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di Alberto Arecchi
ALINE, REGINA RIBELLE DI CASAMANCE



Aline Sitoé Diatta nacque poco prima del 1920 a Kabrousse, in Casamance, la regione meridionale del Senegal, racchiusa oggi tra la repubbliche di Gambia e di Guinea Bissau, in gran parte abitata dal popolo Diola. Pare che durante l’infanzia abbia sofferto di poliomielite.


Alla morte di suo padre, Aline fu adottata dallo zio Elaballin Diatta. La vita era molto difficile nell'ambiente rurale e all'età di circa 18 anni la giovane lasciò il villaggio natale per andare a cercare lavoro nella città di Ziguinchor, dove cercò di sopravvivere come venditrice ambulante. Poi a Dakar, dove fu assunta come domestica da un colono francese.
Verso il 1941, Aline ebbe le prime visioni, praticando il culto tradizionale di "Ema-Emit”. Una "voce" le diceva di ritornare al villaggio per aiutare il suo paese e liberarlo dai coloni bianchi. La voce aggiungeva che, se avesse tradito la propria missione, le sarebbe giunta una disgrazia. Aline non obbedì all'ingiunzione e quattro giorni dopo si svegliò paralizzata.
Secondo il ricercatore Paul Diedhiou, Aline sarebbe stata iniziata, a Dakar, a un culto della pioggia chiamato Kassarah, del quale divenne sacerdotessa.
Decise allora di ritornare in Casamance e, sin dall'arrivo nella regione, la paralisi cessò.
Tuttavia, ella conservò alcune conseguenze e rimase zoppa per tutta la vita.
Poco a poco, senza urgenza, Aline si sentiva spinta a intervenire contro le ingiustizie dei coloni nei confronti della popolazione locale. Incoraggiava i suoi connazionali alla disobbedienza, a non pagare le imposte, a coltivare il riso (prodotto dell'agricoltura tradizionale) invece di accettare il lavoro forzato nelle piantagioni d’arachidi (prodotto commerciale, introdotto dai coloni francesi per far fruttare le esportazioni) e a rifiutare l’arruolamento nell'esercito francese. Era necessario ritornare alle coltivazioni tradizionali: riso rosso, manioca, patata dolce, mais, per l’alimentazione della popolazione.
Aline spingeva il proprio popolo alla resistenza e al rifiuto della cultura dei colonizzatori, per ritornare alle fonti della cultura autoctona, e spiegava che faceva tutto ciò non per proprio volere, ma per mandato ricevuto da un'entità divina. Era contraria anche alla cristianizzazione dei Diola (una religione introdotta dai colonizzatori europei). Fu la prima donna senegalese a pronunciarsi apertamente per l’uguaglianza di tutti gli uomini e le donne, indipendentemente da razza, età, religione e opinioni professate.
Secondo Aline, era necessario ritornare alla consuetudine dell'antica "settimana diola": cinque giorni di lavoro seguiti da uno di riposo, e da nuove cerimonie di sacrifici e di preghiere, una religiosità nuova, ma derivata dalle tradizioni consuetudinarie.


Quando sulla regione si abbatté la siccità con la conseguente carestia, la popolazione cominciò ad ascoltare con più fervore la predicazione di Aline, convinta che si trattasse di una risposta alle sue visioni e raccomandazioni. Se le rivelazioni provenivano davvero da Dio, Aline avrebbe saputo come salvare il popolo dalla calamità. Aline propose cerimonie per far cadere la pioggia e sacrifici di buoi neri. Con grande stupore dei non credenti, dopo queste cerimonie arrivò la pioggia sulle risaie secche.
I suoi fedeli non avevano più nessun dubbio che Aline Sitoé Diatta fosse una vera serva di Dio.
I miracoli proseguivano: Aline guariva i malati con l'imposizione delle mani. La sua fama non tardò a spandersi per tutta la regione e le folle venivano in pellegrinaggio a conoscerla.
Erano persone di religioni diverse, ma la predicazione di Aline proponeva il ritorno alle origini dei culti ancestrali e alle tradizioni del popolo Diola.
Il re consuetudinario della Casamance morì e il popolo vide in lei la persona degna di succedergli, dotata di un potere soprannaturale, in contatto diretto e costante con Dio. Aline non si fece pregare e accettò, venendo riconosciuta come regina di Casamance.
I pellegrinaggi continuavano a raggiungerla per chiederle consigli e aiuti nei confronti delle vessazioni subite dai coloni. Questi si resero conto del pericolo che incombeva su di loro e la perseguitarono.
Durante la seconda Guerra Mondiale, Aline divenne celebre in tutta la Casamance: la chiamavano “la signora di Kabrousse”. Nonostante predicasse la resistenza passiva, l'amministrazione coloniale cercò di incarcerarla con l'accusa d’incitamento alla ribellione e di rifiuto dell'ordine stabilito.
Quando nel gennaio 1943 i soldati francesi arrivarono per catturarla, Aline era in pieno periodo mestruale. Per i Diola, si tratta d'un periodo impuro e la donna deve lasciare il proprio alloggio per andare a dormire in un luogo specialmente riservato alla circostanza. I soldati perciò non la trovarono e pensarono che si fosse nascosta, cominciarono a sparare sulla gente e catturarono un'altra donna (un'altra sposa di suo marito).


La regina apprese la notizia degli eventi e decise di consegnarsi, per evitare che a causa sua avvenisse una strage d'innocenti.
Aline Sitoé Diatta si fece arrestare l’8 maggio 1943 e fu condannata a dieci anni di carcere dal tribunale di Ziguinchor. Anche suo marito fu incarcerato e fu liberato alcuni anni dopo.
Aline passò da una prigione all'altra, tra Senegal, Gambia e Mali. Morì il 22 maggio 1944 a Tombouctou, a causa di stenti e torture. Si era ammalata di scorbuto e aveva rifiutato ogni cura.
Ancor oggi, il popolo Diola (minoranza etnica e religiosa) insorge periodicamente contro il governo centrale senegalese e contro i coltivatori di arachidi (non più francesi, ma mandinghi musulmani), inalberando il vessillo della regina ribelle.


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