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di Joseph Frank, Atlantis Rising
IL SANTO GRAAL
Allegoria spirituale o tesoro archeologico?


Circa 800 anni fa, un poeta francese parlò del Graal per la prima volta. Chrétien de Troyes lo descrisse come un oggetto luminoso e il più prezioso tesoro del mondo. "Nessuna gemma può essere paragonata al Graal", scrisse.
In seguito, Wolfram von Eschenbach dichiarò che il Graal era un enorme smeraldo di proprietà di una confraternita di cavalieri puri di cuore, che lo custodiva in un castello di montagna. Secondo lo scrittore tedesco, chiunque fosse autorizzato ad avvicinarsi al Graal, quando esso cominciava a brillare, avrebbe ricevuto un grande potere e comprensione. Alcune persone ritengono che il Graal sia reale e dedicano la loro vita per trovarlo.
Mun–salva–esche, o "La Montagna Sacra", era il nome del castello del Graal. I cavalieri godevano colà di una festa speciale ogni 14 marzo. Nel corso della Cerimonia del Sole, una ragazza che portava il Graal su un cuscino verde camminava in processione verso una grande tavola rotonda dove i cavalieri erano seduti. Al suo centro, era messo il Graal, che emanava una luce brillante e bella. Tutti coloro che ne erano colpiti, se erano persone anziane, ritornavano di nuovo giovani. I malati erano guariti; i cibi preferiti comparivano ai loro occhi; e gli uomini erano ispirati a svolgere importanti compiti.
Ma solo coloro che erano puri di cuore e per le loro opere erano ammessi in presenza del Graal. Gli avventurieri cercavano il Graal, senza successo. La maggior parte non lo trovò mai, neppure dopo molti anni di ricerca. Alcuni guardarono direttamente il Graal, ma non potevano vederlo. Altri videro il Graal, ma erano così consumati dall’odio che pensavano solo di distruggerlo. Alcuni trovarono il Graal, ma morirono quando cercarono di toccarlo. Coloro che erano in possesso del Graal potevano perderlo, oppure esso avrebbe potuto non emanare più il suo potente splendore per loro.
Una volta, il Re Pescatore, che aveva ereditato il Graal da suo padre, perse la "perfezione del Paradiso", come lo chiamava lui, quando fu ferito in una battaglia combattuta con spirito egoista. La luce del Graal si spense, lasciandolo sofferente d’una ferita inguaribile. Fuori di Mun–salva–esche, la campagna era cambiata improvvisamente da una foresta lussureggiante in una morta terra desertica. Wolfram scrisse che solo lo straniero più innocente avrebbe potuto ripristinare il potere del Graal. Quella persona era lo sconosciuto Parsifal. Lui non sapeva nulla del mondo esterno, perché era nato ed era stato cresciuto dalla madre in una foresta profonda che non gli avrebbe mai permesso di uscire.
Un giorno, però, gli capitò di vedere una schiera di cavalieri in armature lucenti passare al galoppo sui loro grandi cavalli. Parsifal fu così impressionato che corse dietro a loro, lasciando sua madre per sempre. I cavalieri ridevano di lui per la sua leggerezza, e perché chiacchierava come un giovane pazzo che voleva sapere come avrebbe potuto unirsi a loro. "Un vero cavaliere non fa domande", gli dissero imperiosamente e se ne andarono.
Perso nel deserto, vagabondo, lontano dalla sua casa nella foresta, si trovò a Mun–salva–esche, che era in decadenza, dove fu accolto come un ospite speciale. Il Re Pescatore sperava potesse essere quello che avrebbe guarito la sua ferita ristabilendo il Graal e rivitalizzandone i poteri. A cena, il ragazzo lo vide portato in processione e udì il gemito di dolore del Re Pescatore. Parsifal, dispiaciuto per il vecchio, gli voleva chiedere che cosa gli facesse male, ma non disse nulla. Si ricordò che i cavalieri lo aveva rimproverato per le sue domande. Proprio in quel momento, qualcuno urlò a Parsifal, "Va’ via, stupida oca!" Mun–salva–esche scomparve in un lampo, e il ragazzo si trovò di nuovo solo nel deserto.
