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Liutprand - Associazione Culturale

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Articoli

di Alberto Arecchi

LA CATTEDRALE DI PAVIA

in epoca longobarda (1)

In un passo del Chronicon Novalicense, opera non posteriore alla metà del sec. XI, leggiamo che re Desiderio, al tempo dell’assedio dei Franchi, era solito recarsi nel cuore della notte a pregare ad ecclesiam sancti Michaelis vel sancti Syri, çeu per ceteras alias. (2) La notizia conferma lo speciale rapporto fra il Palazzo reale e una chiesa di San Michele, che doveva trovarsi relativamente vicina alla sede regale e godeva di priorità, nella visita, rispetto alle altre. Al termine ecclesia, al singolare, è congiunta una doppia dedica, a San Michele e a San Siro.

L’intitolazione di tale chiesa al patrono San Siro fa immediatamente pensare alla cattedrale di Pavia. La prima chiesa all’interno delle mura, costruita dal vescovo Ennodio e da lui dedicata a San Vittore, con un titolo assai diffuso nell’area lombarda preambrosiana, fu probabilmente consacrata anche all’Arcangelo Michele, patrono principale del Regno longobardo. La storia delle cattedrali pavesi risulta particolarmente complessa, anzi si può ben definire indecifrabile, sino al momento in cui, verso il sec. VIII, fu costruita la nuova cattedrale gemina di Santo Stefano e Santa Maria del Popolo. Un indizio importantissimo può però aiutarci nel tentativo di ricostruire “l’anello mancante”.

La chiesa ed il quartiere di Sant'Eusebio, verso il 1920, prima della loro demolizione.

Sappiamo da Paolo Diacono (3) che al principio del sec. VII ciascuno dei due culti (ariano ed ortodosso) aveva una propria cattedrale a Pavia e in molte altre città del regno longobardo. Conosciamo l’ubicazione della cattedrale ariana, perché sappiamo che, dopo la sconfitta degli Ariani, la chiesa fu intitolata a Sant’Eusebio. Nessun documento dice però esplicitamente a quale o quali santi fosse consacrata la cattedrale ariana durante il suo periodo di splendore. Se partiamo dalla supposizione che ciò dipenda dalla “esaugurazione” seguita alla fine dell’eresia ariana, i documenti che parlano di una chiesa di San Michele e San Siro, non lontana dal Palazzo reale, assumono una nuova dimensione. La cattedrale esistente nel quartiere prossimo al Palazzo reale potrebbe ben coincidere con la misteriosa chiesa di San Vittore - poi San Siro - voluta da Ennodio. L’importanza e la posizione poterono portare molto facilmente tale edificio a divenire la sede del vescovo ariano, il cui culto, nel periodo di massimo splendore, era frequentato dai nobili e dalla famiglia del re. Solo in seguito, dopo la sconfitta dell’eresia ariana, si ritenne necessario cancellare tale capitolo di storia, con l’oblio sistematicamente steso sui capitoli di una storia che si voleva dimenticare e addirittura con l’attribuzione all’antica cattedrale ariana del titolo di Sant’Eusebio, per motivi “esaugurali”, cioè di dispregio per gli Ariani sconfitti. Ricordiamo infatti che Eusebio fu proprio il principale avversario degli Ariani, e dunque tale titolo sancisce tutto il peso della loro sconfitta. Si voleva in tutti i modi cancellare dalla storia la stessa memoria dei fatti e dell’importanza che i vinti avevano avuto nella vita civile e religiosa della città. Sappiamo che gli ultimi esponenti del clero ariano furono epurati soltanto dopo la sconfitta di re Desiderio da parte di Carlo Magno.

A Pavia esisteva una Basilica di San Vittore esterna alle mura (nella zona dell’attuale Stazione Ferroviaria), ma abbiamo notizie anche di un San Vittore collocato infra moenia, ciato per la prima volta in un diploma di Berengario I, del 23 giugno 909: il re confermava al possesso dei canonici di San Giovanni Domnarum, tra gli altri beni, infra menia huius Ticinensis civitatis capellam unam Sancti Victoris constructam cum solario ante se et solariolum unum post tribunal prope cortem Palatiolum. (4) Non sappiamo collocare con precisione questa cappella di San Vittore.

