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di Alberto Arecchi
LA CRIPTA DI SAN GIOVANNI DOMNARUM A PAVIA





La chiesa pavese di San Giovanni Domnarum risulta, sin dalle più antiche raffigurazioni, inserita al centro di un isolato, con la facciata su un cortile interno e non su una piazza o su una via. Vediamo di ricostruirne la storia a grandi linee, sulla base di tre brani: il primo dello storico longobardo Paolo Diacono, il secondo di un vescovo medievale, il terzo del De Gasparis, altro storico pavese:
"Rodoaldo (Paolo Diacono qui erra: si trattava di Arioaldo, non di Rodoaldo, che regnò quando Gundeberga aveva raggiunto i cinquant'anni), assumendo il regno dei Longobardi alla morte del padre, sposò Gundeberga, figlia di Agilulfo e di Teodolinda. Divenuta regina, Gundeberga, emulando sua madre, volle costruire nella città di Pavia, come già quella aveva fatto in Monza, una basilica in onore di San Giovanni Battista, la ornò splendidamente di oro e di argento e di stoffe preziose e la arricchì generosamente con ogni dono; e il suo corpo riposa sepolto in essa" (PAOLO DIACONO, Storia dei Longobardi, IV, 47[49]).



"... Rinaldo, Vescovo per grazia di Dio ... commossi per volere di Dio, abbiamo rivolto con misericordia la nostra provvidenza all'ingiuria di una molteplice e prolungata rovina che già da tempo affligge e quasi conduce a distruzione la basilica, di San Giovanni, costruita sotto il titolo di Canonica nella giurisdizione di questa Città di Pavia, e abbiamo dedicato interamente la nostra attenzione alla sua ricostruzione, pur ben sapendo... che se per merito della costanza del nostro zelo la ricostruzione di detta Basilica si sarà avanzata e, per perpetuare la memoria di quella antica, ne avrà mantenuto lo stesso luogo, la stessa disposizione, e lo stesso orientamento… in nulla diffidiamo... Affinché, dunque, il dolore e la continua tristezza dell'anima, di cui erano causa tali miserie, sia tolto completamente e svelto alle radíci dalla chiesa del detto San Giovanni Battista, ed ivi possa nascere per i Canonici che la servono l'autentica, desiderabile libertà del Signore, questa pagina della nostra ricostruzione... abbiamo ordinato fosse scritta ..."
(da un decreto di Rinaldo, che fu vescovo di Pavia dal 1008 al 1046, riportato da O. BALLADA, prevosto di San Giovanni Domnarum, nel suo manoscritto Le glorie della Pietà di Gondiberga Regina de' Longobardi...).

pianta

" S. Damiano pavese, vescovo di Pavia dall'an. 680 sin all'an. 710, il dì 20 gen. fondò in Pavia a sue spese due pubblici e nobili battisteri che anticamente si fabricavano in forma rotonda, con di dentro intorno portici e in questi un gran vaso che si serviva per quelli si dovevano battezzare . . . La chiesa di S. Gio. Donnato fu detta delle donne... perché in questa chiesa da San Damiano vescovo vi fu eretto un fonte battesimale solamente per le donne. Fu questa chiesa edificata in honore di S. Gio. Battista circa l'anno 654 con grosse rendite... dal Prevosto Bartolomeo Torrioni da Mandrisio fu del tutto demolita nell'anno 1611 e di nuovo riedificata a sue spese" (DE GASPARIS, Diario sacro e profano, manoscritto della Biblioteca Universitaria di Pavia).
La chiesa dunque, fondata in epoca longobardaavrebbe subito almeno due ricostruzioni: una nella prima metà del sec. XI e l'altra nei primi anni del XVII. Forse dopo il grave incendio di Pavia del 1004, il vescovo Rinaldo decise di ricostruire la basilica cadente e, secondo l'usanza dell'epoca, la ricostruì riutilizzando molti elementi della costruzione precedente, ma aggiungendo, ad esempio, sotto l'altar maggiore, una cripta "ad oratorio", del tipo che si diffonderà nelle chiese romaniche.
Di questa ricostruzione rimangono, chiaramente riconoscibili, la cripta affrescata, il campanile, la parte alta delle murature della navata maggiore, alcune fondamenta, poco più di una campata di quella che forse era la navata laterale destra, con alcuni avanzi di affreschi.
Alcuni affreschi molto rovinati, ma ancora visibili, nella cripta, sono dei sec. XIII - XV. Nel Quattrocento fu ricostruita la facciata e fu aggiunta una cappella a sinistra dell'ingresso.
Infine, nel 1611, il corpo della chiesa fu ricostruito come è oggi. Sempre conservando le linee della pianta primitiva, la nuova costruzione seguì gli schemi propri della Controriforma: una sola navata, affiancata da cappelle che si aprono sull'invaso principale con grandi arconi, e sono collegate fra loro da passaggi più piccoli. Le cappelle occuparono in pianta la posizione delle antiche navate laterali (si conservarono la cappellina rinascimentale a sinistra ed un frammento di chiesa romanica sulla destra). La cripta scomparve sotto il pavimento, mentre nella chiesa romanica il presbiterio doveva essere sopraelevato, e fu riempita di ossa, fu quasi dimenticata. Fu riaperta al pubblico nel 1914.
Le ispezioni allora compiute sostenevano l'ipotesi della ricostruzione dopo un incendio, con materiali di una precedente costruzione: il fatto che un pilastro poggi sulla cenere conferma che la cripta è posteriore all'incendio, e sappiamo che nei sec. X e XI le pietre delle chiese venivano spesso riutilizzate nelle nuove costruzioni. Si presenta quindi la domanda: è rimasto nulla di eventuali costruzioni anteriori? La cripta, come si presenta ora, è attribuibile al sec. XI; ma osservando i due pilastroni, benché le basi, che minacciavano cedimenti, siano state quasi integralmente rifatte, si ha la chiara impressione che quello di destra abbia incorporato una fase più antica: tutta una parte è in muratura diversa. Se poi osserviamo il basamento del giro absidale, è facile notare che la parte destra è nettamente diversa: su una pianta perfettamente circolare, non c'è traccia di pilastrini sino a circa mezzo metro di altezza; non solo, ma troviamo formelle rotonde (suspensurae), recuperate da antichi edifici termali, come componenti essenziali del muro di fondazione. È probabile che questo in origine non fosse un ambiente sotterraneo: l'interramento progressivo basta a spiegare come un locale che prima era a piano terra possa coincidere oggi con una cripta. Vi sono due tracce di pavimentazione della chiesa: una molto antica, che dovrebbe corrispondere, alla costruzione della cripta, al livello di un metro e venti sotto l'attuale, ed un'altra più recente a soli cinquanta centimetri di profondità. Vale la pena di osservare, appena entrati nella cripta, un tratto di muratura sulla sinistra, a lisca di pesce, tipica orditura medievale.