Il nome "Graal" deriva dalla parola celtica gral, o "il potere supremo". I Celti erano uno dei primi popoli europei. Nel corso degli anni, dopo che Mun–salva–esche scomparve, Parsifal sostenne molte avventure nella sua ricerca del Graal perduto, ma che sembrava sempre appena al di là della sua portata. Solo dopo aver appreso che tutte le creature viventi erano suoi fratelli e sorelle, lo fece riapparire. Questa volta, domandò gentilmente, al Re Pescatore ancora in difficoltà: "Perché soffri?" Il Graal istantaneamente s’illuminò, il deserto cambiò di nuovo in un bellissimo paesaggio, la ferita del Re Pescatore guarì, e Parsifal fu fatto custode del Graal. Da allora, esso è rimasto nascosto a tutti gli estranei, salvo solo chi è puro di cuore. Anche se per i più il Graal è solo una storia, altri sono convinti che fosse e sia tuttora un vero e proprio oggetto – un tesoro perduto, il più prezioso della Terra. Credono che conceda poteri speciali a tutti coloro che lo possiedono.
Alcuni ricercatori pensano che il Graal fosse un calice usato da Gesù durante l’Ultima Cena, ma altri sottolineano che diversi "graal" erano conosciuti in tutto il mondo, a lungo, ben prima che Cristo nascesse. Per questi ricercatori, la ricerca del Graal continua. Nel corso del 1930, un giovane studioso tedesco suscitò un nuovo interesse con il suo libro, Crociata contro il Graal. Egli era sicuro che la "perfezione del Paradiso" fosse stata deliberatamente nascosta da qualche parte sulle montagne dei Pirenei, che separano la Francia dalla Spagna. Concluse che i cavalieri del Graal fossero effettivamente i Catari. Questi erano santi uomini e donne che tempo fa combatterono un re francese che voleva il loro potente oggetto. I Catari si difesero in una fortezza nei Pirenei chiamata "Montagna sicura", Montsegur, simile al Mun–salva–esche di Parsifal. Prima che la fortezza cadesse davanti all’esercito del re di Francia, quattro Catari si allontanarono con "un gran tesoro" che non fu mai più visto. Otto era certo che fosse il Graal.
Si è detto che il Graal può assumere cinque diverse forme: un gioiello, una tazza (a volte una ciotola o un calderone), il grembo d’una donna, una grotta, e un teschio umano.
Dopo anni di scalata attraverso le montagne dei Pirenei, Otto Rahn scoprì una piccola grotta. All’interno c’era un altare decorato con i rozzi simboli catari – immagini di colombe, tazze e teschi. Nel mezzo dell’altare c’era una chiara pietra di cristallo di rocca (quarzo), di circa due metri di lunghezza. Convinto che fosse il Graal, egli ritornò con essa in Germania. Lì, il gran cristallo fu chiuso a chiave dentro Welwelsburg, una fortezza di 400 anni, dove rimase, come un segreto noto solo a Otto e ai proprietari del castello.
Ben presto essi s’irritarono con lui, perché rifiutava di permettere a chiunque altro di vedere il Graal. Gli dissero che non aveva più l’incarico di custode della Pietra di Welwelsburg, come la chiamavano, e lo buttarono fuori. Heartbroken, Otto fece un’escursione da solo in montagna, dove morì durante una tempesta di ghiaccio. Pochi mesi dopo, la seconda guerra mondiale ebbe inizio. Nel marzo del 1945, quando i soldati americani stavano per prendere il Castello di Welwelsburg, un commando tedesco lo fece esplodere. Prima della grande esplosione, salvarono il cristallo di quarzo e lo seppellirono in profondità all’interno d’un ghiacciaio. Essi giurarono che nessuno avrebbe mai visto nuovamente la Pietra di Welwelsburg, sino a quando il ghiacciaio non si fosse sciolto.
