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di Gian Michele Merloni
ALLA SCOPERTA DELLA ROMANA IRIA

Secondo la ben nota preziosa testimonianza di Plinio (N.H., III, 7,3),tra le città più nobili del suo tempo, nel territorio compreso tra il versante settentrionale degli Appennini ed il Po, si annoveravano Libarna, Dertona colonia(Tortona) ed Iria.
Di questi tre importanti insediamenti umani, fondati dagli antichi Liguri lungo il corso del fiume Iria (Scrivia), solo nel caso di Tortona si ha perfetta corrispondenza tra la odierna città e l’urbs romana, al punto che risulta difficile rinvenirvi oggi importanti vestigia della sua passata grandezza, andate manomesse o diventate ormai inaccessibili, a causa delle successive riedificazioni del suo tessuto urbanistico.
Libarna rimase sepolta sino alla fine del ‘700 e di essa si era persino perso il nome, divenuto, nei secoli di mezzo, Antiria o Antilia.
Fu merito soprattutto del Bottazzi, considerato il vero principe degli storici tortonesi, se oggi noi ne possiamo ammirare gli imponenti ruderi a meridione di Serravalle Scrivia.
Più infelice ancora fu il destino di Iria, di cui si ignora tutt’ora l’esatta ubicazione nell’ampia pianura, che si estende da Tortona al corso del Po. Questa affermazione può sembrare provocatoria nei con­fronti della falange di studiosi, sia antichi,che moderni, i quali, per ragioni municipalistiche o per mancanza di argomenti più convincenti, hanno finito di identificare l’antica città di Iria con l’odierna Voghera, ma scopo del presente saggio sarà proprio quello di mostrare com’è falsa la supposta coincidenza e, una volta sbarazzato il campo da questo ingombrante fardel­lo, ricercare con più fonda­mento i motivi e le giustifica­zioni per una ma diversa localizzazione.
Le ragioni di coloro che vogliono l’odierna identificazione traggono spunto principalmente dalle tesi del Bottazzi, secondo il quale l’antica Iria non era altrove collocata, che nel sito della moderna Voghera od almeno in attiguità di essa (1).
E l’equivoco fu favorito dal toponimo stesso di Viqueria o Vicheria che, non vi è dubbio, deriva direttamente dall’antico vicus Iriae(2).
Senonché il termine vicus ci dimostra in modo inconfutabile che la città di Iria era cosa ben diversa da uno dei numerosi vici dei suo municipium.
Il Bottazzi però era ben conscio delle oggettive, insormontabili difficoltà che presentava la corrispondenza di Iria (città) con Voghera, soprattutto quando si trattava di giustificare come potesse dirsi Iria una città, che è situata sulla Staffora (l’antica Staphula), quando è ben noto che essa era invece posta sul fiume omonimo da cui prese il nome, nella stessa maniera che dal Ticino prendeva la denominazione la città di Pavia. (3)
Per superare l’impasse, furono allora tentate due diverse strade:
- una, sostenuta da insigni scrittori del passato, come il Cluverio, il Cellario ed il Muratori (in relazione non alla localizzazione di Iria, ma all’ubicazione dell’uccisione dell’imperatore Maioriano nel 461) e fatta propria dal Manfredi (4) per legittimare le sue tesi miranti a dimostrare la corrispondenza di Iria (città) con Voghera, saltò il fosso, identificando la Staffora con il corso dell’Iria (fiume).
- l’altra, percorsa dall’attento Bottazzi, il quale per ben cono­scere le testimonianze passate del territorio tortonese, mai avrebbe Potuto sottoscrivere un’ipotesi tanto arbitraria, concludeva arditamente che la Scrivia che ora va in direzione bo­reale al Po, anticamente piegasse da Tortona verso la città di Iria (Voghera), e vi passasse a tal vicinanza da darle il nome. (5)
E per sostenere la sua tesi, gli venne in aiuto il P. Capsoni, il quale, in virtù di una antica Tavola corografica, conservata nella Biblioteca Estense, aveva posto le località di Stradella, Broni e Casteggio super costes versus Scriviam; per non dire della nota cronaca medioevale di Sire Raul, che descrivendo l’alluvione che colpì l’Italia subalpina nel 1177, af­fermò che in quell’occasione dalla Scrivia ibant navigia usque PIacentiam!(6).
