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di Alberto Arecchi
UN GIOCO AFRICANO

Un gioco che tutti conoscono, in Africa, ma che si può giocare con regole diverse. La sua zona di diffusione originaria è la Costa di Guinea (tra l'attuale Ghana e il Senegal). Il lettore accorto avrà già intuito che gli schiavi lo portarono con sé anche in America e che ogni comunità ben caratterizzata continuò a giocarlo con le regole del villaggio di origine.
In lingua wolof questo gioco si chiama Wurè, altri nomi in altre lingue sono Awele, Wari, Ayo (Yoruba della Nigeria) ed è conosciuto con circa duecento altri nomi diversi.
Un gioco a carattere magico-sacrale: si pensa che di notte lo giochino gli spiriti e, presso certe tribù, il nuovo re era designato da un torneo notturno di Awele.


Un famoso bronzetto ashanti, riprodotto mille e mille volte, è quello che raffigura la leggenda del re battuto a Wurè da una ragazza, che per questa vittoria diverrà sua moglie.
Si gioca in due, per terra o su un'apposita tavoletta, che può essere di legno o di materiali pregiati. L'importante è avere dodici buche, sei di fronte a ciascun giocatore, e - in generale - 48 sassolini, o semi, o altro tipo di pedine.
Altre due buche, di dimensioni maggiori, quando ci sono, rappresentano i "granai", serbatoi delle pedine mangiate all'avversario.
Le pedine sono tutte uguali, senza che il loro colore abbia alcuna importanza.
Occorre spostarle in senso antiorario: ciascuno dei due giocatori prende tutte le pedine di una buca e le semina a una a una, da sinistra verso destra nelle buche più vicine a sé e da destra a sinistra in quelle poste di fronte all'avversario. È proibito contare le pedine contenute in una buca prima di muovere.
Spieghiamo le regole più semplici.
Si inizia con quattro pedine in ogni buca e con i granai vuoti.
Il giocatore che inizia (il più anziano) sceglie una buca e "semina" le pedine, con la regola sopra descritta.
Poi tocca all'altro, una semina a turno. Quando l'ultima pedina di una semina cade in una buca avversaria che contiene 2 o 3 pedine, il giocatore si impadronisce di queste e della propria pedina, andata nella stessa buca, per il proprio granaio.
Da qui, può catturare anche quelle della buca precedente, se contiene 2 o 3 pedine, e così via sino a incontrare una buca con un numero diverso di pedine contenute. È possibile catturare le pedine, però, solamente nel campo dell'avversario (le sei buche di fronte a lui). Quando si prelevassero le pedine per la semina da una buca che ne contenga più di undici, si ritornerebbe alla medesima buca di partenza. Questa, in tal caso, di solito viene essere saltata (non vi si depone alcuna pedina e si prosegue con la successiva).


Quando un giocatore non ha più pedine nel campo di fronte a sé, non può più giocare.
Si danno allora tre casi, secondo le regole applicate:
a) La partita è finita, si contano le pedine prese (l'altro giocatore somma anche quelle poste sul proprio campo) e vince chi ne ha di più.
b) L'altro giocatore muove ugualmente e, se può, alimenta le buche dell'avversario.
Se non riesce, la partita è comunque finita.
c) L'altro giocatore può comunque giocare alcune mosse, prima di decidere di alimentare le buche di chi è rimasto privo di pedine.
Un gioco di spiriti sacri e di re, che vale la pena di provare.
Ci siamo comunque spiegati a che serve la tavoletta con 12 buche e 48 sassolini e che cosa raffigura il bronzetto con il Re che gioca a Wurè.


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