Non tutti credono che Otto Rahn avesse trovato il Graal. Alcuni insistono che le storie di re Artù e Camelot mostrano che il Graal fu portato in Gran Bretagna. Essi sostengono che i suoi Cavalieri della Tavola Rotonda sono stati i custodi del vero Graal. Presumibilmente, Giuseppe d’Arimatea, un ricco mercante e amico di Gesù, aveva portato via molto tempo fa la coppa dell’ultima cena, dopo la Crocifissione. Era arrivato con essa a Glastonbury, una città nel sud–ovest dell’Inghilterra, il luogo in cui s’immagina fosse Camelot. Quando Glastonbury fu distrutta durante le guerre di religione, qualche secolo dopo, il Graal andò perso.
La storia dell’arrivo del Graal a Glastonbury emerse nel 1920. Una piccola coppa di pietra fu trovata in un luogo non lontano, chiamato Hawkstone Park. Gli scienziati l’esaminarono e determinarono che l’oggetto era effettivamente databile ai tempi di Gesù. Lo descrissero come un "vaso per unguenti", usato per i profumi, che poteva aver conservato alcune gocce del sangue di Cristo. La coppa di Hawkstone Park può essere vista oggi nella cosiddetta "Cappella del Graal" di Whittington Castle, nello Shropshire. Un altro castello britannico è anche candidato per essere il castello del Graal. Posto in cima a una montagna nel Galles è Dinas Bran. Questo "Castello di Bran" ha preso il suo nome dal celtico "Re Pescatore", che possedeva un "calderone d’abbondanza". Alcuni ritengono che il Graal fosse originariamente di proprietà dei Templari, monaci–guerrieri che navigarono sino alla Gran Bretagna quando furono dichiarati fuori legge dal re di Francia, Filippo il Bello. Essi nascosero il Graal nella Cappella di Rosslyn, in Scozia, dove gli investigatori lo stanno ancora cercando.
A Glastonbury, dove si è detto che Giuseppe d’Arimatea avesse portato la coppa dell’ultima cena, i ricercatori hanno portato alla luce un antico recipiente di bronzo, che credono possa essere il Graal. Nelle vicinanze, in un luogo chiamato Chalice Well (il pozzo del calice), è stata trovata una tazza, che avrebbe energie guaritrici, come il Graal. La coppa di legno Nanteos Cup è stata scoperta non lontano dal castello di Dinas Bran da cacciatori del Graal, che sono convinti che chi beve l’acqua da essa riceverà poteri magici. Per molti secoli, un fonte battesimale ricavato in una pietra strana, in Inghilterra, è stato venerato come l’originale Graal. Datata all’epoca del primo libro di Chrétien de Troyes sul Graal, è un grande bacino con mani scolpite in tutta la parte anteriore, che lo fanno somigliare a una madre che culla il feto nel grembo. Se non altro, questi oggetti mostrano che il sentimento del Graal scorre in profondità in Gran Bretagna.
La Gran Bretagna non è l’unica terra dove si suppone che il Graal si trovi. Dall’altra parte del Mare d’Irlanda, il calice Ardagh, che ha più di dodici secoli, è ritenuto da alcuni studiosi il solo e unico Graal. L’omphalos di Gerusalemme combina due importanti caratteristiche del Graal: si tratta di un calice contenente un gioiello sacro. Sant’Elisabetta d’Ungheria aveva un cristallo di rocca egiziano di quasi 2000 anni, riccamente intagliato. Suo padre era un amico di Wolfram von Eschenbach, la cui storia del Graal sembra ispirata alla sua tazza. Molti ungheresi hanno detto che esso garantisce cure miracolose alla sofferenza delle persone che bevono da esso. Il padre di Sant’Elisabetta avrebbe ricevuto la coppa dallo stesso Wolfram.
