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di Sylvia Smith
LA CITTA' PERDUTA DELLA SPAGNA MEDIEVALE
I restauri di Madinat al Zahra, vicino a Cordoba


Sono trascorsi 100 anni dall’inizio degli scavi di Madinat al Zahra (la città dei fiori), il magnifico palazzo costruito nel sec. X presso Cordoba, nella Spagna meridionale.
Sebbene solo l’11% della città - costruita dal potente califfo Abd Al Rahman III - sia stato scoperto, è improbabile che ci voglia un altro secolo per scoprire il resto del sito, dati i rapidi progressi della tecnologia di scavo.
“Oggi è difficile cogliere il suo significato, ma nel sec. X secolo era la più grande città della Terra” (Ramon Fernandez, archeologo)
In un curioso parallelo, le nuove tecniche, come il tele-imaging, che vengono utilizzate per studiare il sito di 115 ettari, riflettono le tecniche di costruzione rivoluzionarie sviluppate qui un migliaio d’anni fa, e che fecero definire un preciso "stile andaluso".
Un museo nelle vicinanze del sito, realizzato nel 2008 e finalista quest'anno al Premio Aga Khan per l'Architettura, è la base per le ricerche e per i restauro su manufatti recuperati dal sito archeologico.
L’rcheologo Ramon Fernandez punta ai resti del palazzo dove abitava il califfo. Esso si ergeva alto, sopra il resto della città, dando al principe un vantaggio psicologico. Lo usava per impressionare con la sua potenza i suoi sudditi e gli ambasciatori stranieri in visita.
"La posizione del palazzo, cinque chilometri fuori dalla città di Cordoba, costringeva i dignitari a fare il viaggio verso la capitale politica, culturale e amministrativa di Al-Andalus", egli spiega.
"L’abbagliante quartier generale del califfo, posto in alto su una montagna, poteva essere visto da lontano. Oggi è difficile cogliere il suo significato, ma nel sec. X era la città più grande sulla Terra".

Impatto duraturo
Oltre ai materiali costosi utilizzati, come l'avorio, il marmo, perle e oro per i suoi appartamenti, l'enorme quantità di bellezze radunata dal califfo ebbe un impatto duraturo sulle arti e sui progetti.


Nuove tecniche di imaging sono state utilizzate per visualizzare la città.

Il califfo usò la cultura per dire al mondo che egli era il dominatrice incontrastato del Nord Africa e della penisola iberica, e così facendo rivoluzionò l'architettura esistente.
Antonio Vallejo, direttore sia del sito archeologico sia del museo, conferma che lo stile classico di architettura andaluso è stato sviluppato presso Madinat al Zahra.
"Nuove caratteristiche apparvero per la prima volta qui, in questi edifici. Essi sono disposti intorno ad un cortile e tutto lo spettacolo è all’interno", dice.
"Spazi come il patio con giardini e portici laterali si imposero negli stili architettonici più tardi e possono persino essere visti nell’architettura d’oggi".
Ci vollero più di 30 anni per costruire il complesso del palazzo, dove nel sec. X vivevano circa 200.000 persone.
Molti artisti furono riuniti dagli angoli più remoti dell'impero islamico, per creare una città che in seguito divenne è il modello per edifici famosi, come il famoso palazzo dell'Alhambra di Granada, in Spagna.
Esperti in geometria furono chiamati sin dall’Iraq a collaborare con i più bravi artefici della pietra del momento, per creare uno spettacolo architettonico.

Meticoloso lavoro
Immaculata Munoz Matuta, che lavora al sito come restauratrice, mostra una grande lastra di marmo che viene dal bagno del califfo.
È coperta con decorazioni a foglia ed è sopravvissuta intatta per più di mille anni.
"E' fantastica, perchè è molto grande e pesante, eppure è scolpita in un modo molto delicato e dettagliato, con motivi simili a quelli degli stucchi sui muri", spiega.


Il progetto della città influenzò fortemente tipi posteriori di architettura.

"Le decorazioni dell’Alhambra sono in gesso, ma il lavoro qui è stato molto più difficile e ha richiesto molto più tempo, perché era tutto in pietra".
Alcuni dei pezzi architettonici sono stati puliti, restaurati e restituiti al sito archeologico, altri sono in mostra nel museo.
In contrasto con le altezze sulle quali sorgeva il palazzo, il vicino museo è alto solo un piano, con grandi spazi sotterranei per la conservazione e il restauro.
Antonio Vallejo, che ha lavorato presso il sito per più di 25 anni, afferma che il rapporto tra il sito e il museo è unico in Spagna.
"Il museo è completamente al servizio del sito archeologico. Qui abbiamo la tecnologia per conservare e spiegare il Madinat al Zahra".
La città ebbe solo una breve vita. Dopo aver richiesto più di 30 anni per la sua costruzione, fu saccheggiata in una guerra civile e la dinastia ebbe fine.
Ma la sua reputazione continuò a vivere. Ramon Fernandez dice che Madinat al Zahra è diventata un simbolo di magnificenza e del destino.
"La gente cercò di conservare qualche segno della legittimità della dinastia caduta, tramite il saccheggi suoi tesori. Un equilibrio tra il potere enorme che rappresentava e la sua completa distruzione, avvenuta dopo soli 70 anni."

Fonte: http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-11594705


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