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di Bruno Pomi
IL PIEDE DI LIUTPRANDO
Antica unità di misura di origine longobarda


Re Liutprando, fra le molte leggi emanate ad integrazione del Codice di Rotari, con l’intenzione di amalgamare il popolo longobardo e fonderlo con le precedenti popolazioni (ed ovviamente di rafforzare il potere centrale), intraprese anche l'unificazione del sistema di misure, imponendo per tutto il Regno una medesima misura lineare fondamentale: il Piede, da lui detto, appunto, di Liutprando.
Non diversamente, del resto, farà Carlo Magno cinquant'anni dopo, verso l'anno 800, uniformando le misure di Francia, con il Pied du Roy e la Toise Carlovingienne.
Alcuni studiosi, rilevando la persistenza delle misure romane nel periodo longobardo, ritengono assai probabile che il valore numerico originario del Piede di Liutprando equivalesse a 0,4432 m e corrispondesse quindi al Cubito Romano, (come questo suddividendosi probabilmente in once, palmi e dita), così risultando sesquipedale rispetto al Pes romano.
Altri sostennero invece che questo Piede valesse già originariamente 0,5138 m e fosse una misura scientifica e naturale, di derivazione araba o forse egiziana, riferita alle dimensioni della Terra.
Sta di fatto che nel corso dei secoli il valore del Piede di Liutprando variò sensibilmente da luogo a luogo e da tempo a tempo, oscillando tra 392 e 544 mm.
La fantasia dell'epoca medievale ha condito l'iniziativa del re Longobardo di profumi e sapori gustosi, ancora persistenti all'inizio del nostro secolo.
Si disse dunque dai Dotti e dagli Storici che Re Liutprando, viaggiando nel Milanese, venisse informato che si commettevano frodi nel misurare e ne conseguivano frequenti controversie; avesse allora posto il suo piede (magnum et spaciosum) su una pietra, e subito disposto che dall'impronta in essa mirabilmente lasciata, si prendessero le misure per le compere e le vendite.
Il nuovo modulo, dunque, da lui prese il nome di Piede di Liutprando, e poiché la nuova misura era più grande di almeno una volta e mezzo del Piede di Roma, se ne dedusse che il re Longobardo dovesse essere stato alto della persona in guisa di un gigante: e questa convinzione serpeggiò per oltre un millennio e ne è rimasto il dubbio fino a meno di cent'anni or sono.
Il Piede di Liutprando, benché con valori numerici differenziati, rimase in uso in tutta Italia (tranne che nella fascia centrale Romano–Bizantina, che non era appartenuta al regno longobardo) per quasi cinquecento anni, lungamente sopravvivendo al Regno di Pavia.
Attorno al 1200, per comodità commerciale e benevolenza papale, prese a «diffondersi una nuova unità detta Braccio, introdotta dalla Palestina dai Crociati o forse più concretamente dai mercanti Pisani, che veniva riferita al Corpo di Cristo e definita come parte aliquota della di Lui figura.
Questa unità ebbe molto e spontaneo successo, in quanto la sua misura, che si aggirava attorno ai 60 cm, corrispondeva alla distanza media fra le mani di chi in atto di misurare stoffe od altro, porta gli avambracci avanti a sé orizzontali e quasi paralleli.
Nei secoli seguenti, in una con le suddivisioni politiche ed amministrative della Penisola, il Braccio assunse valori diversi in ogni luogo e per ogni funzione: con misure variabili oscillanti tra 50 e 70 cm, si ebbero il Braccio da panno, da seta, da tela, da legno, da legname, da fabbrica; il Braccio lungo, il Braccio corto; da tela nostrale, dafustagno; il Braccio di Milano, il Braccio di Novara, il Braccio dell'Ossola; il Braccio Fiorentino; il Braccio Pisano; e via sbracciando, generalmente in sistemi di suddivisione negli ordini inferiori, detti once, punti, atomi, minuti, ed altro ancora, con modulazioni talvolta duodecimali, più spesso le più varie.