Un altro cristallo intagliato, che alcuni credono possa essere il Graal, è il Teschio di Cristallo. Questa accurata riproduzione di un teschio umano è stata trovata nelle giungle dell’America Centrale dell’Honduras britannico (oggi Belize), durante lo scavo, nel 1924, di un’antica città in rovina. Il suo scopritore adolescente rimase proprietario del teschio di cristallo sino alla sua morte; avvenuta nel 2007 a 100 anni in Canada. Per Anna Mitchell–Hedges, il Teschio di Cristallo irradia un potere insolito solo quando esso è associato al Graal. Forse è una coincidenza (?), ma i Cavalieri Templari usavano un teschio nei loro riti segreti.
In Sud America, gli Inca dicevano che un oggetto simile al Graal – una "pietra dotata di potere" – era stata portata dai loro antenati provenienti dall’altra parte del mare. Ancora oggi si può visitare, nell’antica capitale Inca di Cuzco, in Perù, la finestra di granito in cui era conservato il Paypicala, il "Trasformatore del Mondo".
Alcuni studiosi moderni sono certi che il Graal resti in fondo a un pozzo profondo sull’isola di Oak, al largo delle coste della Nuova Scozia. Si tratta della fossa del tesoro, scoperta da una coppia di ragazzi circa 200 anni fa. Da allora, nessuno è stato in grado di scoprire chi l’abbia scavata o di riuscire a rimuovere il tesoro nelle sue profondità. La fossa del tesoro è stata costruita per inondarsi, ogni volta che qualcuno cercasse di asportarne più di qualche piccolo pezzo d’oro. Alcuni autori ritengono che il Graal fosse portato via dai Templari, dalla cappella di Rosslyn in Scozia, a Oak Island, prima che Colombo sbarcasse in America. I Templari erano grandi ingegneri civili e potrebbero avere scavato la Money Pit per nascondere l’oggetto sacro, insieme al resto delle loro ricchezze.
Se si desidera vedere e toccare un vero Graal, si può andare anche all’Isola di Pasqua, a quasi 2500 miglia dal Sud America, nell’Oceano Pacifico. Vicino alla sponda della Baia di Akapena, si trova il Te– Pito –te– Kura, "L’Ombelico di Luce". È una pietra ovale liscia, con fasce di cristallo di quarzo, e un tempo era venerata come fonte di grande potere.
Se si prosegue il viaggio, sino in Giappone, si può visitare un altro santuario del Graal nella città di Nara. Il Ka–nam–ah –ishi è in realtà una replica del primo "Ombelico di pietra". Doveva essere abbastanza potente da controllare i terremoti. L’originale "Ombelico di pietra" fu gettato in mare da un prete come offerta di pace ad un drago che minacciava il Giappone, molto tempo fa. La storia del Graal dimostra che esso è stato posseduto, perduto e trovato, più e più volte. Si dice che un antico Graal egiziano fosse installato all’interno della Grande Piramide, per più di mille anni, prima che un re egoista lo sottraesse per collocarlo nel suo palazzo. Dopo la sua morte, il suo successore restituì il Bennu, o "Pietra del Destino", alla Grande Piramide.
Un cristallo simile fu scoperto nel Tibet da Nicholas Roerich nel 1920. L’artista ed esploratore russo ricevette la Pietra Chintamani da uno santo uomo buddhista per portare la pace sulla Terra dopo la seconda Guerra Mondial. Roerich portò "Il Gioiello che garantisce tutti i desideri", come era chiamato, negli Stati Uniti, ma esso ritornò al Tibet dopo la seconda Guerra Mondiale.
Alcune persone sono convinte che il Graal sia un oggetto reale. Altri credono che sia solo un simbolo immaginario, per ogni ricerca su qualcosa di speciale e difficile da trovare. Allegoria o artefatto, il Santo Graal è l’immagine iconica dell’uomo occidentale.

Fonte: Atlantis Rising Magazine.


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