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di Alberto Arecchi
LA DAMA E LA TORRE

Su un'antica scacchiera, intarsiata di bosso e d'avorio, i due giocatori sono ormai alle ultime mosse. Sono rimasti pochi pezzi: una torre, le due regine, un vescovo bianco e uno nero, i re (anzi: gli imperatori) e alcuni pedoni. È la combinazione di gioco che si verificò, mille anni fa. C'erano due regine in lotta tra loro, un papa buono e uno cattivo, c'erano un'isola e una torre che oggi non sono più, lungo le rive del Ticino.
"Verso la fine del primo millennio, l'imperatrice Adelaide si scontrò con truppe nemiche nella valle del Ticino, non lontano da Pavia e dal porto fortificato di Santa Sofia. La battaglia divampò sino a sera, per i boschi e i sabbioni e sulle isole tra i bracci del fiume.
L'esercito di Adelaide rimase padrone del campo, mentre i nemici superstiti si salvavano in fuga e attraversavano la corrente per rifugiarsi sull'altra sponda del Ticino.
Dopo la battaglia, per evitare sorprese, l'imperatrice ordinò alle sentinelle di esercitare un controllo severissimo.
Chiunque fosse stato sorpreso ad aggirarsi sui luoghi della battaglia doveva essere catturato e passato per le armi.
Nella notte alcuni soldati di guardia videro una fiammella che vagava tra i cespugli di un isolotto, dove più cruenta era stata la mischia. Ebbero dapprima il timore che si potesse trattare di un fantasma, poi raccolsero alcuni compagni e si mossero in drappello, attraversarono il braccio di fiume e, fra i cadaveri ammucchiati sulla sabbia, scoprirono una vecchia donna che si aggirava con in mano una lanterna.
La vecchia cercava il cadavere del suo unico figlio, morto in combattimento, per poterlo seppellire. Il caso era pietoso, ma le consegne non potevano essere ignorate.
La donna fu condotta di fronte all'imperatrice.
Questa, commossa dalla pietà della povera madre, la abbracciò, la lasciò libera e ordinò che, a memoria eterna dell'eroismo che tante vite aveva stroncato su quelle spiagge, in onore dei caduti si erigesse una torre, che fu chiamata Torre d'Isola".
Adelaide era nata nel 931 da Rodolfo II, re di Borgogna, e da sua moglie Berta.
La sua vita fu tutta un'avventura. Rimase orfana a sei anni, vedova a diciannove di Lotario II re d'Italia, dal quale aveva avuto una figlia (Emma, futura regina di Francia).
Berengario II, marchese d'Ivrea, dopo essersi fatto incoronare re con il figlio Adalberto, voleva regolarizzare la propria posizione con un matrimonio tra il figlio e la regina vedova, ma Adelaide rifiutò e organizzò, con i vescovi, l'opposizione al nuovo re. Berengario la fece prigioniera, le fece tagliare i capelli in segno di spregio. Adelaide fu maltrattata e fu rinchiusa nel castello di Malcésine, sul lago di Garda. Da qui riuscì a fuggire insieme a un'ancella.
"La notte stessa in cui uscì dal carcere si perse per un'ampia palude desolata, ove rimase e vagò per giorni e notti, senza cibo né bevande, implorando Dio che le mandasse un aiuto. Mentre si trovava in tali pericoli, ecco arrivare un pescatore, che nella sua barchetta portava uno storione appena pescato. Egli chiese ad Adelaide e alla sua ancella chi fossero e che cosa facessero. Esse risposero: "Non vedi che andiamo perdute e - ciò che è più duro - siamo sole e affamate? Se puoi, dacci qualcosa da mangiare, o almeno offrici conforto". Mosso a misericordia, il pescatore rispose "per mangiare e bere, posso offrire solo un pesce e dell'acqua". Aveva con sé, come ogni pescatore, gli strumenti per accendere il fuoco. Mise a cuocere il pesce e lo mangiarono, la regina assistita dalla propria ancella e dal pescatore. In quella sopravvenne un chierico, che era stato loro compagno di prigionia prima e poi di fuga, annunciando che un esercito di amici era vicino.
Questi presero la regina sotto la loro protezione, con grande gioia, e la condussero al castello inespugnabile di Canossa".