Cristo
Il Cristo in gloria, nella volta centrale della cripta.

Gli affreschi
Il ciclo di affreschi romanici che rivestiva le pareti e le volte, tuttora di grande interesse nelle figure rimaste, è con ogni probabilità di poco posteriore alla struttura muraria. Vediamo, nell'ordine, sul pilastro di destra: i Santi Siro e Gregorio Magno, chiaramente indicati dalle scritte S. SYRVS, S. GR(E)GORIVS; quest'ultimo tiene in mano un volume con le parole ... DO (minum) DEVM DILIGITE. Sotto questi due santi è dipinta una cortina a pieghe, che si ritrova in altri punti: in origine doveva ricoprire tutto il perimetro absidale sino all'altezza d'un uomo, come ad Aquileja, come a San Clemente a Roma.
Di fronte a San Siro, il santo guerriero Evenzio della legione tebea, S. EVENCIVS, che i Pavesi vollero identificare con Invenzio, successore del primo vescovo Siro. Sulla parete destra della cripta, a fianco di San Gregorio, c'è l'unica scena conservata nella quale più personaggi si trovano vicini, rievocazione di un episodio della storia sacra. In ciò che ne rimane, si vedono due persone di scorcio (una parte del Battesimo di Cristo), di fronte a due mani che reggono un cartello con la scritta "ECCE ? AGNV ? S. DEI ? ECCE ? (Q)TOL ? (IT)PE ..."
Rimane incomprensibile la scritta S. IVDL. o S. MVDL... che campeggia in mezzo alla scena.
Sulla sinistra della cripta vediamo, simmetricamente a Sant'Evenzio, l'altro santo guerriero San Teofilo, S. THEV. ILVS, con l'armatura a scaglie dorate, lo scudo, una lancia in pugno, il viso girato di tre quarti. Di fronte, altri due santi guerrieri, rovinati dall'umidità, con gli scudi, l'uno con l'elmo e l'altro con una spada a doppio taglio.
Si vedono alcune altre figure, non più ben conservate, ed una scritta: IN?PRIN?CIMO-ERAT?VERBVM, che doveva riferirsi ad un'immagine di San Giovanni Evangelista. Sulla volta prosegue la stessa decorazione che c'è dall'altra parte, fra San Siro e Sant'Evenzio. Si distinguono altre tracce, e qua e là affiora scritta: PAX VOBIS, DANIEL ...


viso navata
Traccia di un volto, dipinto nell'antica navata laterale romanica.

Ai dipinti romanici, che nel 1915 erano in gran parte ricoperti di calce, si sovrapposero, o si sostituirono in qualche punto, altri affreschi dedicati a San Biagio, da solo o con altri santi, tutti raggruppati sui pilastri e databili intorno al Quattrocento.
Uno, con S. Biagio e S. Stefano, reca un'iscrizione che lo fa datare al 3 febbraio (festa di San Biagio) di un anno tra il 1370 e il 1380).
Estratto dall'articolo La cripta di San Giovanni Domnarum, "Pavia Economica", n. 5, 1969.


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