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di Alberto Arecchi
ALLE ORIGINI DI PAVIA

Pavia di Opicino

Gli studi della forma urbana di Pavia hanno sempre prestato particolare attenzione alla maglia viaria a scacchiera, d’impronta romana. Il nucleo centrale della città conserva ancor oggi le vie ortogonali e le sottostanti fognature con le volte di mattoni.
La tradizione tramandata da tutti gli storici afferma che Pavia, anticamente chiamata Ticinum, era cinta nel medioevo da tre anelli di mura: il primo di età romana (sec. III d.C.) rielaborato da Goti e Longobardi, il secondo ‑ più ampio ‑ risalente al sec. X e infine il più esterno, corrispondente alla dimensione definitiva del "centro storico" quale noi oggi lo conosciamo, costruito a partire dal sec. XII. Tale è l'immagine di Pavia tramandata nei disegni dell’”Anonimo ticinese" Opicino de Canistris e di tutti gli altri autori successivi. Immagine celebrata con intenti e significati allegorici, ma anche come segno di organizzazione razionale del tessuto urbano.
Nessun dubbio viene abitualmente formulato sulla corrispondenza del Kardo maximus e del decumanus maximus con gli attuali assi principali del centro: la Strada Nuova e i corsi Mazzini e Cavour.
Gli isolati quadrati della zona centrale di Pavia non presentano tutti la stessa regolarità di forme e di misure.Il disegno teorico ed esoterico di Opicino inquadra la pianta di Pavia in 80 isolati quadrati, non tutti in realtà esistenti: tutta l'area orientale conserva isolati d'altra forma. È vero che l'insediamento in quell'area dei nobili Longobardi poté alterare la maglia urbana preesistente, ma anche le tracce più antiche emerse dagli scavi non rispettano il reticolo ortogonale. La costruzione circolare identificata nel cortile del Liceo Classico ha dimensioni incompatibili con la trama degli isolati a scacchiera (STENICO, 1968).
È facile supporre che, quanto più ci si allontana dal centro, alcuni isolati, pur approssimativamente quadrati, non siano che aggiunte tardive, riprodotte ad imitazione di un nucleo originario più antico. Le irregolarità riscontrate negli isolati delle file più esterne vengono abitualmente attribuite ad adattamenti, resi necessari dalle irregolarità del terreno. È il caso di notare che, se la maglia quadrata risaie al primo impianto della città, sarebbe stato logico che presunte irregolarità si ripercuotessero, distribuite in ugual misura, nella suddivisione degli isolati, e non soltanto in quelli più esterni, poiché l'impianto di una città avveniva tracciando dapprima le mura e quindi eseguendo le divisioni in isolati al loro interno. La presenza d’isolati con misure anche lievemente discordanti da quelli centrali può essere spiegata solo con aggiunte ed ampliamenti urbaní successivi alla prima fondazione.
D'altronde la qualità dei rilievi topografici a disposizione non è sufficiente a compiere misure di grande precisione sulla carta: nonostante le affermazioni di Tibiletti (1968), non esiste ancor oggi una restituzione fotogrammetrica di tutto il centro storico di Pavia. Il rilievo disponibile è stato ottenuto da successive rielaborazioni e distorsioni delle vecchie mappe catastali. Tuttavia, una serie di tentativi di sovrapposizione di reticoli differenti alla pianta originale, alla scala 1:1000, conduce alla contestazione di alcune conclusioni portate da Tibiletti nel suo studio. Appare, come risultato di tali ricerche, una maglia di isolati quadrati dal lato costante di 270 piedi (m 79,3125), con vie di 15 piedi (m 4,4062) in entrambe le direzioni. In tale maglia, due kardines Nord‑Sud, corrispondenti l'uno all'attuale Strada Nuova e l'altro alle vie XX Settembre ‑ Bossolaro – dei Liguri, erano dilatati alla misura di 30 piedi (m 8,8124), a spese delle file d’isolati adiacenti verso est, ridotte in larghezza alla misura di 255 piedi (m 74,906) (1).

