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di Alberto Arecchi
MATMATA
I trogloditi della Tunisia




Tutti sappiamo che gli uomini primitivi vivevano in grotte e caverne. Siamo tuttavia pronti a stupirci del fatto che alcuni gruppi umani vivano ancora oggi in forme "trogloditiche", in grotte scavate nella roccia o sotto il suolo.
Ricordiamo in un rapido cenno i casi più vicini a noi di complessi trogloditici tuttora in uso, in alcune zone della Provenza, in ampie regioni della Spagna, in vallate della Tunisia e del Marocco ben note ai turisti non frettolosi. Anche alcuni complessi trogloditici italiani sono rimasti abitati sino a tempi recenti: in primo luogo Matera, Gravina in Puglia, Massafra e altri, che costituiscono una parte non trascurabile del nostro patrimonio storico, insieme ad altri complessi scavati per fini non abitativi (come l'antro della Sibilla Cumana, le tombe etrusche e le catacombe di diverse città italiane). L'architettura scavata o trogloditica, in grotta o sotterranea, è ricca d'esempi ed è tuttora viva in diverse parti del mondo. La ragione climatica della scelta di tale modo di abitare è evidente, ma non è il solo elemento che la caratterizza.
L'integrazione dell'architettura nel paesaggio, la massima economia derivante dall'uso quasi esclusivo dei materiali locali, la varietà e ricchezza degli spazi abitabili, i giochi di luce... sono altrettanti fattori di meraviglia per chi si ponga allo studio dell'architettura trogloditica, che però, nella mentalità comune dell'uomo occidentale, sembra appartenere ad un passato ormai lontano. Tuttavia, dal più lontano passato al presente attuale, gli esempi di spazi scavati nel suolo o in pareti rocciose non mancano, in tutto il mondo, e anzi potremmo sorprenderci allo scoprire l'estensione che ha avuto, nella storia dell'uomo, la creazione di ambienti e spazi sotterranei, destinati sia alla vita dell'uomo, sia a diverse espressioni di culto rituale, non solo alla venerazione per i morti, gli antenati e la "Madre Terra" (cosa che appare meno peregrina).
La realtà dell'architettura e dell'urbanistica sotterranea è corposa, viva, vibrante. Le case sotterranee dell'Aragona, della Tunisia, della Provenza sono gioiose e luminose, ma il pubblico ha memorizzato nell'inconscio un'idea di tale architettura ben diversa, decisamente peggiorativa: la immagina buia, tenebrosa, costrittiva, la abbina con l'idea di condizioni di vita subumane. Non a caso, l'espressione "cavernicoli" o "trogloditi", nel linguaggio comune, si colloca esattamente al polo opposto di "uomini civili".
Il Sud tunisino presenta una notevole varietà di abitazioni trogloditiche. Le caratteristiche del clima e il particolare rilievo di quelle zone desertiche fecero della regione degli q’sur (ksour) tunisini, oltre tredici secoli fa, l’estremo rifugio di alcune tribù berbere di fronte agli invasori musulmani. Esse fuggirono per non farsi islamizzare, presero le strade del sud e s’insediarono nelle zone di steppe e di deserto che vengono prima del grande erg (deserto sabbioso). I villaggi di Ghomrassen, Ghermassa (Guermassa), Shenini (Chenini) e Duiret (Douiret) nacquero in quell’epoca, poi furono islamizzati verso il nostro sec. XI. Anche la moschea di Shenini comprende una parte sotterranea, come alcuni edifici sacri dello M’Zab algerino.



Nella pianura della Djeffara, in una zona coltivabile, vi sono grotte usate dalla popolazione due volte l’anno, al tempo delle semine e dei raccolti. Come la tenda, questo tipo di abitazioni è al servizio di un nomadismo stagionale. Esse sono in parte capanne costruite e in parte grotte scavate.
Su una pianta tipo si può leggere la fase di sedentarizzazione di quelle popolazioni seminomadi. Alla parte scavata si aggiunge una parte esterna costruita. Al nomadismo stagionale tra un’abitazione e l’altra si sostituiscono così gli spostamenti stagionali all’interno della stessa casa. La parte scavata viene utilizzata come dispensa-ripostiglio e nella stagione calda come zona di riposo nelle ore calde della giornata.
Scavata su due o tre piani, la roccia si è a poco a poco trasformata in abitazione, poi in villaggio. Il modo di scavo sfrutta l’alternarsi di strati più duri e più teneri.
Nell’abitazione trogloditica “laterale” il luogo di abitazione è la grotta e nelle costruzioni esterne, raggruppate intorno a un cortile, trovano posto gli animali e i granai1. In certi casi esistono spazi con funzioni diverse, come in un edificio complesso a Duiret che raggruppa un locale sotterraneo per la produzione dell’olio ed un’abitazione, e all’esterno granai e dispense.



Come gli Andalusi, anche i Beni Haissa ricorrono per lo scavo ai servizi di una persona competente, per determinare il luogo esatto dello scavo in funzione della natura del terreno.3 Il pozzo può essere sia circolare, sia quadrato, profondo da 5 a 10 m, a seconda che l’abitazione si organizzi su uno o due livelli. Le stanze scavate sono lunghe da 4 a 7 m, larghe 3 o 4 e alte da 2,50 a 3 m. Per dormire si scava nella parete una nicchia, col fondo a circa 50-60 cm dal suolo. Altre nicchie nelle pareti servono da scansie e ripostigli. Se la roccia è abbastanza dura, qualche parete delle nicchie può essere traforata. Per passare da un piano all’altro si intagliano gradini nella roccia o vi si fissano gradini di legno, a partire dal fondo del pozzo. Spesso al centro del pozzo si trova un eucalipto, vicino alla bocca della cisterna che raccoglie le acque di pioggia.

Da: La casa nella roccia, Liutprand, 2001.


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