Liutprand - Associazione Culturale

PETIZIONE MONUMENTO LA PALISSE, LEGGI E FIRMA ANCHE TU
sezione articoli
HomeArticoli dal Mondo › Articolo
di Alberto Arecchi
NDATÉ YALLA MBODJ, REGINA SENEGALESE



Quando i francesi nel XIX secolo intrapresero la vera e propria conquista coloniale del territorio senegalese, dopo secoli di presenza commerciale lungo le coste, la prima forza di vera resistenza cui dovettero far fronte fu incarnata da una donna, di bell’aspetto, forte e al comando di un grande esercito: Ndaté Yalla Mbodj.
Ndaté Yalla era l’erede della famiglia Tédiek, che si era arricchita nel corso d’un lungo periodo di regno e di scambi commerciali con i mercanti francesi.


Il territorio senegalese nel 1707.

I sovrani dei regni wolof portavano allora il titolo di "Brack", mentre le loro madri e sorelle erano chiamate "Linguère". La consuetudine locale ammetteva che le linguère potessero succedere ai sovrani di sesso maschile e alcune di loro comandavano anche di persona le operazioni militari. Alla morte del Brack Kouly MBaba Diop, nel 1816, sua cugina, la Linguère Fatim Yamar Khouriaye Mbodj, ne ebbe la successione e decise di eleggere il proprio marito Amar Fatim Borso al titolo di Brack del regno del Waalo.
Per la prima volta, una Linguère per diritto di successione divenne anche la sposa di un Brack. Le Linguère erano preparate a dirigere il popolo e lo stato, sia dal punto di vista politico, sia da quello militare. Erano addestrate da giovani all’uso delle armi e sapevano combattere senza dover fare ricorso alla forza degli uomini.


Un guerriero del Waalo.

I fatti di Nder ne furono una prova. Il martedì 7 marzo 1820, il Brack si trovava nella città francese di St. Louis per farsi curare, in compagni degli alti dignitari della sua corte.


Il sacrificio di Nder.

I guerrieri Mauri, vicini del suo stato, approfittarono della sua assenza per attaccarne la capitale. Furono però respinti da un gruppo di donne armate sino ai denti, al comando di Fatim Yamar. Umiliati dalla sconfitta subita dalle donne, i Mauri ritornarono all’assalto e questa volta ebbero la meglio. La Linguère e le sue compagne preferirono bruciarsi vive piuttosto che subire il disonore della sconfitta. Fatim Yamar decise di far fuggire le sue due figlie di 10 e 12 anni, Djeumbeut e Ndaté Yalla, per perpetuare la casata. Le due ragazze, educate come guerriere, sarebbero state future dirigenti del regno wolof.
Ndaté Yalla fu l’ultima sovrana del regno del Waloo, succedendo alla sorella Djeumbeut il primo ottobre 1846, quando questa morì.
Ndaté Yalla diresse il regno con pungo di ferro e costituì un ostacolo insormontabie per i colonizzatori francesi, ai quali oppose una fiera resistenza. Diventò l’ultimo bastione di resistenza nazionale dei wolof, quando tutti gli altri regni locali erano disposti a stringere accordi con gli occupanti europei.
Ecco il testo della lettera che la regina scrisse al governatore coloniale Faidherbe, il 23 maggio 1851: "Lo scopo di questa lettera è di farvi sapere che l’isola di Mboyo mi appartiene e mi è stata trasmessa in eredità da mio nonno. Nessun altro oggi può dire che questo paese gli appartenga, perché è soltanto mio".
Ndaté si considerava unica sovrana del regno del Waalo e sfidò i francesi per tutto il periodo del suo regno, attaccandoli e difendendosi in battaglie accanite. Nel 1847, reclamò il libero passaggio della popolazione dei Saraokés che rifornivano di bestiame l’isola di St. Louis.
Nella sua lettera al governatore scrisse allora:
"Siamo noi a garantire il passaggio delle mandrie nel nostro paese e perciò ne riscuotiamo la decima e non accetteremmo un’altra soluzione. St. Louis appartiene al governatore, il Cayor al Damel (questo era il titolo dato al re locale) e il Waalo al Brack. Ciascuno di questi capi governa il proprio paese come più gli piace".
Ndaté non esità a spingersi a saccheggiare il circondario di St. Louis e a minacciare il governatore francese nella sua corrispondenza. I francesi esigevano rimborsi per i danni causati dalle razzie, ma Ndaté rifiutò categoricamente e con fierezza. Si spinse a reclamare ripetutamente i propri diritto sulle isole di Mboyo e di Sor (ossia l’area dell’espansione attuale della città di St. Louis).
Il 5 novembre 1850, Ndaté proubì ai coloni ogni forma di commercio nei bracci fluviali che dipendevano da lei, mettendo i francesi alle strette.


Il 2 settembre 1850, l'abbé David Boilat registrò questa immagine di Ndaté Yalla, mentre fuma la sua pipa d’onore, circondata da oltre 500 donne in abiti sontuosi, da principi e guerrieri del suo popolo.
Si tratta dell’immagine più celebre della regina Ndaté Yalla Mbodj.


Il governatore Faidherbe diede battaglia alle truppe del Waalo e questa volta le sconfisse.
Ndaté Yalla morì nel 1860. Dopo la sua sconfitta, Faidherbe aveva portato suo figlio Sidya, che aveva allora dieci anni, a Saint-Louis, per fargli frequentare la scuola francese. Faidherbe ignorava però che il ragazzo aveva già ricevuto l’educazione guerriera e regale da parte di sua madre. La regina gli aveva inculcato il senso della fierezza nazionale e lo spirito di combattività. Il ragazzo fu mandato al Liceo Imperiale di Algeri nel 1861 e due anni dopo chiese a Faidherbe di ritornare in Senegal. Il governatore accettò e fece battezzare il giovane col nome di Léon, facendogli lui stesso da padrino.
A 17 anni, Sidya-Léon ricevette così dai francesi il comando amministrativo del cantone di Nder. Tra la sorpresa generale, rifiutò il posto. Con il proprio spirito nazionalista, Sydia decise di sfidare i francesi, ritornò agli usi e tradizioni del suo popolo, si vestì con gli abiti tradizionali, si pettinò la capigliatura con le trecce. Arrivò a giurare di non parlare mai più la lingua dei coloni e di non vestirsi come loro.
Nel novembre 1869, Sidya diresse un’insurrezione generale contro i francesi, causando loro dure perdite. L’amministrazione coloniale non cessò di perseguitarlo e, quando egli cercò di stringere un patto coloniale più ampio con altre forze nazionali, tradito dai suoi stessi guerrieri, fu consegnato al governatore Valère a St. Louis, il 25 dicembre 1875. Sydia fu deportato al Gabon nel 1876 e vi morì due anni dopo, all’età di 30 anni.


Associazione culturale Liutprand 27100 PAVIA      copyright ©1994-2018 e-mail: liutprand@iol.it