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di John Noble Wilford
GLI ELEFANTI D’ANNIBALE


Gli archeologi hanno provato. Anche gli studiosi del clima e dell’ecologia dell’antichità hanno provato. Ma nessuno ha ancora trovato una risposta soddisfacente: dove prese Annibale gli elefanti per la sua marcia eroica attraverso le Alpi per attaccare la patria dei Romani?


La domanda è stata nuovamente sollevata da Derek Ager, un geologo, il quale ha scritto un articolo che mette in dubbio tutte le fonti proposte sugli elefanti di Annibale.
Una volta c’erano elefanti quasi ovunque, ma al tempo della marcia di Annibale nel 218 a.C. erano già diminuiti gli esemplari delle due specie esistenti oggi, gli elefanti indiani, asiatici e africani. Se avesse avuto una scelta, probabilmente Annibale sarebbe andato in battaglia con elefanti indiani, che erano stati usati efficacemente un secolo prima dall’esercito di Alessandro Magno. Gli elefanti indiani non sono grandi come le specie africane, ma molto più facilmente addestrati, motivo per cui sono sempre stati preferiti da zoo e circhi. È anche la ragione per cui si vedono elefanti indiani gironzolare attraverso l’immaginaria Africa nei vecchi film di Tarzan.
Gli elefanti africani, più grandi e di cattivo carattere, si distinguono per le orecchie più grandi a forma di ventaglio, le fronti piatte e i dorsi concavi.


Ma come avrebbe fatto Annibale, a Cartagine, nel Mediterraneo, nell’attuale Tunisia, a prendere gli elefanti dall’Asia? O dal sud del Sahara, l’habitat boscoso delle più grandi specie africane?
Gli elefanti hanno un appetito vorace. Ager ha osservato che un elefante africano maschio adulto mangia circa 200 chili di vegetazione al giorno. Anche se il clima nordafricano era leggermente più umido, e il Sahara non era così esteso, le condizioni non erano favorevoli all’alimentazione di elefanti affamati.
Gli storici ipotizzano che alcuni piccoli elefanti avrebbero potuto essere portati attraverso la valle del Nilo in Egitto, o dal Mar Rosso, per poi essere allevati in cattività, ma sembra che non ci sia traccia di ciò. Né vi è alcuna testimonianza certa che le grandi specie africane fossero indigene del Nord Africa al tempo di Annibale. Disegni di elefanti compaiono nei dipinti sulle montagne Tassili e Hoggar dell’Algeria meridionale, ma è stato stabilito che i disegni erano di molti secoli precedenti ad Annibale.


Molti storici ritengono che una probabile origine degli elefanti di Annibale potessero essere le montagne dell’Atlante del Marocco e dell’Algeria. Viveva lì all’epoca una sottospecie forestale degli elefanti africani. Erano animali più piccoli, alti circa 2,50 m alla spalla, in contrasto con gli animali sub-sahariani alti 3,30 m. Gli elefanti dell’Atlante si estinsero in seguito, mentre la regione cresceva sempre più arida.
Presumibilmente questi animali sarebbero stati altrettanto difficili da addestrare e sarebbero stati meno imponenti nella guerra. Nelle antiche campagne militari gli elefanti trasportavano rifornimenti e svolgevano in qualche modo la stessa funzione dei moderni carri armati.
Nel suo studio del 1955, “Alpi e elefanti”, Gavin de Beer, che era direttore del British Museum of Natural History, scrisse: “Non solo l’aspetto degli elefanti, il loro odore e il suono che emettono dalle proboscidi terrorizzavano sia uomini che cavalli che si opponevano a loro, ma erano molto pericolosi quando caricavano, combattendo con le loro zanne e le proboscidi e calpestando i loro avversari”.
Per questi motivi, commentando i piccoli elefanti dell’Atlante, Ager ha detto: “Trovo non risolutiva l’idea che Annibale stesse usando piccoli, insignificanti elefanti”.
Secondo la maggior parte dei resoconti, la forza di invasione di Annibale nel 218 a.C., riunita in Spagna, comprendeva 100.000 uomini e 37 o 38 elefanti. Nonostante le convinzioni di Ager, molti storici tendono ad accettare la conclusione di De Beer secondo cui la maggior parte di questi elefanti erano africani, provenienti sia dalle montagne dell’Atlante che dal sud del deserto.


L’evidenza è in una moneta cartaginese, battuta al tempo di Annibale, che porta l’immagine inconfondibile di un elefante africano. Le monete sono spesso preziose per gli archeologi, e qui si tratta di tutti gli storici - una moneta e una storia raccontate dopo la Seconda Guerra Punica. Annibale inflisse ai Romani sotto Scipione molte sconfitte schiaccianti, ma alla fine non riuscì a conquistare Roma stessa.
Solo uno degli elefanti sopravvisse alla guerra, a quanto pare. Era l’elefante che lo stesso Annibale aveva spesso cavalcato. Il suo nome, secondo la storia, era Surus, che significa “il siriano”. Poiché i Tolomei d’Egitto, successori di Alessandro, erano noti per aver catturato alcuni elefanti indiani come bottino nelle loro campagne in Siria, sembrava probabile che alcuni discendenti di quegli elefanti avessero percorso la via per Cartagine. L’Egitto e Cartagine godevano di buone relazioni in quei giorni. De Beer, citando la storia di Surus, ha concluso: “È quindi quasi certo che tra gli elefanti di Annibale ve ne fosse almeno uno indiano”.

The New York Times


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