Entrambe le argomentazioni, che si fondano su presupposti palesemente errati, si possono facilmente demolire senza troppa fatica.
La prima ipotesi non trova più sostenitori autorevoli nel nostro tempo, unanimi nell’identificare l’antico corso dell’Iria con l’attuale Scrivia e non con la Staffora (7).
Basti, per tutte, ricordare in questa sede la più antica citazione letteraria dell’uccisione di Maioriano, avvenuta nell’agosto 461 in Dertonae, juxta fluvium Hyra (Iordanis Get., c. 45. p. 118), per avere confermato l’asserto che Iria era il fiume che passa vicino a Tortona e non a Voghera. (8)
Neppure è lecito, come fa il Manfredi in questo caso specifico, voler intendere per Dertona l’espressione più generica In agro dertonensi (9), per cui si sarebbe autorizzati a dare, per questa via, a Voghera quel che è indiscutibilmente di Tortona; altrimenti con questo sistema si potrebbe troppo facilmente giustificare tutto quanto fa comodo alle nostre tesi, senza riguardo né al buon senso né alla ragione.
La seconda delle sopra­ accennate argomentazioni, avanzata dal Bottazzi, fu già messa in dubbio dal Monaco, secondo il quale la supposta de­viazione (dello Scrivia verso oriente) non è affatto documentata (10). E ben a ragione, perché come sarebbe possibile ammettere tale diversione del suo corso ancora nel sec. XII, quando già in un ben noto in­strumento del 915, relativo a Voghera, si fa esplicito e ripetu­to riferimento alla Stafula e non alla Scrivia? (11)
Vi è di più. Recentissime ricerche al radiocarbonio, con­dotte dai prof. G. C. Cortemi­glia dell’Istituto di Geologia dell’Università di Genova e J. Thommeret del Laboratorio di Radioattività applicata dal Centro Scientifico di Monaco, hanno accertato nel 1978 (12) che l’attuale direzione di scorrimento dello Scrivia rappresenta la massima diversione verso oriente degli ultimi 4000 anni, in quanto anticamente il corso d’acqua passava molto più ad occidente di oggi, come del resto conferma una diffusa tradizione locale. (13)
Dalle considerazioni precedentemente esaminate emerge l’evidenza che l’attuale Scrivia è l’antica Iria e che l’omonima città deve ricercarsi nel corso di questo fiume, che non risulta sostanzialmente modificato negli ultimi millenni. A questo punto torna logica l’identificazione di Iria con l’attuale Castelnuovo o con qualche località del suo vasto territorio, posta probabilmente in sponda destra. E dal momento che le affermazioni vanno anche giustificate, passiamo senz’altro ad esaminare i motivi a favore di questa seconda soluzione.
Cominciamo dal nome, anche se questo appare, del vero, l’argomento più fragile, perché meno documentabile. Castelnuovo già prima dei Mille era nota col toponimo di castellum quoque quod dicitur novum (14): quell’attributo novum dato ad un recente insediamento fortificato non sembra richiamare alla memoria, già nel nome, l’esistenza nello stesso luogo di un agglomerato più antico, poi scomparso? È opinione diffusa che la città di Iria, se poté superare indenne le precedenti, feroci invasioni barbariche, andò estinta sul principio del 493 ad opera dei Borgognoni di re Gundobaldo (15), che misero a ferro ed a fuoco tutta la Liguria antica, conducendo seco, sulla via del ritorno, infinitam captivorum multitudinem(P. Diacono, Hist. romm., XV, 16) i tra cui dovettero contarsi molti abitanti di Iria e dei luoghi circostanti. S’incaricò del riscatto di quegli infelici S. Epifanio, vescovo di Pavia, che a questo scopo, nel marzo 494, si portò alla corte del re dei Borgognoni: tale fu la moltitudine di persone che attraverso la Valle d’Aosta si riversò in patria, da sembrare che le Gallie, in quella occasione, dovessero svuotarsi dei propri abitanti.

