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di Alberto Arecchi
FEDERICO BARBAROSSA E PAVIA



La città di Pavia fu favorita e onorata di amicizia e privilegi da parte di personaggi “dannati” nel comune pensare: citiamo re Teodorico e Alboino, i re longobardi di credo ariano, gli imperatori germanici che si scontrarono duramente con il Papato e con i Comuni italiani che ad esso si appoggiavano.
Gli esponenti più importanti di quest’ultimo gruppo furono certamente Federico I, detto il Barbarossa, e il nipote Federico II. Entrambi nutrirono per Pavia un grande affetto: la città era una loro sede favorita, nella quale non mancavano di passare quando potevano.
Ai tempi di Federico Barbarossa, il Palazzo Reale di Pavia era stato distrutto da oltre un secolo. L’Imperatore veniva quindi ospitato dai monaci benedettini cluniacensi, presso il Monastero del S. Salvatore (oggi noto come San Mauro) o presso quello di San Pietro in Ciel d’Oro.
Il Barbarossa si fece incoronare Re d’Italia all’età di 32 anni, nella primavera dal 1155, nella Basilica pavese di San Michele, da poco ricostruita. L’Imperatore accolse sotto la propria protezione i monasteri pavesi di San Marino e del Santo Sepolcro (oggi noto come San Lanfranco). Nel 1160 l’antipapa Vittore, creato da Federico, organizzò a Pavia un concilio di vescovi ribelli a papa Alessandro e l’Imperatore lo accompagnò dal S. Salvatore alla Cattedrale con gesti ossequiosi e di grande riverenza (tenendo la staffa del cavallo e poi baciandogli il piede). Il Barbarossa scacciò anche da Pavia il vescovo Pietro, un cistercense fedele ad Alessandro, e nominò come vescovo, in suo luogo, Siro II (il quale rimase in carica sino al 1169). A Pasqua del 1162 Federico festeggiò con un pranzo nel nostro Broletto - allora Palazzo Vescovile - l’avvenuta distruzione di Milano. In tale occasione, egli e la moglie Beatrice cinsero nuovamente sul capo la corona reale, sciogliendo il giuramento fatto tre anni prima; di non portare più la corona, se non dopo avere vinto i Milanesi. I Pavesi, con Viola Canepanova alla loro testa, si erano distinti in prima fila nella distruzione di Milano, città rivale tanto odiata. Nell’agosto 1164 il Barbarossa incoronò nella Cattedrale di Pavia il re di Sardegna Barasone e concesse al Comune di Pavia la giurisdizione su un ampio territorio, corrispondente pressappoco all’estensione dell’attuale Provincia di Pavia. Fu da tale data, ad esempio, che assunse un senso l’espressione “Oltrepò Pavese”. Nel maggio 1176, dopo la battaglia di Legnano, Federico si ritirò nella fedele Pavia, ove lo attendeva la moglie Beatrice. Mons. Gianani, nei suoi studi, ipotizza che la benevolenza del Barbarossa abbia molto contribuito alla ricostruzione della Pavia romanica, con le sue molte e grandi chiese, nelle quali traspare l’influsso artistico dello stile renano.
I Pavesi mantennero nei secoli una grande venerazione per l’Imperatore che aveva colmato la loro città di privilegi: egli è raffigurato sulle volte del San Michele e ricordato in un quadro, conservato lungo presso gli Archivi Notarili.
Meno noto è il fatto che all’Imperatore e alla moglie Beatrice fosse dedicato un monumento funebre all’interno della Cattedrale di Santo Stefano, in posizione di spicco, presso il pulpito che si trovava a metà circa della navata centrale, sulla sinistra (in prossimità, cioè, della pietra raffigurante Attis).
Il 6 febbraio 1400, il “Consorzio dei Mercanti” (antenato della Camera di Commercio) volle erigere un altare in Duomo e ne ottenne il permeso dal Vescovo:

«A sinistra, presso il pulpito del coro di Santo Stefano, ove si canta il Vangelo, in mezzo tra le cappelle del fu signor Beccario Beccaria e della signora Orietta, vedova di Giacomo Pocacarne. Tuttavia, non potrete far demolire i sepolcri dell’inclito defunto Re Federico, che fece in gran parte costruire la stessa chiesa, e della sua inclita defunta consorte, che si trovano in quel luogo; vi è concesso livellarli al suolo e farli decorare, come vorrete, con dipinti ed altri ornamenti». (Rogito notaio Grifi, del 5.2.1400, presso Archivio di Stato di Pavia).

Non abbiamo altre notizie relative alla sorte del mausoleo imperiale, distrutto, così come furono distrutte e rapinate le tombe dell’intera dinastia longobarda. Misteriosa rimane anche la distruzione del grande mausoleo del re longobardo Liutprand, costruito alla metà del sec. XII in San Pietro in Ciel d’Oro dall’Abate Ulrico, e altrettanto misteriose le razzie compiute - pare anche in anni recenti - sui sepolcri dei re longobardi presso Santa Maria in Perticas.


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