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di Alberto Arecchi
GLI ENIGMI DI SAN TOMMASO
La chiesa dal rosone a quattordici spicchi


É noto che i costruttori antichi imprimevano un'intenzione "augurale", rituale, nelle piante, negli orientamenti dei luoghi e degli edifici, nella scelta delle date di consacrazione degli stessi.
La geografia siderale celebrava l'unione costante del cielo e della terra tramite un'intenzione logica (razionale, perché basata su precise premesse e precisi meccanismi di calcolo, ma non nel senso di "razionalista" che noi oggi diamo a tale termine) e non soltanto funzionale, per progettare luoghi e modi degli insediamenti umani: città, templi, palazzi, fortezze.
La tradizione romana ebbe i suoi aruspici e i suoi àuguri, i primi per scegliere i luoghi e i momenti più propizi per ogni azione importante, come la fondazione d'una città, tramite l'interpretazione di segni naturali (i terremoti, le eclissi, il volo degli uccelli, i movimenti delle viscere d'animali sacrificati), i secondi per consacrare alle forze benigne i prodotti dell'azione umana.
Il nucleo originale di Pavia (l'antica Ticinum) conserva ancor oggi isolati quadrati, delimitati da vie ortogonali, e le sottostanti fognature con volte di mattoni. La città romana era basata su due assi principali incrociati ad angolo retto, uno dei quali (decumanus maximus) rivolto al sole nascente. Il sole sorge in una direzione precisa dell'orizzonte due volte all'anno, all'interno dell'arco solstiziale, ossia fra le posizioni estreme del solstizio invernale e di quello estivo. Si può ritenere che una delle due date, indicate verso oriente dalla direzione dell'asse urbano, corrispondesse al giorno di fondazione o consacrazione della città.
La tradizione afferma che Pavia fosse cinta nel Medioevo da tre anelli di mura: il primo di tarda età romana (sec. III-IV d.C.), rielaborato da Goti e Longobardi, il secondo, più ampio, risalente al sec. X e infine il più esterno, del sec. XII, consolidato dai bastioni del sec. XVI.
Il primo nucleo quadrato di Ticinum doveva avere una dimensione di venticinque isolati quadrati con il lato di 240 piedi ciascuno. Nel 1895, durante uno scavo, furono trovati sotto l'ex chiesa di San Tommaso i resti di un'ampia sala a perimetro polilobato, di epoca indefinibile, a quasi 10 metri di profondità rispetto all'attuale livello stradale. Gli studiosi hanno supposto che quell'edificio si estendesse con una grande sala di tipo basilicale al di sotto della via Rusconi.
Una biforcazione di vie, dietro l'abside di San Tommaso, proprio dove la leggenda, tramandata da Opicino de Canistris, pone la "fonte sacra" della prima fondazione della città, suggerisce che in origine il decumanus maximus si trovasse in tale posizione e rispettasse la collocazione dell'edificio antico. I disegni di Opicino de Canistris (1330 ca.) confermano tali ipotesi. La direzione della via che usciva dalla città, ancora marcata nel tessuto urbano odierno, corrispondeva approssimativamente all'andamento delle curve di livello del terreno e fu interrotta, probabilmente per costruire un complesso molto importante, il Palazzo Reale di Teodorico. L'opportunità di edificare il Palazzo sopra il declivio verso il fiume indusse a spostare il decumanus maximus d'un isolato verso nord. La nuova porta delle mura si chiamò appunto Porta Palatina.
All'inizio del Trecento, nella città di Pavia, i predicatori Domenicani occuparono il complesso di San Tommaso, che era stato sede d'un monastero di suore benedettine. I lavori di costruzione della nuova chiesa iniziarono dopo il 1361 e furono compiuti, per le parti principali, nel periodo 1404-1478. San Tommaso divenne "la chiesa dell'Università" e in essa furono sepolti molti professori, dei quali si sono raccolti i monumenti funebri (oggi sotto i porticati dell'edificio centrale dell'Università).


Pianta di San Tommaso con la localizzazione degli scavi del 1895.


In questa chiesa, dopo la celebre Battaglia di Pavia, giunse la reliquia d'un braccio di San Tommaso d'Aquino. Racconta Stefano Breventano, geologo e autore d'una "Istoria di Pavia" (1570):
"Nella Chiesa di Santo Apollinare, uffitiata dalli venerandi religiosi dell'ordine di San Dominico, era ancora un braccio di San Thomaso d'Aquino, la qual chiesa insieme co'l monastero fù gittata à terra nel tempo che'l Ré di Francia pose lo Assedio alla Città di Pavia l'anno da Christo nato 1524. & quelle sante reliquie furono trasportate in Pavia & poste nella chiesa di San Thomaso". Fu così che, dal 1540, la chiesa fu dedicata ai Santi Tommaso e Apollinare.
Qui si trovava il Tribunale dell'Inquisizione, col carcere "maledetto" che la leggenda voleva popolato di diavoli e di streghe, a sinistra della facciata della Chiesa.
Nel 1785, l'imperatore austriaco Giuseppe II destinò il complesso di San Tommaso a sede del Seminario Generale per la Lombardia. Una navata della chiesa fu demolita per allargare la via. Dopo il 1791, il complesso monastico fu adibito a caserma, sino a pochi anni fa, quando l'Università acquisì l'immobile per farne la sede della Facoltà di Lettere.
Dai recenti restauri della chiesa di San Tommaso sono emersi alcuni elementi poco comuni, legati all'universo simbolico del Medioevo e dell'Umanesimo. Il più immediato e appariscente è il rosone, che era stato completamente murato nel Settecento ed è riapparso in tutto il suo splendore: un inusuale rosone a quattordici spicchi.


