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di Anna Ghezzi
ADDIO ALLE PILE DEL PONTE VECCHIO
Si sgretolano i resti dei piloni romani: “Niente soldi”

PAVIA. Un cumulo di blocchi di pietra disordinati in mezzo al fiume accanto al Ponte Vecchio è quello che resta delle pile del ponte romano costruito dal vescovo Crispino nel quinto secolo. Piloni millenari che interrompono la corrente del fiume da secoli, vestigia romane di cui il panorama più famoso di Pavia dovrà presto fare a meno, perché, private delle zanche di piombo che le tenevano insieme, stanno cedendo alla corrente e alle sempre più frequenti piene del fiume. Ora che l'acqua del fiume si è abbassata, dopo le piene autunnali, è infatti possibile vedere come alcuni blocchi del pilone centrale si stiano allontanando dalla struttura centrale, rischiando di farla scomparire.


La situazione peggiora di anno in anno e sono in tanti a tenerla sotto osservazione. Tra questi l'architetto Alberto Arecchi, anima dell'Associazione Culturale Liutprand, che spiega:
«Il primo rilievo della situazione delle due pile romane del ponte vecchio risale al 1968, quando riaffiorarono per la prima volta. Prima si vedevano sotto l’acqua del fiume e diedero origine alla leggenda del re e della regina sepolti nel letto del fiume: la pila centrale era ancora integra, la parte a valle arrotondata verso il basso. Negli ultimi anni però la disintegrazione si è accelerata».
I piloni romani, costruiti con blocchi di trachite dei colli Euganei, erano fissati sino agli anni Cinquanta con zanche metalliche, ma i ragazzini del Dopoguerra rubavano il piombo e lo vendevano ai pescatori come peso per le lenze: i risultati del saccheggio si vedono adesso. Privi di stabilità e in balia di un fiume mutevole, i resti romani rischiano di scomparire inghiottiti dal fiume ad ogni variazione di livello. Cosa fare?
Risponde Areechi: «Il restauro della pila in mezzo al fiume rimane controverso perché, trovandosi in mezzo alla corrente, potrebbe creare problemi alla navigazione. Senza contare che è un lavoro difficile e costoso: bisogna rimettere delle zanche, rimettere a posto dei blocchi da mezza tonnellata l'uno. Il tutto sull'acqua».
Un lavoro probabilmente troppo costoso sia per la Soprintendenza sia per il Comune.
Conferma Rosanina Invernizzi: «La Soprintendenza al momento non ha né un progetto né, di conseguenza, i fondi. Come nel caso della torre civica, si tratta di monumenti che per sopravvivere necessitano di interventi e investimenti, altrimenti scompariranno per sempre».
Conclude Arecchi: «Si sta perdendo un'altra delle tracce residue dei monumenti storici di Pavia e un pezzo di storia del nostro fiume».

Fonte: La Provincia Pavese, 25 febbraio 2009.


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