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di Alberto Arecchi

IL PONTE SUL TICINO E I PROGETTISTI FANTASMA


Il ponte sul Ticino di Pavia, descritto da Opicino de Canistris intorno al 1330 come “lungo quasi mezzo stadio (circa 92 m), coperto per metà, con muri e finestre ai due lati, sostenuto da pile di sasso e blocchi di pietra, con qualche arco pure di pietra, e la sovrastante chiesa di San Saturnino verso il Borgo Ticino”, era un vero e proprio ponte fortificato, per la difesa della città. Quel ponte, dissestato pochi anni dopo da una violenta piena del fiume, fu ricostruito a partire dal 21 luglio 1351; durante i lavori, il Pietragrassa afferma che si usò un ponte provvisorio in legno, di fronte a Porta Salara.

In quell'anno era Podestà di Pavia il milanese Giovanni Mandelli, il cui nome rimase impresso in due lapidi dedicatorie.

I progettisti furono gli architetti Jacopo da Gozo e Giovanni da Ferrara, gli stessi che tra il 1373 e il 1375 avrebbero costruito a Verona il Ponte delle Navi (danneggiato da una piena nel 1493 e distrutto dalle inondazioni del 1757). I loro nomi sono riportati dal Pietragrassa e dai cronisti veronesi: “Giovanni Ferrarese e Jacopo Gozio”. Gozo era il nome di un castello della Bassa Mantovana, oggi scomparso. D'altra parte, il cognome Gozo - Gozzi è tuttora segnalato come tipico di quella zona.

In seguito, in nome della "pavesità", il Pezza e il Gianani ipotizzarono che i due architetti – o ingegneri idraulici – potessero essere due lomellini, provenienti rispettivamente da Cozzo Lomellina e da Ferrera Erbognone, ma questa appare come un’ipotesi puramente fantasiosa, non sorretta da alcuna prova o testimonianza. Essi si basarono sul fatto che l’unica località col nome “Gozo”, da loro conosciuta, fosse l’isolotto omonimo dell’arcipelago maltese, ma si astennero dall’effettuare ulteriori approfondimenti.

A sostegno della tesi ferrarese-mantovana, visto che entrambi gli architetti operarono a Verona, si deve ricordare lo stretto legame politico tra questa città e Ferrara, voluto fortemente da Mastino II della Scala e suggellato anche da una politica matrimoniale. Un legame che permise un notevole movimento di maestranze tra l'uno e l'altro centro.

Secondo il Panazza, Jacopo da Gozo e Giovanni da Ferrara furono anche i progettisti del Ponte veronese di Castelvecchio costruito negli anni 1355-1357, sotto la cura del sovrintendente Francesco Bevilacqua.

A Pavia, il 15 giugno 1352 erano stati completati i primi cinque archi del ponte, a partire dalla città, corrispondenti a metà ponte. L'intero ponte doveva essere completato nel 1355, quando era Podestà il milanese Ramengo Casati, il cui stemma appariva sull’ultimo pilone visibile verso il Borgo Ticino (ricordiamo però che il ponte doveva contare in origine nove o dieci arcate, mentre solamente sette archi e mezzo sono rimasti scoperti e visibili, dopo la costruzione dei bastioni “spagnoli”, alla metà del sec. XVI). Le altre arcate rimasero sepolte sotto i bastioni e riempimenti di terra, effettuati in tale circostanza sulle due sponde del fiume Ticino.

Oggi, la città di Pavia ha due vie piccole e corte, sui due lati del fiume, dedicate ai costruttori “fantasma” Jacopo da Cozzo e Giovanni da Ferrera, convertendo così, in nome della trionfante “pavesità”, i nomi storicamente tramandati dei due reali progettisti dell’opera idraulica: Jacopo da Gozo e Giovanni da Ferrara.

Tutti gli studi concordano nel ritenere che Giovanni da Ferrara fosse anche incaricato di costruire a Vicenza, dominio scaligero, il quartiere di San Rocco fuori Porta Nuova, progettato in funzione difensiva. I documenti parlano di un Giovanni architetto, senza però specificarne la provenienza. La cittadella fu progettata con ampi isolati rettangolari, delimitati da assi viari ortogonali, secondo uno schema in chiaro rapporto con l'urbanistica romana. L'insieme era infine completamente difeso dalla cinta muraria regolarmente scandita da torri a sprone. Dopo il probabile intervento vicentino, Giovanni fu di nuovo attivo a Verona, nella basilica di San Zeno, dove molti documenti conservati nel Giornale della Fabbrica (Simeoni, 1908, pp. 1280-1290; 1909) ne attestano la presenza per un lungo arco di tempo compreso tra il 1386 e il 1398.

RIFERIMENTI

A. Arecchi – G. Calvi, Il ponte sul Ticino a Pavia, 1974 (seconda ed. 1990, terza ed. 2013).

G. Dalla Corte, Dell'istorie della città di Verona, 1744.

G. Panazza, In memoria del Ponte coperto sul Ticino, in “L’Italia contemporanea”, IV-5, 1948.

G.B. Pietragrassa, Annotazioni della Storia di Pavia, Manoscritto, sec. XVII.

Pubblicato 16/07/2018 16:35:02