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di Alberto Arecchi
IL MIRACOLO DI SANTA SOFIA


Narrava un'antica cronaca, un tempo conservata negli archivi dei marchesi Pecorara, che il 25 maggio del 1594 la piccola Caterina, di sei anni, figlia di un pescatore che abitava a Villanova d'Ardenghi, era salita sulla barca di suo padre Giacomo, che andava a pesca nella Val del Lupo. Giacomo manteneva la famiglia con quanto riusciva a pescare nelle acque del Ticino e delle sue valli. Giunto verso la foce del canale laterale, ormeggiò la barca con la piccola Caterina, che si era portata qualche rametto e qualche pezza per i suoi giochi, e si allontanò di poco per scegliere il posto migliore per la pesca. Il cielo era scuro, le acque erano alte per i temporali scatenatisi nei giorni precedenti sul Lago Maggiore. Era difficile trovare pesce nelle acque torbide, che trascinavano rami e fronde d'albero, ma era pur necessario mangiare e nutrire la famiglia. D'improvviso si levò sulla zona un furioso temporale, con forte vento e scrosci d'acqua. I salici furono piegati e divelti e la barca, strappata all'ormeggio, fu trascinata dalle acque del canale, gonfio e impetuoso. La barca entrò senza danno nel Ticino e prese il largo, tra le urla di aiuto della bambina e quelle impotenti di Giacomo, immediatamente accorso ma bloccato sulla riva. Al pescatore disperato non rimase altra speranza che invocare l'aiuto del cielo. Aveva già perso altri due figli maschi, qualche anno prima, annegati in una roggia mentre cercavano di scovare i pesci dalle loro tane. Giacomo cadde in ginocchio e pregò. Quasi come una risposta, sull'altra sponda, un fulmine scoppiò sulla fortezza di Santa Sofia, che dominava cupa le acque. Ne nacque un focolaio d'incendio su una torretta. I soldati spagnoli, lassù, avevano ben altro da fare che dar retta alle grida di un povero pescatore.

Lo scroscio di pioggia non durò a lungo, ma l'imbarcazione era ormai scomparsa, portata via dalla corrente. Il padre disperato si rialzò e andò a cercare un parente, che pescava lungo la stessa valle. Ritornarono sul fiume, lasciandosi trasportare dalla corrente, per cercare la barca di Giacomo. Al di là della corrente gonfia di rami e tronchi d'albero, sembrò loro di vedere un barcé fermo sull'altra sponda, lungo la riva boscosa, con la prua incastrata tra due salici. Era proprio la barca di Giacomo, con a bordo la bambina svenuta, inzuppata fradicia, ma viva. Appena il padre riuscì a prenderla in braccio, la corrente portò via la barca, ormai piena d'acqua, che affondò roteando in un vortice. E proprio in quel momento, tra le nuvole, si aprì uno squarcio. In alto, sul terrazzo, un raggio di sole colpì in pieno la Cappella di Santa Sofia. I due giurarono in seguito di aver visto nel raggio di luce, vicino alla pianta di alloro che fiancheggiava la chiesa, una bellissima giovane sorridente, che improvvisamente si sollevò e sparì, così come si era dileguato il raggio celeste.

La gente racconta che la Vergine, effigiata sulla facciata della Cappella di Santa Sofia, aveva sino a quel giorno un'aria maestosa e distaccata. Dopo il miracolo, invece, essa si trasformò in una leggiadra fanciulla, colta a passeggiare sui prati in fiore, quasi senza nemmeno sfiorarli coi piedi nudi, incorniciata tra alcuni salici e un alloro, come quello piantato nuovamente di fronte alla facciata della Cappella restaurata.

Quanto a Caterina... si sposò ed ebbe figli e nipoti, come in tutte le storie a lieto fine, ma i suoi eredi attuali ne hanno ormai perso il ricordo.

Santa Sofia

La località
Santa Sofia si trova sulla riva sinistra del Ticino, pochi chilometri a monte di Pavia. Il luogo, legato alla presenza di un porto militare sul fiume, visse nei secoli assedi, guerre e invasioni, come caposaldo per la conquista e il controllo della città. A Santa Sofia Opicino de Canistris ambienta il mito di fondazione di Pavia. Paolo Diacono, storico longobardo, riferisce che nel 569, quando Alboino iniziò l'assedio di Pavia, l'esercito longobardo prese posizione in questa zona a ovest della città. Qui si accampò Carlo Magno negli anni 773-774, durante l'assedio di Pavia, e vi costruì una Cappella quando volle accanto a sé la seconda moglie Ildegarde, in attesa di una bambina. Qui nacque la figlia di Carlo, Adelaide (Adelheid), che poi morì in Francia, sulle rive del Rodano, ancora in tenera età. Il Robolini scrisse: "Noi congetturiamo che l'Oratorio suaccennato venisse eretto sotto il titolo di Santa Sofia nel luogo ove nel secolo nono sussisteva un palazzo o Villa reale". In un castello in questa zona infatti Carlo il Calvo firmò diplomi e altri atti ufficiali, nell'876. Quello di Santa Sofia era uno degli undici porti sul Ticino di proprietà del Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro, ricordato anche in una bolla di papa Eugenio III, del 1148. Nel sec. XIII la località di Santa Sofia era chiamata Papia Vegia; in quel secolo e nei successivi le sue fortificazioni sono citate in diversi documenti. Nel 1250 Santa Sofia costituiva Comunità autonoma, fortificata a difesa del porto, ove sbarcavano i marmi per la Certosa, provenienti dalle cave del Lago Maggiore.

Dalla metà del sec. XVII furono padroni di Santa Sofia i marchesi Pecorara. Nel 1655, durante l'assedio di Pavia, fu costruito un ponte stabile sul Ticino in località Turbina di Santa Sofia. Il Porto era indicato nelle mappe ottocentesche sulle due sponde dell'ampia curva sabbiosa tra la Sora e il Canarazzo; a quell'epoca, anzi, due porti si fronteggiavano: sulla sponda sinistra il porto austriaco e sull'altra, di fronte, quello piemontese. Rimase in funzione sino ai primi di agosto del 1848, quando il Governo austriaco ordinò l'affondamento dei pontoni che servivano per l'approdo.

Miracolo

Santa Sofia oggi
Santa Sofia ha conosciuto un lungo periodo di abbandono. Nel 1927 una forte piena spostò il corso del Ticino sotto il terrazzo. Ciò provocò nei decenni successivi il graduale cedimento della sacrestia e dell'angolo sud-est della Cappella. Alla fine degli anni '70 furono asportati dall'edificio, ormai in stato di abbandono, i due leoni medievali che ornavano la facciata e l'acquasantiera in pietra e furono irrimediabilmente distrutti gli affreschi secenteschi dell'abside. Nel 1993 finalmente la Cappella è stata restaurata, per volontà degli attuali abitanti di Santa Sofia. L'edificio mostra a un occhio attento diverse fasi di costruzione e durante i restauri sono apparse anche le tracce di una copertura a botte sulla navata, un tipo di copertura non raro, nell'architettura del sec. XVII. L'affresco sulla facciata esiste ancora, quasi illeggibile. La gente del luogo, quando c'era ancora la cascina, era convinta che esso raffigurasse Santa Sofia, vergine e martire, festeggiata nel calendario il 25 maggio.



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