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di Alberto Arecchi
LA FONDATRICE DELL'UNIVERSITÀ DI FES


Fatima al-Fihriyya (Fatima bint Muhammad Al-Fihri Al-Quraysh) nacque a Kairouan in Tunisia ed emigrò molto giovane, con tutta la famiglia, a Fès, al nord del Marocco, durante il regno d’Idris II. Suo padre era un ricco commerciante, dal quale ereditò una fortuna, insieme alla sorella Maryam. Le due donne s’impegnarono a spendere l’intera eredità al servizio della comunità, per onorare la memoria del padre defunto.
Fu così che, nell’anno 245 dell’Hegira (859 della nostra era), Maryam diresse la costruzione d’una nuova moschea nel quartiere Al-Andalous, mentre Fatima rinnovava e ingrandiva un’altra moschea nel quartiere Al-Qarawiyyîn (così chiamato per la forte presenza d’immigrati provenienti da Kairouan). Comprò terreni circostanti per ampliare la moschea, che divenne così la più grande di tutta l’Africa del nord.


Fatima aveva ricevuto un’educazione religiosa, attenta ai buoni valori e alle virtù esemplari. Per assicurarsi che ogni pietra della moschea avesse una provenienza assolutamente lecita e certa, comprò un altro terreno adiacente e fece usare agli operai solo pietre provenienti da quel terreno. Scavarono sino ad estrarne pietre, sabbia, calce e gesso.
Per attirare sul progetto ogni benedizione, pronunciò il voto di digiunare tutti i giorni, sino alla fine dei lavori.
Fatima aveva donato la propria eredità alla comunità, ma aveva ugualmente cura che la sua opera fosse ben accetta all’Onnipotente.
Si sforzò di non trascurare nulla e, quando la moschea fu compiuta, si prosternò per ringraziare il Signore di averle consentito di completare il progetto.
Fès era una delle città più importanti del mondo islamico, riconosciuta nei secoli come un polo d’attrazione religiosa e culturale. Nella moschea Qarawiyyîn, che divenne la prima università della storia, si formarono grandi pensatori come Abou Al-Abbas al-Zwawi, Abou Madhab al-Fâsi, un gran teorico della scuola malekita, e Leone l’Africano, celebre viaggiatore e scrittore.
Altre fonti storiche parlano del filosofo Ibn al-‘Arabi, dello storico Ibn al-Khaldoun, dell’astronomo andaluso Alpetragius (Al-Bitruji) che insegnarono ad al-Qarawiyyîn.


L’università giocò un ruolo di primo piano nelle relazioni culturali e universitarie tra il mondo islamico e l’Europa. Un celebre filosofo e teologo ebraico, Ibn Maimoun (Maimonide) studiò qui. Anche Gerbert d’Aurillac, ossia il futuro papa Silvestro II, che introdusse l’uso dello zero in Europa, fu allievo di questa scuola.
L’università non dispensava solo insegnamenti di natura religiosa, ma anche un sapere profano e scientifico: grammatica, medicina, matematica, astronomia, chimica, storia, geografia e musica. Gradualmente il ventaglio delle materie si ampliò con le scienze naturali, la fisica e le lingue straniere.
Tale polivalenza ne fece una grande istituzione del sapere, che attirava eruditi e allievi da tutto il mondo e da tutte le confessioni religiose : una Sorbona maghrebina.


Oggi, la moschea comprende una delle più grandi biblioteche del Marocco, fondata nel 1349 dal Sultano Abou ‘Anan al-Marini, contenente migliaia di testi e manoscritti rari, come il Muwatta dell’imam Malik e la Sirah d’Ibn Ishaq.
La generosità e l’intelligenza d’una donna pia permisero la fondazione d’un gioiello architettonico e intellettuale di portata internazionale.
Fatima preferì spendere i propri beni per la gloria di Allah e per i suoi servitori, piuttosto di goderne personalmente offrendosi le ricchezze del mondo.
Il Profeta Salallahu ‘alayhi wa salam ha detto : «Quando il figlio d’Adamo muore, tutte le sue opere si fermano, tranne tre : un’elemosina perpetua, un sapere utile e un figlio pio che invochi Allah in suo favore».


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