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Trovata distrutta la propria città, gli Iriesi si sparsero sul territorio dell’antico municipio. Parte, non vi è dubbio, andò a dilatare un vico superstite, Voghera, che da allora andò sostituendo, per importanza, l’antica, vicina città (16).
Parte di essi, a mio avviso, nei pressi del primitivo insediamento iriense, diede avvio alla ricostruzione di un nuovo cen­tro abitato fortificato, il quale non poteva che essere novum ri­spetto all’antico.
Chi sostiene l’identificazione di Iria (città) con Voghera fa riferimento agli antichi itinerari romani(Itinerarium Antonii Augusti e Tabula Peutingeriana), che ricordano Iria a X miglia (17) da Tortona, sulla via Postumia, in direzione di Piacenza (18): Placentia - Camillomago: XXVI; Camillomago - Iria: XVI; Iria - Dertona: X; Dertona - Libarium: XXXV; Libarium - Genua: XXXVI.
In quel tempo, siamo nella seconda metà del sec. IV, Iria svolgeva ancora la funzione di mansione per gli eserciti romani, che da Ariminum (Rimini) erano diretti nelle Riviere e quindi nella Gallia meridionale ed in Ispagna, attraverso le vie Emilia e Postumia.
Se ci si basasse soltanto sul dato numerico degli itinerari, senza tener conto delle ragioni già adottate, verrebbe spontanea l’identificazione di Iria con Voghera, posta a circa 10 miglia da Tortona in direzione di Piacenza, mentre invece l’attuale Castelnuovo, secondo l’ipotizzato tragitto, non sarebbe che a sole 7 miglia, ad una distanza, cioè, che è poco più della metà di quella indicata.
Ma attenti! Forse che considerando sulle stesse tavole la distanza da Tortona a Libarna di XXXV miglia, pari a circa 52 km contro i reali 25, qualcuno potrebbe essere indotto a negare l’evidenza, andando a cercare Libarna non dove si trova, ma alle porte di Genova?
C’è qualcosa, quindi, che non torna nelle cifre fornite dagli antichi itinerari, proprio nella zona di nostro interesse e precisamente nel tratto Iria ‑ Libarna: forse un errore materiale di trascrizione, forse un diverso criterio di calcolo, che ci devo­no indurre ad usare quei dati con prudenza, anche se si deve ammettere che, per altri tratti della stessa via, i conti sembrano tornare, seppur in modo approssimativo (19).
La legittimazione dell’identificazione Iria - Voghera nasceva anche da una valutazione sommaria del tragitto della Postumia da Tortona a Piacenza, nella presunzione che questa strada, nel suo. primo tratto, seguisse una linea diretta,.corne del resto avviene anche oggi, tra Tortona e Voghera.
Penso che questo problema specifico non sia stato ancora affrontato in modo approfondito. Altrettanto si era verificato, in passato, per il tratto a sud di Tortona in direzione di Libarna, ipotizzando direttrici ed attraversamenti mai esistiti nella realtà, poi clamorosamente sconfessati dal fortuito (ma non troppo!) ritrovamento nel greto dello Scrivia, in località di S. Bartolomeo di Cassano, dei re­sti di due antichi manufatti ro­mani, esattamente nel punto in cui la logica suggeriva dovessero trovarsi (20).
È noto e pacifico che la Postumia attraversasse in modo longitudinale la città di Tortona, costituendone il decumanus maximus e percorrendo, nel suo primo tratto in direzione di Piacenza, l’attuale tracciato della SS. 35 dei Giovi. Ma giunta in prossimità della Cascina Cadè essa doveva volgere verso nord per raggiungere Iria (Castelnuovo) e di qui, attraverso Bagnolo, pervenire a Voghera, ove superava lo Staffora con un ponte, di cui rimangono tutt’ora le ultime vestigia. È soltanto dopo la distruzione di Iria che il tratto di strada Castelnuovo‑Voghera venne progressivamente abbandonato, per privilegiare la direttrice più diretta Tortona-Pontecurone-Voghera. Pontecurone, infatti, non è che un borgo medioevale, che prende piede solo col decadere del più antico Bagnolo, posto sulla via da Iria a Camillomago (Broni).