L'ipotesi di Tibiletti, che il tessuto urbano mostrasse chiaramente un solo kardo maximus ed un decumanus maximus, non risulta coerente con le misure ‑ non perfette, lo ripetiamo, ma migliori di quelle da lui utilizzate della carta deformata e ridotta alla scala 1:2000.
Rimane il problema di identificare il decumanus, cioè l'asse principale Est‑Ovest. Pur riservando la trattazione di questo argomento al punto seguente, anticipiamo l'osservazione che le piante di Pavia delineate da Opicino de Canistris, le più antiche che si conoscano, lo collocano non nella posizione dei due corsi principali attuali, ma un isolato più a Sud, in corrispondenza delle attuali vie Menocchio ‑ Omodeo ‑ del Comune ‑ Varese.



I limiti esterni del primo nucleo di Ticinum

Nel tentativo di definire il perimetro della Ticinum primitiva, la nostra indagine ha cercato di individuare sulle mappe catastali del centro di Pavia la permanenza di elementi, che chiameremo per semplicità "strutture ad Y". Con una certa frequenza, lungo la tarda antichità e il medioevo, subito fuori delle porte urbane si formavano spiazzi di sosta e di mercato, dai quali si diramavano le strade dirette verso la campagna. Fu lungo tali strade divergenti che si cominciò a costruire edifici, poi consolidati, i quali in seguito formarono borghi che richiesero l'ampliamento delle mura.
Quando tali espansioni edilizie venivano incluse in un perimetro murario allargato, esse mantenevano la loro forma, segnalando cosi con chiarezza la posizione di antiche porte, anche dopo la loro distruzione. Tale è il caso, ad esempio, del Carrobbio di Milano. Casi analoghi possono essere riscontrati attraverso tutta la storia della cultura urbana. Utilizzando le vecchie mappe catastali dr Pavia, alcune di tali "strutture ad Y" sono emerse all'interno di quella che è tradizionalmente chiamata "la prima cerchia" delle mura urbane. Niente di stupefacente, se si considera che le "mura romane" risalivano ad età imperiale (sec. III d.C.), qualche secolo dopo la costituzione del primo nucleo urbano: fatto confermato dalle differenze di forma e di misure fra il nucleo più centrale e gli isolati aggiunti successivamente.
Siamo portati a supporre che le biforcazioni più interne corrispondano alle porte del primo perimetro urbano di Ticinum. Due di tali "strutture ad Y" sono chiaramente identificabili, in base alle vecchie mappe. L'una all'incrocio di via Cardano con via Porta Calcinara, là dove una via del reticolo romano, parallela all'attuale via Cossa ed ancor oggi identificabile nei cortili interni dell'isolato, sboccava sul perimetro della zona costruita e si diramava in tre rami: l'uno verso l'attuale porta Calcinara, l'altro che oggi conduce a San Teodoro, mentre il terzo è marcato da un vicolo oggi chiuso che andava a sboccare in via Pietro Maffi. La seconda di tali strutture, ad est della città, sta dietro l'abside dell'ex chiesa di san Tomaso, là dove l'antico vicolo di Volta Rabbiosa si diramava, obliquo rispetto al reticolo viario romano. La direzione del vicolo si prolungava nell'attuale via Scopoli e più in là nella campagna, se guardiamo la carta del Ballada (sec. XVII).
L'asse viario Est‑Ovest corrispondente a tale porta è stato interrotto con la costruzione della chiesa di san Tomaso (oggi caserma Bixio), ma appariva rispettato dall'antica costruzione che fu identificata durante scavi del secolo scorso (STENICO, 1968). Si tratta dello stesso asse viario che Opicino de Canistris indica come decumanus principale (se non maximus per dimensioni).
