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di Marco Vailati
SOTTO SAN PRIMO SPUNTA IL MONASTERO
Negli scavi del cantiere è apparsa una volta affiancata da muri


Pavia – Dopo le abbondanti nevicate che hanno bloccato i lavori, gli scavi nell'arca di San Primo sono ripresi e le novità sono di quelle che, se confermate, potrebbero davvero cambiare le sorti del contestatissimo progetto relativo alla costruzione dei box auto sotterranei.


Per la verità, indipendentemente dai risultati degli scavi, le polemiche legate all'opportunità di creare i box auto in una zona centralissirna e ricca di storia come quella di San Primo, non sono mai mancate. Proprio per questo erano stati sollecitati scavi per verificare che sotto quelli che erano i campi da gioco dell'oratorio non ci fossero “perle” preziose della millenaria storia di Pavia.
Il progetto iniziale dell'opera di riqualificazione dell'area, risalente a circa quattro anni fa, prevedeva più di ottanta garage sotterranei per le auto, una parte dei quali gestiti a rotazione dal Comune. Le prime polemiche si erano registrate da parte dei residenti allarmati dal possibile incremento di traffico e quindi di inquinamento. ma immediatamente si era parlato anche del valore storico dell'area.
Più precisamente, da più parti si era sostenuto che in quel punto della città, con molta probabilità, un tempo sarebbe sorto l'anfiteatro di Teodorico, re degli Ostrogoti dal 474 e re d'Italia dal 493 al 526, secondo dei re barbari di Roma. Si era infatti rilevato che, nella parte a Est della città, la zona in cui con più probabilità poteva sorgere l'anfiteatro fosse, per estensione, proprio quella pianeggiante che si estende oggi da Santa Maria alle Cacce fino a San Primo. Alla luce di questi dubbi, fin dai primi momenti la Soprintendenza Archeologica inizia va un’attenta attività di monitoraggio e di controllo sugli scavi.
Il primo colpo di scena avvenne proprio all'inizio degli scavi. Nel principio dell'autunno dell'anno scorso, quando i lavori erano iniziati da poco, erano emersi delle specie di vani sotterranei circondati da muratura. Ma, dopo un'attenta analisi, la Soprintendenza a­veva sostenuto che fossero resti di edifici sette­centeschi e a quei primi ritrovamenti non venne data partico­lare importanza.
Proprio durante le ulti­me operazioni di scavo sono emer­si nuovi reperti che farebbero pensa­re a qualcosa di più grande, antico e prezioso.
Gli scavi hanno infatti messo in luce la presenza di un massiccio principio di volta, affiancato da due file di muri che creano un grande vano centrale. Roba grossa, verrebbe da dire in un gergo sicuramente non artistico, mentre addentrandoci nel merito la struttura emersa farebbe pensare a quella di un antico monastero. In questo senso, un'ipotesi da seguire è quella legata ai monaci dell'Ordine dei Servi di Maria, detti anche Serviti, i quali occupavano a Pavia proprio la zona di San Primo. L'Ordine dei Serviti venne fondato nella prima parte del 1200 e vide la propria massima espansione fino all'epoca napoleonica, Da una prima ipotesi che parlava di reperti settecenteschi, a questo punto si dovrebbe tornare indietro di almeno trecento anni e lo scenario sarebbe molto più interessante.
Indipendentemente dall'ipotesi che porta ad un monastero dei Serviti, è necessario ricordare che la chiesa di San Primo fu costruita nel 1180 circa e fin dall'inizio aveva vicino a sé un monastero e una canonica.
E' evidente quindi che la volta e il vano centrale emersi dagli ultimi scavi potrebbero cambiare le sorti dell'intero progetto alla luce di un grande valore storico e artistico, Per saperne di più sarà necessario attendere nuovi scavi e ulteriori analisi sui particolari e sui dettagli dei reperti rinvenuti. La zona del cantiere è monitorata tutti i giorni dal personale della Soprintendenza Archeologica sotto la guida dell'ispettrice pavese Rosanina Invemizzi,

Fonte: Il Punto, settimanale pavese, 23/2/2009.


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