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di Alberto Arecchi
SAGGEZZA AFRICANA
racconto tradizionale del Mali


L’eredità – Le raccomandazioni d’un padre al figlio
Questa storia è stata raccolta da Lona Tunkaré, vecchia griotte (cantastorie) che viveva nel villaggio di Ballè, ed è stata tramandata di padre a figlio, attraverso diverse generazioni.

Un uomo stava per morire, e disse a suo figlio: “Figlio mio, mi rimane poco tempo e ti voglio lasciare il tesoro più prezioso: la mia saggezza, che a mia volta ho ricevuto da mio padre. Ecco i consigli che ti do: per tutta la tua vita, non confidarti mai con una donna, nemmeno con tua madre; non contrarre debiti con un commerciante, qualunque possano essere i vostri rapporti, non stringere mai amicizia con uomo di potere”.

Il giovane osservò per un certo tempo le raccomandazioni del padre, ma la tentazione è sempre stata più forte della pazienza umana. Così, si chiese perché mai suo padre gli avesse rivolto tali parole in punto di morte. Si dice che bisogna scuotere l’albero per sapere che cosa nasconde. Il giovane decise dunque di fare le tre cose proibite, per vederne le conseguenze.

Innanzitutto andò dal suo amico Bakary, il più importante commerciante del villaggio, a chiedergli un prestito di quattromila franchi, con la scusa di comprarsi un’ascia nuova. Il commerciante gli rispose: “Per una somma così piccola, non dovevi nemmeno scomodarti. Potevi mandarmi qualcuno, a chiederla a nome tuo”.

Il giovane Tunkaré fu molto contento di tale accoglienza, e decise di controllare il secondo precetto di suo padre.

Un giorno, dopo il lavoro nei campi, disse a sua moglie Sitan: “Dammi la mia ascia, vado nei boschi a cercar legna per il fuoco”. Prima di uscire tagliò un pezzo di stoffa bianca lungo sette metri. Arrivato nel bosco, tagliò un ramo d’albero e l’avvolse nel lungo lenzuolo. Ritornò al villaggio che era ormai notte. Sua moglie gli disse: “Non rimanere tanto tempo nel bosco, il lavoro è importante ma devi pure riposarti”.

“Moglie, sai bene che non è mia abitudine tornar tardi a casa, ma oggi, mentre tagliavo la legna, è arrivato un brigante che mi ha provocato, cercando di attaccar lite. Io mi trattenevo, ma poi non ne ho potuto più. Gli ho dato un colpo d’ascia e l’ho ucciso. Il suo corpo è avvolto in questo lenzuolo, finché non riusciremo a seppellirlo. Sei la sola a saperlo, mi raccomando, non dirlo a nessuno. Alla minima indiscrezione, potremmo finir male”. “Ma insomma. gli uomini non capiscono mai! Perché non date confidenza alle vostre donne? Ci sono al mondo tante donne coraggiose. Ti prometto che nemmeno le travi della nostra casa sapranno mai niente del nostro segreto”. Così Sitan rassicurò suo marito. “Perché allora mio padre mi ha consigliato di non dar fiducia ad una donna, nemmeno a mia madre? Mia moglie mi ha appena dimostrato che questo è falso”.

L’indomani, il giovane andò ancora, nei campi di. Buon’ora. Sua moglie gli portò da mangiare a mezzogiorno., Quel giorno non voleva fermarsi a lavorare: aveva fretta di andare a chiacchierare con le amiche. “Marito mio, scusami ma non sto bene. e non riuscirei a lavorare oggi”. “Va’ a casa, prendi una medicina e riposati” - le rispose il marito, molto convinto.

Appena a casa, la donna prese il cotone e gli attrezzi per filare e si recò a casa della vicina. Dopo un po’ che lavoravano insieme, cominciò a dire: “Binta, ho una cosa estremamente confidenziale da dirti. Ieri un brigante ha attaccato mio marito mentre tagliava la legna. Ma mio marito, dopo una lunga lotta, è riuscito a vincere e gli ha rottola testa con un colpo d’ascia. Il corpo del brigante è a casa nostra, finché non sapremo come seppellirlo. Mi raccomando, non raccontare questo segreto a nessun altro”. Binta le disse: “Sitan, viviamo insieme da dieci anni e non ti basta per avere fiducia in me? Puoi stare tranquilla, questa storia non passerà la soglia di casa mia”.

Sitan era appena uscita di casa, che già la sua amica informava la vicina, insistendo sul fatto che non dovesse raccontare la cosa a nessun altro.

In meno d’una giornata, la notizia.,fu risaputa ai quattro angoli del villaggio. Le auto­rità se ne immischiarono e l’uomo fu arrestato. Fu il suo stesso amico, personalità importante, che l’arrestò. Quando il commerciante seppe la notizia, corse dalle autorità a dire: “Signori, voi che amministrate la giustizia, vi chiedo di ritirare da quel criminale i miei quattromila franchi, prima che sia trascinato in giudizio. Li aveva presi a credito da diversi anni; è vero che era mio amico, ma non ho mai pensato che potesse uccidere un uomo a sangue freddo. Come possono essere malvagi gli uomini!”

L’accusato ottenne finalmente di essere interrogato e poté condurre le autorità a casa sua.

Disfatto il lenzuolo, non si trovò altro che un pezzo di legno. Gli chiesero perché si fosse comportato così: “Signori, era per verificare le ultime raccomandazioni di mio padre, che mi aveva detto con insistenza, prima di morire: Non avere mai fiducia in una donna, nemmeno in tua madre, non indebitarti mai con un commerciante, in qualsiasi difficoltà tu ti trovi; non legare mai amicizia con un uomo di potere”. Ebbene, questo pezzo di legno era un segreto fra me e mia moglie. Nonostante le mie raccomandazioni, lei ha raccontato la mia storia alla vicina, e via via la notizia ha finito per raggiungervi. Il mio migliore amico è venuto ad arrestarmi senza lasciarmi spiegare. Il commerciante, amico mio, si è preoccupato più del suo denaro che della nostra amicizia. Non ho ascoltato mio padre e non l’ho rispettato. ed ecco che oggi mi trovo preso tra due fuochi. Il bambino può anche giocare con i propri escrementi, ma deve sempre rispettare i consigli di suo padre”.



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