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di Andrew Lawler
GLI ABITANTI DELL’ISOLA DI PASQUA SI MESCOLARONO CON I SUD AMERICANI?


Le isole sparse del vasto Oceano Pacifico furono colonizzate da gente di mare, proveniente dalle coste orientali e dalle isole dell'Asia, con viaggi di migliaia di chilometri in barca. Nel frattempo il Sud America pre-colombiano era popolato dai discendenti di chi aveva attraversato un ponte di terra ormai scomparso molto più a nord. Forse questi due gruppi si conobbero nel Nuovo Mondo? C'è una buona probabilità che ciò sia avvenuto, secondo un nuovo studio, che offre la prova che gli abitanti dell'Isola di Pasqua possono aver raggiunto il Sud America ed essersi mescolati laggiù con i nativi americani.


Erik Thorsby, immunologo dell’Università di Oslo, ha iniziato ad analizzare gli abitanti dell'isola di Pasqua nel 1971 per vedere con i suoi colleghi era in grado di rilevare tracce di un contributo genetico iniziale di nativi americani ai polinesiani. Crede che i suoi recenti ritrovamenti possano mostrare che i nativi americani potrebbero essersi incrociati con i polinesiani dalla costa del Sud America all’isola di Pasqua prima dell'arrivo degli europei.
L'isola, chiamata anche Rapa Nui, è un luogo remoto e roccioso, 3700 chilometri a ovest della costa del Sud America. Gli abitanti furono deportati con la forza in Perù nel 1860 e ridotti in schiavitù, pertanto, la prova di geni misti polinesiani e dei nativi americani potrebbe derivare da quel momento. Ma Thorsby era in grado di utilizzare campioni di sangue dagli isolani, raccolti sin dal 1970, e di esaminare il loro DNA per particolari marcatori genetici.
Come previsto, la maggior parte dei geni marcatori indicavano caratteri comuni con altri polinesiani. Ma antigeni umani leucocitari - un gruppo di geni che codifica le proteine essenziali per il sistema immunitario umano - nei campioni hanno mostrato che alcuni individui hanno un tipo, o allele, che si trova solo tra i nativi americani. Gli alleli in questione sono stati trovati in due aplotipi – aplotipo è un gruppo diverso di alleli ereditati da un individuo da parte di un singolo genitore - in singoli individui non imparentati. Questo e altri indizi genetici suggeriscono che gli alleli siano più grandi e siano stati introdotti secoli prima che gli isolani fossero inviati in Perù da parte degli europei, come Thorsby riporta oggi nelle Philosophical Transactions della Royal Society B :
“I risultati dei nostri studi suggeriscono che i polinesiani, in visita nel Sud America tra il 1400 e il 1500, possono aver preso un gruppo d'indiani d'America con loro al loro ritorno all’Isola di Pasqua”, ha detto in una e-mail, e sta conducendo ulteriori ricerche. Tale conclusione, aggiunge, è "speculativa", ossia ancora allo stadio di ipotesi.
Gli studiosi hanno visto alcuni altri indizi di contatto tra polinesiani e il popolo del Nuovo Mondo.
Alcune piante, come la patata dolce, nascono nelle Ande, ma a quanto pare si diffusero attraverso l'Oceano Pacifico prima dell'arrivo di Colombo. I ricercatori hanno notato un accenno di analogie linguistiche e artistiche tra il sud-ovest dell’America e la cultura polinesiana. Ma la definitiva testimonianza archeologica è carente. Trovare la prova genetica di una miscelazione tra nativi americani e polinesiani, prima dell'arrivo di Colombo nel Nuovo Mondo nel 1492, dimostrerebbe definitivamente che i Polinesiani aveva la capacità di raggiungere il Sud America.
Eppure, l'affermazione di Thorsby è accolta con cortese scetticismo da uno studioso che conosce bene il passato dell'isola di Pasqua. "E' bello vedere questo tipo di ricerca, ma una risposta definitiva non è davvero possibile, data la mancanza di controllo cronologico", dice Terry Hunt, archeologo della University of Hawaii, Manoa, che ha lavorato a lungo sull'isola. Egli dice che i dati mostrati da Thorsby non precludono la possibilità che la miscelazione tra questi gruppi si è verificata più tardi, dopo che gli Europei arrivarono. "Non si può escludere che i geni dei nativi americani raggiungessero Rapa Nui con il contatto con gli europei". Per dimostrare veramente la teoria occorrerebbe trovare scheletri che precedano l'arrivo degli europei nel 1722. Ma finora la maggior parte dei pochi resti ritrovati sembrano essere più tardi. "Non ci sono grandi speranze" di trovare antiche ossa umane che possano conservare DNA, aggiunge. Thorsby riconosce che sono necessari studi sul DNA con una maggior quantità di materiale antico, ma gli rimane la speranza di poter ribadire le proprie ragioni.

Fonte: Science Now, 6 feb, 2012.


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