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di Alberto Arecchi
LE SIGNARE DEL SENEGAL



A metà del sec. XV, i primi colonizzatori portoghesi si insediarono sulla costa occidentale dell’Africa, subito al di là del Capo Verde, estrema propaggine occidentale del continente.
Nella regione fioriva la civiltà wolof, nata dall’ibridazione tra vari gruppi etnici locali e con una gran capacità di tessere rapporti culturali e commericali con i propri vicini.
Fu allora che la società wolof seppe esprimere il proprio potenziale e la propria elasticità di vedute, approfittando dell’arrivo degli europei, dei loro costumi e delle loro ricchezze, per creare una società ibrida meticcia in maniera pacifica. Nel Senegal, durante il periodo coloniale, nacquero e fiorirono una società, una cultura, un’economia del tutto particolari per il mondo africano. Si ebbe un intenso metissaggio tra i vertici dei gruppi locali etnici locali con l’élite degli amministratori e dei ricchi commercianti europei. Si formò così una società meticcia (creola) che resse a lungo i destini della colonia ed ebbe forte radicamento e grande potere anche nelle metropoli francese ed inglese. Al centro di tale struttura sociale ci fu l’affermarsi del fenomeno delle "signare".


Le signare (termine creolo, derivato dal portoghese senhoras) erano giovani donne africane, nere o meticce, di lignaggio elevato, che vivevano negli scali coloniali della costa senegalese : Rufisque (Rufisco) sino al XVII secolo, poi Gorée e finalmente la capitale di Saint-Louis sino alla metà del XIX secolo.
Il termine "signara" indicava le concubine africane che convivevano con europei influenti, acquisendo così un rango sociale e una potenza economica di grande importanza, per sé e la propria famiglia. Sembra che l’origine delle signare cominciasse verso la fine del XV secolo negli scali portoghesi posti lungo la costa del Senegal. I "lançados" erano avventurieri giunti durante la colonizzazione portoghese (iniziata nel 1444, con i viaggi dei primi esploratori), dovevano adattarsi a lunghi periodi di soggiorno in Africa e diedero origine alle prime comunità meticce, soprattutto negli scali di Rufisque, Portudal e Joal, lungo la Petite Côte. Tra di loro c’erano anche persone che in Europa avevano guai giudiziari, nonché ebrei che rifiutavano la conversione forzata al cattolicesimo, imposta dai re iberici.
La colonizzazione francese e quella inglese, che subentrarono a quella dei portoghesi, attraverso un lungo periodo di guerre coloniali, distrussero la prima micro-cultura degli scali originali, controllata dalle signare, e il sistema economico che esse avevano sviluppato, con le loro famiglie d’origine wolof, tukuleur e peul, insieme ai mariti e padri di pelle bianca.
Le signare si spostarono dalla Petite Côte verso le isole di Gorée e Saint-Louis, nuovi centri del potere coloniale francese, al principio del XVIII secolo, per mettersi al riparo dalle lunghe guerre scatenate dagli europei tra i re locali, al fine di controllare il commercio degli schiavi.


