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di Alberto Arecchi
IL SEPOLTO VIVO NEL CASTELLO VISCONTEO
Gli orrori dei Visconti


Il Duca Gian Galeazzo, successore di Galeazzo II Visconti, è rimasto famoso per la sua crudeltà. Il suo primo segretario, il cremonese Pasquino Capelli, fu accusato di tradimento nel 1398, dopo la sconfitta subita dai Viscontei sotto il Serraglio di Mantova. Fu avvolto nudo in una pelle di bue ancora calda e murato nel muro del Castello di Pavia per 20 giorni, sino a che la pelle, disseccandosi, non lo stritolò. Seguiamo il racconto di Alessandro Visconti (A. VISCONTI, La biscia viscontea, Milano, ed. Athena, 1929.):

«Durante la guerra di Mantova, i milanesi nel 1398 toccarono, sotto il Serraglio di quella città, una memoranda sconfitta in cui la cavalleria ducale senza romper lancia si abbandonò alla fuga esponendo al nemico la fanteria indifesa, il carriaggio e trentaquattro pezzi di bombarde. Un bello scacco per un condottiero come Jacopo Dal Verme! Ma gli Annales mediolanenses raccontano che la sconfitta fu dovuta a una falsa lettera del Duca che ordinava al capitano dei ducali di presentarsi subito a Pavia. Avendo questi incautamente obbedito, nella sua assenza, avvenhe la rotta. Indignato il Duca e acciecato dall’ira, fece prendere il suo primo segretario, che accusò di aver scritta la lettera, lo fece avvolger nudo in una pelle di bue ancor calda e murare nel muro del Castello di Pavia verso S. Maria in Pertica e così vivo lo faceva nutrire fin che morì di strazio con la pelle di bue che, dissecandosi, lo stringeva attorno! Era costui il cremonese Pasquino Capelli».

cortile Castello

Altre cronache affermano che Pasquino Capelli rimase vivo per venti giorni. La sua testa sporgeva dal muro e gli si dava da mangiare e da bere. Ogni giorno il duca andava a trovarlo, gli chiedeva di confessare, ma il poveretto non confessò mai. Quando morì la sua testa fu spinta nella nicchia aperta nel muro e questo richiuso con mattoni.
Quando il Visconti stabilì col signore di Mantova una tregua di dieci anni, si seppe che i mantovani avevano usato lo stratagemma di falsificare il sigillo e la lettera ducale. Si disse che il duca fu scosso dalla morte ingiusta del suo segretario, ma lo lasciò dentro il muro, forse per non far sapere a tutti che si era grossolanamente sbagliato. Dunque i1 corpo dello sventurato si troverebbe ancora lì, ma non si conosce il punto esatto per scalpellare il muro e tirar fuori i resti di Pasquino Capelli.
L’ala in cui avvenne tale crudele supplizio era quella orientale, ossia quella rivolta verso l’attuale piazza Emanuele Filiberto.


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