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di Romualdo Ghisoni
LA MADONNA DELLA STELLA
La pia leggenda del Borgo Ticino


Oltre il Ponte del Ticino, presso la chiesa di S. Antonio, sorge il tempio di S. Maria di Bethleem. È intitolato a Bethleem, e così si chiama lo stesso Borgo, sia che esso abbia preso il nome dalla chiesa, o viceversa, e ciò è rimasto sino ai nostri tempi. Presso questa Chiesa si ergeva anticamente un Ospedale, ugualmente chiamato di Bethleem, che era stato istituito perché non solo vi trovassero asilo caritatevole i pellegrini, ma anche i malati, gli zoppi, i ciechi, i sofferenti di malattie nervose e simili. Quest'Ospedale esisteva già sin dal 1135.
Nel 1575 fu qui fondata ed eretta una Congregazione e Società di Disciplini, aggregati all'Arciconfraternita di S. Maria sopra Minerva dell'Urbe. Essi curano il primo altare che si leva a sinistra, subito all'ingresso della Chiesa, sul quale si leva la statua della B.M.V., detta "della Stella", celebre per molte guarigioni, del quale ci piace qui riportare il sermone narrativo, secondo un'antica tradizione, e il soglio reca impressa un'Ode Lirica che narra del suo miracoloso arrivo a questo tempio.




Alcune navi da carico erano partite un giorno dai moli di Venezia per dirigersi a questa Regale Città. Quando, dopo aver costeggiato le sponde venete, entrarono nelle bocche del Po, si fermarono e i marinai si approntarono per la notte; ed ecco un'umile Matrona, dalla quale tuttavia emanava una grande Maestà, che dichiarò di essere diretta in viaggio da Bethleem, in Palestina, a Pavia. Cominciò a pregare ogni marinaio che la facessero salire sulla nave col Bambino che portava in braccio, in nome di Dio, e la portassero a Pavia. Nessuno dei marinai acconsentiva alle sue richieste, tranne uno, che le fece un piccolo posto sulla sua nave. Venne la notte e tutti i marinai stanchi si addormentarono in quel luogo, in cui avevano gettato le ancore. Anche colui – felice – che portava l'ignota ospite pensava a prendere sonno, ma la sua nave, come retta da un invisibile nocchiero, correva verso la meta di Pavia.
Ed ecco, verso il sorgere dell'aurora, apparire le mura della città e il ponte sul fiume regale, ed uno dei rematori annuncia al capitano che stanno arrivando a Pavia e che la nave è in procinto d'approdare. Il timoniere si adirò allo strano annuncio inatteso e incredibile, pensando indignato che il ragazzo fosse ancora ubriaco per avere bevuto il giorno precedente (infatti un tal percorso richiedeva almeno mezzo mese, anche ad una nave veloce).
Si alzò per dire al ragazzo insolente di chiedere scusa ed ecco che vide egli stesso che quello diceva la verità. Stupito per la novità, che non riusciva a spiegarsi, si preoccupò di cercare la donna sconosciuta che trasportava, ma questa non rispondeva ai suoi richiami e non si riuscì in alcun modo a trovarla. Dalle orme impresse sulla riva, il marinaio si accorse che ella era già scesa e ne seguì le tracce. Giunse sino a questa Chiesa, ove si venera questa statua della B.V.M., e osservandola bene riconobbe in lei la donna che aveva accolto sulla nave e testimoniò che per merito della sua pietà la nave aveva affrontato la rapidissima corsa.

estratto da: P. Romualdo di S. Maria, Flavia Papia Sacra, Pavia, 1699.


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