Inoltre, esse mutarono il loro stato, da quello originale di un semplice concubinato, sviluppando tra il XVIII e il XIX secolo una pratica di matrimoni "secondo la moda locale" (à la mode du pays), che somigliava ai costumi tradizionali africani. Molti funzionari coloniali giungevano per svolgere il proprio servizio in Africa da soli, lasciando nella madrepatria una moglie o una fidanzata. Le donne non si allontanavano dall’Europa, nel timore delle scomodità e delle malattie della vita coloniale. Ricordiamo che il regolamento della compagnia di colonizzazione vietava espressamente ai propri funzionari di portare la famiglia dalla Francia. Divenne un costume riconosciuto il fatto di "sposarsi" con una donna locale con un contratto a termine, che sarebbe scaduto alla fine del servizio d’oltremare. Le prime donne a convolare a nozze temporanee provenivano in maggioranza dalla comunità dei neri convertiti al cattolicesimo, affrancati o servi domestici. Capitava anche che una donna si sposasse in successione con quattro o cinque funzionari, che via via arrivavano per ricoprire la medesima funzione pubblica, diventando così la "moglie di servizio". Non solo il marito europeo recava dei vantaggi materiali immediati, ma dopo la sua partenza lasciava alla moglie locale la casa, gli schiavi e un capitale da far fruttare nel commercio. Tale tipo di matrimoni a durata limitata fu riconosciuto dai poteri pubblici anche dopo l’applicazione del nuovo Codice Civile del 1830. Si trattava di non più del 15% del totale delle unioni. Le signare erano fortemente attaccate alle unioni endogamiche nelle famiglie di meticci (80% delle unioni), in quanto erano le sole capaci di perpetuare la loro cultura e di preservare il capitale accumulato, di madre in figlia, lungo diverse generazioni. I matrimoni con gli europei erano élitistei e servivano comunque a costruire in Francia e in Inghilterra reti potenti d’affari familiari, facendo beneficiare la loro comunità in modo permanente della protezione delle parentele occidentali, contro eventuali rivali che potessero giungere a Gorée come nuovi amministratori. Le signare non si sposavano certo con semplici marinai, ma con quadri della borghesia o dell’aristocrazia francese e inglese o con ricchi commercianti e imprenditori. Esse non provenivano da famiglie di schiavi, ma si trattava di libere unioni tra donne lébou o wolof, spesso facenti parte dell’aristocrazia locale (famiglie di capi, guêloware), e l’élite dei colonialisti. Una delle nipoti della regina del Waalo, Ndaté Yalla, fu una signara. Perciò il poeta-presidente L.S. Senghor usò per loro il termine di "aristocrazia meticcia".


Le signare riuscivano a resistere a tutti i governatori e gli ufficiali appena sbarcati, che contestavano il loro potere e i loro privilegi. Grazie alla rete dei loro legami familiari, riuscivano senza fatica a raggiungere le istanze del potere monarchico, tanto in Francia come in Inghilterra, per opporsi ad ogni provvedimento che cercasse di destabilizzare il loro modo di vita.
Quelle meticce scaltre e raffinate erano tenute nella più alta considerazione, per la loro bellezza conturbante e per le loro ricchezze, che sapevano mettere a frutto con grande abilità. Tra le lascive civetterie quotidiane, le feste della domenica e i ricevimenti pieni di servette riccamente addobbate (schiave riscattate dalla tratta e integrate nelle case delle signare), griots (cantastorie) e porta-ventagli, esse conducevano una vita da donne fatali, coltivando all’estremo la sensualità.
Dopo la celebrazione del matrimonio "à la mode du Pays", la sposa era considerata legittima, e dava ai suoi figli il cognome del padre. Furono queste unioni a fondare le grandi famiglie creole di Saint-Louis e di Gorée.


Al momento della Rivoluzione francee, Saint-Louis contava circa 1200 meticci. Il numero di signare è difficile da stimare, ma esse costituivano l’elemento trainante d’uno stile di vita che combinava i tratti della società wolof con quella europea, offrendosi con un’attrattiva particolare agli stranieri. L’Ammiraglio descriveva così l’abito delle donne di Saint-Louis : "Consisteva in un gran drappo di tessuto che si avvolgevano intorno, a partire dalla cintura sino ai piedi, e di un altro tessuto che si gettavano con negligenza sulle spalle. Le signare vi sostituivano un mbub o camicia "alla francese" di fine tela ricamata, che lasciava nuda la spalla sinistra, e delle lunghe gonne di taffetas o di mussolina. Immaginatele passare per la via, con passo dolce e "fru-fru", scortate da damigelle di compagnia e dal griot di servizio, davanti al bianco appena arrivato, che rimaneva sorpreso ! Ma il segno distintivo della signara stava ancor più nel numero e nella varietà dei suoi gioielli : "coperta d’oro" non era a Saint-Louis un semplice modo di dire. Mani, polsi, braccia, caviglie, orecchie, ogni parte utilizzabile della testa o delle membra andava bene per coprirla di gioielli filigranati dagli orafi Mauri. L’oro, sotto forma di collane, braccialetti, orecchini e pendenti, anelli, catene, spille e medaglie, era oggetto d’ostensione e di attente rivalità".


