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di Alberto Arecchi
STORIA ED ARTE NELLA CHIESA DI SAN MARINO A PAVIA


I due maggiori assedi che Pavia dovette subire, nel corso degli ultimi secoli, avvennero rispettivamente nel 1525 e nel 1655, per cui nel 2005 si celebrano, con cifre abbastanza "tonde", rispettivamente i 480 anni (il prossimo 24 febbraio, anniversario della celebre Battaglia di Pavia - che decise le sorti d'Europa - tra lo spagnolo Carlo V ed il francese Francesco I) ed i 350 anni da quando, nel giorno della festa della Santa Croce di Cristo (il 14 settembre), Pavia fu liberata dall'assedio dei Francesi.
In tale ricorrenza, tutti gli anni, si svolgeva una processione solenne, con partenza e ritorno alla chiesa di San Marino, che portava per le vie della città la reliquia della Santa Croce custodita nella stessa chiesa.
La chiesa di San Marino appartiene da due secoli al Comune di Pavia, come è ben ricordato anche negi documenti di progetto gentilmente offerti dal Comune al Comitato Spontaneo che chiede la riapertura della Chiesa. Essa conserva una facciata ed un campanile di epoca romanica (attribuibili all'undicesimo secolo), ed anche una sistemazione della zona absidale, di recente scrostata, che suggerisce epoche più antiche (forse è il resto del mausoleo regale di Astolfo, longobardo, con richiami tratti dall'architettura paleocristiana e bizantina).
Inoltre:
La prima cappella a destra, dedicata a Sant'Espedito, conserva affreschi del Cinquecento (tra questi l'Adorazione del Bambino di Bernardino de Rossi, pubblicata nello splendido volume "Pittura a Pavia dal Romanico al Settecento", curato da Mina Gregori, edito nel 1988 dalla CARIPLO).


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La prima cappella di sinistra, costruita ed affrescata nel Cinquecento, è dedicata a Sant'Eligio, protettore dell'Arte degli Orefici. Ricordiamo che in onore di questo santo furono realizzate nell'Italia del Rinascimento le opere d'arte più splendide.
La cappella di San Girolamo, fondata dalle famiglie Bottigella e Berzio, conserva (o conservava) opere dei sec. XVI e XVII.
Il coro ligneo, tuttora conservato nella chiesa di San Marino, ed oggi in cattive condizioni, è del Quattrocento e proviene dalla chiesa di San Tommaso.
Infine, la splendida tavola lignea, restaurata una decina d'anni fa; attribuita un tempo al Salaino ed oggi al Giampietrino, allievo di Leonardo da Vinci (si veda l'interessante studio di Cristina Geddo, pubblicato nel 1995 dal Bollettino della Società Pavese di Storia Patria). La tavola è oggi conservata "provvisoriamente" nei locali della Curia Vescovile, ma sarebbe giusto che facesse un degno ritorno nella chiesa per cui è stata realizzata.
Val la pena di ricordare anche l'organo, un'opera di pregio, di Antegnati (1517).

Gli Antegnati, costruttori d'organi (1445 ca. - post 1710)

