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di Alberto Arecchi
PETRA
Una cittą scolpita nella viva roccia




A metà strada tra il Mar Morto e il Golfo di Aqaba, in un territorio che oggi appartiene alla Giordania, l'antica città di Petra, scavata nella viva roccia, è circondata da frastagliate falesie rocciose. Essa è perfettamente camuffata e invisibile dall'esterno, in mezzo al massiccio di montagne.
Nel 1812 Johann Ludwig Burckhardt, un aristocratico svizzero, si travestì da beduino e riuscì a "riscoprire" questo sito, che dai tempi dell'Impero romano era rimasto precluso agli Europei.
Un tempo riferimento florido per le carovane che attraversavano il deserto d'Arabia, Petra decadde nel silenzio prima del sec. VII.
A differenza d'altri viaggiatori, Burckhardt non partì alla ricerca d'una leggenda o d'un tesoro, ma si mise in viaggio per il deserto con l'unico scopo di apprendere la lingua e il modo di vivere degli Arabi.
Per tre volte ricevette ospitalità presso capi locali, che poi lo derubarono.
Partì per la quarta volta da Damasco, diretto al Cairo, e giunse al villaggio di Alji, presso lo Wadi Musa (la valle di Mosé).
Gli raccontarono di rovine, nei dintorni, che secondo la tradizione ospitavano la tomba di Aronne, fratello di Mosé. Spinto da grande curiosità, Burckhardt, che viaggiava travestito da beduino, disse di voler sacrificare una capra sulla tomba di Aronne e si fece guidare nella valle segreta.
Percorrere la strada per raggiungere Petra equivale a compiere un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo.
All'improvviso, in mezzo alle rocce informi, si apre un passaggio, una gola chiamata Sik, con le pareti alte più di 60 metri.
Dopo un paio di chilometri, il canyon si stringe alla larghezza di sei metri e sembra terminare con un budello cieco.
Proprio in quel punto, però, si intravede la magnifica facciata scolpita di un tempio, con colonne, capitelli e statue classiche, cornici, il tutto intagliato nella roccia viva su un'altezza di oltre 30 m, due migliaia di anni fa.
Brillante nella luce, al termine di una gola trasversale, quel mausoleo è chiamato Khaznah, "il tesoro del Faraone". Da quel punto inizia una necropoli di tombe piccole e grandiose, tutte intagliate con somma cura nelle pareti di arenaria. La gola si allarga a formare un teatro, capace di contenere due-tremila spettatori, con le gradinate intagliate nel vivo della roccia. Infine lo stretto corridoio roccioso si apre su una vallata di quasi tre chilometri quadrati di ampiezza, ove siede la città di Pietra. Dalla sommità, duecento metri più in alto, essa è protetta da torri di pietra naturale.
Le stratificazioni delle rocce, che brillano nello splendore del sole e nelle penombre, arricchiscono l'architettura di sfumature surreali.

colori

Il colore è dovunque: un intreccio quasi selvaggio, una danza di rossi, gialli ocra, marroni, porpora violacei, rosa, bianchi e neri.
Le sfumature del rosso sono predominanti, ma si può dire che non manchi nessuna tonalità dell'iride.
Nata come capitale e piazzaforte del regno dei Nabatei, la città di Pietra era ricca di templi, palazzi, edifici termali, residenze private e tombe, percorribili per una strada lastricata, che segue i meandri dello Wadi Musa. Almeno undici templi dominano dall'alto della roccia, con i loro altari, recipienti per l'acqua e il sangue delle vittime sacrificali, sedili intagliati per i fedeli.
La città fiorì dal sec. V a. C. al sec. V. d. C.
Le carovane che provenivano dall'India, dalla Persia, dall'Egitto e dall'Arabia, dai porti fenici di Siria e Palestina, vi recavano beni ed elementi di culture diverse, in un intreccio florido e vitale. Finito l'impero romano, fu per un certo periodo al centro di contese tra gli Arabi e i Bizantini.
Lo stile architettonico della capitale dei Nabatei si ispira all'architettura greca, con influenze assire e con l'evidente apporto dei dominatori Romani e del gusto ellenistico nelle costruzioni degli ultimi tempi.
È difficile immaginare l'impegno costruttivo che è stato necessario per erigere questa città. Sul lato meridionale dello wadi si erigono quattro obelischi alti dieci metri, scolpiti nella viva roccia e staccati dalla facciata della parete retrostante.
Una galleria, alta 9 m e larga 12, attraversa la roccia per un centinaio di metri per permettere l'evacuazione delle acque dei rari temporali.
Nei lunghi periodi secchi, Petra era rifornita d'acqua grazie ad un imponente sistema di canalizzazioni e di cisterne sotterranee, che andavano a prendere l'acqua lungo l'alto corso dello wadi, là dove - secondo la tradizione - Mosé fece sprizzare la sorgente dalla roccia.
Non sappiamo di che metallo fossero gli utensili usati per scavare. Gli strati di roccia furono studiati attentamente, in modo da realizzare i soffitti sempre negli strati più scuri - e più compatti e resistenti.

Petra

Il vano centrale della Khaznah ha il lato di circa 13 m, e i due laterali arrivano a 9 m di lato; tutte e tre le sale hanno a loro volta le pareti perforate da nicchie.
La costruzione più ambiziosa di Petra è però, senza dubbio, la trasformazione della cima di una montagna in ciò che gli Arabi hanno chiamato al Dair, ossia "il Palazzo" o "il Monastero". Questo complesso, interamente scavato nell'arenaria, si trova 200 m a monte della città e la domina da un'altezza di 40 m. Per scolpirlo, i Nabatei dovettero dapprima sbozzare la cima della roccia in un "blocco" pressocché cubico, di 50 m di lato, fronteggiato da una spianata. Quel blocco fu poi finemente scavato e intagliato in stile romano. Era probabilmente un tempio, non un mausoleo. Colonne, cornicioni e frontoni furono elaborati "per sottrazione", scolpendo la roccia viva direttamente sul posto. Le nicchie, oggi vuote, dovevano essere popolate di statue. Queste però sono state asportate da tutti i monumenti della città fantasma, a dispetto di un'iscrizione che ancora ricorda:
"Possano Dushara, Manuthu e Quishah perseguire chiunque oserà vendere questa tomba, comprarla o anche solo pensare di farlo. La tomba e questa sua iscrizione sono per sempre inviolabili, secondo il diritto dei Nabatei".
Sono rimaste inviolabili e inasportabili, soggette solo all'erosione del vento e della sabbia, le opere e le strutture della città stessa, realizzate nella viva roccia, che ha dato alla città il suo stesso nome di Petra.


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