L'imperatore Ottone, detto "il Grande", colse l'occasione per conquistare la mano della regina e la corona d'Italia e partì dalla Germania per salvare la ricca ereditiera (la supponiamo anche bella, ma non abbiamo prove in merito). Passò il Brennero, scese a Pavia senza incontrare resistenza, cinse la corona ferrea, acclamato dai vescovi come un liberatore, e durante le feste di Natale del 951 sposò Adelaide. Il Papa tuttavia non volle riconoscerlo imperatore. Un anno dopo, all'età di ventun anni, Adelaide diede alla luce il primo figlio maschio, Enrico, che morì bambino. Dopo tre anni ebbe il secondo maschio, Ottone, che fu detto "il Rosso", fu incoronato erede al trono a dodici anni, nel 967, e divenne l'imperatore Ottone II. Nel quadro di una politica di potere, il padre volle dargli in moglie una principessa bizantina. Dopo un primo tentativo fallito, nel 972 ottenne il consenso dell'imperatore d'Oriente Giovanni Zimisce per il matrimonio di sua nipote Teofano con il giovane Ottone II. Ottone il Grande morì il 7 maggio 973, a 61 anni, e lasciò l'impero al figlio diciottenne. Adelaide rimase vedova per la seconda volta, a 42 anni di età. Entra in scena Teofano, la moglie bizantina del giovane imperatore. Nei primi anni di regno Adelaide aveva esercitato una notevole influenza sul figlio, poi cominciò a scontrarsi col carattere ambizioso della nuora. Nel 978 la regina madre abbandonò la corte e si rifugiò a Lione, presso il fratello Corrado, re di Borgogna. Per due anni non ebbe rapporti col figlio. Fu Majolo, abate dei monaci cluniacensi, a favorire il riavvicinamento tra l'imperatore e sua madre, nel dicembre del 980. Nel giugno 983 a Verona fu sancita la nomina di Adelaide come reggente per l'Italia. Pochi mesi dopo, il 7 dicembre, Ottone II morì a Roma, a soli 28 anni, dopo una breve malattia. Il piccolo Ottone III, di soli tre anni, fu affidato alle cure congiunte della madre Teofano e della nonna Adelaide, richiamata dall'Italia. All'inizio le due donne funsero entrambe da reggenti, ma ben presto Teofano cercò di impadronirsi del potere da sola. Nel quadro di queste lotte per la reggenza che dobbiamo collocare l'episodio relativo alle origini di Torre d'Isola. Il cardinale pavese Pietro Canepanova, nell'autunno 983, venne eletto papa col nome di Giovanni XIV. Durò solo pochi mesi, perché alla morte di Ottone II fu deposto dai Romani e imprigionato a Castel Sant'Angelo, dove morì rapidamente, di fame o forse strangolato.
"Se grande fu il gaudio di Pavia che sentì per vedere il suo Pastore capo del mondo, grandissima, anzi amarissima fu la tristezza, la quale gli fu apportata dai malevoli e invidiosi nemici di questo Papa; imperocché in capo al terzo mese del suo Pontificato fu preso dai Romani e posto in una pubblica prigione dentro il Castel Sant'Angelo, dove per la puzza, e per la fame e l'affanno, che in sì misera vita sentiva, il nobilissimo e delicatissimo Signore non visse molto".
Ci fu chi volle affidare al Papa defunto la designazione del successore. La salma di Giovanni XIV fu esumata, rivestita dei paramenti e posta sul trono pontificio. Narra allora la leggenda che il papa defunto sollevasse il braccio per indicare il cardinale destinato a succedergli e gli consegnasse il proprio anello, simbolo della continuità del potere papale, per ricadere inerte (questa volta per sempre).
Nonostante l'appoggio dei monaci cluniacensi e nonostante la leggendaria battaglia di Torre d'Isola, i contrasti tra Teofano e Adelaide si risolsero momentaneamente con il trionfo della prima. Odilone, il monaco che scrisse la biografia di Adelaide, dichiara che Teofano affermò: "Se sopravviverò un solo anno, ad Adelaide non rimarrà in tutto il mondo tanto dominio che non si possa racchiudere nel palmo d'una mano", ma che fu lei stessa a morire in meno d'un mese. Nella realtà la cinquantaquattrenne regina madre fu esclusa dal potere nel 986 e non lo recuperò che nel 991, alla morte della nuora. Tuttavia, ritornata dall'Italia in Germania per assumere la reggenza, dimostrò di non possedere né l'energia né le doti di statista di Teofano. La debolezza del governo di Adelaide determinò cedimenti alle pressioni degli Ungari lungo la frontiera orientale. Ottone III assunse il potere nel 984, all'età di 14 anni. Due anni dopo passò il Brennero e venne a Pavia, dove lo raggiunse la notizia della morte di Giovanni XIV.
Proseguì il viaggio verso Roma e nominò come successore del papa defunto il proprio cugino Brunone di Carinzia, un giovane ventiquattrenne, che assunse il nome di Gregorio V. Il 21 maggio 996 Ottone si fece incoronare imperatore in Pavia, dal papa che aveva appena designato. Quest'ultimo però, poco dopo l'insediamento in Roma, fu deposto a furor di popolo e corse di nuovo a rifugiarsi vicino a Pavia.
Durante uno spostamento in portantina, racconta sempre Odilone, "stanca del viaggio, non poté dare l'elemosina si poveri con le proprie mani. Chiamò allora un frate del seguito perché desse denaro ai poveri in vece sua, ma il numero dei poveri era superiore alle monete disponibili, tanto che il frate temette che il denaro non fosse sufficiente. Senonché i denari furono moltiplicati e bastarono per tutti".
Questo è solo uno dei miracoli attribuiti ad Adelaide, insieme a visioni e fenomeni di preveggenza. Adelaide fu molto amica dell'Ordine cluniacense e passò spesso da Pavia, città imperiale, in cui si trovava il monastero cluniacense di San Pietro in ciel d'oro. Nella notte tra il 16 e il 17 dicembre del 999, proprio sul finire del millennio, l'imperatrice morì nel monastero di Seltz, in Alsazia. Un'uscita di scena degna di un'autentica primadonna. Una tradizione pavese, piuttosto tarda, vorrebbe che ella fosse sepolta nella chiesa del Santo Salvatore (San Mauro). Anche questo monastero, già esistente sin dai tempi longobardi, fu beneficiato dall'augusta regina, che lo assegnò ai suoi amici Majolo e Odilone, priori dell'Ordine cluniacense.


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