Famiglia italiana di organari, musicisti e compositori. Furono attivi ininterottamente per due secoli a partire dalla fine del quattrocento. Il primo artefice fu Bartolomeo. Costruì organi a Brescia: S. Maria e S. Pietro de Dom (1481-94), Duomo di Milano (1489-91); S. Maria Maggiore a Bergamo (1496-98), S. Lorenzo a Milano (1498). Il figlio Gian Battista Antegnati (nato 1500), fu organista (Lodi 1545-53) ma anche organaro a Padova: S. Antonio e S. Francesco, (1536-38); Brescia: S. Spirito e S. Maria della Pace (1534 - 35); S. Maria Incoronata a Lodi (1544-46).
Gian Giacomo Antegnati (nato 1501) e suo figlio Benedetto furono organari. Organi a Brescia: S. Maria delle Grazie (1532-33; 9 registri), Duomo Vecchio (1536; 12 registri) e S. Faustino Maggiore (1538); Milano, S. Eustorgio (1519-20), Duomo (1552; 12 registri), S. Maurizio (1554) e S. Maria della Passione (1558); Salò Duomo (1548); Vigevano Duomo (1554). Benedetto fu attivo a Parma: Duomo (1559 e 1575), S. Maria della Steccata (1573) e S. Giovanni (1580); al Duomo Vecchio di Brescia (1563); al Duomo di Torino (1567-68); S. Maria dei Miracoli a Saronno (1578).
Il figlio di Giovanni Battista Graziadio Antegnati (nato 1525, dec. 1590) è considerato il più perfetto costruttore della famiglia. Organi a Bergamo: S. Maria Maggiore (1564-6) e S. Spirito (1566-7); S. Barbara, Mantova (1565); S.Agata, Cremona (1569); S. Giovanni Battista, Morbegno (1572); Asola Duomo (1575); S. Giuseppe, Brescia (1581, 12 registri); Crema Duomo (1586); SS. Pietro, Paolo e Stefano, Bellinzona (1588) e Almenno S. Salvatore con il figlio Costanzo (1588).
Costanzo Antegnati (nato a Brescia, battesimo 9.12.1549; Brescia, 14.11.1624) è il più noto della famiglia a causa della sua "Arte Organica" (Venezia, 1608; Ed. R. Lunelli, 1938, 2/1958). Organi a Cremona, S. Pietro al Po (1581) e S. Luca (1596); Bagolino (1590); Brescia: S. Agostino e S. Grata (1607); S. Gervasio, Trezzo (1598); Lonato: Parrocchiale (1601) e chiesa del Corlo (1602); Calcinato (1601); Polpenazze (1609); Verona (1610).

Come ricordava il Prelini, in alcune parti della chiesa di San Marino, anche all'interno, si potevano individuare tracce di dipinti anteriori al Rinascimento, rimasti dalla precedente fabbrica.
La cripta, il luogo più sacro, oggi adibita a magazzino di vecchi banchi di scuola, custodiva un tempo le reliquie dei Santi (Marino e Leone, in primis) e forse anche le spoglie mortali di alcuni re longobardi.
Tutto ciò per quanto riguarda l'arte, a prescindere dalle pie tradizioni, come quella che voleva che il legno della Santa Croce, conservato a San Marino, avesse salvato la città di Pavia nel 1655 dall'assedio dei Francesi. Riti, tradizioni, processioni, preghiere che purtroppo sono rimasti interrotti nel corso degli ultimi vent'anni. Ma ci si augura almeno che un'Arte ricca e potente, come quella degli Orefici, memore degli antichi fasti, non voglia abbandonare la cappella del suo Patrono, Sant'Eligio.

A parte la tavola del Giampietrino, degnamente conservata ma oggi sottratta alla fruizione del pubblico, a parte altri oggetti mobili e ovviamente le reliquie e gli arredi sacri, è da temere che il coro, gli armadi, gli stessi affreschi possano aver subito un degrado anche grave dai due decenni di abbandono totale. Ragione per cui sarebbe stata più consigliabile una continuità nel tempo di attenzione, di manutenzione e di piccole cure, anziché l'attesa messianica di un grande evento di restauro, che dovrebbe risolvere tutti i malanni...


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Inoltre, siamo decisamente contrari a tale tipo di drastici interventi, in nome di una corrente che si identifica nella parola d'ordine della "architettura timida" (Shy Architecture): curare quotidianamente la salute del patrimonio artistico, come se si trattasse di casa nostra o del nostro stesso corpo, sarebbe senz'altro meglio che non lasciarlo deperire per poi provvedere con costosi restauri, che talvolta sono ancor più drastici e distruttivi dello stesso male, cui vorrebbero porre rimedio (si pensi ai meravigliosi stucchi barocchi, distrutti negli anni Cinquanta per attuare i restauri della chiesa di Santa Maria in Betlehem, in Borgo Ticino, in nome di un viscerale "odio del gusto Barocco").
La chiesa di San Marino aveva due cancelli di ferro battuto del Cinquecento, a chiudere le prime due cappelle di destra e di sinistra (questi, purtroppo, risultano asportati e forse venduti sul mercato antiquario, ormai da tempo).
Un restauro globale fu intrapreso negli anni 1851-1853, promosso dal prof. Vergani.
La chiesa fu poi interamente decorata dal pittore Cesare Secchi, nel 1937, con immagini che celebrano la gloria della Santa Croce di Cristo. Grandi dipinti raffigurano l'apparizione della Croce all'imperatore Costantino, la battaglia di Ponte Milvio e il ritrovamento della Croce da parte di Elena. Al centro della volta sull'altare, appare San Marino in gloria (sempre del Secchi).


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