella chiesa per l'imperatore tedesco Corrado II, il cui cuore è ancora sepolto lì. Durante il Concilio, la Sacra Lancia apparteneva a Sigismondo".
Il re di Germania Sigismondo di Lussemburgo fu famoso per la lotta contro pagani ed eretici. Het era considerato come il leader del mondo cristiano occidentale e aveva l'autorità per convocare un consiglio per eleggere un nuovo papa, unificare le Chiese divise e per superare i suoi nemici interni ed esterni.
Il Concilio non solo doveva ristabilire l'unità della Chiesa, ma anche fermare l'eresia che derivava dagli scritti dell'inglese John Wycliffe, morto nel 1384, così come dagli insegnamenti del "riformista" Jan Huss, arso sul rogo nel 1415. Sigismondo aveva ordinato un salvacondotto per ogni partecipante al Concilio, ma, quando arrivò Huss, i suoi nemici fecero una lista di tutte le sue eresie e bestemmie e lo imprigionarono. Sigismondo era furioso ma, se avesse protetto un eretico, egli stesso non sarebbe libero dal peccato... e così, Huss fu bruciato sul rogo il 6 luglio 1415, su un prato fuori Costanza.
Peter Voorn aggiunge che "le sue ossa furono rotte e gettate nel fiume Reno, insieme con le sue ceneri. I suoi 'giudici' intendevano eliminare ogni più piccola traccia di Huss, che potesse testimoniare il suo martirio, e che potesse creare un luogo di culto e pellegrinaggio. Che ironia, se guardiamo il monumento che è lo stesso altare, e la storia stessa!"
Con l'aiuto di altri dipinti, Voorn è effettivamente riuscito a identificare sia John Wycliff sia Jan Huss, quest'ultimo indossa un “berretto da eretico" - ma con pietre preziose su di esso - sul dipinto. Tra i papi e i vescovi, Voorn ha identificato un uomo sulla destra, come Pierre Cauchon, uno dei giudici di Giovanna d'Arco.
Il giorno che Huss fu bruciato, un altro processo infame ebbe fine. Nel 1390, Carlo VI assunse il comando della Francia dai suoi zii. Due anni più tardi, iniziò a soffrire di malattie mentali e, nella lotta per la successione al trono semi-vacante, il duca Giovanni di Borgogna, detto “l’Ardito”, ordì un complotto per assassinare il duca Luigi d'Orleans, fratello del re di Francia (e marito di Valentina Visconti, a sua volta accusata di stregoneria dalla cugina, moglie del re). Giovanni assunse uomini che nel novembre 1407 assalirono Luigi per le strade di Parigi e lo pugnalarono a morte. Giovanni disse che aveva solo fatto quello che doveva essere fatto, perché Luigi era stato un tiranno. Il caso provocò una serie di dibattiti e Giovanni l’Ardito scelse un teologo della Sorbona a difendere il suo caso. Il Maestro Jean Petit rivoltò ogni argomento a favore del suo cliente, provocando così un altro scandalo. L'università reagì con forza e un cancelliere, il teologo Jean Gerson, condannò le tesi di Jean Petit.


