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di Alberto Arecchi
NEHANDA, L'ANIMA DELLO ZIMBABWE


Le mie ossa riprenderanno vita…
Quella di Nehanda è una storia di spiritualità africana, che ci ricorda il rapporto dell’uomo con i propri antenati e con Dio.
Occorre risalire al XV secolo, verso il 1430, quando visse la prima donna che portava il nome di Nehanda.
In realtà la giovane si chiamava Nyamhika, figlia del celebre imperatore Mutota, fondatore e primo reggitore dell’Impero Monomatapa (attuale Zimbabwe).


Egli fondò anche lo Stato di Mutapa. Ebbe un figlio, Matope, fratellastro di Nyamhika, che gli succedette come secondo imperatore del Monomatapa. Secondo la tradizione, per rendere più potente il figlio, Mutota organizzò un rituale d’incesto, obbligandolo a giacere con la sorellastra Nyamhika. Secondo la leggenda, tale rituale incestuoso rese Matope estremamente potente. L'Impero toccò il proprio culmine, ingrandendosi tanto che Matope ne offrì la metà alla sorellastra Nyamhika. Fu così che ella fu soprannominata "Nehanda", come regina del territorio di Handa. La sua fama oscurò persino quella di Matope.
Alla morte di Nehanda-Nyamhika, si dice che il suo spirito continuasse a vivere nel corpo d’un leone, sempre alla ricerca del proprio corpo umano ideale. Quando l’avesse trovato, Nehanda sarebbe diventata un oracolo divino e avrebbe pronunciato profezie per bocca della persona posseduta. Così, lo spirito di Nehanda avrebbe proseguito la propria esistenza da una persona all’altra, nei secoli. Tutte le persone possedute dallo spirito di Nehanda avrebbero posseduto forti poteri medianici e lo spirito di Nehanda sarebbe stato nei secoli il protettore del Monomapata.
Secoli più tardi, lo spirito di Nehanda avrebbe posseduto una giovane donna di nome Nyakasikana, che fu considerata la reincarnazione di Nehanda-Nyamhika, diventando la sacerdotessa del villaggio di Shona col nome di Nehanda- Nyakasikana. Le sue straordinarie qualità di medium erano conosciute in tutto il Paese e tutti andavano a consultarla, soprattutto in occasione di importanti decisioni politiche. Il popolo Shona è monoteista, ma ciò non gli impedisce di praticare il culto degli antenati e di credere che essi possano reincarnarsi in altri membri della famiglia. Lo spirito dell’antenato morto rimarrebbe in diretto contatto con Dio e agirebbe come intermediario verso il mondo degli uomini.


Nel 1890, gl’inglesi al comando di Cecil Rhodes s’impadronirono dello Zimbabwe e lo ribattezzarono Rhodesia. Il popolo chiese allora a Nehanda come si potesse fare per scacciare gli invasori. Già i portoghesi avevano tentato d’impadronirsi delle ricche terre minerarie dell’interno, nel XVI secolo, ma la loro impresa non era riuscita. Di fronte ai nuovi invasori, Nehanda consigliò di avere pazienza, poiché questi agivano per fare affari e occorreva accoglierli con l’offerta d’una vacca nera. Così, anziché essere nemici, i bianchi avrebbero collaborato al bene del Paese.
Tuttavia, i rapporti tra i coloni inglesi e la popolazione autoctona peggiorarono rapidamente. Gli invasori imponevano tasse sempre più pesanti, si mostravano ingiusti in merito alla proprietà dei terreni e nella retribuzione del lavoro salariato, criticavano le credenze locali e volevano imporre il cristianesimo in luogo della religione ancestrale. Così si ebbero rivolte contro gl’inglesi. Nel maggio 1896, nel Matabeleland, iniziò la Prima Chimurenga ("chimurenga" significa "ribellione" in lingua shona).La ribellione era diretta da un sacerdote del culto tradizionale, di nome Mukwati. In ottobre, si unirono anche il prete Kaguvi e la sacerdotessa Nehanda del Mashonaland. Essi furono i dirigenti della famosa ribellione. Kaguvi (o Kagubi) era considerato una specie di sposo spirituale di Nehanda e la convinse a incitare il popolo alla ribellione. Essi erano la "voce" di Mwari, ossia di Dio.
Predicavano che, secondo Mwari (Dio), l’uomo bianco era la causa di tutti i mali. A causa sua la peste bovina era entrata nel Paese e le cavallette devastavano i raccolti. Secondo la loro predicazione, Mwari voleva che i bianchi fossero immediatamente scacciati e la popolazione non avrebbe dovuto telere le palle dei fucili dei bianchi, perché Mwari le avrebbe fatte cadere tutte nell’acqua.
Nehanda era la più carismatica dei tre sacerdoti medium ed era capace di compiere miracoli conturbanti. Riuscì a sfuggire più volte agl’inglesi, come per miracolo, per oltre un anno.


Nehanda e Kaguvi dopo l’arresto, poco prima dell’impiccagione di Nehanda.

Kaguvi e Nehanda, accusati d'assassinio, furono infine catturati grazie a un tradimento e condannati all’impiccagione. Kaguvi fu preso per primo, in seguito fu la volta di Nehanda. Fu loro proposto di convertirsi al cristianesimo per evitare l’impiccagione. Kaguvi accettò, ma Nehanda rifiutò e fu condotta alla forca. Tuttavia, gl’inglesi non sapevano ciò che Nehanda riservava loro.
Coloro che assistevano all’impiccagione furono testimoni d’un fenomeno inspiegabile.
Nel momento dell’impiccagione, la corda si rupe. La folla emise grandi grida di stupore. Al secondo tentativo, la corda si ruppe di nuovo e gl’inglesi presenti cominciarono ad essere colti dal terrore. Un prigioniero africano che assisteva e che sperava di ottenere clemenza propose ai soldati inglesi di cercare sul petto di Nehanda la sua scatola di tabacco. Sosteneva infatti che lì fosse racchiuso il potere che rompeva misteriosamente la corda. I soldati le tolsero la scatola e il terzo tentativo d’impiccagione ebbe successo, tuttavia Nehanda, morendo, riuscì ugualmente a pronunciare le parole: "La mie ossa riprenderanno vita!"
La tradizione, come abbiamo detto, sostiene che alla morte di ogni persona posseduta lo spirito di Nehanda passi in un altro corpo. Ciò avvenne nel XX secolo, durante la "Seconda Chimurenga", nel 1972.
Lo spirito di Nyamhika Nehanda avrebbe questa volta preso possesso del corpo d’una vecchia medium, che tutto il popolo andava a consultare in occasione delle maggiori decisioni politiches. Le sue profezie e le sue incitazioni stimolarono la ribellione. Ella morì nel 1973. Se lo spirito di Nehanda continua a rivivere nelle donne che sceglie, la grande questione attuale potrebbe essere: "In chi Nehanda vive attualmente?"
Non lo sappiamo e forse non lo sapremo mai. Ricordiamo che, secondo la leggenda, lo spirito di Nehanda può entrare nel corpo d’un leone, sino a che non trovi il corpo umano ideale.
Nehanda Nyakasikana è rimasta una figura emblematica della resistenza anticoloniale dello Zimbabwe. Oggi, il corpo di colei che gli Zimbabwiani chiamano affettuosamente "Mbuya", ossia "Nonna", riposa in pace tra gli eroi nazionali.


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