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di Jennifer Welsh, LiveScience Staff Writer
ANTICO ATTREZZO DI GIADA PORTATO ATTRAVERSO IL MARE


Una fotografia composita della parte anteriore e di quella posteriore della sgorbia di giada, con una scala centimetrica.
Foto: Les O'Neil, Università di Otago.


L’analisi di un attrzzzo di 3300 anni fa ha portato i ricercatori alla riscoperta di un manoscritto "perduto" del sec. XX e di un frammento di terra "geochimicamente straordinario". Trovato nell’isola Emirau, dell'arcipelago Bismark (al largo della costa, a nord-est della Nuova Guinea), lo strumento di pietra di 5 centimetri è stato probabilmente usato come sgorbia per scolpire, o intagliare il legno. Sembra essere caduto da una palafitta, per finire in mezzo a una barriera corallina che successivamente è stata ricoperta da sabbie mobili.
La sgorbia di giada potrebbe essere stata realizzata dal popolo Lapita, che, secondo i ricercatori, apparve nel Pacifico occidentale circa 3300 anni fa, e poi si diffuse in tutto il Pacifico, sino a Samoa, nel corso di un paio di secoli, e da lì ha costituito il gruppo ancestrale del popolo che conosciamo come polinesiani.
Sgorbie di giada e asce sono state trovate prima in queste zone, ma ciò che è interessante circa l'oggetto è il tipo di giada lo compone: sembra provenire da una regione lontana. Forse quei Lapita l’hanno portato qui dalla loro terra d’origine.

Mappa della zona a est della Nuova Guinea, che mostra la località del’isola Emirau, dove è stato trovato il manufatto di giada, e il fiume Torare, la possibile origine della roccia.


Giada è un termine generale per indicare due tipi di roccia dura – la giadeite e la nefrite. Le pietre sono entrambe di colore verdastro, ma la giada nefrite è leggermente più morbida, mentre la giada giadeite era più scarsa, soprattutto nelle culture dell'America Centrale e del Messico, prima che gli europei arrivassero.
"Nel Pacifico la giada giadeite antica come questo artefatto è conosciuta solo dal Giappone e dal suo uso in Corea," ha detto in un comunicato il ricercatore George Harlow, del Museo Americano di Storia Naturale di New York. "Non è mai stata descritta nella documentazione archeologica della Nuova Guinea".
I ricercatori del Museo Americano di Storia Naturale hanno studiato il manufatto con la micro-diffrazione ai raggi X, che fa rimbalzare un piccolo fascio di raggi X fuori dal campione al fine di trovare la sua struttura atomica, e quella di altri minerali all'interno della roccia. La composizione minerale d’una roccia varia a seconda di quali sostanze chimiche si trovassero nel terreno, quando si formò. Le firme sono talmente specifiche che a volte i ricercatori possono individuare il luogo d'origine delle rocce.
"Quando abbiamo guardato questo artefatto, è stato molto chiaro che non corrispondesse a nulla di già conosciuto, fatto di giada giadeite", ha detto Harlow. La composizione chimica del manufatto "aiutava poco, sulla base di quello che sappiamo sulla formazione di questo tipo di rocce".
La giadeite nella roccia è diversa dalla giada giadeite che si trova in Giappone e Corea. Mancano alcuni elementi e ne contiene più del previsto di altri, quindi la pietra proviene da un'altra fonte geologica, ma i ricercatori non sono sicuri di dove. L’unica corrispondenza chimica nota ai ricercatori era un sito in Baja California Sur, Messico.
I ricercatori non ritenevano probabile che le persone del neolitico di migliaia di anni fa potessero aver trasportato l’oggetto attraverso il Pacifico, ma non riuscirono a trovare altre spiegazioni per la sua composizione. Sino a che non si imbatterono in un manoscritto tedesco inedito del XX secolo.
L'autore del manoscritto, C.E.A. Wichmann, raccolse alcune rocce curiose in Indonesia nel 1903 – a circa 1000 chilometri dal luogo dove è stato trovato lo strumento di giada – e le proprietà chimiche che egli ha riferito sembrano molto simili a quelle del manufatto. I ricercatori stanno ora studiando i campioni per vedere se le moderne tecniche siano in grado di dimostrare che lo strumento è venuto dall'Indonesia.
L’origine di questa giada giadeite, se trovato, sarebbe "qualcosa di geochimicamente straordinario", scrivono gli autori nel documento, che sarà pubblicato in un prossimo numero della rivista European Journal of Mineralogy.

Fonte: Live Science, 26 Gennaio 2012.


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