Pochi mesi dopo, il caso fu riaperto al Concilio di Costanza, ma il duca di Borgogna non comparve e inviò due vescovi, Pierre Cauchon e Martin Porée, per difenderlo. Pierre Cauchon ebbe successo, sostenendo che Jean Gerson non aveva ragione quando aveva condannato la tesi di Jean Petit, e dichiarò "che Jean Gerson dovrebbe essere condannato per sempre a chiudere la bocca, in modo che egli non possa più fare commenti maligni sulla Borgogna con le sue parole false".
Gerson perse la causa, Giovanni di Borgogna fu giudicato non colpevole e assolto per l’assassinio. I dibattiti furono tra le questioni più controverse del Concilio. Più tardi, Pierre Cauchon sarebbe stato uno dei giudici di Giovanna d'Arco, il che suggerisce che occorra interpretare il nome della tavola come "I giudici giusti" con una certa, se non grande ironia. Ma più importante per la tesi di Voorn è il fatto che un altro luminare del Concilio sia presente nel dipinto.
Su questa evidenza, Voorn ha concluso che alcuni “cripto-ritratti" presenti in questa tavola riflettano i dibattiti sull’assassinio di Luigi d'Orleans: nella scena che mostra i vescovi, Jean Gerson è raffigurato come S. Stefano, vestito con le insegne del suo martirio. Simile a Huss, Stefano / Gerson è ritratto con pietre preziose sul collo. E San Lieven (Lupino) è in realtà Pierre Cauchon, che afferra la lingua di Jean Gerson in un paio di tenaglie. Sulla tavola (originale) dei giudici giusti, il cappello di pelliccia di Jean Petit copre la bocca di Giovanni l’Ardito di Borgogna.
Il documento più importante che riguarda il Concilio di Costanza è la cronaca, scritta da Ulrich Richental, completata tra il 1420 e il 1430 (si tratta anche del tempo quando si crede che la pala d'altare fosse dipinta) e illustrata da due artisti che vivevano presso di lui. Gli storici hanno osservato che vi sono somiglianze tra le illustrazioni della cronaca di Richental e i dipinti fiamminghi del sec. XV. Alcuni dettagli, come i disegni dei cavalli o le caratteristiche dei cantanti, sembrano specificamente connessi con lo stile della Pala di Gand.
Lo storico dell'arte Hans Rott è riuscito a identificare i nomi dei pittori che hanno illustrato la Cronaca di Costanza: Hans Stürmli e Hans Krütli, che vissero vicino a Richental. Ai suoi tempi, Krütli era molto famoso. Egli fu elogiato come "il più colto e intelligente nella pittura, la scrittura, la retorica e in tutte le belle arti".
"Questo elogio somiglia molto all’espressione di stima documentata nella quartina per il pittore Hubert", dice Voorn. "Così ho cominciato a chiedermi se Hans Krütli e Hubert Van Eyck non potessero essere la stessa persona, solo in tempi diversi. Se così fosse, avremmo una spiegazione per l'iscrizione delle caselle per i pannelli con i musicisti. Su una di queste caselle sono le iniziali J H K f. Se questa è la firma del pittore, allora potrebbe essere letta come Johannes (= Hans) Hubert(us?) Krütli fecit (= ha fatto questo). Il problema è che la H iniziale è divisa, quindi può anche essere letta come una E combinata con una I. In questo caso, la sigla rimanderebbe a J(an) van Eik, anche se non siamo in grado di distinguere un puntino sulla I. Inoltre, il nome di Van Eyck è stato per lo più scritto con una Y e C".
"Nel 1418, il concilio di Costanza terminò", conclude Peter Voorn. "Questo potrebbe essere stato il momento in cui Hubert lasciò la città per Gand, per ragioni che dobbiamo ancora scoprire. E' possibile, ma altrettanto non dimostrato che Jan Van Eyck avesse già incontrato Hubert a Costanza, come suo discepolo o socio giovane. "Ad ogni modo, una volta a Gand, a quanto pare completò la missione per Vijd, e realizzò questa Pala d’Altare.
Vroon ritiene inoltre che il dipinto contenga riferimenti alla Kabbalah e alle dieci emanazioni delle Sephirot ebraiche, o Albero della Vita. Egli sostiene che, una volta aperto, il dipinto in realtà potrebbe essere visto come un mazzo di tarocchi, poiché il pannello dei giudici giusti - notoriamente rubato nel 1934 e mai più ritrovato - faceva riferimento alla giustizia. Tale modo di pensare non deve essere respinto, perché la pittura ha diversi riferimenti alla letteratura ebraica e araba. L'Agnello di Dio, Voorn conclude, è chiaramente un crittogramma, e richiede d’essere decifrato.

Bio - Patrick Bernauw è un autore fiammingo, con diversi libri di successo, sia saggi sia libri di narrativa. La sua novella del 2006 "Il sangue dell'Agnello" è stata considerata come l’equivalente fiammingo de "Il Codice Da Vinci". Le sue opere sono state tradotte in francese, tedesco, spagnolo, italiano e polacco. Egli è anche un drammaturgo, attore e produttore di teatro musicale.
Il suo sito web in lingua inglese è
http://hubpages.com/profile/The+Lost+Dutchman.


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