La direzione della via che usciva dalla porta, che appare ancora marcata nel tessuto urbano odierno e che corrisponde approssimativamente ad un andamento rispettoso delle curve di livello del terreno, non risulta interrotta che in corrispondenza all'isolato compreso fra le attuali vie Morazzone e Porta. Dobbiamo supporre che l'interruzione di un asse così importante, che costituiva l'ingresso della città da est, in corrispondenza della strada proveniente da Cremona, sia stata motivata dalla costruzione di un complesso edilizio estremamente importante. Secondo le storie pavesi, tale complesso non poteva essere che il Palazzo Reale costruito da Teodorico, che comportò lo spostamento della porta orientale della città ‑ ribattezzata appunto Porta Palatina ‑ e, possiamo supporre, lo spostamento del decumanus dalla posizione primitiva alla via parallela, un isolato più a Nord. Opicino de Canistris disegna ancora, nel 1330, l'asse principale nella sua antica posizione, perché gli interessa descrivere la struttura urbana sulla base di un disegno astrologico connesso alla fondazione della "città cristiana” (e quindi precedente al regno di Teodorico).
Anche la leggenda da molti riportata, secondo cui la posizione indicata dalla mitica colomba, che segnò il luogo di fondazione di Pavia, sarebbe quella occupata poi dalla chiesa di san Tomaso, troverebbe così una spiegazione efficace. Ricordiamo che la porta orientale era il punto d'ingresso per chi proveniva da Cremona, cioè per la "civiltà romana" portata dalle colonie romane già esistenti.
Una terza "struttura ad Y" si potrebbe ravvisare nei vicoli adiacenti alla piazzetta di san Pantaleone, sul fianco Nord della chiesa del Carmine. Tuttavia, tale spiazzo non si allinea con nessun asse viario del reticolo quadrato. L significativo, comunque, che tale "struttura ad Y", ben evidente, sia situata al Nord di via Roma. E proprio in via Roma, in adiacenza dell'incrocio con la Strada Nuova, la "Carta archeologica d'Italia" (1939) identificava, in una cantina, le fondazioni di una porta della cinta muraria romana.
Un ulteriore elemento di conferma per i limiti che abbiamo identificato ad Est e a Nord è il tracciato della Carona orientale, o Carona Magistrale. Le Carone sono due corsi d'acqua che fin dalle origini hanno identificato e delimitato il sito di Ticinum, scorrendo nei fossati esterni delle sue mura, l'una ad Ovest e l'altra ad Est. La Carona orientale, o Magistrale, dopo un percorso parallelo ill'antica via di Milano (attuale via Griziotti, fra san Pietro in Ciel d'Oro ed il viale Matteotti), scorre sotto corso Carlo Alberto, avvolgendo il tracciato della "prima cerchia di mura" disegnata da Opicino de Canistris (PERONI, 1968; HUDSON, 1981).
Nella sua carta della rete fognaria di Pavia, il medico comunale Egidio Perini (1907) riporta un vecchio tracciato della Carona Magistrale, che proseguiva passando sotto la "stretta della malora" (il vicolo, oggi chiuso, fra il palcoscenico del teatro Fraschini ed il giardino Malaspina) e sotto l'Università fino ad un punto situato, fra le tre torri di piazza Leonardo da Vinci. I n quel punto sull'allineamento Est-Ovest di via Roma e dell'antico Il passaggio delle catene'' attraverso l'Università, il canale svolta e assume una direzione diretta al Ticino. Le quote indicate dal Perini mostrano che questo tracciato ha una profondità rispetto al piano stradale di gran lunga superiore all'altro, che passa sotto corso Carlo Alberto ‑ piazza Ghislieri ‑ via Volta fino a santa Maria alle Cacce. Quest'ultimo è praticamente, lungo il corso Carlo Alberto, un percorso superficiale, mentre il primo corre a diversi metri di profondità. Inoltre, il fatto che il primo percorso trasgredisca in maniera cosi palese l'ordine del reticolo quadrato fa pensare che sia preesistente a tale ordine ed esterno all'area primitiva occupata dagli isolati quadrati. Il punto in cui il canale volta verso Sud‑Sudovest indica lo stesso limite settentrionale rappresentato dalle fondazioni di mura e di porta urbana in via Roma, e verso Est lo stesso rappresentato dalla porta orientale dietro la chiesa di san Tomaso. ~ facile, a questo punto, argomentare che tale tracciato della Carona lambisse l'angolo Nord-est e il perimetro orientale del primo impianto urbano. In seguito all'ampliamento della città in età imperiale, con l'aggiunta di altri isolati, il primo tracciato della Carona Magistrale fu coperto, e poi un secondo fu realizzato, a lambire il nuovo muro di cinta (il "primo muro", secondo la tradizione storica).