Occorre anche fare menzione del loro trucco. Come scrisse Lamiral, si annerivano il bordo delle palpebre, si tingevano in rosso il palmo delle mani che rendevano livido con il succo di un’erba, e facevano lo stesso alle unghie di mani e piedi, rendendole d’un rosso incarnato e durevole. La loro civetteria si spingeva al punto che tenevano sempre con sé uno specchietto, per ammirare la propria immagine.
Quanto alle loro schiave, erano coperte di collane fatte con grani di vetro e corallo e ambra e palline d’oro e d’argento infilate molto abilmente. La mescolanza dei toni di colore sulla pelle d’ebano dava un effetto molto pittoresco. I loro capelli erano abilmente arricciati in piccole onde fluttuanti sul collo, perfettamente somiglianti alle decorazioni delle spalline d’un colonnello… Le residenze delle signare erano luoghi di distrazione e di piacere. Vi si ritrovavano tra di loro, in società chiamate mbotaye. In una stessa mbotaye si raggruppavano signare di età e rango simili. Ballavano danze all’europea, dispiegando fasto e bellezza. Le signare non esitavano a convertirsi al cattolicesimo, il battesimo dei loro figli e anche dei figli delle loro serve sembra essere stato praticato da sempre.


Alcune signare celebri, con i loro mariti e discendenti

Il cavaliere Stanislas de Boufflers, che fu governatore del Senegal nel 1785, prese come compagna la famosa Anne Pépin. Si trattò probabilmente di un incontro concordato prima ancora della sua nomina a quel posto. Il colto e nobile cavaliere eternò la propria storia d’amore con libri di poesie, universalmente noti.
Anna Colas Pépin, sua nipote, figlia di Nicolas Pépin, fratello di Anne, negoziante (1744 ca. -1815) e della signara Marie-Thérèse Picard (?-1790), possedeva l’attuale Maison des Esclaves dell’Isola di Gorée (museo della schiavitù, che in realtà non ha mai contenuto schiavi destinati alla tratta). Mary de Saint Jean, figlia sua e di François de Saint-Jean, sindaco di Gorée dal 1849 al 1872 (1778-1874), sposò Barthélémy Durand Valantin, sindaco di Saint-Louis e deputato del Senegal, figlio del negoziante Barthélémy Valantin (1770 ca. - dopo il 1836) e della signara Rosalie Aussenac, proprietaria (1765-1828), a sua volta nipote di Pierre Aussenac di Carcassone, consigliere della Compagnie des Indes a Gorée (1701-1754) e della signara Catherine (Caty) Louët (ou Louette), commerciante (1713-dopo il 1776). Anne Pépin fu sposata al cavaliere de Boufflers e al negoziante Bernard Jeune Dupuy. Era la figlia di Jean Pépin, chirurgo della Marina, e della signara Catherine Caty Baudet, bata nel 1701 a Gorée. Caty Louët era figlia di Nicolas Louët, commis della Compagnie des Indes, e di Caty di Rufisque, "governante" de Rufisque verso il 1664 e sino al 1697; fu la prima signara citata nelle cronache.
Victoria Albis, nel XVIII secolo, fu un’altra celebre signara, proprietaria della casa Victoria Albis-Angrand che apppartenne più tardi alla famiglia meticcia Angrand; la sua parentela con i vari Albis existant tuttora esistenti è sconosciuta.