Il rosone di San Tommaso, a quattordici spicchi.


Non esistono altri rosoni gotici (o romanici) basati su un tale numero, che pure è composto da due "numeri sacri" (7 x2). La tipologia più comune dei rosoni prevedeva la ripartizione geometrica in dodici, sedici o ventiquattro spicchi, con precisi significati simbolici. In particolare il numero otto, con i suoi multipli 16 e 24, rappresentava la totalità dell'Universo, era un numero solare che rendeva equivalente il poligono alla circonferenza. Un solo rosone è conosciuto con undici spicchi, quello romanico della Cattedrale di Troja (FG), realizzato intorno al 1200.


Il rosone della cattedrale di Troja, a undici spicchi.


Dal punto di vista geometrico, la divisione del cerchio in sette parti è un'operazione che non si può compiere con precisione, con la squadra e il compasso. Alla divisione del cerchio in 14 settori corrisponde un inusuale angolo al centro di 25°42'20". Esiste - è vero - una semplice, rapida costruzione per individuare la misura del lato dell'eptagono inscritto, ma si tratta di un'operazione non esatta, approssimata a meno di 1/100.



La costruzione approssimata dell'eptagono regolare.


Molteplici sono le implicazioni simboliche dei numeri sette e quattordici (7 x 2).
Tanto il sette, come il due, erano numeri legati ai culti della Dea Madre, trasmessi poi nei secoli attraverso i misteri di Iside. Sette sono i giorni della settimana, oltre ad essere il numero dei Pianeti dell'Astrologia, e 14 corrisponde alla metà di un ciclo lunare, ossia ai giorni che intercorrono tra ciascun novilunio ed il plenilunio precedente o successivo.
Numero misterioso e magico, il sette regola i più importanti cicli vitali della Terra (in particolare il ciclo lunare, formato da quattro fasi, ciascuna della quali dura circa 7 giorni).
Dobbiamo osservare il fatto che l'eptagono regolare appare nelle nostre monete da 20 centesimi di euro, così come nelle monete britanniche da 20 e 50 pence e in alcuni recenti cerchioni di auto.



Eptagono magico.


Si tratta di un numero primo, non prodotto dalla moltiplicazione d'altri numeri. Simbolo della saggezza, della virtù, dell'interesse per la religione e la filosofia, della ricerca delle verità eterne della segretezza e del mistero. Il numero sette, legato al ciclo lunare, era il numero mistico dei Rosacroce, che venivano iniziati in una sala con sette lati.
Si trova il seguente riferimento, riguardo al numero 14, nel testo di Eugenio Bonvicini, Esoterismo nella Massoneria antica, ed. Atanor, vol. I, pag. 178:
"14 = 7+7, 2 Telesfori Pitagorici = Progresso continuo e non ciclico di evoluzione".
Data l'origine della chiesa di San Tommaso, esclusivamente risalente all'opera dei Domenicani, sembra di poter escludere la volontà di trasmettere un significato simbolico esoterico legato ai culti della Grande Madre. Potrebbe piuttosto avere rilevanza il cimentarsi del progettista del rosone con il problema "insolubile" della divisione del cerchio in sette parti. L'esporre proprio sulla facciata una soluzione, che geometricamente non è e non può essere perfetta, starebbe ad indicare l'imperfezione congenita dell'uomo, un atto d'umiltà che ben si attaglierebbe allo spirito razionale dei seguaci di San Tommaso d'Aquino.
L'altro elemento simbolico che emerge dai restauri della chiesa di San Tommaso si trova negli affreschi. Per ben due volte è apparso un angelo violinista, che reca sul petto un medaglione con l'immagine del "nodo di Salomone", ovverossia di una croce a triplo tratto, con le estremità arrotondate.


I due angeli violinisti, nella chiesa di San Tommaso.



Un simbolo universale, da noi noto con il nome di "nodo di Salomone", ma che abbiamo già trovato e studiato nell'architettura e nel simbolismo africano della vallata del fiume Niger, dove tale simbolo è chiamato Daghi, con un termine proprio del ricamo dei vestiti maschili da cerimonia, che significa "l'impronta del leone", come simbolo di potenza.


Il segno del Daghi o Dagui, "impronta del Leone", sulla facciata d'una casa di Zinder, nel Niger.


Le decorazioni chiamate Daghi (impronte di leone), sulle case haussa a Zinder, nel Niger, raffigurano la complessità del mondo, così come i disegni molto simili di Leonardo da Vinci e di Michelangelo, ispirati al "nodo di Salomone", alla base di tanti progetti rinascimentali a pianta centrale.


Leonardo da Vinci, il "teatro per predicare".



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