Rimane da definire soltanto il limite occidentale di quello che presumiamo fosse il primo nucleo di Ticinum, la città fondata dai Romani nell'89 a.C. Non possedendo nessun elemento contrario, possiamo presumere che il limite fosse costituito dal tracciato dell'altra Carona, che scorre incassata in un solco piuttosto profondo sotto l'attuale via dei Mulini. Lo stesso limite, cioè, che viene tradizionalmente riconosciuto per il "primo muro".Su eminenze rivolte al fiume, agli angoli Sudovest e Sudest di questo primo nucleo e al di fuori delle sue mura, si ergevano due santuari che probabilmente non erano dedicati agli dei romani, ma appartenevano ai culti locali celto‑liguri, e che la religione cristiana ridedicò a sant'Agata e a san Michele. Più ad Ovest, al di là della stretta valle della Carona, su un cocuzzolo detto Monte Fiascone posto proprio di fronte alle mura, un altro sacrario, oggi dedicato a san Giorgio.
Ricaviamo da queste considerazioni un impianto rettangolare di cinque isolati per sette, di misure approssimative m 414,2 x 581,6 (calcolate agli angoli esterni degli isolati, senza tener conto delle dimensioni della cortina muraria e delle difese esterne). Considerando tre (almeno) degli isolati destinati al foro e ad edifici pubblici, e accettando la densità di 256 abitanti per isolato proposta da Tibiletti (1968), il nucleo originario di Ticinum avrebbe avuto una capienza si circa 8.200 persone. Un calcolo del tutto ipotetico, ma che può aiutare a raffrontare la città con altre sue contemporanee, per valutarne l'importanza e per stimare la dimensione degli edifici pubblici di cui poteva essere dotata.
Bibliografia
D. BULLOUGH, Late‑antique and early medieval Pavia: topography and social change, in "Atti del Convegno di studio sul Centro Storico di Pavia, 1964" (ACSCS), Pavia, 1968, p. 78.
Carta Archeologica d'Italia
, Foglio 59 (Pavia), Roma, 1939.
Dell'antichissima processione che si pratica in Pavia, detta delle crocette, in "Almanacco sacro pavese'', Fusi, Pavia, 1874.
F. FAGNANI, Il tracciato delle mura romane di Ticinum, in "Bollettino della Società Pavese di Storia Patria", XI, Pavia, 1959, p. 3,
P. HUDSON, Archeologia urbana e programmazione della ricerca: l'esempio di Pavia, Firenze, 1981.
V. LANZANI, "Papia Vegia" e la genesi di un mito delle origini, in "Bollettino della Società Pavese di Storia Patria", Pavia, 1978, p. 29.
G. NOCCA, Topografia di Ticinum all'epoca romana, in ''Atti del III convegno nazionale di studi romani", Bologna, 1934, p. 415.
E. PERINI, Le condizioni demografico‑sanitarie e igienico‑edilizie della Città di Pavia, Pavia, 1907.
A. PERONI, Problemi della documentazione urbanistica di Pavia dal Medioevo all'epoca moderna, in ACSCS, Pavia, 1968, pp. 99.
R. SALOMON, Opicinus de Canistris, 2 vol., Studies of the Warburg Institute, London, 1936.
R. SALOMON, Aftermath to Opicinus de Canistris, in "Journal of the Warburg and the Courtauld lnstitute", XV, 1‑2, London, 1962.
A. STENICO, Elementi della documentazione urbanistica, monumentale ed edilizia di Pavia romana, in ACSCS, Pavia 1968, p. 61.
A. TARAMELLI, Notizie degli scavi, Pavia, 1894, p. 73.
G. TIBILETTI, La fondazione di Pavia, in "Regisole'', 33, Pavia, mag.‑giu. 1962, p. 6.
G. TIBILETTI, La struttura topografica di Pavia antica, in ACSCS, Pavia, 1968, p. 41.
C. TOMASELLI, Il sistema di fognature romane di Pavia, Pavia, 1978.
Nota
(1) La misura di piede corrispondente a tali calcoli è quella di cm 29,375, proposta da Tibiletti come la più adeguata.

Pavia Economica, 4, ott.-dic. 1983.


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