Nel territorio di Bagnolo, dalla località Crocetta, citata in moltissimi atti dei cartari medioevali tortonesi, doveva distaccarsi dalla Postumia un’importante diramazione che, attraverso Cagnano e Casei, conduceva a Pavia.
Era la strada percorsa ancora nel 722 dall’imperatore Liut­prando coi suo seguito regale per accompagnare le spoglie mortali di S. Agostino da Ge­nova nel luogo della sua defini­tiva sepoltura, in S. Pietro in Ciel d’Oro.
In quella travagliata epoca non vennero certo costruite nuove vie, ma ci si affidava, per quanto ancora percorribili, alle superstiti strade romane, che nei secoli di mezzo, a rivelazione della loro antica importanza, presero la denominazione di Romea, Francesca, ecc. (21).
Scorrendo gli antichi cartari tortonesi, si constata attorno a Castelnuovo (Ova, Secco, Goide, ecc.) e nel territorio dell’antico municipium iriense la presenza di un immenso patrimonio fondiario, entrato a far parte del latifondo medioevale, di cui poi si valsero, nei secoli successivi, re ed imperatori longobardi e franchi per beneficiare importanti istituzioni ecclesiastiche pavesi, con la conseguenza di determinare, in seguito, un’evidente influenza politica pavese su molte zone sottoposte alla giurisdizione civile e religiosa tortonese (Castelnuovo, Pontecurone, Casei, Sale, Voghera, Alzano, ecc.). Ebbene: questo vasto latifondo probabilmente può trovare la sua motivazione proprio nella scomparsa della città di Iria.
Si dirà: ma dove sono gli avanzi, le vestigia romane da giustificare la proposta identificazione? A Castelnuovo, più che a Voghera, mai sono mancati i ritrovamenti del passato splendore in epoca romana, sia all’interno dell’attuale cintura urbana che fuori, soprattutto in loc. S. Damaso ed anche molto recentemente, tanto da richiamare sul posto l’interesse della competente Sovrintendenza alle Antichità... (22).
C’è però da considerare che Iria non fu, rispetto ad altre città più evolute e ricche, come ad esempio Tortona, che un modesto centro ligure, e che soltanto dopo la sistemazione delle vie romane, che interessarono. il nostro territorio, assunse importanza e dimensione di città (23).
Inoltre la sua posizione in pianura la rendeva particolarmente vulnerabile, come poi avvenuto.
Diversamente, poi, da Libarna che per la sua collocazione più elevata affiora con le sue rovine dal terreno, il territorio di Iria ha subito nel corso dei se­coli la ripetuta, disastrosa alluvione sia dello Scrivia, che del Grue e della Calvenza, per cui i suoi resti giacciono oggi sepolti a molta profondità nel terreno.
Chissà che un giorno, non molto lontano, rilievi aerofotogrammetrici e sondaggi, permessi dalle moderne tecniche di rilevamento, non possano permettere di portare alla luce quanto si trova ancora nascosto alla nostra vista, ma che la ragione (o la fantasia?) già intravvedono...

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NOTE
(1) G. A. Bottazzi, Le antichità diTortona e del suo agro, Alessan­dria, 1808, p. 149.
(2) Altri vorrebbero far derivare Voghera da vicus ad Iriam flumen, ma ciò presuppone l’identificazione, che dimostreremo più oltre come non vera, della Staffora col fiume Iria.
(3) G.A. Bottazzi, Op. cit., p. 150.
(4) G. Manfredi, Storia di Voghera, Voghera, 1908, pp. 57-58.
(5) G.A. Bottazzi, op. cit., p. 152.
(6) L.A. Muratori, RR.II.SS., tomo 5 ed Annali d’Italia, a. 1177. Tra le fonti locali, v. G. Carneva­le, Notizie dell’antico e moderno tortonese, Voghera, 1845, p, 89.
(7) Per la derivazione etimologica­ di Scrivia da Iria, v. C. Goggi, Toponomastica ligure‑latino-germanica della diocesi di Tortona, in “Julia Dertona”, fasc. 19-22 (1960), p. 31.
(8) Sul truce episodio, rimando a F. Gabotto, Storia dell’Italia occidentale nel M. Evo, Pinerolo, 1911, vol. 1, p. 264.