Xavier Ricou, che gestisce il sito internet Sénégalmétis, è discendente per parte materna da Benjamin Jean François Crespin (negoziante, impiegato civile della Marina, nato il 10 dicembre 1769 a La Rochelle e deceduto il 7 aprile 1811 a Saint-Louis, e della signara Catherine Caty Wilcock (verso 1765-1831).
Jean-Jacques L'Aîné Alin detto L'Antillais (1776-1849), nato a Lamentin in Martinique e morto a Saint-Louis, fu sindaco di Saint-Louis dal 1828 al 1848. Sposò la signara Marie Bénis (1793-dopo il 1860); la loro figlia Charlotte Alin (1813-1898) si sposò con Joseph Dio Crespin (1806-v. 1856), figlio della ocppia sopra citata, proprietairo e trattante a Saint-Louis; suo figlio, Jean-Jacques Alin Crespin (1837-1895), fu sindaco di Saint-Louis dal 1890 al 1895, e la sua prima moglie meticcia Hannah Isaacs (1813-1911), furono i bisnonni di Marie-José Crespin, madre di Xavier Ricou.
Jean-Luc Angrand, autore di "Céleste ou le temps des signares",   era pronipote d'Armand-Pierre Angrand (1892-1964), sindaco di Gorée e di Dakar nel 1934, e pronipote di Mathilde Faye, nata aBathurst (oggi Banjul) in Gambia e di Léopold Angrand (1859-1906), commerciante e assessore a Gorée nel 1890, a sua volta figlio del rappresentante di commercio Pierre Jacques Angrand (1819-1901) e d'Hélène de Saint-Jean, sorellastra di Mary de Saint Jean e pronipote della signara Catherine Caty Baudet; che era stata la madre d'Anne Pépin, la nonna d'Anna Colas Pépin e quindi, per due vie diverse, bisnonna di Mary de Saint Jean.
La signara Marie Montey (verso 1776-1819), moglie del guardiamarina Pierre Boillat, è meno nota di suo figlio, l'abbé David Boilat (1814-1901). Non si sa nulla sulle madri dei due preti meticci che studiavano con lui, Jean-Pierre Moussa (1814-1860) e Arsène Fridoil (1815-1852), figli d’un militare inglese.



Nota bibliografica

* Joseph Roger de Benoist, Abdoulaye Camara et Françoise Descamps, "Les signares : de la représentation à la réalité", dans Abdoulaye Camara & Joseph Roger de Benoist, Histoire de Gorée, Maisonneuve & Larose, 2003.
* Joseph Roger de Benoist et Abdoulaye Camara, Gorée, Guide de l'île et du Musée historique, Publication du Musée historique, Dakar, avril 1993, 67 p., 39 fig.
* Joseph Roger de Benoist, Abdoulaye Camara, F. Descamps, X. Ricou et J. Searing, Histoire de Gorée, Maisonneuve et Larose, 2003, 155 p.
* Abdoulaye Camara, "Gorée : Passé, présent et futur" in Le Patrimoine culturel africain, Maisonneuve et Larose, 2001, p. 83-106.
* Jean-Luc Angrand, Céleste ou le temps des signares, Éditions Anne Pépin, 2006, essai.
* Guillaume Vial, Les signares à Saint-Louis du Sénégal au XIXe siècle : étude critique d'une identité métisse, Université de Reims, 2 vol., Mémoire de maîtrise, 1997, 407 p.
* Tita Mandeleau, signare Anna, ou le voyage aux escales, Dakar, Nouvelles Éditions africaines du Sénégal, 1991, 232 p, roman. (ISBN 2723604373).

Film documentario
* 1994 : Gorée, l'île des signares (Abdoulaye Camara, Florence Morillères, France, Neyrac Films, 26').



V. anche: ISLAM NERO E DIPINTI SOTTO VETRO IN SENEGAL


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