Accanto al Braccio, particolarmente per l'agrimensura ed in ragione di acque (parimenti suddiviso in sistemi vari o duodecimi in Once, Punti, e Atomi), era in uso il Piede, che aveva valori attorno ai 30 cm.
Mentre per le stesse misure di terra, o topografiche o di ragioni di acque e stillicidi, il Piede di Liutprando (e la Pertica, suo multiplo), si è mantenuto, seppure con valori e nomi diversi (Piede Liprando, o Eliprando, o Piede di Piemonte, o Piede legale), in Lombardia fino alla seconda metà del '700, ed in Piemonte fino alla unificazione Sabauda.
Quella di Liutprando fu sostanzialmente la sola unificazione dei pesi e delle misure che abbia interessato pressoché l'intero territorio della Penisola, dopo quella di Roma antica e fino alla proclamazione del Regno Sabaudo.
Da allora, tutte le regolazioni ed i riordini hanno riguardato singoli comuni, borghi, giurisdizioni o regioni più o meno estese della Penisola; fra le più importanti per estensione territoriale si ricordano il sistema stabilito per tutta la Toscana da Leopoldo Il nel 1782; quello degli Austriaci per Milano e Ducato nel 1781; il sistema metrico decimale della Repubblica Italiana (poi Regno) del 1803; quello di Ferdinando I del 1480 e quello (decimale) di Ferdinando II del 1840, per il Regno di Napoli, il sistema metrico decimale del 1807 per il Piemonte sotto il dominio francese…
Successivamente, dopo l'adesione alla Convenzione Internazionale del 1875, con Reale Decreto del maggio 1877 furono approvate le "Tavole di ragguaglio dei pesi e delle misure già in uso nelle varie provincie del Regno... "; le quali tavole, edite nello stesso 1877 dalla Stamperia Reale, tolsero ogni linfa e residuo spazio alla "strana moltitudine" di libbre e braccia mercantili, così che queste misure scomparvero, con i loro campioni e testimoni, praticamente ovunque dall'uso e dalla memoria, tranne qualche eccezione di sporadica sopravvivenza locale per inveterata consuetudine.
In conclusione, e forse a riprova dei percorsi e dei ricorsi della ricerca umana nella poliedrica realtà, riportiamo il seguito dell'avventura del Piede di Liutprando, del quale si è detto più sopra tra storia e leggenda.
La misura originaria più probabile, per alcuni si è detto potesse essere di 0,4432 m, e cioè uguale al cubito romano del quale sarebbe stata una intenzionale riproposta; secondo altri, invece, la misura sarebbe stata fin dall'origine pari a 0,513766 m, e derivata dalle dimensioni della Terra.
Mentre, la fantasia e la leggenda l'hanno riferita al grande piede di un Re, necessariamente gigantesco nella statura.
Ebbene, nel 1895 a Pavia si rinvennero pochi resti umani che da accurate analisi storiche, anatomiche e storiografiche, furono sicuramente riconosciuti come le ossa di Re Liutprando.
Minuziosi e pazienti rilievi e riscontri antropometrici ricostruirono le misure del suo corpo ed in particolare dei piedi: la statura risultò di 1,73 m, e gli arti inferiori risultarono precisamente pari a 254 e 261 mm, rispettivamente per il piede destro e per quello sinistro.
Si è notato che la somma delle due lunghezze è uguale a 515 mm, e differisce per meno di 6/10 di millimetro dalla misura del Piede di Liutprando, definito in Piemonte dal 1818 precisamente pari a 514,40329 mm.
In realtà il valore del Piede di Liutprando, precedentemente al 1818, era in Piemonte 513,76597 mm; ma su richiesta del Conte Prospero Balbo e parere dell'Accademia delle Scienze di Torino la misura fu modificata, con l'aggiunta di poco più di 6/10 di mm, nel valore definitivo suddetto di 514,40329 mm: perché questa nel sistema metrico decimale è la misura del minuto terzo del grado medio del meridiano terrestre.





Estratto dai Quaderni del Club Ingegneri milanesi - oltre il 1992, N. 5 (1998)


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