(9) G. Manfredi, Op. cit., pp. 58-60.
(10) G. Monaco, Forma Italiae. Regio IX, Liguria, vol.I, Roma, 1936, col. 120.
(11) L. Schiaparelli, I diplomi di BerengarioI, Roma, 1903, doc. XCV.
(12) I risultati delle interessantissime ad inedite ricerche sono pubblicati in: G.C. Cortemiglia e J. Thommeret, Ritrovamento di un livello terrazzato olocenico nel pleistocene (fluviale recente) della sponda destra del torrente Scrivia, estr. da Rend. Soc. Geol. It. I (1978), 9, II; e degli stessi AA.: Datazione assoluta di un terrazzo olocenico appartenente ai depositi alluvionali del torrente Scrivia, in Atti Soc. Tosc. di Sc. Natur., serie A, vol. LXXX VII (1980), pp. 163-169 ‑ vedi inoltre: G.C. Cortemiglia, Segnalazione di crioturbazioni nei depositi costituenti il terrazzo fluviale recente a Tortona, in Geogr. Fis. Dinam. Quat. 4 (1981) pp. 75-86 e A. Biancotti e G.C. Cortemiglia, Morphogenic evolution of the river system of southern Piedinont in Geog. Fis. Dinam. Quat., 5 (1982), pp. 10-13.
Secondo questi studi è da ben 4380 ± 70 anni, e cioè dall’inizio dell’Olocene, che il torrente Scrivia è migrato con l’asta principale nell’attuale sede, provenendo da W (e non da E!), incidendovi il suo nuovo corso sino allo sbocco nel Po.
(13) M. Bertetti, Cenni storici su Castelnuovo Scrivia, Tortona, 1885, p. 76.
(14) A. Tallone, Le carte dell’Archivio comunale di Voghera, Pinerolo, 1918, doc. I.
Ho già contestato la tesi di chi vorrebbe identificare nel castellum... novum Novi invece che Castelnuovo nella mia opera: Splendore e tramonto del potere temporale dei Vescovi di Tortona, che si conserva dattiloscritta presso la Biblioteca Civica di Tortona.
(15) F. Gabotto, Op. cit., vol. I, p. 350.
I Borgognoni avevano invaso la Liguria in forza di una lega coi Bizantini, per soccorrere Odoacre in lotta con Teodorico.
(16) A questo proposito è da segnalare l’acuta osservazione. avanzata a proposito dell’esistenza in Voghera di un antico “Capitolo” da F. Gabotto: I Municipi dell’Italia occidentale alla morte di Teodosio, Pinerolo, 1907, p. 265.
(17) Il miglio romano corrispondeva a circa m 1482 attuali.
(18) G. Corradi, Le vie romane nell’Italia occidentale, Torino, 1939, p. 43.
(19) E. Merloni: Julia Derthona (Tortona). Tesi di laurea presso l’Università degli studi, Genova, fac. Lettere e Filosofia, anno acc. 1970-71.
(20) Sull’importante scoperta, vedi S. Finocchi, I due ponti romani di Cassano, in “Il Cassanese”, 1978, fasc. 2 ed il mio articolo: L’ottocentesco ponte pensile a S. Bartolomeo di Cassano, in “La Provincia di Alessandria”, 1981, n. 6.
(21) Vedi, ad esempio, V. Legè - F. Gabotto, Documenti degli archivi tortonesi,relativi alla storia di Voghera, Pinerolo, 1908, doc. X, che ricorda la fondazione, proprio a Bagnolo, di un Ospedale inter duas stratas: a meridie terdonense, ab occidente francesca; ed i docc. LXX e CLXXIX p. 243. La presenza di queste antiche strade era già stata segnalata da C. Goggi: Per la storia della diocesi di Tortona, Tortona, 1963, pp. 104-105.
(22) A. Brunetti, Castrinovi Statuta, Castelnuovo, 1984, pp. 7-9, il quale, per quanto a mia conoscenza, per primo accennò, senza troppa convinzione, all’ipotesi affascinante, ma non dimostrabile, dell’identificazione di Caslelnuovo con Iria.
(23) G. Corradi, Op. cit., p. 43.
(articolo del luglio 1987)


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