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di Alberto Arecchi
LAODICIA, PITTRICE PAVESE (sec. XIII-XIV)

2018. Si avvicina la festa della donna - 8 marzo.
Val la pena di ricordare che Pavia detiene un record importante: la prima donna-artista del Medioevo europeo, una pittrice di nome Laodícia (nome forse assonante con Ludovica).
La ricordarono gli storici dell’arte Giovanni Paolo Lomazzo (G.P. Lomazzo, Trattato dell’Arte della Pittura, Scoltura et Architettura, Milano, 1584), Francesco Bartoli (Notizia delle Pitture, sculture ed architetture che ornano le chiese..., 1776) e l’Abate Luigi Lanzi (Storia Pittorica dell’Italia, Milano, 1796 e 1831).


Particolari di affreschi a San Michele, sul presbiterio e nella controfacciata nord,
possibili opere di Laodicia e Andrino d'Edesia
(la foto a destra fu scattata prima di restauri recenti).



Secondo la tradizione, la pittrice Laodicia operò nelle chiese di Pavia a fianco di un altro pittore importante, Andrino d’Edesia, tra il XIII e il XIV secolo, e la loro opera anticipò la visione prospettica della pittura, introdotta in Toscana da Cimabue e Giotto. I vari autori pensarono che le loro opere si trovassero a San Michele, San Marino e sulla facciata di San Martino del Liano, una chiesa che stava sull’angolo di Strada Nuova con via Mentana (sull’area oggi occupata dal palazzo centrale dell’Università).
Forse qualcuna delle loro opere sopravvive ancora, nei pilastri laterali del presbiterio di San Michele e nel transetto sud (purtroppo è un affresco non molto conservato e malamente restaurato, ma mantiene un certo senso della raffigurazione che potremmo anche paragonare ai “quadretti” delle serie di dipinti giotteschi).


La Madonna dormiente, a San Michele, possibile opera di Laodicia (transetto sud).


Don Pietro Moiraghi (Appendice dell'Almanacco Sacro Pavese, 1888) arrivò a sospettare che una parte importante dei cicli pittorici trecenteschi di Laodicia e Andrino potesse essere stata avventatamente distrutta durante i restauri ottocenteschi del San Michele, da poco conclusi, condotti con una certa imperizia, in nome del "rustico" a tutti i costi, dai fratelli Dell'Acqua.
Sottolineiamo il fatto che i nomi femminili “Edesia” e “Laodicia”, benché non siano stati in seguito tramandati, erano in uso tra l’Antichità e il Medioevo. In particolare, Edesia derivava da una dea romana, patrona dell’atto di mangiare (Edesia e Bibesia, dee minori, erano le protettrici del mangiare e del bere).


La dea Edesia.


Il nome della pittrice Laodicia fu dato nell'Ottocento a un vicolo della vecchia Pavia (già vicolo Porzio), ma in seguito tale vicolo è stato soppresso ed è scomparso.
Anche il nome di Andrino d’Edesia, nella toponomastica pavese, era stato dato a quella che oggi si chiama piazzetta Vincenzo degli Azani, posta tra la basilica di san Michele e corso Garibaldi.


La Madonna dormiente, a Fabriano, opera del pittore Allegretto Nuzi (1315-73).




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