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di Matt Ridley
GLI UOMINI PRIMITIVI AFFRONTARONO L'OCEANO PER ANDARE IN AUSTRALIA


Tutti gli uomini hanno origini African. Derivati dall’incrocio dei geni dei Neanderthal con altre forme umane di origini asiatiche, tutti i nostri antenati vivevano in Africa sino a 150.000 anni fa. Dopo di che, dicono le ricerche generiche che un gruppo di africani raggiunse le capacitò di sapersi muovere e spostare nell’ambiente, tanto da diffondersi dall’Africa verso l’Asia e l’Europa, invadendo nuove nicchie ecologiche e causando l’estinzione delle specie che rivaleggiavano con loro.
Ci sono molte dispute su quale fosse l’elemento che diede un tale vantaggio alla specie umana: il linguaggio, ma esiste anche disaccordo sulla data in cui tale esodo ebbe inizio. A lungo gli scienziati hanno pensato che avvenisse una graduale espansione dall’Africa attraverso il Sinai,verso l’Europa e l’Asia. Poi è apparso chiaro che l’Europa era stata popolata in epoca più tardiva (meno di 40.000 anni fa) rispetto all’Australia (prima di 50.000 anni fa).
Intanto i genetisti cominciano a insistere sul fatto che molti Africani e tutti i non-Africani condividono sequenze di DNA strettamente correlate, originatesi meno di 70.000-60.000 anni fa in Africa. Così è nata una nuova idea, soprannominata "l’Espresso del Vagabondo", che teorizza che i primi ex-Africani fossero navigatori esperti, che si diffusero rapidamente tutt’intorno per le coste dell’Oceano Indiano, mostrando un’abilità insospettata di navigatori e raggiungendo l’Australia attraverso uno stretto largo più di 75 km (40 miglia). Il fatto che gli isolani delle Andatane, a lungo rimasti isolati, abbiano geni diversi da quelli degli altri asiatici, divergenti da circa 60.000 anni, contribuisce a consolidare l’idea del popolamento per via di mare.


Allora i livelli del mare erano 50 metri più in basso di oggi, per via dei ghiacci che trattenevano una maggior quantità d’acqua nelle calotte polari, e così la maggior parte delle isole dell’Indonesia erano collegate alla terraferma, il Golfo Persico era asciutto e la parte terminale del Maro Rosso era uno stretto esiguo. Un recente studio del Prof. Geoffrey Bailey e dei suoi colleghi della York University in Gran Bretagna ha mostrato che la distanza tra le due coste era da meno di 4 km a un massimo di 100 km. Non sarebbe stato necessario fare il giro dal Sinai e attraversare l’inospitale deserto arabo per raggiungere la costa dell’Oceano Indiano, bastava una zattera o una traversata a nuovo attraverso uno stretto braccio di mare.
La storia si è ulteriormente complicata l’anno scorso, quando un gruppo condotto da Hans Peter Uerpmann dell’Università di Tübingen in Germania ha studiato un corredo di attrezzi di pietra trovati sotto una roccia, nell’Arabia orientale, databili a 125.000 anni fa. Essi erano comparabili a quelli fatti in quello stesso periodo in African orientale. Allora l’Arabia era più umida di oggi, ma l’attraversamento del Mar Rosso era più ampio.
Questo significava che forse l’Arabia era stata colonizzata prima di quanto si pensasse e che ci poteva essere stata una lunga pausa prima che l’Espresso del Vagabondo riprendesse la propria marcia verso il sud-est asiatico? In tal caso la genetica degli Arabi avrebbe dovuto mostrare una convergenza su un antico antenato, di oltre 125.000 anni fa. Così non è: Recenti ricerche suggeriscono un antenato comune risalente a soli 60.000 anni fa.
C’eranno due vie per superare tale impasse. Una era che coloro che si insediarono in Arabia 125.000 anni fa si fossero estinti per essere rimpiazzati da un nuovo esodo dall’Africa. La seconda è ci sia stata una migrazione all’indietro, verso l’Africa, che fornì un nuovo punto di separazione genetica. A complicare la situazione c’è l’eruzione vulcanica di Toba, in Sumatra, circa 74.000 anni fa, che emise una tale quantità di polveri contenenti zolfo nell’atmosfera da causare prolungate siccità, che possono avere spazzato via molti gruppi di popolazione umana.
Il Prof. Bailey ritiene che la risposta, la soluzione per questi tre diversi percorsi dell’umanità primitiva, giaccia in fondo alle acque del Mar Rosso, dove le primitive linee costiere rimangono da esplorare e custodiscono i segreti indisturbati della proto-archeologia.

Fonte: The Wall Street Jornal, 4 feb, 2012.


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