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Articoli

di Popular Archaeology

ERUZIONI E PICCOLA GLACIAZIONE NEL SEC. VI D.C.


Una ‘piccola era glaciale’, dopo la caduta dell’Impero Romano, coincise con la crescita e l’espansione dell’impero arabo.

Il calo della temperatura seguì una serie di eruzioni vulcaniche.

I ricercatori del progetto Past Global Changes (PAGES), che scrivono sulla rivista Nature Geoscience, hanno identificato un periodo sinora inedito, di lunga durata, di raffreddamento nell’emisfero boreale, avvenuto 1500 anni fa. Il calo della temperatura seguì immediatamente tre grandi eruzioni vulcaniche in rapida successione negli anni 536, 540 e 547 d.C. I vulcani possono causare il raffreddamento del clima con l’espulsione di grandi volumi di piccole particelle - aerosol di solfati - che entrano nell’atmosfera, bloccando la luce del sole.

Entro cinque anni dalla comparsa della “piccola glaciazione tardo antica”, come i ricercatori hanno soprannominato il fenomeno, sotto Giustiniano, l’epidemia di peste imperversò attraverso il Mediterraneo tra il 541 e il 543 d.C., colpendo Costantinopoli e uccidendo milioni di persone nei secoli successivi. Gli autori suggeriscono che questi eventi possano aver contribuito al declino dell’Impero Romano d’Oriente.

L’autore principale, il dendro-climatologo Ulf Büntgen dell’Istituto federale di ricerca svizzero, afferma: “Questo è stato il raffreddamento più drammatico nell’emisfero settentrionale negli ultimi 2000 anni”.

Una successiva “Piccola Era Glaciale”, verificatasi tra il XIV e il XIX secolo, è stata ben documentata e fu legata a sconvolgimenti politici e pandemie che afflissero l’Europa, ma il nuovo studio è il primo a fornire un’analisi globale del clima attraverso l’Asia centrale e l’Europa durante questo periodo più antico.

“Con così tante variabili, dobbiamo rimanere cauti sugli effetti della causa ambientale sul mondo politico, ma è sorprendente quanto strettamente i cambiamenti climatici si allineino con grandi sconvolgimenti tra le diverse regioni”, ha aggiunto Büntgen.

Il team di ricerca multidisciplinare, formato da climatologi, naturalisti, storici e linguisti, ha mappato le nuove informazioni sul clima per confrontarle con un periodo turbolento della storia in Europa e in Asia centrale. Le eruzioni vulcaniche ebbero probabilmente ripercussioni sull’approvvigionamento di cibo - una grande carestia colpì la regione proprio in questo tempo e fu seguita immediatamente dalla pandemia.

Più a sud, la penisola arabica ricevette più pioggia, il che permise una maggior crescita della vegetazione. I ricercatori ipotizzano che ciò possa avere stimolato l’espansione dell’impero arabo in Medio Oriente, perché la vegetazione avrebbe sostenuto più grandi mandrie di cammelli, utilizzati dagli eserciti arabi per le loro campagne.

Nelle zone più fredde, diverse tribù migrarono ad est verso la Cina, forse spinte dalla mancanza di pascoli in Asia centrale. Ciò provocò ostilità tra i gruppi nomadi e le potenze dominanti locali nelle regioni della steppa al nord della Cina. Un’alleanza tra queste popolazioni delle steppe e l’impero romano d’oriente abbatté l’impero sassanide in Persia, l’ultimo impero nella regione prima della nascita dell’Impero arabo. I ricercatori scrivono: “la piccola glaciazione tardoantica si adatta bene con i principali eventi di trasformazione che si sono verificati in Eurasia durante quel tempo”.

Le grandi eruzioni vulcaniche possono influenzare la temperatura globale per decenni. I ricercatori suggeriscono che l’ondata di eruzioni, in combinazione con un minimo della radiazione solare, e l’aumento dei ghiacci nell’oceano e nel mare in risposta agli effetti dei vulcani, abbia esteso il raffreddamento per oltre un secolo.

Büntgen sottolinea che lo studio serve come un esempio di come improvvisi cambiamenti climatici possano cambiare i sistemi politici esistenti. “Possiamo imparare qualcosa dalla velocità e la portata delle trasformazioni che hanno avuto luogo in quel momento”, ha detto.

La ricostruzione della temperatura, in base a nuove misurazioni degli anelli degli alberi delle montagne Altai, dove la Russia, la Cina, la Mongolia e il Kazakistan si incontrano, corrisponde molto bene con le temperature misurate nelle Alpi negli ultimi due millenni. La larghezza degli anelli degli alberi è un modo affidabile per stimare le temperature estive.

La ricerca fa parte del gruppo di lavoro Euro-Med2k del progetto internazionale Past Global Changes (PAGES). La settimana scorsa (29 gennaio 2016) i membri del gruppo hanno pubblicato un’analisi completa delle temperature estive in Europa nel corso degli ultimi 2000 anni, concludendo che le attuali temperature estive sono senza precedenti durante il periodo stesso. Il gruppo di lavoro Euro-Med2k ricostruisce modelli e clima del passato in Europa e nelle regioni del Mediterraneo (tra cui Europa meridionale, Medio Oriente e Africa del Nord) nel corso degli ultimi 2000 anni. PAGES fa parte di Future Earth - un importante programma di ricerca internazionale per studiare la sostenibilità globale.

Fonte: comunicato stampa di Future Earth.

Notizia in Popular Archaeology, inverno 2015-2016, 8 Febbraio 2016.

Pubblicato 09/02/2016 06:43:16