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di Alberto Arecchi
LA MINERVA IMBELLE


PAVIA - Che cosa c’entra San Siro con Minerva? C’entra, c’entra, almeno per quanto riguarda la famosa “maledizione”.

Vi siete mai chiesti, nell’arrivare a piazza della Minerva dal viale della Libertà, perché mai la Dea tenga la lancia con la punta rivolta verso il basso, come a volerla piantare nell’aiuola sottostante, o forse in testa a qualche malcapitato? Da sempre, Athena Parthenos ha impugnato la lancia in un gesto trionfale, come farebbe chiunque, con la punta rivolta al cielo, verso l’alto; così la vediamo ad esempio in tutte le riproduzioni della celebre statua “crisoelefantina” (ossia fatta d’oro e d’avorio), realizzata da Fidia per il Partenone, il tempio principale dell’Acropoli di Atene.
La statua pavese, invece, è vestita di marmo ed ha le braccia (e soprattutto la faccia) di bronzo.
E poi, perché mai la Minerva pavese non impugna la lancia con la punta verso il cielo?
Per i cultori di argomenti “strani”, sottolineiamo che il gesto è di cattivo auspicio… ed ecco il paragone con le tradizioni che vedono Pavia come una città “sfigata”, spostata rispetto al suo sito originario sin dalla fondazione, poi colpita dalla troppo celebre maledizione di San Siro…
Le curiosità aumentano, se osserviamo le foto d’epoca degli anni 1937-1939:

lo scultore Francesco Messina (1900-1995) aveva elaborato il bozzetto d’una Minerva a seno nudo, che impugnava bellicosa la propria lancia, eretta contro il cielo, mentre la grande statua realizzata è “castamente” (?) coperta sopra il peplo greco, da una specie di mantellina, e la lancia... ha inspiegabilmente la punta verso il basso, pronta a piantarsi al suolo, in un gesto che sembra rinunciatario, se non autolesionista.
Forse anche qui l’eterna maledizione della città ha colpito ancora? Lasceremmo volentieri la risposta ai cultori dei misteri locali. Il fatto è che abbiamo anche individuato la possibile origine di tale “correzione” all’opera del grande scultore Francesco Messina.

L’autore, morto ormai da dieci anni, non l’avrebbe mai confessato, ma crediamo che qui abbia giocato la propria parte il “geometro” pavese, titolare dell’impresa di montaggio, il quale, per risparmiare nelle spese di ponteggi e d’impalcature, deve aver infilato la lancia in pugno alla Minerva dal basso, anziché dall’alto…
e ci par di vederlo e di sentirlo, quel “geometro”, mentre dava lezioni di montaggio di statue al maestro Messina:
“Ecco – vede – è così che si fa… un conto è il progetto, l’idea… ma un altro conto è la fattibilità…”
…È proprio vero che Pavia è una città un po’ strana…


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