Le iscrizioni antiche c’informano di una serie d’interventi effettuati per circa un secolo da una “dinastia” di uomini di Chiesa sull’importante luogo sacro di San Michele - (San Vittore) - San Siro, legato alle funzioni di cattedrale di Pavia. Le operazioni di decoro e di rifacimento cui essi si applicarono non portarono al compimento della struttura. Lo stato di fatiscenza in cui questa venne a trovarsi nella tarda età longobarda sembra l’esito più di un mancato completamento della costruzione e della inadeguatezza d’interventi parziali, che di una decadenza progressiva. Dovette certamente pesare su tali scelte la cessazione del ruolo di Cattedrale per quella che era stata la sede degli Ariani, sino alla sua nuova intitolazione a Sant’Eusebio (il principale combattente dell’eresia ariana).

L’ultimo vescovo ariano di Pavia, Anastasio, si convertì al cattolicesimo (tra il 653 e il 658) e divenne in seguito vescovo cattolico della città, dopo la morte del suo predecessore (già antagonista). (5) Abbandonò la cattedrale ariana e s’installò in una nuova basilica, costruita al centro della città, sulla quale sorse in seguito la cattedrale di Santo Stefano. Vicino a questa, negli ultimi anni della sua vita, verso il 675, edificò la sede episcopale, là dove sarebbe in seguito sorto il Palazzo Comunale (Broletto). In Santo Stefano il vescovo Anastasio volle anche essere sepolto. In seguito alla nuova situazione si dovette poi trovare una nuova, degna collocazione per le reliquie sino ad allora ospitate nella ex cattedrale ariana. Quelle di Ennodio furono traslate a San Michele Maggiore, mentre quelle di Siro vennero traslate nel nuovo complesso “doppio” formato dalle chiese di Santo Stefano e di Santa Maria del Popolo, costruito nel sito del tempio centrale della città e dell’attuale Cattedrale. Questa doppia chiesa assunse quindi la dignità di cattedrale, subentrando a San Michele - (San Vittore) - San Siro.

Secondo il Robolini, il bassorilievo dell’Annunciazione posto sulla facciata meridionale del transetto del San Michele rifletterebbe un’influenza gnostica ariana, perché vi appare, ai piedi della Vergine, il Bambino già nato, quasi a sottolineare la natura schiettamente umana del Cristo e a negare ch’Egli sia figlio di Dio. (6) Appare però dubbio, data l’epoca del bassorilievo che oggi viene attribuito con certezza al sec. XII, che in una chiesa, a quell’epoca, “sfuggisse” un riferimento all’eresia ariana, così tenacemente combattuta per secoli e alfine definitivamente sconfitta. Soprattutto dopo le considerazioni, appena svolte, relative alle modalità di “esaugurazione” dell’antica cattedrale e di cancellazione rituale della storia passata.

NOTE

1. Cfr. L. BOFFO, La Chiesa di Pavia langobardica: epigrafia cristiana dei sec. VII e VIII, BSPSP, n.s., XXXIX, 1987, pp. 3-32. L’autrice dell’articolo fornisce gli elementi conoscitivi qui utilizzati, ma giunge a conclusioni decisamente diverse.

2. Chron. Nov., lib. III, cap. 14.

3. P. DIACONO, Historia Langobardorum, IV, 42.

4. DB, I, n. LXIX. Cfr., al riguardo, BULLOUGH, Urban Cbange, p. 129; cfr. anche O. CAPITANI, Chiese e Monasteri pavesi nel sec. X, in Atti del 4° Congr. intern. di studi sull’alto Medioevo, pp. 127-8.

5. Cfr. V. LANZANI, La chiesa pavese nell' Alto Medioevo: da Ennodio alla caduta del regno longobardo, in «Storia di Pavia», vol. 2, Pavia, 1987.

6. G. ROBOLINI, Notizie appartenenti alla storia della sua patria, Pavia, 1823-38.

Pubblicato 21/07/2008 09:02:26